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C’era una volta un irlandese in America: The Irishman

Buongiorno a tutti, come state? Oggi parliamo della morte.

Non guardate me, amici, guardate piuttosto Martin Scorsese e il suo The Irishman (sul serio, guardatelo: è un grande film): sono loro a parlare di morte, per 209 minuti. «Un film testamento», hanno detto tutti, inevitabilmente: quello di un autore settantasettenne che fa cinema da mezzo secolo, che ritorna al genere per cui è più celebre – un genere che ha fatto talmente suo da modificarlo per sempre, anche se solo con una manciata di titoli in una filmografia sterminata – e riunisce gli attori/amici/compagni di una vita, coetanei con cui ha già fatto almeno una mezza dozzina di volte la storia del cinema (più Al Pacino, che lavora con lui solo adesso, e a pensarci è talmente assurdo che quasi non ci si crede).

The Irishman è una storia che si apre e si chiude in un ospizio. Naturalmente piena di omicidi. Affollata di personaggi, che quando appaiono hanno la data di scadenza incisa in sovraimpressione, in fermo immagine. I cui protagonisti sono dei vecchietti acciaccati e raggrinziti, con la faccia ringiovanita in CGI appiccicata sopra i corpi ammaccati e indolenziti di oggi. È una storia che procede implacabile, secondo un domino inarrestabile di cause ed effetti, che si traveste in modo convincente da destino e conclude, inappellabile, che «it is what it is».

Ma andiamo con ordine.

Capitolo 1. La computer grafica nella stanza: il de-aging al lavoro
Fa ridere questa cosa che finora a usare in modo massiccio il de-aging degli attori, prima di Martin, siano stati i suoi arci-nemici della Marvel (se volete subito parlare anche voi dell’appassionantissima polemica Marvel vs Scorsese, andate direttamente al capitolo 2). Il Michael Douglas di Ant-Man e la Michelle Pfeiffer di Ant-Man 2, il Kurt Russell di Guardiani della galassia: Vol. 2 e, soprattutto, il Samuel L. Jackson di Captain Marvel. Per fare il de-aging in modo il più credibile possibile, di solito, ci vogliono due attori: l’attore che in effetti si sta “de-agizzando”, e una “controfigura” più o meno dell’età a cui si vuole far ringiovanire il primo. Entrambi recitano con la faccia mappata in motion capture, l’attore giovane ci mette anche il corpo, poi si vanno a pigliare delle vecchie immagini dell’attore più anziano come reference, si mescola il tutto nel grande e magico calderone della computer grafica, e si ottiene la versione giovane dell’attore vecchio, tendenzialmente molto simile alla faccia che l’attore vecchio aveva da giovane, più uno spiacevole effetto uncanny valley.

Ma non è quello che fa Scorsese in The Irishman: De Niro è sempre De Niro, non c’è una controfigura giovane che gli presta il corpo per la metà di film in cui ha trenta-quaranta-cinquant’anni. Lo si capisce benissimo quando si muove, certo, e anche quando è fermo, se nell’inquadratura sono presenti le rugosissime mani, per esempio. Inoltre, la faccia di Frank Sheeran, il protagonista di The Irishman, non assomiglia davvero alla faccia che aveva De Niro da giovane, che so, in Taxi Driver. Un po’ perché Frank Sheeran ha gli occhi azzurri che De Niro non ha mai avuto, un po’ perché quello che hanno scelto di applicare pare più simile al trucco, è la versione ringiovanente del make-up invecchiante che Robert De Niro indossa nelle ultime sequenze, quelle in cui è pluri-ottantenne. Lo stesso vale per Joe Pesci e per Harvey Keitel (forse per Keitel un po’ meno, visto che di base è sempre stato circa uguale per tutta la vita).

Perché? Possiamo naturalmente ironizzare, ridacchiare dell’incompetenza tecnologica di Scorsese (che infatti ha dichiarato di non avere davvero idea di come funzioni il de-aging digitale e di aver lasciato tutto in mano ai tecnici e agli artisti degli effetti speciali della Industrial Light & Magic), gridargli in faccia un “OK BOOMER”. Però, non so, a me non torna: è un film che è costato 159 milioni di dollari, 159 milioni di dollari che nessuna major voleva tirar fuori, ed è costato così tanto proprio perché Martin s’era fissato che bisognava “de-agizzare” De Niro e Pesci per mezzo film, quindi faccio un po’ fatica a pensare che questo strano ibrido di incartapecorito e ringiovanito non sia fatto apposta. Mi viene più da pensare che sia in qualche modo voluto, che faccia parte del film, di quello che ci racconta: di personaggi con la data di scadenza incorporata, già morti fin dal principio; di una memoria stanca che sfoglia i ricordi ma non riesce davvero a levargli tutta la polvere, e men che meno a tornare davvero giovane; della solita magia del cinema, che quando funziona – come qui – non ha bisogno di essere credibile, verosimile, realistica, e anzi a volte è ancora più efficace quando si vede, quando svela il trucco; della morte, ancora una volta, la «morte al lavoro» sul corpo dell’attore, e quindi del cinema, di nuovo.

Capitolo 2. No, il dibattito (mortale) no: Martin vs Marvel
Altro che ice bucket challenge, è questo il gioco dell’autunno 2019: esprimi anche tu un parere sulla polemica Scorsese contro Marvel (se vi sentite troppo avanti, e preferite una polemica più cinefila e hipster, passate pure al capitolo 3)! In realtà, però, va detto, non tutti i pareri sono uguali. Il trucco è andare a cercare un cineasta mediamente anziano, un grande maestro o quasi, preferibilmente allergico alle logiche hollywoodiane e/o al cinema d’intrattenimento puro, e chiedergli a tradimento «senta, ma secondo lei i film Marvel sono cinema o no?». Il giornalista inglese che è andato a beccare Loach ha fatto indubbiamente il colpaccio, mi chiedo perché a nessuno sia venuto in mente di disturbare Godard, Tsai Ming-liang o Béla Tarr. Cosa vuoi che ti rispondano? Il secondo livello poi è quello di chi – cioè tutta Hollywood, tranne quello snob di Leonardo DiCaprio, che infatti è un BFF di Scorsese – ai film Marvel ci ha lavorato, e a vedersi redarguito da papà Martin ci resta ovviamente male, e un po’ se la prende. Di lato ci sono i fan della DC Comics che ne approfittano per reiterare che i film Marvel fanno cagare, «lo dice anche Scorsese». In mezzo Todd Phillips che ha appena fatto un cinecomic, però “alla Scorsese”, e non sa bene che pesci prendere.

i’m irish man!

