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Mamma, ho preso il morbo della morte: la recensione di Becky

Ogni anno, a Valverde, nei terreni intorno alla Cobretti Mansion, si tiene la tradizionale battuta di caccia al dilofosauro. Quest’anno si pensava di saltare, per ovvie ragioni. Ma poi invece Nanni il Munifico ha deciso di tenerla ugualmente, con le debite misure di sicurezza (distanziamento sociale in punta di machete, mascherine FFP3 gentilmente fornite dal ministro della salute Esperanza, guanti forniti dalle Stark Industries), in quanto evento culturale ritenuto della massima importanza per il Paese.

Gli eventi a Valverde, in tutta sicurezza.

Non so se lo sapete, ma è proprio durante questa battuta di caccia che Nannibal il Cobretti I ci assegna i pezzi per le settimane estive, quelle in cui esce poca roba (e ancora meno quest’anno, sempre per quelle ovvie ragioni di cui sopra). Funziona così: più dilofosauri ammazzi (col machete, corpo a corpo, mica siamo dei codardi coi fucili), migliore è il film che ti viene assegnato. Io tradizionalmente sono il più scarso di tutti. Ci provo anche, ma quando poi mi trovo di fronte quei teneri dilofosauri… e quando poi aprono le loro membranine… mi si stringe il cuore. Che ci posso fare. E così perdo sempre.

È successo anche quest’anno, e allora Nanni mi ha preso da parte, mi ha messo una mano sulla spalla mi ha dato una gomitata di simpatia (nel costato) e mi ha detto: “George, tu farai il nuovo film dei registi di Bushwick”. Ora, in queste occasioni, al cospetto del Capo, noi redattori siamo obbligati a non tradire alcuna emozione. Dobbiamo accettare con sguardo fermo e al massimo un cenno del capo. Ma, quando ho udito Nanni pronunciare quella parola, lo ammetto: il mio contegno è venuto meno per un millesimo di secondo.

BUUUSHWIIIICK!!!

Perché dannazione se Bushwick non è una delle delusioni più nette degli ultimi anni, per quanto mi riguarda. Uno di quei film che sulla carta è perfetto, poi lo vedi e non capisci davvero cosa possa essere andato storto. Voglio dire, Bushwick è un film su una guerriglia urbana a Brooklyn, l’incipit di una nuova Guerra Civile americana, con Dave Bautista in un ruolo drammatico ed action allo stesso tempo, e tutto girato in piani sequenza. Detta così avrebbe dovuto essere una bomba ‘sto film. E invece vale meno della somma delle sue parti. È frustrante o no?

Perciò l’idea di sorbirmi un’altra roba del genere – sulla carta bomba, realizzazione noiosa – non mi faceva impazzire. Per fortuna che stavolta i simpatici Jonathan Milott e Cary Murnion mi hanno piacevolmente sorpreso. Forse perché si lasciano alle spalle i vezzi autoriali un po’ fini a se stessi, forse perché la sceneggiatura è scritta da altra gente, ma forse anche perché la trama, a leggerla, non è esaltante come quella di Bushwick e dunque partiamo da aspettative decisamente più bassine.

“McCallister”, olio su tela, 2020.

La trama: in pratica c’è Jeff di Community (Joel McHale, che si chiama Jeff anche qua. Dai, è sicuramente lo stesso personaggio anni dopo) che ha perso la moglie da un annetto e c’ha sua figlia adolescente Becky (si chiama come il titolo, da qui si intuisce che sarà la protagonista) che è rabbiosa & incazzata da allora. Per tentare di recuperare il rapporto la porta alla loro casetta in riva a un lago per farle una sorpresa: si era detto che avrebbero venduto la casa, e invece la terranno! Gaudio! Giubilo! Peccato che Jeff, da enorme testa di cazzo con un titolo di studio discutibile ottenuto dopo anni di battaglie di paintball, abbia avuto la geniale idea di condividere con Becky questa eccitante info prima di sottoporla a un weekend in compagnia della sua nuova fidanzata e del figlio di lei. Come se non bastasse, Jeff sembra intenzionato a spuntare ogni singola voce del Manuale per Non Recuperare il Rapporto con una Figlia Traumatizzata, e le annuncia pure che lui e la morosa hanno intenzione di sposarsi.

Insomma, tutto lascia presagire un gradevole weekend in famiglia al cui confronto Deliverance è una gita di piacere. Peccato che le cose prendano LETTERALMENTE questa piega quando un gruppo di evasi, guidati da un neo-nazi con svastica tatuata sulla crapa (interpretato da un serissimo e intensissimo Kevin James, vera sorpresa del film), praticano l’home invasion a Jeff e famiglia, con l’intento di trovare una misteriosa “chiave” che sarebbe nascosta da qualche parte nella proprietà (per ragioni che non vengono mai spiegate). Siccome che Becky all’inizio era da un’altra parte e Kevin James e soci non sanno della sua esistenza, la bambinella entra in modalità Sharni Vinson in You’re Next e da potenziale vittima si trasforma in insospettabile carnefice. Quel tipo di carnefice che, quando fa fuori uno dei cattivi in mezzo a litrate di sangue, c’ha la fazza di chi se la sta godendo un cifro.

