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What a story, Fred! La recensione di The Fanatic

“Derelitto mentalmente instabile in rivolta template standard”.

Definivo con queste parole la sceneggiatura di Joker, e tecnicamente The Fanatic appartiene alla stessa categoria, ma in questo caso ad essere onesti non mi verrebbe da usare i termini “template standard”.

Ha – Ha – Ha – Ha – Staying alive – Staying alive

Diffidate sempre di chi esalta un film per le idee.
O meglio, controllate.
Io lo faccio spessissimo, perché a volte un film offre unicamente quello ed è perfettamente accettabile che lo faccia, ma a quel punto bisogna essere sicuri che l’idea sia davvero interessante, fresca, insolita. Deve spiccare.
Joker, una finestra sulla malattia mentale e sul pericolo di non trattare certi individui con la dovuta attenzione e ritrovarsi di conseguenza tra le mani una potenziale bomba a orologeria, specchio dei tempi moderni, commento alle continue sparatorie e a mille frustrazioni made in USA.
Sapete a chi è venuta la stessa identica idea, sei mesi prima?
A FRED DURST. A FRED FUCKIN’ DURST, CANTANTE DEI LIMP BIZKIT.
Anche a dozzine di persone prima di lui ovviamente, altrimenti Todd Phillips non avrebbe trovato il template standard della sceneggiatura su Google, ma ovviamente spicca la coincidenza con l’attualità, spicca che a più persone sia venuto lo stesso spunto a relativa poca distanza (ci infilerei un po’ di straforo un altro film recentissimo che spero di coprirvi a breve, ovvero Ma di Tate Taylor).
State ovviamente iniziando a intuire il problema: il 98% di voi che hanno letto le parole “Fred Durst” si sono giustamente aggrappate ai braccioli della sedia.
Qui è dove aggiorno quelli di voi che non lo sanno e ricordo che Fred Durst è passato alla regia ormai da tempo, dirigendo gli ultimi video dei Bizkit ma anche un paio di film che qualche vaga impressione positiva qua e là l’avevano strappata.
Qui è anche dove vi risparmio una sigla dei Bizkit e piuttosto vi metto i Deftones:

Ok, dai, onestamente, mi sembra importante per darvi un quadro efficace della situazione mettervi anche un pezzo dei Bizkit. È giusto che sappiate che l’idea, la regia e parte dello script di The Fanatic, provengono dalla stessa persona che ha passato svariati anni a scrivere roba come questa:

Insomma, quando dico che Fred Durst non ha usato il template standard intendo che MAGARI l’avesse usato, ci avrebbe fatto miglior figura.
E invece ha fatto tutto di testa sua.
E in un lampo di sgurz, ha ingaggiato come protagonista John Travolta.
E alla fine per fortuna che non ha usato il template standard o ingaggiato qualcuno che non era John Travolta, o avremmo avuto probabilmente un film medio e dimenticabile.
Invece, abbiamo quel tipo di film che tante testate si sono precipitate a definire il peggiore dell’anno, e che di conseguenza dovevo vedere per forza.

“Quali testate??? Te la dò io una testata! TE LA DÒ IO UNA TESTATA”

Vogliamo parlare di John Travolta?
Ecco un breve elenco di film che sono stati definiti “il peggiore dell’anno” negli ultimi tempi: Gotti, Speed Kills, The Poison Rose.
Sono tutti film con John Travolta.
Ma non solo!
Sono tutti film, insieme a The Fanatic, usciti negli ultimi due anni.
Questo significa che da due anni, alla gara di peggior film dell’anno, c’è un film con John Travolta che arriva secondo per un soffio, dietro a un altro film con John Travolta.
Una volta John Travolta era famoso per i film brutti, quando ancora fare film brutti non ti rendeva popolare.
Quando John Travolta faceva film brutti, i meme non erano ancora stati inventati, e l’umorismo post-moderno era roba per pochi snob avanguardisti tipo gli sceneggiatori di Commando.
Eppure lui era famoso per questo, perché era riuscito nel giro di 15 anni a salire al successo, floppare con un film brutto, tornare al successo, floppare di nuovo con un film brutto di cui ci si accorgeva proprio perché nel frattempo era tornato al successo… Almeno tre, quattro volte. Due come noi, Perfect. Gli esperti americani, Nella tana del serpente. Staying Al… vabbé, qualcuno metterebbe Staying Alive. Senti chi parla fu un inaspettato successone, ma poi fece Senti chi parla 2, 3.
La sua fase più stabile è quella post-Pulp Fiction (1994).
Nel ‘98 gira Face/Off in coppia con Nicolas Cage, ed è a quel punto che si confronta con colui che, tra l’altro ingiustamente, gli ruberà lo scettro di Re dei Film Brutti.
Poco dopo gira il leggendario Battaglia per la Terra, ma a breve distanza ruba di nuovo la scena in Codice Swordfish.