In realtà il discorso ha subìto il destino di tutte le polemiche contemporanee, specialmente se su internet, e cioè mancare il punto. Un punto che aveva molte potenzialità d’interesse, volendo, e che, soprattutto, va a toccare i nervi scoperti del sistema produttivo contemporaneo: certo che i Marvel movie sono cinema, ma vogliamo davvero che finiscano per essere l’unico cinema? Nell’op-ed che ha firmato per il “New York Times”, Scorsese s’è incartato nuovamente nell’impossibilità di trovare una definizione “contenutistica” di cinema («cinema was about revelation — aesthetic, emotional and spiritual revelation. It was about characters — the complexity of people and their contradictory and sometimes paradoxical natures, the way they can hurt one another and love one another and suddenly come face to face with themselves»: spiace Martin, ma che ti piaccia o no tutto questo lo possiamo dire pure di Tony Stark, anche se ti sembra una bestemmia) quando è ovvio che il cuore del discorso parte da ragioni produttive, dalla paura che il sistema attuale, sempre più dominato da poche grandi conglomerate che confezionano film costosissimi too big to fail, finisca per eliminare del tutto la creatività, la sperimentazione, l’innovazione. E la paura non è, a dirla tutta, tanto per Scorsese e per il suo film da 159 milioni di dollari girato con quei bravi ragazzi dei suoi vecchi amici, quanto per i filmmaker del futuro e per tutti i non-cinecomic che rimarranno nel cassetto.

Capitolo 3. Attenzione: The Irishman (non) è cinema?
In verità vi dico che della summenzionata polemica a beneficiarne è solo Netflix, e non escluderei che sia stata proprio Netflix a rinfocolarla di tanto in tanto negli ultimi due mesi (se le polemiche a caso vi hanno stufato e volete solo la recensione del film, la trovate, finalmente, al capitolo 4). Netflix vuole un Oscar per il miglior film: l’anno scorso con Roma non è andata, quest’anno ci riprova con un film in inglese, a colori e con star molto note. Netflix è troppo felice che tutti si chiedano se i Marvel movie siano cinema e nessuno si chieda se The Irishman è cinema. The Irishman, che dura tre ore e ventinove minuti, è stato in sala in Usa giusto le due/tre settimane necessarie a rientrare nei requisiti di partecipazione dell’Academy, e che lo stesso Scorsese ha girato con un occhio attento ai piccoli schermi su cui verrà fruito, con più primi piani e meno totali, per esempio, e concentrandosi su una dimensione più intima di quel che saremmo abituati ad aspettarci da un gangster movie che s’intreccia con la storia americana. Un film di tre ore e mezza, visto in streaming sul divano di casa, mentre con un occhio si scrolla Instagram e con l’altro si scrive su Facebook il proprio arguto parere sulla polemica Marvel vs Scorsese, interrompendosi per andare al cesso o per tirare fuori la pizza dal forno, e magari riprendendo la visione sul cellulare il mattino dopo in metro… è cinema?

Nella mia bolla di cinefili la proposta di considerare The Irishman una miniserie è stata accolta con collera divina, fuoco e zolfo che piovono dai cieli, fiumi e oceani che bollono, tenebre, eruzioni, terremoti, morti che escono dalle fosse, sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme e masse isteriche, ma la questione è meno banale di quanto sembri: è forse il metodo di fruizione del cinema esso stesso il cinema? Boh (no, cioè, non solo). Scorsese intanto si affretta a dire che no, mai e poi mai, The Irishman non è una miniserie, è un film fatto e finito, e va visto tutto di fila, e per quanto mi riguarda ha ragione: è un film di dettagli che s’affastellano l’uno sull’altro, fino agli incredibili quaranta minuti finali, che hanno la risonanza che hanno proprio perché arrivano dopo le precedenti due ore e mezza. È un film denso d’immagini potenti e che non ha una scansione episodica seriale. Ma io me lo sono in effetti visto al cinema, al buio e in silenzio, in una sala strapiena di pubblico adorante. Possiamo far finta che per la maggior parte degli spettatori non sarà così e dirci che non conta niente?

Capitolo 4. Ho sentito che pitturi case, e ogni tanto scrivi pure recensioni: ecco la recensione di The Irishman
Sì, scusate, millemila battute e ancora non ho parlato davvero del film, se non per dire che è intriso di morte, e che è una storia “intima”. La seconda parte non è del tutto vera, nel senso che in realtà The Irishman è un film sulla storia d’America, sulla seconda metà di Novecento a stelle e strisce. La guarda dalle quinte, un po’ come fa Frank Sheeran, che non è un vero e proprio mafioso, non è nemmeno italoamericano perché – duh – è irlandese, e della cosca capitanata dal suo amico e mentore Russ Bufalino (un incredibile Joe Pesci che è tornato momentaneamente dalla pensione per recitare in sottrazione, tutto al contrario del suo proverbiale overacting, e regalare una delle migliori performance di carriera) fa il tirapiedi, la manovalanza, il killer che esegue, silenziosamente, gli ordini, senza fare domande. Il soldato, insomma, che è poi dove tutto inizia per Frank, in Italia, durante la Seconda guerra mondiale, lì dove ha imparato, oltre che un po’ d’italiano, che non ci vuole poi molto ad ammazzare qualcuno: bastano un paio di colpi ravvicinati e via, non è mica così difficile, e poi quel che succede succede. Quello che proprio non capisce è come facciano i condannati a morte a scavarsi da sé la propria tomba.

Frank sta ai margini della mafia e spesso in seconda fila, testimone di una Storia parallela e alternativa che contamina e influenza pesantemente quella ufficiale degli Stati Uniti (Kennedy, la baia dei Porci, etc.); e poi guarda le spalle a Jimmy Hoffa (Al Pacino invece in overacting ci va, ma che gli vuoi dire, è Pacino, e d’altronde non è che Hoffa fosse un tipo pacato), il suo secondo capo e mentore. All’epoca più famoso di Elvis ed equiparabile ai Beatles, capo del sindacato Teamster, potentissimo, corrotto, ma generalmente amabile, osteggiato dall’odiato Bob Kennedy (il fratello di JFK: altri due irishmen), la cosa più simile a un amico che abbia avuto Frank. The Irishman inizia in un ospizio, ma il racconto del passato di Frank inizia con il ricordo di un viaggio “di pace”: l’on the road riaccende con i suoi luoghi la memoria, srotola i flashback, ma quel viaggio non è solo un pretesto narrativo o una cornice nella cornice, anzi, è la svolta cruciale dell’esistenza, l’inizio della fine, il tradimento insieme più inevitabile e imperdonabile. Poi ci sono quegli ultimi quaranta minuti, su cui cola lenta e ineluttabile la morte: dove Scorsese – che già ha filmato tutte le sparatorie e gli omicidi precedenti in modo asciutto e secco, privato di adrenalina e grandeur – spoglia di ogni glorificazione, di ogni fascino, di ogni eccitazione il tanto amato gangster movie, ci regala una collezione di vecchietti decrepiti da film dell’orrore, e si riallaccia all’incredibile incipit del film, quel long take che inizia come la celebre inquadratura incorniciata dalla porta di Sentieri selvaggi, solo che, invece che sul maestoso e selvaggio West, l’apertura dà su una casa di cura per vecchi dimenticati e soli.

