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Bad Times for Shirtless Hemsworth: la rece di 7 sconosciuti a El Royale

«Sarei il re dell’addominale»

Ci sono tante cose nella vita sulle quali non riesco a decidermi. Per dire: mi piace di più il vino o la birra? Il tedesco o il portoghese? Se in estate arriva uno e ci offre 50 milioni per Suso glielo vendiamo di corsa o ce lo teniamo stretto? Il capitalismo etico può davvero esistere? Drew Goddard è una promessa non ancora del tutto mantenuta o uno che ha raggiunto il suo personale traguardo nella vita ed è soddisfatto così?

Sette sconosciuti a El Royale non mi ha aiutato a rispondere a nessuna di queste domande, ma quantomeno nel processo mi sono divertito un sacco.

Goddard viene dalla scuderia Whedon, che gli diede da scrivere alcuni degli episodi più belli della settima stagione di Buffy, nei quali il ragazzo già dimostrava tutti i suoi talenti e le sue idiosincrasie: grande capacità di costruire tensione attraverso i dialoghi, un certo gusto nel farla esplodere in modi imprevedibili o in momenti inaspettati, molto amore per il genere e i generi in generale e molta voglia di mischiarli e di lasciare che sia la storia a scegliere scena dopo scena quelli più adatti.

Dopo Buffy (e pure Angel) è arrivato lo stage con J.J. Abrams, con il quale Goddard ha lavorato ad Alias e Lost, fino al Grande Salto rappresentato dalla sceneggiatura di Cloverfield, un meraviglioso film di mostri che tutto sommato nessuno di noi ricorda per la sceneggiatura. Poco male: se sei passato sotto l’ala protettrice di Whedon (pre-sbrocco con Disney) e Abrams puoi stare sicuro che Hollywood sa chi sei, e infatti negli anni Goddard ha lavorato, sempre in veste di persona che scrive le cose, a The Martian, a Daredevil e ahilui pure a World War Z, dove però non era l’autore principale ma uno dei tanti della catena di montaggio.

Ah, ovviamente in mezzo a tutto questo c’è anche Quella casa nel bosco, il suo primo film da regista e ancora oggi senza alcuna fatica uno degli horror più belli di questi nostri anni Duemila.

Tutta questa biografia non richiesta di Drew Goddard per chiedere: perché lavora così poco? Sette sconosciuti a El Royale è solo il suo secondo film da regista, ed è un’opera sontuosa e un po’ fine a se stessa che dimostra un’enorme padronanza dei generi e un approccio personale e quasi letterario al racconto per immagini e al suo rapporto con le parole. Una roba che siede precariamente al confine tra sperimentazione e autoindulgenza, ma con un entusiasmo contagioso nel suo voler fare tutto il cinema, tutto insieme. Perché è solo la seconda volta che succede in sette anni? Sarà finalmente X-Force il film della consacrazione e dell’esplosione, o Goddard diventerà solo un altro Edgar Wright?

Spero tantissimo la seconda. Sigla!

Due cose che non mancano a Drew Goddard sono il coraggio e la sfacciataggine: Sette sconosciuti è un film che non nasconde neanche un secondo di voler essere un po’ Agatha Christie, un po’ fratelli Coen, un po’ Tarantino, un po’ piéce teatrale, un po’ commedia degli equivoci, e poi un po’ di thriller, un po’ di violenza, un po’ di tutto insomma, buttato in un frullatore e versato su una sceneggiatura strutturalista tutta moduli e simmetrie e intrecci. In questo senso il film è un esercizio di stile che Goddard supera con dignità ma non a pieni voti, a causa di certe lungaggini e ripetizioni forzate di concetti e situazioni che sembrano figlie di un’inspiegabile timidezza di fondo, come se neanche lui credesse davvero nell’architettura che ha messo in piedi.

È, in effetti, un gran casino. Succede tutto all’interno di un terrificante motel (che ha il cattivo gusto di farsi chiamare hotel) che sembra l’Overlook rivisto da Wes Anderson, un orrore al neon che sorge per metà su territorio californiano e per l’altra metà su suolo nevad… nedv… del Nevada. Un’idea interessante ma tutto sommato decorativa, utile ad alimentare un paio di gag e a dare personalità al luogo ma in fin dei conti ininfluente: è quello che con un po’ di cattiveria si potrebbe dire di gran parte dell’opera, «Sette sconosciuti è un film di orpelli» o frasi simili, ma la bellezza del cinema non è anche nelle cose inutili ma gradevoli da vedere/sentire?

Non è un caso che dei sette sconosciuti sia Cynthia Erivo quella che si mangia tutto: è quella con la storia personale più interessante e con la quale è facile empatizzare, e Goddard le regala anche un paio di momenti canterini che servono solo a farci sentire quanto è brava (il suo personaggio è: una cantante) e che farebbero diventare pure Burzum fan della Motown – merito per tre quarti di lei e per un quarto del modo in cui Goddard la accarezza e la mette al centro della scena e costruisce intere sequenze sul semplice fatto che lei esiste. Sono peraltro, questi come altri gli momenti in cui Sette sconosciuti esce dai confini del genere e della sua stessa struttura per assecondare la storia o un personaggio, i passaggi più interessanti e personali del film.