Passano 20 anni, la carriera del John prosegue a sbalzi come al solito, ma a un certo punto dev’essergli scattata la competizione.
Perché Nicolas Cage viene riconosciuto come la “star del trash” e lui no?
Cos’ha Nic Cage che lui non ha, a parte un castello medievale tedesco e una collezione di teste di pigmeo?
Ha un Oscar, ad esempio, e questo dovrebbe essere un punto a sfavore di Nic.
Insomma, John si libera presto delle belle parole spese nei suoi confronti per The People vs O.J. Simpson, e decide evidentemente di infilare una puttanata dietro l’altra.
A testa bassa, come un toro.
Testardo, finché l’internet non si accorga anche di lui.
Cioè, mi rendo perfettamente conto che questa cosa che ho appena scritto non ha senso, ma come altro la si giustifica?
Come altro fa un attore a infilare una sequenza simile di film improponibili, con un istinto che manco quello di Filippo Inzaghi per i palloni vaganti in area piccola che gli rimbalzano in fazza e vanno in gol?
Ma neanche brutti qualsiasi: brutti rumorosi, brutti che catturano l’attenzione, brutti da farti attivamente cadere la mascella – perversamente belli, sarebbe giusto chiamarli, siccome vi insegnamo da anni che il cinema si divide unicamente in film belli e film noiosi e a quanto pare nessuno di questi incidenti audiovisivi è noioso.
Se è involontario, ha del sovrannaturale.
Per un po’ ho accarezzato l’idea di guardarmi Gotti, Speed Kills, The Poison Rose e The Fanatic in un’unica maratona della morte (o comunque a breve distanza), ma a metà di Gotti non ho resistito e sono passato direttamente al piatto forte.
La prima riga di dialogo di John Travolta in The Fanatic è “Non posso parlare a lungo, devo fare la cacca”.

“Keep rollin’ rollin’ rollin’ rollin’…” “YEAH!”

Qui, sono costretto a sottolinearlo, abbiamo il primo grave buco di sceneggiatura.
Moose, l’uomo-bambino mentalmente instabile interpretato da Travolta, discute col proprietario di un piccolo negozio nerd stile Forbidden Planet della sua ossessione per la star action/horror Hunter Dunbar (Devon Sawa), impara dal proprietario che Dunbar si presenterà nei prossimi giorni a fare un firmacopie proprio lì nel suo negozio preferito. C’è un confuso batti e ribatti dovuto al fatto che si vuole convincere lo spettatore sia che questo è il negozio preferito di Moose con il cui proprietario ha un rapporto di lunga data di comprensione e amicizia, sia che Hunter Dunbar è il suo attore preferito a livelli ossessivi, sia che per qualche ragione che rimane poco chiara Moose non sa che di lì a breve il suo attore preferito sarà nel suo negozio preferito, infine il discorso vira e Moose convince l’amico a farsi vendere uno dei suoi cimeli preferiti con pagamento dilazionato e poi NON VA A FARE LA CACCA.
Primo segno a pennarello rosso sul film.
Va detto però che è ben lontano dall’essere l’unico pezzo di dialogo imbarazzante del film.
Il personaggio di Moose non ha un background: è parte Rain Man, parte Lenny di Uomini e topi, parte Annie Wilkes di Misery non deve morire, parte Joker in anticipo – come l’Arthur Fleck di Joaquin Phoenix oltre che instabile è economicamente indipendente, campa facendo l’artista da strada (in questo caso per qualche ragione il buffo bobby inglese coi baffoni invece che il pagliaccio) ed è bullizzato dai colleghi.