In tutto questo, però, The Irishman non è un film mesto. A tratti ha pure sprazzi di comicità, una sorta di sitcom sulla mafia senza le risate registrate («Tony chi?»), sul loro linguaggio fatto tutto di sottintesi e codici, con dialoghi che se non fossero diretti da Scorsese (e scritti da Steven Zaillian, che firma la sceneggiatura adattando la biografia del vero Frank Sheeran, I Heard You Paint Houses) qualcuno potrebbe definire “tarantiniani”, spesso resi ancora più efficaci dal genio al montaggio di Thelma Shoonmaker. Ci sono sequenze straordinarie, e tutte le marche filmiche a cui Scorsese ci ha abituati, dai carrelli laterali ai pianisequenza. Ci sono personaggi indimenticabili (il Tony Pro di quel matto di Stephen Graham) e momenti e frasi che diventeranno probabilmente cult.

ok boomer lo dici a tuo nonno

Guardando The Irishman, ho pensato spesso a C’era una volta a… Hollywood (letteralmente un film contro la morte) e soprattutto a C’era una volta in America: al capolavoro di Leone, a dirla tutta, ci ho pensato già dal trailer, con quella telefonata così importante, e tra la presenza di De Niro, l’appartenenza allo stesso genere, l’andirivieni temporale, il trucco/de-aging che un po’ funziona e un po’ no, e mille altri piccoli e grandi riverberi, non vedo l’ora che qualcuno più bravo di me si studi bene i tanti modi in cui dialogano i due film. Ma Scorsese in qualche modo è più secco, più asciutto, meno romantico di Leone, come mosso dall’urgenza di dirci la verità, senza tempo da perdere. Le sue tre ore e mezza di durata ci vogliono tutte per edificare questa società criminale parallela ma familiare e quotidiana, fatta di gesti ripetuti e nostalgici, quasi commoventi, dove tutti si scavano da sé la propria tomba, un omicidio dopo l’altro (e Frank, infine, letteralmente se la sceglie) – e poi per sgretolare questo mondo, sotto il peso di silenzi irremovibili, di amicizie tradite, del tempo che consuma e cancella tutto, della morte.

E quindi diventare universale, guardandoci in faccia e obbligandoci a riconoscerci in quello che non vorremmo mai vedere, nello spazio ristretto di una porta lasciata socchiusa.

Dvd quote suggerita: «Quei bravi vecchietti» Xena Rowlands, i400calci.com

Trailer | IMDb

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105 Commenti

  1. Ciak Norris

    Questa moda di ringiovanire gli attori è tremenda.
    Quando finirà mai??

  2. Axel folle

    Sta piacendo a tutti quelli di cui stiamo il parere quindi credo lo rivedrò. Però per intanto per me è un NO secco.
    Il de aging digitale è brutto, quando De Niro picchia il tipo che ha spinto sua figlia è letteralmente imbarazzante ma è un sistema che mostra il fianco per tutto il film. Pesci e Pacino funzionano, nessuno ti regala l’interpretazione della vita ma sono adeguati, De Niro invece per quanto mi riguarda sembra uno scemo che vorrebbe intimidire, far paura ma pare solo uno scemo che cerca di fare il duro. Forse limite mio, oramai l’ho inquadrato in una certa maniera ma pare che uno degli attori più rilevanti degli ultimi 40 anni (ma anche del cinema tutto) sia diventato incapace di schiodarsi dalle 4 faccette che erano il pezzo forte del repertorio ma che fatte ora lo fan sembrare solo un poverino. Purtroppo con un protagonista così faccio fatica a farmi andare bene il resto.
    Comunque anche il resto non mi ha convinto. Un racconto così lungo che però non restituisce un’epica forte, un flusso degli eventi che procede senza che ci siano l e ascese, cadute e eventuali risalite che erano presenti in Goodfellas e Casino. Il lato umano di Sheeran e compagnia che è appena abbozzato senza che restituisca una vera umanità…
    Poi certo anche la regia è chiusa in primi piani, gli esterni sembrano una quinta di teatro ma forse questo nell’insieme è il minatore dei difetti. O forse no.

  3. Killing Joke

    Il film del decennio.
    Epico, monumentale, volutamente ingombrante sia in termini di durata che di cast.
    È l’anti-Goodfellas: qui la patina di glamour e bella vita criminale non c’è. Frank è un impiegato, che uccide certo, ma proprio da impiegato: e infatti ogni omicidio è rappresentato con un anti-climax, due spari e via, niente di spettacolare.
    Gli attori sono ovviamente tutti incredibili. E sapete una cosa? Pure Anna Paquin, sissignore. Quella che secondo certi critici di internet è inutile in realtà ha un ruolo difficilissimo in cui deve solo recitare col corpo e con lo sguardo, fino a dire una semplice parola su cui ruota tutto il film: “Perché?”

    • Killing Joke

      Quei 15 minuti della premiazione di Frank sono il punto di svolta del film e veramente meritano di stare al pari con la sequenza iniziale del Padrino.
      Per il resto, questo film racchiude molte delle riflessioni esistenziali del film precedente di Scorsese, Silence.
      Silence è una gemma che però non è purtroppo appetibile per il pubblico moderno. E qui Scorsese riprende le riflessioni di Silence applicandole al genere che lo ha reso Scorsese

    • bagigi

      Anna Paquin doveva avere piú spazio (non perché donna bla bla). La parte in cui lui parla con l’altra figlia é stupenda. sarebbe stato interessante capire il punto di vista del personaggio di Peggy. e no, non perché voglio essere didascalico a tutti i costi, ma il suo personaggio e le sue scelte sono una delle cose migliori del film.

      Anna Paquin inspiegabile perché il de-aging su di lei non abbia funzionato. scegliere un’attrice di 35 anni che per metá film ne dovrebbe averne 17 é sinceramente senza senso, non si riesce a capire.