“Tesoro, ho una buona notizia e una cattiva.”

Ecco, questa è una delle cose più apprezzabili del film. La si deve alla bravura di Lulu Wilson, che mi sono accorto solo ora essere la figlia di Will Riker e Deanna Troi in Picard. Lulu è anche una frequentatrice assidua di horror, avendo recitato per Mike Flanagan in Ouija: L’origine del male e Hill House. In Picard era puccettosissima, ma evidentemente ha già un range abbastanza vario da permetterle di interpretare un ruolo come quello di Becky. Lulu Wilson si carica sulle spalle il film e ci conduce fino alla fine a botte di carisma. Milott y Murnion la lasciano lavorare e imbastiscono tutto il film sul lento disvelamento del suo lato più sinistro. Intendo dire che Becky parte come l’incrocio tra Commando e Mamma, ho perso l’aereo che non pensavi di volere e, a poco a poco, si trasforma davanti ai tuoi occhi in uno slasher in cui Jason è però il “buono”, ed è una ragazzina bionda tutta carina e ribelle. E il bello è che Becky (il film) non ha nemmeno paura di chiedersi se Becky (la protagonista) sia davvero “il buono”, o se piuttosto sia realmente impazzita – per colpa del lutto, degli eventi e di un genitore stronzo – fino a diventare una psicopatica e una futura serial killer. E questo dettaglio mette abbastanza a disagio.

Ma non impedisce comunque di godersi un bel thrillerone secco e deciso, che non perde tempo e va subito al dunque. In 93 minuti, Becky contiene una quantità di morti esemplari, tra cui una che andrà dritta nella lista delle migliori morti ai Sylvester 2021. Milott e Murnion non lesinano nemmeno in effetti gore e questo fa molto piacere. Anche se potremmo stare a disquisire su quanto questo sia in contrasto con Il Tema, una roba che i registi si tirano dietro da Bushwick. Come quel film, anche Becky parla della società americana, di come sia fondata sulla violenza e di come questa violenza chiami altra violenza in un ciclo continuo in cui si perdono di vista le ragioni iniziali. In Becky, il MacGuffin che fa partire tutto, questa chiave che dovrebbe cambiare la vita a Kevin James e alla sua family di simpaticoni, non è mai davvero spiegato. È la valigetta di Pulp Fiction, via che là era un puro vezzo post-moderno, qua invece c’è una ragione per cui viene lasciata così fumosa: non conta cosa scateni questo circolo vizioso di sangue, perché la violenza non è mai giustificabile. Il tutto raccontato in un film in cui la gente viene triturata da motori di barche e falciata da tagliaerba. Giusto così.

“Pronto Adam? Sono Kevin. Vaffanculo.”

A questo Becky aggiunge un discorso sulle relazioni etniche in America. La nuova fidanzata di Jeff è nera, il cattivone un neo-nazi che, a un certo punto, si mette a blaterare di purezza eccetera. Non è sottilissimo, ma fa il paio con quanto detto sopra per disegnare un quadro non proprio idilliaco di un Paese nel cui mito siamo cresciuti, senza renderci conto dei cazzi che si porta dietro da secoli. In fondo anche questo è un tema che i registi hanno recuperato da Bushwick, che parlava di una nuova secessione del sud degli Stati Uniti. Là, però, la questione era più sottintesa, qui è sparata in maniera un po’ goffa e, alla fine, marginale. Una scusa per dire a chiare lettere per chi tu, spettatore, debba parteggiare: non i nazisti dell’Illinois ma la bambina bionda con il gusto per il sangue.

Prima di chiudere non posso non citare Kevin James, che dà una prova davvero importante e cerca di lasciarsi alle spalle quei film del cazzo che ha fatto finora. Se posso, ma questo più per gusti personali, quando ho letto che il ruolo del neo-nazi Dominick era stato inizialmente assegnato a Simon Pegg, mi sono ritrovato a pensare che cazzo di bomba ne sarebbe uscita. Pegg, purtroppo, ha dovuto mollare il film e Kevin James, inizialmente scritturato nella parte di Joel McHale, è prontamente zompato a sostituirlo. E ha fatto bene. Adesso speriamo solo che sfanculi Adam Sandler.

Video On Demand quote:

“L’incrocio tra Commando e Mamma, ho perso l’aereo che non pensavi di volere”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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19 Commenti

  1. GGJJ

    Adam Sandler in diamanti grezzi è stato uno stracazzo di attorone

    • Rocco Alano

      Adam Sandler è, potenzialmente, un bravo attore drammatico, ma dovrà darne altre prove.
      Come comico non mi ha mai fatto ridere- poi è soggettivo, ovviamente.

