Budella e oclocrazia: la rece di Halloween Kills

“Mom can we have George Romero?”
“We have George Romero at home”
George Romero at home:

Uff.

Da dove cominciamo?

David Gorgon Gordon Green e compagnia hanno fatto un bel casino con Halloween Kills, un film mediocre che sembra inizialmente voler proseguire sulla scia dell’emulazione degli originali come succedeva in Halloween 2018, ma che poi prende direzioni inaspettate e, pur meritandosi tutti i frizzi e tutti i lazzi che si riservano a un’opera le cui tre scene madre (una all’inizio, una a metà, una alla fine) sono anche quelle con più problemi e casini vari, diventa anche un film del quale è interessante parlare, più di quanto lo fosse il predecessore e forse anche più di quanto lo sia una buona metà dei film della saga.

David Gordon Green presenta: il filtro vaselina.

Parte di questo casino è ovviamente figlio del fatto che Halloween, il franchise per intero dico, è altrettanto un pasticcio ormai da tempo immemore. Dal quarto capitolo almeno, il primo a compiere una piccola operazione di retcon che poi diventerà uno standard per ogni nuovo tentativo di far ripartire la saga da capo. A un certo punto, più o meno all’altezza del primo film di Zombie, Halloween è diventato l’equivalente cinematografico di Jack Torrance che scrive ossessivamente IL MATTINO HA L’ORO IN BOCCA, una saga che vanta relativamente pochi tentativi di imitazione ma una quantità spropositata di tentativi di reboot e riscrittura da zero, tutti falliti, tutti sepolti sotto il tappeto e presto dimenticati.

Un rapido riassunto della situazione prima di parlare di Halloween Kills.

Halloween è Halloween, uno dei migliori film di sempre.

Halloween 2* è il suo sequel e il primo pezzo di canone a venire più o meno regolarmente cancellato (succede anche in Kills, dove la rivelazione finale sul rapporto tra Laurie e Michael viene derubricata a fake news). Halloween 2 è in sostanza il secondo tempo di Halloween e per questo quello che vi succede è sempre stato considerato parte delle fondamenta della storia di Michael Myers.

*scordatevi pure che mi metta a scrivere il titolo corretto completo italiano ogni volta, per questo e i capitoli successivi. Usiamo i numerali.

Dopo Halloween 2 c’è La Pausa.

“No la pausa no mamma”

Halloween 3 è l’ultimo disperato tentativo di Carpenter e Hill di riprendere in mano il timone e dare a Halloween una direzione diversa da “facciamo una sequela di sequel tutti uguali”. È l’ipotetico secondo capitolo di una serie antologica di film dell’orrore dedicati a, o che si svolgono intorno al giorno di, Halloween; nel primo c’era Michael Myers, nel secondo c’è Conal Cochran e i suoi robot.

Halloween 4, 5 e 6 sono dei grandi classici del genere “sequel brutti e inutili”, quando ancora non c’era troppo interesse per la continuity e il canon e ci si limitava a sfornare uno dopo l’altro una serie di film con lo stesso cattivo. In realtà la situazione di 4, 5 e 6 è un filo più complicata: per esempio il 5 è il primo nel quale la possibile natura soprannaturale di Michael Myers, fin lì più che altro desunta dal fatto che sembra impossibile da uccidere o anche solo da danneggiare e vagamente accennata in Halloween 2, viene esplicitata. Ai fini del nostro riassuntone però questi tre film si possono chiudere in un’unica scatola, la cui etichetta dice “fate finta che non esistiamo”.

E infatti seguì il primo tentativo di azzerarli e ripartire da Halloween 2: Halloween H20 è in un certo senso la stessa operazione fatta da David Gordon Green, il “vero terzo capitolo” che riparte dagli eventi del secondo e ignora i quattro film successivi. Andò male, lui e il suo terrificante in senso sbagliato sequel, quello con Busta Rhymes per intenderci.

Metafore.

Dopodiché toccò a Rob Zombie, il quale decise di ripartire addirittura dal primo film e in corso d’opera anche di non capire un cazzo di Michael Myers, della sua figura e del motivo per cui fa così paura. I due film di Zombie sono molto meglio di come ve li ricordate, soprattutto il secondo, sul quale già al tempo il pezzo del Capo diceva le cose giuste. Sono anche peggio di come ve li ricordate, spesso inutilmente crudeli e appesantiti da quelle robe che piacciono al Rob e che non per forza funzionano in un film su Michael Myers e Laurie Strode (v. le sedute psicanalitiche nel primo, o le controverse Sequenze Oniriche® del secondo).

E infine arriviamo a David Gordon Green e Danny McBride e soprattutto ancora John Carpenter, tornato a bordo per questa trilogia che riceve quindi il tanto agognato Sigillo di Originalità e viene eletta Custode del Canone. Tutto quello che succede in Halloween 2018 e in Halloween Kills, che per l’ennesima volta ignorano gli eventi dei film dal 2 in avanti e fanno finta che la storia si sia fermata con il primo capitolo, è la nuova verità ufficiale su Michael Myers, sulla sua natura, sulle sue motivazioni. In Halloween 2018 questo si traduceva in poco più che una cover dell’originale ma con Laurie Strode vecchia e sua nipote Allyson nella parte di Nuova Laurie Strode.