    • Killing Joke

      La Paquin (e l’attrice che interpreva il suo personaggio da ragazzina, è bravissima) inceneriscono De Niro con gli sguardi, è un personaggio potentissimo.
      Ma in generale se uno dice che in questo film le donne sono inutili non ci ha veramente capito niente, ma proprio nulla.
      Giustamente tu citi la scena del dialogo con l’altra figlia che lo demolisce.
      Ma c’è anche Pesci/Bufalino, che è sposato con una donna dell'”aristocrazia mafiosa” (e la scena in cui rientra a casa con la camicia sporca di sangue e lei lo manda a lavarsi fa venire dubbi su chi comanda in casa Bufalino)

    • Killing Joke

      P.S.: spiace per gli errori di sintassi ma tra semafori e pedonali è un casino scrivere :D

    • @Bagigi ma il punto di vista di Peggy ce lo abbiamo, fin da quando è bambina: lei ha capito cosa fa il padre (ed i suoi amici) e non vuole averci a che fare.
      I bambini non hanno bisogno di dire a parole quello che sentono, ma basta vedere la scena con lei e Joe Pesci per capire tutto di Peggy

    • bagigi

      D’accordo in pieno. infatti lei da bambina é molto piú efficace (e ha molto piú spazio) anche se parla poco. Ma i sentimenti di una bambina sono più semplici.

      Io credo sia tutto piú complesso. Se aveva capito cosa faceva il padre e i suoi amici, perché adorava Hoffa? Poi mi sembra un’idea bella che tra lei e il padre non ci sará mai un confronto, ma avrei voluto piú spazio per lei, piú dinamica domestica, capire cosa vuol dire per 5 donne vivere con un uomo cosí quando tutte sapevano etc etc…

      Mi sembrava interessante il suo punto di vista, soprattutto perché credo si sia evoluto rispetto a quello che pensava a 6 anni. A Scorsese non interessava invece, ma va bene, visione sua.

    • Immagino che vista l’immensa mole della vicenda, abbia deciso di concentrarsi su De Niro, lasciando perdere tutti gli altri. Certo però, sono d’accordo che su 3 ore e mezza, se ci avesse infilato di straforo una scena con Peggy al bar che guarda il Tg e vede il padre arrestato e magari dice qualcosa, certo non avrebbe stonato

    • Hans Cooper

      Tutte le tre ore e mezza di questo film non valgono un solo minuti della scena d’apertura del Padrino o (per citarne un altro monumentale) della scena del matrimonio in “Il cacciatore”. E pensa te che quei film li girarono senza che a nessuno passasse per l’anticamera del cervello di deagizzare gli attori… o devo tirar fuori la storia delle palle di cotone in bocca a Marlon Brando? Dai su…state prendendo tutti un enorme abbaglio. Capisco che il desiderio di dire “io c’ero quando una pietra miliare del cinema uscì in sala” è grande ma è meglio guardare in faccia alla realtà: è un film discreto con interpretazioni mediocri, punto.

    • Videosbronz

      Grazie di averci illuminato col tuo parere imprescindibile

    • Shu-Shá

      @bagigi non ho capito il punto sul de-aging e la Paquin

  4. Stan Lee Donen

    Vabbè, siete il solito faro nella notte.
    Quoto Xena in tutto quello che ha scritto qui.
    La faccia di De Niro deagizzata è quella consumata e solo assomigliante a te che vedi quando ricordi qualcosa che hai ricordato troppe volte.
    La morte, ormai vista da vicino, qui credo che Martin citi il suo amico Bob: “It’s not dark yet, but it’s getting there”.

  5. Ottima analisi. Dico velocemente la mia:

    1) The irishman è cinema, non solo per il modo in cui se ne fruisce, ma per il tipo di narrazione che imprime: veloce, anche se in un racconto fluviale, fatta di scene non troppo lunghe, che evitano sovente la costruzione tipicamente teatrale in cui molti filmmaker meno esperti finiscono per scadere; fa largo uso del montaggio come strumento narrativo, ossia con il “mezzo per eccellenza” della settima arte.

    2) Nella polemica con la Marvel, Scorsese ha avuto ragione quando ha definito i loro film come “luna park”: non hanno ambizioni narrative di sorta che non si limitino al classico “eroe vs. cattivo”, “eroe vs. eroe” o “eroi uniti in un unico film”. E’ un errore godere di tale divertimento? No, come ha giustamente sottolineato Kevin Smith, vero “eroe dei due mondi” che ama sia il cinema “vero” che i fumetti.

  6. Zosimo Rossato

    SPOILER

    Quando Frank ammazza Jimmy, ho pianto. L’ho trovata una sequenza semplicemente straziante. Nessuna enfasi, nessuna frase a effetto, niente. Un’azione da compiere, punto e basta, senza possibilità di redenzione. Dunque, straziante.

    • Cris

      Anche a me hanno sudato gli occhi. E quando Frank telefona alla moglie Jo? Fantastico: la faccia dice l’esatto contrario delle parole.

  7. Buondì LaMotta

    Eh, insomma…”E’ bbono” sto film.

    Visto due volte in sala, il gradimento è direttamente proporzionale alla comodità della poltrona: per questo motivo non ho ben digerito la parte finale, su cui avrei gradito un tagliuzzamento.

    La seconda volta mi sono odiato per aver chiesto il suddetto cut: fila tutto liscio, e l’ultimo atto è il loro lascito, sigh sob.

    Sul deaging: l’utilizzo della Marvel è senz’altro più efficace di qui, ma non credo sia stato sempre utilizzato un “corpo controfigura”.
    Douglas, Russell non fanno testo per il minutaggio scarso; su Jackson ero convinto che il corpo fosse quello suo, filmato in maniera più paracula rispetto a questo film per evitare di svelare il trucco.

  8. Past

    a me non ha fatto impazzire…un film ottuagenario come i protagonisti, senza ritmo, inutilmente allungato, ripetitivo, registicamente e visivamente poco ispirato visto che parliamo di un dio in terra del cinema per quanto mi riguarda, poi si il messeggio che vuole dare arriva forte e chiaro, però si poteva fare meglio.

  9. Lucas Leivatiotispacco

    Non è il capolavoro definitivo di Scorsese come ho letto in giro, forse neanche top5 dei suoi, ma è un gran film: faticoso, senza spettacolarizzazioni, tutto basato sulla sottrazione (anche la colonna sonora é minimalista) e per questo facilmente non apprezzabile, ma tutta la parte di Hoffa (Pacino overacting con classe è ciò che serviva al film) è pazzesca. Avrei voluto più spazio per la famiglia di Frank e per il lunghissimo finale, ma avremmo sforato le 4 ore.
    Il de-aging, soprattutto all’inizio, non si può vedere e non capisco dove siano stati spesi tutti quei soldi.