Ora, ignorando i cani maledetti, esistono tre categorie di attori:
1) Joaquin Phoenix: prendi un copione mediocre/banale, hai carta bianca, ti ci getti completamente anima e corpo e lo elevi a tal punto da farlo sembrare un capolavoro;
2) Nicolas Cage: prendi un copione mediocre/banale, hai carta bianca, te ne esci con una performance talmente fuori di testa che lasci gli spettatori storditi e come minimo con qualcosa di interessante da raccontare;
3) John Travolta: prendi un copione mediocre/banale, sei un serio professionista e ce la metti tutta, non sei un genio, non sei pazzo, finisci unicamente per evidenziare quanto mediocre sia il materiale di partenza, ti rendi ridicolo, più ci credi più peggiori la situazione.
John Travolta è intenso ma non avventuroso, è estremamente dedicato ma non sperimentale, è dotato di grande carisma e capace di momenti di schizzato virtuosismo ma non è un dedicato martire del method acting né un animale selvaggio che divora qualsiasi cosa lo circondi se non ne ha il permesso.
Come tutti i migliori, ha però la capacità, anche nei ruoli peggiori e nelle situazioni più impossibili, di estraniarsi, fare finta di nulla, concentrarsi abbestia e recitare come se fosse un copione di David Mamet diretto da Martin Scorsese.
John Travolta, fra le categorie elencate qua sopra, è “John Travolta”.
E purtroppo il materiale che ha a mano è opera di Fred Durst, il quale non solo non sa come raccontare qualcosa, ma non sa nemmeno bene cosa vuole raccontare.
Moose è un concentrato di approssimazioni di un disabile mentale per sentito dire.
Qui Nathan Rabin è arrivato col paragone giusto prima di me: Moose è praticamente la versione cresciuta dell’indecifrabile Danny di The Room, in un contesto che in quanto a capacità di rispecchiare interazioni umane credibili potrebbe effettivamente essere uno spin-off di The Room incentrato su Danny.
Moose ha un’amica convintissima di riuscire a mescolarlo a una festa hollywoodiana facendogli scavalcare un muro e facendolo girare tra gli invitati come se niente fosse: Moose ovviamente si fa notare in due minuti e mezzo e dà in escandescenza al volo.
Non contenta, l’amica gli dà una dritta per scoprire dove abita Hunter Dunbar – che sarà mai?
Saturo di delusioni ed esasperato da un “collega” bullo, Moose passerà il segno.

Due come noi

The Fanatic è, a detta del suo prestigioso autore Frederick Durst, ispirato a un’esperienza personale.
Sia chiaro, non fatico a credere che il Fred possa aver incontrato stalker instabili nella sua carriera, ma da un film del genere è arduo capire cos’abbia imparato dall’esperienza e cosa ci volesse comunicare.
Moose è buono o cattivo?
Sicuramente non ha cognizione di se stesso (il film ce lo spiega facendogli fare continuamente cose tipiche da stalker grave mentre ripete “non sono uno stalker” e si innervosisce quando lo accusano).
Ha una certa simpatica innocenza, ma è anche indubbiamente pericoloso e fuori controllo, e se gli scatta la violenza sono cazzi.
Non è Joker in questo senso, non è sul suo ruolo nella società che ci si concentra, quanto piuttosto di come gestisca la sua ossessione e di quanto facilmente gli sfugga di mano spaventando o diventando un rischio per quelli intorno a lui.
È un po’ più Joker quando il film ci mostra che è un suo amico a dargli la spinta per esplodere: ad Arthur Fleck un collega regalava una pistola, Moose viene semplicemente incoraggiato a voce a reagire dopo l’ennesimo sopruso (posso dirlo? In questo dettaglio ne esce meno grossolano/conveniente The Fanatic).
Ma il suo contraltare Hunter Dunbar è a sua volta visto come uno stronzo insensibile per cui è difficile tifare: il film traballa indeciso tra il farti empatizzare con una situazione inequivocabilmente spiacevole/inquietante e il condannarlo per reazioni non irreprensibili.
L’escalation finale è, in questo senso, a dir poco schizofrenica.
Tornando sempre a The Room, The Fanatic si potrebbe sintetizzare con quella famosa scena in cui Mark racconta l’aneddoto su quella ragazza promiscua che viene scoperta da uno dei suoi fidanzati e malmenata così forte da finire all’ospedale di Guerrero Street: Johnny reagisce ridendo ed esclamando il suo famoso “what a story, Mark!”, e il film vorrebbe che tu ridessi con lui, ma, uhm, non esattamente.