Per contrasto, e non sto dicendo che sia una cosa necessariamente brutta, il resto degli sconosciuti galleggia a metà tra “il tipo umano” e “la caricatura”, senza mai, e questo credo che sia un bene, arrivare a “l’archetipo”. Sono tutti a modo loro sciroccati, Jon Hamm che sembra uscito da Twin Peaks, Dakota Johnson e Cailee Spaeny dalla seconda parte di un rape&revenge a caso, e poi ovviamente c’è Shirtless Hemsworth, pazzo predicatore hippie santone cultista e approfittatore di ragazzine innocenti: è un parco giochi di gente strana, ciascuna però con un preciso motivo per trovarsi in quell’hotel, il che rende i loro personaggi anche “snodi di trama”. L’unico che sotto alla follia dimostra una scintilla di umanità è lo straordinario prete/criminale di Jeff Bridges, che in Sette sconosciuti riprende tutti i suoi ruoli contemporaneamente e li appiccica su un personaggio che fa da ponte tra la gente normale (Cynthia Erivo, appunto, che di fatto nel film ha il ruolo di testimone di quelli sani) e tutti gli altri.

Riguardo ai suddetti precisi motivi: è la ciccia della storia e ovviamente non ve ne parlo. È la porzione della torta più francamente thriller/giallo/mystery ed è quella che tutto sommato funziona meno, perché è la più meccanica e artificiosa. C’entrano dei soldi, ovviamente, ma è lo stesso Goddard che dimostra di non essere poi così interessato alla questione. Lui ha solo voglia di girare tra le stanze e i corridoi e i passaggi segreti del suo kitschissimo e adorabile albergo simmetrico e pieno di misteri, di spiare la vita dei suoi ospiti, di inseguire le loro storie e di raccontarle come gli gira in quel momento.

Il fatto che queste storie comprendano cazzotti in faccia, bottiglie sul cranio, fucilate in pancia e risse di vario tipo  mi ha certamente aiutato ad apprezzare.

DVD quote:

«Un bel casino»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

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25 Commenti

  1. Bella recensione, grazie! Io ho apprezzato tantissimo Bad times at El Royale, sono stato contentissimo di vederlo al cinema (tra l’altro in prima fila: sala pienissima!) e mi ha tenuto incollato (letteralmente) allo schermo dall’inizio alla fine!

    Ne ho scritto qui, tra l’altro:

    https://vengonofuoridallefottutepareti.wordpress.com/2018/11/26/bad-times-at-el-royale-allucinante/

  2. Norton Antichrist

    Bonus Tracks: Nick Offerman, Xavier Dolan e il figlio di Bill Pullman così giovane e già così disposto all’immolazione (era anche in The Strangers 2)

  3. IoMeMedesimo

    Sto film ci é piaciuto un sacco, il personaggio che alla fine ci ha convinto di più alla fine é stato il portiere.

    Comunque il titolo é un po’ ingannevole.
    Ci sono anche quattro sgherri.

  4. nome

    bof…ci ho visto tanto tanto le iene di tarantino e tarantino (quello dei vecchi tempi) in generale, un paio di momenti mi hanno scosso dal torpore, ma in generale davvero niente di che. le iene lo riguarderò anche tra vent’anni, questo l’ho visto e cancellato. PS: davvero brava la cantante attrice.

  5. “o Goddard diventerà solo un altro Edgar Wright?”

    Solo?

  6. AnnaMagnanima

    Bene. Il mio prossimo film.

  7. Recensione direi perfetta.
    Per me uno dei migiori film dell’anno scorso.
    Un film strambamente “generazionale” quasi. Dalla serie “ma che ne sanno i millennials di come noi nati nei 70s immaginavamo nei 90s dovessero essere messi in scena i 60s”.

    Fosse uscito nel ’98 sarebbe diventato un cult di una certa qual dimensione, uscito oggi non se l’e’ cagato nessuno. O almeno mi sembra. Eppure e’ una di quelle pulpfictionate (ma in realta’ e’ piu’ una jackiebrownate) che un tempo piacevano a grandi e piccini: aria finto-vintage, atmosfera un po’ matta, incastri temporali. Visto lo spunto iniziale rappresenta un po’ quello che tanti ai tempi avevamo pensato sarebbe stato “Four Rooms” e poi non e’ stato manco alla lontanissima. Ecco, cristo, se e’ diventato un piccolo cult quella fetecchiola (a cui pure sono affezionato) perche’ non dare una possibilita’ a questo? Intendiamoci Goddard non e’ Tarantino: non scrive quei dialoghi e quando se la prende comoda coi tempi sembra farlo piu’ per vezzo che non per manipolare le aspettative degli spettatori. Pero’ chissenefrega se e’ solo l’inutile tentativo di rifare un modello migliore, ne uscissero uno al mese di film cosi’ ben fatti che almeno ci provano.