  10. Kaiser Zozzo

    il pestaggio del commesso della drogheria far riderissimo. Sembrava una roba alla Benny Hill.

  11. Toni Randine

    Hype basso dal trailer, confermato alla visione.

    Film compassatissimo e sornione,dinamico come le scene di menare di De Niro.

    Scorsese non si discute, ma ha davvero fatto un film di gangster divertente da guardare come guardare uno che dipinge caso. Peccato.

    Soprattutto a valle delle inutili polemiche recenti, presta molto il fianco a ragionamenti tipo “se questo è grande cinema, rivaluto i pigiamoni”

  12. jax

    film per me pazzesco. I tre piani temporali, la colonna sonora, i dialoghi che sembrano alle volte surreali (non solo la questione di Tony Chi? Ma anche tutti i giri che deve fare De Niro per portare i messaggi tra Hoffa e la mafia) e poi tutto quel levare l’epica, levare il mito levare tutto e permearlo di morte, di non detti e di di alzate di sopraccigli e sguardi, ma anche di relazioni forti e opposte (quella tra Pesci e De Niro e tra Pacino e De Niro, lo ying e lo yang segnalate anche dal diverso rapporto che la figli di De Niro ha con i due). Ma la morte è veramente presente dal minuto 1 e mi piace pensare che Scorsese stesso abbia voluto mettere un punto alla creatura immaginata tanti anni fa in Quei Bravi Ragazzi.
    Sul de-aging, chissene. Sugli attori, siamo tra i pesi massimi ma per me è una gara tra Al Pacino che è semplicemente da mozzare il fiato per quanto è bravo e Joe Pesci su cui gli aggettivi non bastano perchè è veramente troppo. De Niro, Stephen Graham, Bobby Cannavale, DOMENICK LOMBARDOZZI e Keitel qualche piano sotto (peccato per l’assenza di Liotta).
    Sugli ultimi 40 minuti poi, se non vi si stringe il cuore o non vi lasciano qualcosa beh mi dispiace molto.

    • Killing Joke

      “Ha voluto mettere un punto alla creatura immaginata tanti anni fa in Quei bravi ragazzi”.
      Esattamente.
      E aggiungo che per fare una cosa come questa (cioè smontare qualcosa che ti ha reso un’icona) ci volevano anche due discrete palle (artisticamente parlando) e Martin ha confermato di averle (non che ci fossero dubbi).
      Che poi questo fa di The Irishman anche un film anti-nostalgico. La nostalgia è una cosa che ti porta semmai a ripetere, qui Martin fa il contrario, smonta tutto

    • jax

      Ma si dice,vabbè mo basta. Film cmq che mi è rimasto molto dentro, e ogni tanto ho dei ricordi di vari passaggi. In generale comunque tutti quelli in cui Al Pacino è un gigante (quindi tutti), tipo “it’s my union! it’s easy as that” o come gli dice De Niro (it is what it is)

  13. Il Gioco di Gerald Gee Money

    L’ equazione è
    Irishman:mafiamovie=Unforgiven:western

    Toni crepuscolari decisamente diversi dai precedenti di Scorsese nella ideale trilogia comprendente i capolavori Goodfellas e Casinó, è comunque grande cinema con un trio di attori eccezionali, Joe Pecci (all’,ammeregana) e Bob che recitano di sottrazione ma è un magnifico, grandioso Al Pacino/ Jimmy Hoffa che si mangia tutto e tutti dando vita ad un personaggio carismatico e magnetico come lo era il sindacalista dei camionisti (a proposito grandissimo lo fu anche Jack Nicholson nel biography, dimenticato spesso ingiustamente, di Danny De Vito….. curiosamente Hoffa doppiato sempre da Giannini nostro) e regalandoci forse l’ultima grandissima prova di una carriera leggendaria…
    Ripeto Grande Grandissimo Cinema come non se ne fa e farà più

    • Al pacino si è sempre mangiato tutto e tutti. Che personaggio straordinario.
      In quanto all’ultima (forse) grandissima prova di una carriera leggendaria…è in arrivo “Hunters” su Amazon Prime.

    • Da brividi la (doppia) scena evocativa di “Scent of a woman” quando Al Pacino balla con Anna Paquin. Inutile chiedersi se si tratti di una citazione volontaria: essendo Pacino il gigante che è, il risultato è “ineluttabile”.

    • Il Gioco di Gerald Gee Money

      Sono d’ accordo… AL è il più grande di tutti, nel mio cuore il match De Niro – Pacino è stato vinto alla fine degli anni 90 quando Bob dopo Casinó per l ‘appunto abbandonó il mestiere di attore per fare pura moneta con porcate inenarrabili che mi hanno fatto dubitare sulla sua reale esistenza (ho pensato che fosse morto e sostituto dal sosia/fratello scemo)….
      AL è rimasto sempre grandissimo senza cadute vergognose, comunque Scorsese mette la pezza e ci consegna pezzi di cinema che rimarranno negli annali

    • Rocco Alano

      Va anche detto che i mafia movies sono crepuscolari fin dal Padrino.
      Il western ha avuto il suo periodo epico, il film sulla mafia, giustamente, no.

    • Il Gioco di Gerald Gee Money

      Oddio se penso a Il Padrino sì ma se penso a Goodfellas il primo aggettivo che mi viene in mente è Epico, poi sono d’ accordo contiene tutto sia l’alba che il tramonto nello sviluppo di un ‘ era di mafia

    • Che i mob-movie non abbiano avuto il loro periodo epico post-Goodfellas, non mi trova molto d’accordo, basta digitare “mafia movie” su google per averne un elenco. Uno degli ultimi (grandi) è stato American Gangster che è di una decina di anni fa

    • Il Gioco di Gerald Gee Money

      Intendevo che all’ interno di Goodfellas ci sono sia l’alba che il tramonto dell’ impero, così come in Casinó, contenendo ascesa e discesa del gangsterismo di quella storia, non che da allora non ci siano più stati mob movies con qualche tono epico

    • Non riesco a ricordare un film di mafia che non abbia ascesa e declino.
      Forse Carlito’s Way

    • Landis Buzzanca

      >> senza cadute vergognose

      ora non romanziamo..

      (senza nulla togliere al gigante ed alla enorme parte rilevante della sua produzione, ovviamente)

    • Il Gioco di Gerald Gee Money

      Il grande Al cadute ne ha avute eccome se penso a filmacci come Hangman e 88 minutes ma rispetto a De Niro le cadute sono state contenute, avendo girato meno pellicole ne ha sbagliate meno…tutto qua, d’altronde anche Joe Pesci ha bucato clamorosamente alcuni film in una carriera brevissima a confronto degli altri due mostri sacri, per fortuna The Irishman chiude il cerchio e ci riconsegna la giusta dimensione di queste tre leggende.