Quello che rimane è John Travolta lasciato a se stesso.
Un po’ come Joaquin Phoenix in Joker, ma in condizioni sostanzialmente irrecuperabili.
John Travolta è lasciato tristemente a se stesso, a immolarsi in un ruolo ingrato senza protezioni.
In un film che non si vergogna, per fare un esempio a caso, ad aprirsi con una quote vagamente filosifica attribuita a chi? A Hunter Dunbar, uno dei suoi stessi personaggi.
In un film che non si vergogna, per fare un altro esempio a caso, a mettere una scena assolutamente gratuita in cui Hunter Dunbar è in macchina col figlio e gli dice “ti piacciono i Limp Bizkit? Eh? Ti piacciono i Bizkit? Ora metto un po’ di Bizkit. Spaccavano i Bizkit, li ascoltavo sempre quando ero giovane. Bei ricordi, i Bizkit. Ascoltiamo un po’ di Bizkit”.
John Travolta è pagato abbastanza da fare del suo meglio per annullarcisi dentro, cercare di dare una base solida se non una marcia in più ai procedimenti e conservare il suo senso di professionalità, come del resto faceva anche in Gotti, ma non abbastanza da fare immersione totale, analizzare i più remoti anfratti della mente, dipingere un profondo quadro comportamentale immaginando dettagli che non sono nello script, rimanere nel personaggio dentro e fuori dal set in balia delle proprie emozioni più vere fino a creare una vita all’infuori di sé.
Si lascia fare un taglio di capelli senza senso, quello ok.
Per il resto rimane lì, esposto, in prima fila, a prendersi i pomodori per tutti.
Ti stimo, John.
Servono anche quelli come te, non smettere mai di crederci.
Ma non ho ancora capito chi te lo fa fare.

Non è bello, in ogni caso, che sia il presunto miglior film dell’anno che il presunto peggiore parlino della stessa cosa?

DVD-quote:


Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Tanto valeva fare direttamente il Joker di Tommy Wiseau, no?

P.S.: sì, ok, i Bizkit tutto sommato erano divertenti, all’epoca non mi facevano completamente schifo, c’è di peggio

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50 Commenti

  1. Maxnataeleale@ica-net.it

    Allora : faccio outing e ammetto che quel modo tamarro dei bizkit per un periodo mi aveva preso. Tolto questo non riesco a capire se è quel genere di film brutto che genera involontariamente risate oppure è brutto deprimente. Un chiarimento please?

  2. jax

    Fred Durst….che ricordi

  3. GGJJ

    Non ho (ancora) visto questo film, ma ho visto Gotti. E ancora non mi spiego come un film che in teoria ha tutti gli “ingredienti” giusti per riuscire (una storia interessantissima per di più vera, un buon cast, un periodo d’ambientazione che va di moda, un retroterra enorme di film del genere da cui attingere nel caso manchino le idee…) possa essere venuto cosi una merda.

  4. Rocky Escobar

    Lo vorrei vedere solo per rendermi conto di come sia possibile che esista un film non comico (almeno nelle intenzioni) in cui viene sfoggiato un taglio di capelli del genere

    ora scusate ma devo fare la cacca

  5. Samuel paidinfuller

    Vabbè secondo me Durst quando ha detto che si è ispirato a un’esperienza personale, intendeva quella sera che s’è visto The Fan su netflix

  6. Samuel paidinfuller

    gran pezzo Nanni, btw

  7. Gotti.
    Che orripilio.
    Ma questo non credo di potermelo perdere, via.
    Maledetti ad avermi messo la pulce nell’orecchio, maledetti ç_ç

    • Djenco Unchained

      Per caso per il trailer di questo film hanno usato l’incipit “Dal talento visionario dell’autore di Chocolate Starfish?”.