    • Pure in Ubriaco d’Amore e Reign Over Me secondo me.

    • Mai stato un fan, perdonatemi. D’accordissimo su Diamanti grezzi.

    • Samuel paidinfuller

      Adam sandler pre diamanti grezzi è l’equivalente di pieraccioni, e questo è il best case scenario

    • Gigos

      Non dimentichiamoci di Funny People di Judd Apatow. Il film è riuscito a metà(*) ma Adam è molto credibile in un ruolo semiautobiografico in bilico tra dramma e commedia.

      (*) Specialmente per l’ossessione di Apatow di mettere sempre in mezzo sua moglie e le sue figlie; simpatiche eh, fosse stato un cameo sarebbe stato perfetto, invece le sue donne si accaparrano tipo un’ora di minutaggio quasi del tutto ingiustificato.

  2. Redferne

    A dirla tutta James mi aveva gia’ sorpreso positivamente in HERE COMES THE BOOM.
    Ok. COLPI DA MAESTRO, anche se il titolo e’ un po’ idiota.
    Parte come presa in giro di WARRIOR, ma dimostra di averne ben compreso l’essenza. E si chiude con un finale epico degno di Rocky.

  3. Infatti la vera sorpresa è Kevin James. Ma anche Lulu Wilson fa il film, anzi soprattutto. I comprimari, invece… Ma al di là di questo, film che spacca soprattutto per le morti truculente e per il ritmo mai calante.

  4. Gigos

    Per un attimo nella caption sotto la fazza insanguinata ho letto “odio su tela”.
    Sarebbe stato bello.

  5. Federico Fellone

    Bella rece
    Volevo aggiungere che sempre per la questione politico-sociale-razziale americana anche il nome Becky ha per loro un significato preciso https://en.m.wikipedia.org/wiki/Becky_(slang)

  6. Brusco

    Spero faccIno i sub ita

  7. Samuel paidinfuller

    Adam sandler pre diamanti grezzi è l’equivalente di pieraccioni, e questo è il best case scenario

  8. Sadurai

    a ben pensarci prendiamo tutti il morbo della morte: alla nascita.

  9. Jacky

    Io invece in questo film ci ho trovato il solito, stucchevole, cocktail di luoghi comuni politicamente corretti (e ormai virati sul perenne femminismo misandrico) del cinema americano. La solita protagonista donna onnipotente col perenne grugno spocchioso e a cui tutto è permesso (per di più qui si tratta di una mocciosella); la solita figura maschile di padre distratto, cretino e incapace; I soliti nazi che all’inizio sembra che debbano sbranare tutti e che invece vengono puntualmente tolti da mezzo nelle maniere più mortificanti… e mi fermo qui perchè questo ripetersi ossessivo di clichè strombazzati come trame innovative mi ha sfiancato… Farò i complimenti e mi inchinerò davvero al primo regista e produttore che faranno un film dove una protagonista emancipata e saputella verrà presa a cazzotti nei denti da un uomo dallo scroto saturo (e se è neonazi è pure più realistico); e che magari la lasci a terra coprendola con le due metà del suo cagnetto stridulo che avrà opportunamente squartato (il tutto ben mostrato allo spettatore). Ecco, forse allora potremo cominciare a parlare di anticonformismo cinematografico, ma per ora tutti si pigiano nei binari dell’animalismo/femminismo aprioristico e le storie sembrano davvero tutte uguali… Non so davvero come facciate ad entusiasmarvi per queste situazioni trite e ritrite.

    • Amici, ho cancellato un paio di commenti da qua. Una volta lasciavo tutto e invitavo semplicemente a calmarvi, che comunque la pessima figura è tutta di chi certe cose le scrive e lasciarle in mostra era punizione sufficiente, ma dopo dieci anni la pazienza si accorcia. Rinnovo comunque l’invito a stare calmi. E in ogni caso mi limito a cancellare, non banno nessuno, se avete problemi scrivetemi in privato. Grazie.

    • Zavits

      Comunque Jacky fa rima con Becky…

  10. Darren Aaroneckart

    Mi sono fidato di voi e ho sprecato 90 minuti di vita. Purtroppo do ragione a Zecky, escluso il faccino coccolo della protagonista questo film non ha nulla da dire.
    E con Pegg nel ruolo di nazi sarebbe stata la stessa minchiata solo con Pegg nel ruolo di nazi.
    Dopo la cantonata di Gangs of London, anche lì la sagra della mediocrità salvata solo dalle scene action, vi prenderò un po’ più con le pinze.
    Però carine le analisi dei James Bond, anche se è ora di basta.

  11. Jacky

    ed eccolo lì, un altro che introduce con il solito “comunque” un’altra osservazione personale squallida e affatto inutile; e meno male che l’amm aveva detto di calmarsi… C’è anche qualcuno che vuole intervenire a proposito del film?

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