  14. Davide Piaggio

    Alzi la mano, quando è arrivato Whisper ma l’altro, chi ha pensato sembra Ed Harris ma non è Ed Harris.

  15. Cachi Kaurismaki

    Bellissime anche le auto-citazioni e i (possibili) rimandi alla stessa storia: in Goodfellas, al matrimonio, lei si chiede come facciano gli uomini a chiamarsi tutti Peter o Paul, e le donne “Mary”.. qui si chiamano tutti Tony.
    In JFK il personaggio di David Ferrie (“a fairie named David”)è interpretato da Joe Pesci: con tutti i personaggi storici da coinvolgere/citare su Kennedy e la baia dei porci, proprio lui.
    E Dio solo sa quanti me ne sono persi o non mi ricordo ora..

    • Stan Lee Donen

      Cachi & Vandal: già, citazioni e auto-citazioni a pioggia: per me, regina su tutte, la scelta delle armi sul letto, “Taxi Driver”.

  16. Ecco, mi avete tolto le parole di bocca.
    E se la famosa polemica di Scorsese sui film Marvel non fosse stata altro che una roba montata ad arte in vista dell’uscita di questo film?
    Che non toglie nulla, eh.
    Anche se io il mio The Irishman ce lo avevo gia’.
    Si chiama Quei Bravi Ragazzi.

  17. Cecilia

    Ho trovato De Niro fuori parte (si può dire o è vilipendio?), gli occhi azzurri poi me lo facevano associare in maniera disturbante a John Wayne.
    Avrei visto Di Caprio nella parte del giovane Irlandese, magari invecchiandolo nel finale.
    Strepitosi tutti i comprimari (Joe Pesci su tutti)

  18. Bradlice Cooper

    Complimenti per il bellissimo pezzo. Xena, adoro il tuo modo di scrivere così prolisso (in senso buono), crei degli articoli più lunghi della media che non fanno che aumentare il piacere della lettura. Davvero brava.

  19. D.

    Onestamente non capisco tutte le lamentele sulla scena del fornaio. DeNiro interpreta un reduce di guerra con l’artrite. È goffo? Certo! Ma i mafiosi, quelli veri, se li vedete nei filmati di repertorio sono appunto goffi e sovrappeso. È gente che ti spara e se ti deve prendere a botte, arrivano in 4. Non sono gli atletici indonesiani di The Raid, sono il muratore ubriacone che vedi al baretto sotto casa.

  20. @Baggio ma il punto di vista di Peggy ce lo abbiamo, fin da quando è bambina: lei ha capito cosa fa il padre (ed i suoi amici) e non vuole averci a che fare.
    I bambini non hanno bisogno di dire a parole quello che sentono, ma basta vedere la scena con lei e Joe Pesci per capire tutto di Peggy

  21. Se posso dire la mia: grandissimo film, le oltre 3 ore mi sono scivolate addosso senza quasi momenti di stanca, un film che è l’anti-goodfellas in virtù degli ultimi 40 minuti.
    L’unica mia perplessità è proprio De Niro che per tutto il film sembra (probabilmente in modo voluto) piuttosto che un semplice impiegato (che immagino dovesse essere il risultato finale), qualcuno colto da deficit mentale che fa fatica a esprimere non solo a parole ma anche a gesti, le sue emozioni.
    È cinema? Non lo è? Chissene, io dico che è la chiusa perfetta della sua quadrilogia sulla mafia

  22. Raimondo Vinello

    Per una volta Joe Pesci non muore male.
    Poche seghe è un capolavoro

  23. Videosbronz

    Ottimo film, l’ho praticamente rivisto due volte di fila senza perdere un briciolo di fotta.
    Da vecchio voglio essere come Joe Pesci.

    L’unica cosa che mi ha rovinato la visione (non troppo) è però il ringiovanimento degli attori.
    Anche io mi sono chiesto come sia possibile che in una produzione del genere nessuno si sia accorto che su quei corpi goffi e incurvati il de-aging non funziona, non solo perchè sembrano comunque dei vecchi truccati da giovani (a sto punto bastava il make up) ma anche perchè gli attori non assomigliano a loro stessi da giovani (in particolare Deniro, complice sicuramente l’occhio chiaro, comunque il suo viso nei ’90 aveva proprio una forma diversa).
    Anche qui, avrebbe avuto più senso un altro attore, almeno per Bob (ma che spettacolo sarebbe stato se Sheeran da giovane l’avesse interpretato Dicaprio?)

    Lodevole l’interpretazione di Xena, ma secondo me un po’ tirata per la camicia

    • Se Sheeran da giovane l’avesse interpretato Dicaprio il film sarebbe stato una merda. Meno male che non è successo.
      Lo dico con mafioso rispetto (per Videosbronz – mai così sbronz – non per Dicaprio).

    • “Mafioso rispetto” è una licenza a tema.

    • Videosbronz

      Addirittura una merda dici, invece secondo me sarebbe stato più credibile di un’ottantenne che recita la parte di un 40enne.
      Ok che Deniro è (era) Deniro ma non è che sia insostituibile.

      Poi se non ti piace Dicaprio pensa ad un altro attore secondo te più adatto, e vedi che mi darai ragione.

      Mi viene in mente Bruce Willis in Looper: da giovane è interpretato da Gordon-Levitt, che fisicamente non c’azzecca un cazzo, ma com’è come non è risulta comunque credibile, perchè comunque la faccia, come il corpo, cambia molto a seconda dell’età che hai (mi sembrano anche considerazioni piuttosto elementari, come cazzo hanno fatto a non tenerne conto).