  8. Anonimo

    del povero John ricordo di aver visto in quota calciabile From Paris with Love…con quello di Match Point e Kasia Smutniak (credo unico motivo per cui ho retto sino alla fine) …e anche Killing Season (cercato su wikipedia i titoli…) con De Niro e John che rifanno un film identico di qualche anno prima con T.Lee Jones e Del Toro solo in versione bruttissima..(l’altro film scopro diretto da Friedkin…ecco forse perchè non era niente male e me lo ricordo)

  9. Da sottolineare che oltre a fare l’altalena tra film brutti e film bruttissimi negli ultimi anni Travolta si è dilettato anche in ospitate “imperdibili” negli show televisivi del sabato sera italiano, di alta levatura come Ballando con le stelle e Amici

    • Raimondo Vinello

      Scusa se mi permetto ma la migliore “ospitata” fu quella di JCVD a c’è posta per te , credo fosse intorno al 2000.
      Materiale introvabile e di estremo valore storico

  10. Ishiro Sfonda

    Ma la trama di “Gotti” ha a che fare con dei bicchieri genovesi?

  11. Axel folle

    Ok a inizio rece pensavo già di scrivere che a me i LB e in generale tutto che sottogenere venuto alla ribalta nei primi anni 2000 (crossover? Nu metal? Ma che cazzo ne so, non sono bravo con le etichette) in fondo mi garba e a risentirlo oggi quasi mi sento di rivalutarlo (un album di Kid Rock in particolare l’ho ripreso in mano giusto in sti giorni e devo dire che faccio fatica a non gasarmi), ma vista la chiosa finale è una considerazione abbastanza comune.

    Dico allora che Kamikazen è un diavolo di filmone e mi manca troppo quel Salvatores.

    Il film recensito non lo conoscevo e diciamo che non sono propenso a vederlo.

  12. Simone

    Gotti è effettivamente uno dei peggiori film che abbia mai visto, odioso già solo per il modo infantile e dilettantesco in cui tentano di far passare Gotti e figlio come dei santi

  13. Gabriel Puntello

    Manco alla LIDL vendono parrucchini così posticci °°°° u.u xD!

  14. Takeshi Kojak

    Faccio outing anche io: i LB li ho ascoltati e per un pò (prima di avermi fatto deflagrare i maroni) amati alla follia!! Detto questo, procedo…
    Ringrazio il Capo per l’ennesima perla da inserire nella collana delle mie rece prefe for eva!!! Mi piace tantissimo il tuo modo di criticare!!!
    Ultimo film visto di Travolta è Killing Season che tutto sommato ho apprezzato…ma quello che ho nella memoria e avrò a vita ogni volta che penserò a lui è Face Off prima ancora di Pulp Fiction.
    Già dal taglio dei capelli si può capire di che razza di merda fumante si tratti, voglio dire…che bisogno c’è di caratterizzare una malattia mentale con un taglio di capelli di merda? Non vedrò questa porcata neanche sotto tortura!
    Joker vince a mani basse…Joaquin…tu sei il mio numero 1, UNO!!!!

    • GGJJ

      Ma guarda che effettivamente nella miniserie su O.J. Simpson è bravo e funziona. E’ che ha quel maledetto talento per l’autodistruzione che gli impone di fare almeno un certo numero di film incredibilmente del cazzo tra un buon ruolo ed un altro.

    • Samuel paidinfuller

      Sul taglio di capelli credo che sia più una questione che Travolta ha un viso talmente impresso nel pubblico, che hanno cercato in qualche modo di “mascherarlo”.

      E’ tipo i playmobil dove il 90% della caratterizzazione era il cappello.

    • Takeshi Kojak

      Sarebbe un modo garbato per dire che senza un taglio di capelli da scemo non sarebbe in grado di caratterizzare una persona con problemi mentali?

  15. GGJJ

    Equivalente femminile? Hilary Swank

    • Anche qui si ascoltava con gusto i LB gustandosi gli immancabili feats con i Korn. Nanni grazie della rece che ho apprezzato tantissimo per la presenza in combo di Fred “LB” durst, nic “the nic” Cage, Tommy “the room” wiseau e John “tra” volta.

  16. Pitch f. H.

    Visto.
    Merda. Ma sincera.
    E non ha preso a calci nelle palle la mia intelligenza con la facile, instagrammabile, pseudo politica bambinesca socialmente invidiosa di JOKER.

    Cioè: Travolta fa ridere, e in alcuni momenti pare esserne persino consapevole.

