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The Fonze Trank is Back: la recensione di Capone

L’anno scorso, nella mia chat di lavoro, c’eravamo autoprodotti un meme. Non penso necessiti di grosse spiegazioni, è abbastanza chiaro. Ve lo faccio vedere.

Riunione importantissima sulle nuove chiavette per la macchina del caffè? È arrivata una circolare sul fatto che qualcuno, non si sa chi, ha lasciato lo studio in uno stato pietoso? C’è da organizzare la raccolta soldi per il regalo di Sotterfugio che compie mille mila anni? Bum, avevamo il nostro meme personalizzato. L’avete riconosciuto lui? Il king in questione è il nostro amico Josh Trank. Quante soddisfazioni ci hai dato, Josh? Dall’esordio col botto, il found footage supereroistico Chronicle, al nervous breakdown sul set del suo Don Chisciotte, il famigerato Fantastic Four. Sulla lavorazione di quel film, su quello che è successo sul e fuori dal set, andrebbe scritto un intero libro. Se vi siete persi tutto, se all’epoca eravate distratti, vi faccio un piccolo riassuntino. Josh gira un piccolo film sui supereroi, spende poco e incassa molto. La Fox gli affida il rilancio de I Fantastici Quattro dopo la tragedia della doppietta di Tim Story. Josh, ancora inesperto, innocente volenteroso nella tana del leone, parte con tutte le più buone intenzioni ma viene inesorabilmente schiacciato dal peso della megaproduzione, litiga con CHIUNQUE e fa uscire un film che viene massacrato da tutto il mondo. Lo schianto del film contro il muro de LO SBAGLIO è talmente assordante da mettere a rischio l’intera carriera di Josh. Il quale, in tutta questa storiaccia, passa per quello che sul set, piuttosto che parlare con qualcuno, si chiude in una tenda e non mostra a nessuno i giornalieri. Passa per quello che ad ogni riunione arriva #tudofado. Passa per quello che lascia l’appartamento che la produzione gli ha affittato totalmente devastato. Passa per uno a cui non gliene fotte sega, zio.

Và che si rivede!

E quando ormai ci stavamo definitivamente dimenticando di Josh, ecco spuntare il suo nuovo film, Capone. Iniziamo col piede giusto: il film, che inizialmente doveva andare in sala, viene distribuito in streaming on demand. Certo, il Covid e tutto quello che vuoi, eh? Però…. Comunque, non ci facciamo prendere dallo sconforto e parliamo del film. Capone racconta l’ultimo anno di vita del più famoso gangster di sempre. Una volta scontata una pena di circa 10 anni, Al – detto Fonse – viene rilasciato e si trasferisce a vivere con la sua famiglia in una mega villa in Florida. Il motivo è che ormai non ce la fa più: malato di sifilide dall’età di 15 anni, non s’è mai curato. La cosa è andata peggiorando e soprattutto ha intaccato il suo sistema nervoso (neurosifilide). Risultato: Al Capone, a 48 anni, ne dimostra 120. Non riesce praticamente più a parlare, cammina a malapena, non è mai lucido, non trattiene vescica e sfintere. Insomma, l’uomo che tremare il mondo faceva, oggi si fa la pupù addosso e deve andare in giro col pannolone, rantola parole sconnesse con in bocca al posto del solito sigaro una ben più salutare carota. Insomma, una barzelletta ambulante.

… prot …pffffff …

Capone vuole essere l’Ozymandias di Josh Trank. L’idea è quella di raccontare la fine di un mito, la caduta dell’uomo di potere, la fine ingloriosa di quello che un tempo è stato. E la cosa più bella è che nessuno mi toglie dalla testa che Josh sta parlando un po’ di sé. Sì, lo so so, è una lettura un po’ facile della questione ma è anche vero che Josh non è uno che ci va tanto per il sottile, eh? Secondo me la sua idea era proprio quella di raccontare il disfacimento fisico e mentale di una persona che fino a poco tempo prima toccava il cielo con un dito, di un mega king che è stato spodestato con il trucco e con l’inganno (la scusa delle tasse per Al, i FF per Josh) e che oggi è costretto a vivere tra le rovine di quello che un tempo era il suo impero. Josh si sente Al Capone e si immagina come un vecchio scoreggione che puzza, uno schifoso che gira con un secchio per raccogliere il suo vomito e di cui tutti hanno parimenti ribrezzo e timore.

I see what I did here

Capone, e qui sta il motivo per cui pubblichiamo questa recensione, è un incubo, un biopic raccontato come un horror da casa stregata. Il protagonista, col cervello che gli cola dalle orecchie, si aggira per una haunted mansion rincorso dai sensi di colpa, dalla paranoia, dai fantasmi di quelli che sono stati i suoi nemici e amici, incapace ormai di scindere ciò che è vero da quello che la malattia gli fa vedere. Ci sono veramente degli agente dell’FBI che lo spiano? Esiste davvero il suo tesoro segreto da 10 milioni di dollari? Riuscirà a ricordarsi dove (e se) l’ha sepolto? Il suo medico lo vuole fregare? E quel bambino che si aggira per i corridoi di casa con un palloncino? Insomma, il tema – l’incapacità di distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è – non è sicuramente dei più nuovi e anche il trattemento non brilla certo per fantasia, ma si fatica a voler male a un film del genere. Sarà appunto perché mi sembra facile vedere un parallelo tra Al Capone e Josh Trank, ma l’operazione mi sembra degna di almeno un tentativo di salvezza in calcio d’angolo. Anche perché si tratta dell’ennesimo dito medio in faccia agli Studios da parte di uno che “è intelligente ma non si applica”.