      Omertose cordialità

  24. LazyRobi

    Esco dalla mia caverna solo per dire di essere d’accordo in tutto quello che scrive Xena.
    Tanto ho odiato “C’era una volta in… America” tanto ho amato “The Irishman” (anche se amato può essere esagerato come termine).
    Quando vidi “Quei bravi ragazzi” la prima volta ero un adolescente esaltato e ci stavo da dio in tutto quel minestrone di violenza, spettacolarizzazione e personaggi discutibili. Oggi che sono vicino ai 40 vedo questo film e ne capisco la potenza ma soprattutto capisco dove ti vuole portare.
    Leggo on-line delle polemiche di chi lo definisce “noioso”, e ci sta tutto eh, questo perché NON È un film per tutti, e capisco anche quello. Non è un film equilibrato come quelli della Marvel (ed io adoro anche quelli), tanto per tornare sul discorso della “polemica” troppo alimentata dai social.
    Vorrei concludere con una mia polemica contro ”ceraunavoltainamerica” ma… l’ho cancellata da questo post… inutile tornare su quel filmaccio…

  25. Bella Tarr

    A Marvel filmek nem mozik

  26. Topo Scatenato

    Dunque,parto col dire che Xena ha fatto una bellissima recensione con cui sono assolutamente d’accordo.
    Io ho visto il film alla Festa del Cinema a Roma in inglese sottotitolato.Doppiato devo ancora vederlo.
    Qua siamo dalle parti del grandissimo cinema.Non il capolavoro di Scorsese (che per me resta Goodfellas insieme a Silence) ma un grandissimo film.
    Una goduria per gli occhi vedere questi grandissimi attori per di piu’ in un unico film e ci aggiungiamo anche Keitel e la Paquin.
    De Niro emerge soprattutto negli ultimi 40 minuti del meraviglioso finale dove si ricorda improvvisamente di essere stato un grande attore : la telefonata e la scena nella casa in ristrutturazione con Hoffa / Pacino sono prove da grande attore.
    Pesci e’ gigante con il suo lavoro tutto in sottrazione dove ha per le mani un personaggio finalmente promosso a boss e non piu’ sgherro pazzo : e se lo gioca al meglio questo “nuovo” ruolo.
    Pacino e’ Pacino.Lui resta sempre su una soglia altissima di recitazione.
    Keitel si vede troppo poco ed e’ un peccato.
    La Paquin praticamente e’ muta cosi’ come la sua controparte bambina ma come detto gia’ da qualcuno giustamente recita col corpo e la mimica.
    Il famigerato de-ageing e’ un operzzione non troppo riuscita : correttissima l’osservazione che non funziona un viso (gommoso) ringiovanito su un corpo che resta quello di un vecchio.
    Al cinema si super l’effetto strano e dopo un po’ ci si abitua ma non lo definirei un’ esperimento riuscito.
    Ce la fara’ a beccarsi qualche candidatura agli Oscar ?A proposito : De Niro da quanto tempo non viene candidato ? A memoria non ricordo la sua ultima nomination.
    Anche se il miglior protagonista e’ ampiamente prenotato da Phoenix confido in una statuetta per Pesci come non protagonista.

    Esigo e pretendo un’uscita in bluray e dvd perché un film simile che insegna cinema non puo’ restare confinato su una piattaforma digitale.

    • Killing Joke

      Altro spunto (per un film come questo ce ne sono talmente tanti che è impossibile contenerli in pochi messaggi): la differenza con Quei Bravi Ragazzi sta anche nella diversa generazione dei protagonisti.
      E infatti sapete chi è l’unico personaggio del film che secondo me starebbe bene in Goodfellas? Crazy Joe. Proprio perché appartiene a una generazione diversa di mafiosi

    • Topo Scatenato

      Probabilmente si.Ecco qua forse mi mancano un po’ quei meravigliosi personaggi/ comprimari tipici dei mafia movies di Scosese.Non che qua non ce ne siano ma la sono caratterizzati meglio.Mi viene in mente quello in Casino’ che anche se avvisato di non dare nell’occhio si compra la decappottabile rosa e nella sequenza dopo è un surgelato nel camion con i quarti di bue.
      Strepitoso.

    • Killing Joke

      Infatti, ma la generazione di Goodfellas è quella dei malavitosi sboroni. Tipo Crazy Joe nella scena del club.
      Quelli di The Irishman sono come Pesci/Bufalino, gente che parlava ancora il siciliano e intingeva il pane nel vino

    • Topo Scatenato

      forse di contro da Goodfellas si potrebbe trasferire in The Irishman il personaggio di Paul Sorvino.

    • bagigi

      purtroppo lui e David O. Russell a un certo punto si volevano molto bene fu candidato pochi anni fa. a un certo punto Bob aveva preso una china un po’ del cavolo.

    • Killing Joke

      In generale quella di Goodfellas è la generazione che faceva affari con lo spaccio, in The Irishman il narcotraffico non viene nemmeno mai citato, si parla di robe tipo il racket delle lavanderie. Proprio due mondi diversi e quindi tipi umani diversi

    • Topo Scatenato

      Per cosa fu candidato di O’Russell ? Lo ricordo in Il Lato Positivo ma non mi sembra fosse stato candidato.O si ?

    • Topo Scatenato

      @killing joe si è vero sono proprio due mondi diversi di malavita.Hai ragione.

    • C’è anche da dire che Henry Hill era un mafioso facente parte dei lucchesi di cui Paulie Cicero era un caporione e si occupava di affari piuttosto modesti.
      Frank Sheran era il sicario personale di Russell Bufalino, che era il referente diretto della Commissione, i più alti vertici di cosa nostra americana, chiaro siano due mondi diversissimi.
      È un po’ come se fosse stato Bufalino il mandante dell’assassinio di Tommy DeVito :D

  27. Raimondo Vinello

    Mi sparai The Kingdom , boh forse era i primi del 900 non so’ , per oltre sei ore filate al cinema Farnese di Roma .Usci da quella impresa coi calli al culo , le poltrone non erano come ora ma di legno ignorante , ma soddisfattissimo .
    Ora ho sto sderenato, ma lo rifarei per questo film , con le stesse poltrone , l’unico problema è che probabilmente mi ritroverei il culo con le stimmate.

  28. Cris

    Io ho trovato meravigliosa anche la colonna sonora!! E la musica del Padrino quando mangiano il pane “bbono”

  29. totocascio

    Il de-aging è in effetti un po’ faticoso per lo spettatore, così sembra che Frank Sheeran sia diventato mafioso a 50-60 anni, a 70 sia diventato un pezzo grosso del sindacato, a 80 sia andato in pensione. Qualcosa non torna. Ma anche in C’era una volta in America i camuffamenti dell’età erano ridicoli (ma lì i giovani cercavano di sembrare vecchi), e nonostante tutto nessuno lo ricorda per quello. Ci sono tante cose indimenticabili nel film, fondamentalmente ogni volta che c’è Joe Pesci, e quando De Niro va a comprarsi la bara (“questa storia della sepoltura mi pare un’ po’ definitiva”)

  30. Klimt Eastwood

    Ottimo pezzo, anche se speravo in un coinvolgimento di più mani stile recensione di hateful height, ma solo perché mi sa tanto di canto del cigno, più nelle intenzioni che nella realtà, di un gigante. Comunque mi sono goduto tantissimo l’articolo.

    Approfitto per perorare la causa di uno speciale sul buon Martin, su modello delle basi, in cui includere Silence magari.