    A Joaquin Cortez non gliene frega un cazzo: va in overacting / showcase di quanto è bravo come attore (lo è) e se ne frega che Joker completi solo la trilogia dei film che NON sono “social commentary” ma superficialmente lo sembrano, e vengono assunti dalle pecore come Motore trainante della loro lotta politica di sto cazzo.

    Ah, prima che me lo chiediate: gli altri due sono V per Vendetta e, purtroppo, FIGHT CLUB.

    • Karate Chi?

      Ho dovuto leggere il tuo commento 4 volte per capirne il senso. Ma forse sono io che non riesco a concentrarmi perché devo fare la cacca.

    • Pitch f. H.

      Beato te…! :-D

    • jimmy mcnulty

      Gran commento. Fight club il film più frainteso della storia

    • Pitch f. H.

      @jimmy mcnulty

      La migliore recensione di Fight Club che abbia mai letto (in italiano) stava su un lungo post pubblicato su Facebook anni fa che ora non trovo più… in buona sostanza coglieva il senso del film ovvero: sotto una patina di politica infantile che mischia a cazzo Marx, Nietzsche e organizzazioni paramilitari si nasconde un manifesto contro la femminilizzazione dell’uomo.

      E sono felice che il mio film preferito sia uscito in era PRE-Internet. Altrimenti al posto delle maschere di Guy Fawkes e, coming soon, JOKER, ci saremmo trovati [AUTOCENSURA, QUI NON FACCIO POLITICA] che invece di urlare VAFFANCULO organizzavano incontri di boxe clandestina per le strade del centro.

    • jimmy mcnulty

      ti dirò che secondo me non è nemmeno molto nascosto in realtà. Purtroppo è stato trasformato in un film di mere quotes togliendone l’aspetto più rilevante che è quello che sottolinei. Rimane la migliore trasposizione di un libro (tra l’altro difficilmente filmabile) che abbia mai visto. Choke ritengo sia il migliore tra le opere di Palanhiuk ma la versione filmica, anche se guardabile, non ne riesce a far comprendere ilo senso

  17. Jerry Calatrava

    Solo io ho avuto la nefasta idea di COMPRARE il DVD di “svalvolati on the road”, che vedo colpevolmente omesso nella lista degli orrori a cui ha contribuito il buon Travolta?

  18. Gino Rattuso

    Di “The Poison Rose” ho sentito parlare solo perché avevo appena visto quella ciofeca di “Baby” su Netflix e ho sentito l’improvviso impulso di cercare qualunque cosa in cui fosse mai apparsa Alice Pagani (che, per chi non lo sapesse, ha una scena in “Loro 1” di Sorrentino dove è nuda e masturba Riccardino Fuffolo). Così ho scoperto che in “The Poison Rose” c’è John Travolta, c’è Alice Pagani, ma c’è anche Morgan Freeman e pure Claudia Gerini.
    Perché?

    • Mamoru Osho

      Non so: a vedere la pagina di IMDB, sembra una roba un po’ pasticciata, di quelle in cui inseriscono le starlette italiane solo perché sì. Mai sentito prima, ma se mi capita lo guardo, anche solo per Alice Pagani.

  19. Vin Diesel30€grazie

    La maratona della morte…rido da ore.

  20. Mamoru Osho

    John Travolta con il mullet, però, è fantastico. E se dovessero distribuirlo in Italia, spero che venga doppiato da Pino Insegno: comprerei il biglietto solo per farmi qualche risata.

  21. Landis Buzzanca

    Nic was neuro-atypical before it was cool

    (e per una volta senza dover necessariamente radere tutto al suolo in un raggio di 5 miglia)

  22. xxxxx

    Lanciamo una petizione per far tornare Nic Cage al cinema che conta.

  23. GGJJ

    Da notare che questo film l’ha recensito ieri sera Mollica al TG1 (è passato alla festa del cinema di Roma) e ha detto che è bellissimo.

    Con tanto d’intervista a John Travolta.

  24. GGJJ

    Peccato. Ci vorrebbe una sezione di menare al Festival. Anzichè “Un certain regard”, “Un certain coup de pied tournant”.

  25. Credo che con la lista di differenze tra Phoenix, Cage e Travolta tu abbia centrato in pieno il problema di questo film (e di molti altri)!

    I Limp Bizkit al tempo qualcosa da mettere a palla per pogare un po’ (ho il linguaggio giovane di quando ero giovane io) ce l’avevano anche!

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