    Ah, curiosamente il tutto anticipa proprio il Tarantino prossimo venturo, dato che il film e’ ambienato nel 1969 e c’e’ di mezzo quello che c’e’ di mezzo.

  8. Toni Randine

    Suso se riusciamo a sbolognarlo pure a 35 è grasso che cola.
    50 se prendono pure il turco

  9. John Olmos

    Carino ma un po’ troppo autocompiaciuto. Condivido il tifo per il Goddard futuro che, secondo me, può regalare grandi soddisfazioni.

  10. Michael Mannaro

    In ordine:
    – Vino tutta la vita
    – Portoghese
    – Sì
    – boh, forse sì
    l- a seconda

  11. Paraponzi

    Visto per caso in aereo.

    Filmone.

    Divertente, appassionante e casinaro al punto giusto.
    Personaggi e attori, chi più di meno, mi son stati simpatici tutti, Padre Bridges una spanna sopra gli altri.
    Non sarà un capolavoro, ma personalmente non chiedo di meglio.

    • Marlon Brandon

      Allora siamo in due, in realtà avevo visto il trailer e quando è spuntato nella lista dei film in aereo me lo sono visto senza esitazione e in effetti me lo sono goduto. Dentro c’e’ davvero un po’ di tutto ma è divertente e gli interpreti convincono. Thor nella versione figaccione di “Manson” mi ha fatto sorridere…e per il twist alla Shalamayan mi sarei alzato ad applaudire ma ero incastrato…

  12. Past

    personalmente mi ha sfrantumato in coglioni sto film…vedere poi thorrone che si atteggia a gran guru di sta ceppa…capisco il pubblico femmilie…ma no grazie…

    c’è solo un signore che può fare sto tipo di film, il resto è fuffa.

  13. Per qualche motivo che non so, il re dell’addominale mi sta anche simpatico. Non ricordo di averlo mai visto interpretare un ruolo di qualche spessore, tuttavia.
    Sarà che essere bellissimi è una croce, ma se si togliesse dal cazzo, dedicandosi alle commedie romantiche tipo McConaughey nelle scorse decadi, sarebbe una benedizione.

  14. Past

    ma poi, se vuoi incentrare un film su dei personaggi misteriosi dilatando anche i tempi e prendendotela comoda, senza la nera che canta sarebbe durato un ora in meno, devi fare in modo che siano un minimo interessanti o almeno devi dare se non altro a tratti un ritmo incalzante, il flashback del portinaio in quel momento li e’ un epic fail di montaggio per quanto mi riguarda.

  15. Cruscotto

    Sto film parte davvero bene SPOILER, la scena in cui la spia scopre le stanze nascoste dietro gli specchi è spettacolare in tutto, i personaggi sono ganzi e la storia, per quanto semplice procede bene…però io raramente ho visto franare quasi del tutto un film con la comparsa di un personaggio come in questo caso: come detto già da qualcuno Thor manda affanculo tutto. Troppo irreale, mal interpretato (io non ce l’ho nemmeno col manzone là, che per quanto mi sembri sempre fatto di PVC galleggia sempre nell’innocuo), mal sceneggiato, una roba davvero che boh… ragazzi ma le scene della comune con lui che fa lottare le ragazzine son di un imbarazzante raro, incomprensibile come non venga preso per il culo da chiunque abbua intorno altro che carisma del bello e maledetto. A me ha pure discretamente imbarazzato, oltre a sciupare un’impressione ben positiva del resto della pellicola.

  16. Martino Scorsese

    Boh, non lo visto e non sapevo se recuperarlo bene: molti me ne hanno parlato benissimo, ma il trailer mi ispirava pochissimo. Da una parte c’è Jeff “drugo” Bridges, dall’altra quel cagnaccio di Thor. La recensione, scritta benissimo, mi ha convinto: proverò a buttarci un occhio.
    P.S: Scusate il mega O.T., ma quando l’ho saputo avevo voglia di stappare una bottiglia del vino buono: Jared “acqua” Leto è stato ufficialmente rimosso dai futuri progetti DC.

  17. fre.

    Birra
    Portoghese
    Suso a 50, truffa magistrale che neanche Posta Grossa a Dodge City, Leo il nostro Fonda, Paolo fa joanne Woodward. Dai che il Tottenham abbocca…

  18. Rocco Alano

    Visto ieri: non brutto, ma sono un po’deluso. Jeff Bridges è fantastico, ed è scritto bene, salvo l’ultima mezz’ora. Però è un hateful eight con un quarto della tensione. E…

    Spoiler

    Il fatto che la vicenda si risolva perché il portiere si scopre essere una fottuta macchina da guerra è un po’una stronzata.

  19. Martino Scorsese

    l’ho recuperato solo un paio di giorni fa: dopo Dogman, è il miglior film del 2018, almeno per me: un mix quasi perfetto di Tarantino, Coen e Lynch, condito con una regia pazzesca e attori incredibili, pure la Johnson che pensavo fosse na merda dopo 50 sfumature. Hemsworth l’ho trovato incredibile nel ruolo, anni luce da Thor.

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