    PS una delle cose più insignificanti, e stranianti per me è stata che sia de Niro che Pacino, in scene in cui sarebbero relativamente giovani, fanno il gesto tipico delle persone di una certa età di chiudere le dita della mano verso l’interno come se si aggrappassero all’orlo della manica.

  31. avdf

    ma è qui in quanto?
    eccezione meritevole?
    nuova categoria “calci soft de-agizzati”?
    horror con vecchie mummie? :D

  32. Killing Joke

    Comunque da certi pareri che sento/leggo in giro (non tanti, per fortuna) si capisce che la moda delle serie TV ha rovinato della gente che non sa più vedere i film

    • A mio parere chi non sa vedere i film, non sapeva farlo neanche prima dell’avvento delle serie tv.
      Piuttosto direi che le nuove generazioni non hanno mai imparato: cazzi loro.
      Confido esistano le eccezioni, magari una minoranza, nate col cinema nel dna.

  33. Carlito Brigante detto Charlie

    Quando stai seduto in una sala con lo schermo disallineato di 5 gradi per 3 ore e mezza guardando un film in o.v. (per fortuna aggiungo, in italiano il doppiaggio gli farà sicuramente perdere il 50% del suo senso intrinseco, ne sono certo) e non ti accorgi che stai seduto da ore ma hai il desiderio che ciò che stai guardando non finisca, per me questa condizione è un ritorno all’essenza stessa del cinema. Ed un film che ti fa tornare alle motivazioni più sanguigne, emotive, istintive e radicate perché cui i film li ami e li guardi è un film, appunto, essenziale. In tutti i sensi. Per me The Irishman è un opera essenziale. Grazie Martin, grazie di avermi regalato tutti insieme gli attori che hanno il posto più importante nel mio cuore insieme a Sly e Schwarzy. E aggiungo grazie Netflix di averci creduto.

  34. MaRio

    Regista monocorde mafia sempre mafia ridatemi kubrick e fellini

    • Il Gioco di Gerald Gee Money

      Mica vero, Fuori Orario? E ti butto lì pure Bringing Out The Dead che per visionarietà rimane un must della sua filmografia….

    • michele

      fuori orario, toro scatenato, alice non abita più qui, l’ultima tentazione di Cristo, re per una notte, hugo cabret, the wolf of wall street, l’età dell’innocenza, taxi driver, silence, il colore dei soldi, il promontorio della paura… devo continuare elencando i film di “mafia”?

    • ste

      ma questo è un coglione! (cit)

    • Topo Scatenato

      @michele mi duole dire che hai dimenticato nei film di “mafia” di Scorsese : Kundun , The Aviator e Shutter Island

      Eh… :)

  35. Hans Cooper

    Boh, devo vuotare il sacco, non l’ho trovato il film sconvolgente di cui tutti parlano. Manca completamente di ritmo e non c’è traccia di tensione nemmeno quando dovrebbe essercene: tipo quando SPOILER è ormai chiaro che Hoffa verrà eliminato, nemmeno quando viene detto a chiara voce che a farlo fuori dovrà essere Frank, nemmeno quando Frank alza quella famosa cornetta. Tutti questi passaggi, che in teoria sarebbero tutte scene madri, li ho trovati insipidi e asettici. Ho inoltre fatto una fatica boia a identificare le linee temporali per via di quello svecchiamento digitale da mentecatti: posto che incollare gli occhi azzurri a De Niro è una imbarazzante presa per il culo (è De Niro dai. Lo sappiamo tutti che faccia ha) dover digerire l’interpretazione del corpo di attori vecchi, che recitano come attori vecchi, con sopra facce slavate al computer, è peggio di un anatema.
    Ma al netto di tutto credo sia il registro narrativo scelto a costituire il cuore del problema. Come si può narrare una storia tanto grande con un approccio tanto minimale? E a che scopo tenere un approccio del genere se poi non riesci a rendere giustizia al lato umano del protagonista, vero grande assente in questo film tutto di facce famose?
    Mi spiace molto ma non riesco a vederci nulla più sì un discreto esercizio di stile, di sicuro non il capolavoro di cui tutti parlano.

    • annadeimiracoli

      Concordo. Tutto troppo lineare, sottotono, poco “drammatico” e faticosamente lungo. Da fruitrice del film in modalità TV /divano/plaid, appoggio l’eresia: la divisione in 2 /3 parti (tipo padrino, non chiamamole puntate che così è più elegante) ne aiuterebbe la visione.

    • Hans Cooper

      Io l’ho visto in due parti, suddivisione a mio arbitrio. Un film lungo lo posso capire (sono un fan de Il cacciatore), un film allungato per dare l’impressione di contenere tante cose, no.

  36. Killing Joke

    Rivisto, e per un film così stratificato un’altra visione è quasi d’obbligo.
    Ci sono elementi che risaltano di più.
    Esempio: fondamentale nell’economia del film è la scena di Frank soldato, in cui impara ad uccidere in guerra, e la riflessione sulle vittime che si scavano la fossa da sole.
    Beh, diciamo che Hoffa/Pacino in questo film un po’ la fossa se la scava pure lui, ci sono almeno 2 o 3 scene in cui Frank e Russ gli danno degli avvertimenti finali che lui respinge

  37. Sidney

    Maledetto j-ax

  38. mat-man

    Una domanda sulla questione de-aging per chi (beati voi) è andato al cinema: ci sono momenti, sequenze, frame in cui la cgi sui volti pare un filtro-instagram o la situazione è più accettabile (ad esempio io ho notato momenti in cui gli occhi di De Niro-Sheeran si coloravano di un azzurro intensissimo)?

    • Killing Joke

      Boh, non ti so dire, io leggo in giro di ‘sti occhi azzurri di De Niro e a questo punto credo di essere stato uno dei pochi a fregarsene/non ci farci caso, sarà che ero immerso nella storia

  39. ste

    ieri ho visto quello di Polansky su Dreyfus e boh il condannato innocente e Hoffa li vedo come l’angelo e il diavolo ma sempre fedeli alla linea come si suol dire…solo che qua ci sono Rob Al e Martin a dirigere (perché dai han fatto tutto loro senza copioni e menate varie…) di lá un po’ di mangiarane senza cuore e Pattinson truccato…la.differenza tra un gran film di 3 ore e mezza e uno che non è niente di che e dura la.metá…inverti regista e un paio di attori e avresti un candidato all’Oscar…grazie Martin per dire quel che pensi sui pigiami e per fare cinema come vuoi dove puoi…io ti appoggio senza pagare Netflix e guardando in streaming comunque

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