“not a single fuck was given during the shooting of the movie”

Tom Hardy, impegnato nella parte del protagonista, si diverte a esagerare le sue capacità grugnesche già mostrate in Mad Max: Fury Road ma qui lo fa truccato da versione zombie deformata di Marlon Brando nei panni di Don Vito Corleone. L’interpretazione è di quelle polarizzanti: c’è chi ci impazzirà e chi la troverà forzatissima. Certo è che a Tom non manca la voglia di mettersi in gioco o di mostrarsi in ruoli che molti altri, dopo una letta veloce alla sceneggiatura, avrebbero cortesemente declinato. Accanto a lui spuntano una lunga serie di ottime facce: Linda Cardellini sempre brava anche se qui molto contenuta, Matt Dillon col pilota automatico a fare l’accento di Brokkolyno e la cartola da uomo maturo che ne ha visto tante, Kyle MacLachlan che non capisce se il film deve far ridere o meno e uno spaesato Neal Brenann (geniale autore comico creatore del Chapelle’s Show e ottimo performer di stand-up comedy) in una piccola particina. La colonna sonora, per gli amici del reps, è di El-P.

DVD-quote:

“Biopic horror haunted house oniric scat paranoic movie”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

 

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19 Commenti

  1. jax

    @casanova aggiungerei alla figura del JOSH che ha il suo profilo letterboxd con cui ogni tanto commenta e discute. Il suo primo film aggiunto è proprio….FF4…tadaan. Si è dato pure due stellette (generoso).

    https://letterboxd.com/joshuatrank/film/fantastic-four/

  2. Past

    Ma poi sto tanto esaltato chronicles era veramente bello? Erano un paio di scene fighe attaccate con lo sputo con finale copiatissimo da akira, questo prima o poi lo si vede, però sinceramente non mi pare sto gran talento da preservare dalle major cattive…

  3. Djenco Unchained

    Chronicle aveva una premessa interessante di setting (Seattle) e formale (found footage, ma per supereroi), però il risultato finale non è che fosse niente di che. Fantastici 4 invece vabè, che gli vuoi dire senza bucare le gomme alla Croce Rossa. Spero per lui che si risollevi professionalmente, ma sono anche io abbastanza “fottesega” rispetto a quello che vorrà girare in futuro.

  4. Redferne

    Aggiungiamo anche, almeno a parer mio, che nel caso di Trank non ha aiutato l’essersi messo in testa, solo per aver realizzato un film che ha ricevuto un ottimo riscontro soprattutto dalla critica (Chronicle), di essere diventato il miglior regista di fantascienza in circolazione. O giù di lì.

  5. samuel paidinfuller

    locandina che sottilmente allude ad Al col cervello che gli vai un pappa.

    tra rece che ne esalta il lato horror e tom protagonista, questo lo devo da recuperà.

    e mi metto in scia a casanova per un’altra lettura di tracce autobiografiche di un regista in suo flim: shymalan e glass, con tutto il suo mettere in dubbio che David Dunn/M.Night di non sia poi così speciale come credeva di essere.

    • VandalSavage

      Forte questo parallelismo con Shyamalan e GLASS, film nichilista come pochi, in cui il regista da’ praticamente alle fiamme una delle sue opere più pregevoli (UNBREAKABLE, la migliore in assoluto, in my not so humble opinion).

  6. Gigos

    1) I FF di Tim Story li ho sempre considerati mediocri ma non tragedia.

    2) Se davvero Josh Trank si stesse paragonando ad Al Capone temo si starebbe sopravvalutando; dovessi dire uno che è crollato dalla vetta direi boh, Michael Cimino.

    • Landis Buzzanca

      … lamento omessa citazione diretta dei cani di Josh Trank, veri protagonisti della vicenda FF (e probabilmente evil masterminds dietro a montaggio e post-produzione, visti i risultati).

      on the funny side: ad una prima lettura avevo capito “particina per Neil Breen” ed ero pronto a perdonare *tutto* al Josh in nome del LOAL.

  7. Maxnataeleale

    Ma sai che mi hai fatto venire la curiosità di vederlo?

  8. BenSG

    Chronicle aveva una discreta idea ed il merito del soggetto (e della sceneggiatura) era di Landis Jr. Solo per dire che potrai essere anche il più bravo regista del mondo (e, evidentemente, Trank non lo è), ma senza una buona sceneggiatura poi ti escono cose terribili tipo FF.

  9. Ridley Scotti

    Film senza infamia e senza lode, ben lontano comunque dalle stroncature che ha ricevuto altrove. Visto in lingua originale merita anche solo per il malcelato bestemmione in italiano che tira Tom Hardy ad un certo punto. Cose che il doppiaggio nasconderà per sempre

  10. Siete riusciti a mettermi curiosità su un film che avevo già scartato a priori perché ancora con Capone e ancora con sti biopic, insomma anche no. Però questo alone quasi “horror” sembra renderlo più appetibile.

  11. Matthew

    Visto. Un modo singolare di raccontare il declino di uomo tanto mefistofelico quanto potente. L’ineluttabilità della vita più grande di chiunque indipendentemente da quanto questi sia stato in vita. Paranoia mostruosa appartenente ugualmente ad un mostro. Molto particolare come film.

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