“E io?”

Halloween Kills è l’ennesimo sequel di Halloween che inizia pochi secondi dopo la fine del primo e che piazza Laurie Strode in ospedale per gran parte del tempo, lasciando ad altri personaggi il compito di vedersela con Michael Myers.

E qui finiscono le similitudini con Halloween 2, a dimostrazione del fatto che David Gordon Green ci teneva almeno questa volta a fare qualcosa di più suo; a non replicare la classica formula halloweeniana che prevede un film nel quale Michael Myers gira per Haddonfield ad ammazzare gente prima dello scontro finale. No, DGG questa volta è venuto armato di Messaggio e di Metafora. Questa volta DGG ha le Domande Scomode – ma non ha il porto d’armi per brandirle. Vuole sapere che cosa ne pensiamo della vexata quaestio: “chi è il vero mostro?”. Vuole usare la maschera di William Shatner per parlare dell’America trumpiana – almeno credo, perché lo fa malissimo. Vuole farci ridere quando non dovremmo, e questo ancora devo capire se sia un colpo di genio o un clamoroso scivolone in una pozzanghera di fango. Di sicuro vuole farci sentire la SIGLA!

Ve lo ricordate Halloween 2018? Finiva con Laurie Strode, sua figlia Karen e sua nipote Allyson che chiudevano Michael Myers nella cantina della villa di Laurie e davano fuoco a tutto. Come detto, Halloween Kills riprende da dove ci eravamo lasciati: Jamie Lee Curtis ha la pancia aperta in due e Judy Greer e Andi Matichak la stanno accompagnando in ospedale. Michael, intanto, sta bruciando.

Se non fosse che non è proprio così: prima di riportarci sui rassicuranti territori del classico sequel di Halloween, David Gordon Green ci accompagna brevemente in quelli ben più scivolosi del flashback. L’ideona dietro Halloween Kills, che è curiosamente ripresa e remixata da Halloween 4 cioè tradizionalmente la prima inevitabile vittima della mannaia della retcon, è che per una volta la questione non è personale tra Laurie e Michael, ma coinvolge finalmente l’intera popolazione di Haddonfield, che dopo quarant’anni di terrore decide che ne ha avuto abbastanza e si ribella alla dittatura del mascherone assassino.

“NO GREEN MASK! NO DITTATURA OMICIDA!”

Questo costringe DGG a una serie di acrobazie narrative e di messa in scena mica da ridere. Avete presente tutte le scene di Halloween nelle quali non sappiamo dove sia Michael perché stiamo seguendo altri personaggi? L’intero primo atto di Halloween Kills è sostanzialmente un modo per riempire quei buchi; è una storia che si infila negli angoli ciechi del montaggio per presentarci con nome, cognome e badilate di empatia tutte quelle vittime collaterali (e ovviamente anche la gente che è sopravvissuta) degli omicidi di Michael che finora avevamo visto solo come carta da parati.

Alcune (tipo Tommy Doyle, a cui è capitata pure la sfiga di venire interpretato da Paul Rudd in passato) sono vecchi nomi familiari che ci vengono riproposti in versione 40 anni dopo (nel caso specifico di Doyle con la fazza di Anthony Michael Hall). Altre sono inventati di sana pianta e incastrati brutalmente nel mosaico narrativo dell’originale, grazie alla forza delle cose lasciate sottintese da Carpenter. Si ritrovano ogni anno verso Halloween al pub a bere, brindare alle vittime di Michael e ricordare il passato: tipo gli alcolisti anonimi ma per i brutali omicidi seriali.

Tommy e i regaz del baretto.

Halloween Kills si impegna tantissimo per coinvolgerci in quest’atmosfera molto poco halloweeniana – nel senso che il film di Carpenter era un metaforico scontro tra due entità una che rappresentava il bene e una il male, mentre qui l’idea è che il male rimane singolo e singolare, ma il bene è collettivo, e siccome siamo esseri umani e facciamo costituzionalmente casino è proprio il fatto che questo bene si tramuti in male a diventare il fulcro della questione. DGG si disinteressa clamorosamente di Laurie Strode, relegata fino all’ultimo al ruolo di vecchia pazza sopravvissuta che fa profezie apocalittiche, ma si disinteressa relativamente anche di Allyson e Karen, preferendo concentrarsi sul collettivo e riflettere sui meccanismi di aggregazione e sul modo in cui una comunità riesca o non riesca a superare un trauma.

Ovviamente Michael Myers farà comunque una strage.

Meno ovviamente, ma purtroppo, David Gordon Green non ha alcun controllo su questo minestrone. Halloween Kills è un disastro in termini di ritmo e di continuità narrativa, che spesso non fa neanche il minimo indispensabile per chiarire se stiamo assistendo a una scena presente o passata (che ne so, una luce un po’ più smarmellata o uno di quei trucchetti che si usano di solito nei flashback – Rob Zombie aveva usato i cavalli bianchi per esempio, e non sto dicendo che sia una buona idea ma neanche che sia una cattiva idea). Le scene sono appiccicate con lo scotch e in un paio di raccordi il sospetto che manchino dei pezzi tagliuzzati in postproduzione è fortissimo solo perché non si vuole accettare l’idea che un prodotto professionale sia stato davvero confezionato con questa faciloneria.

“DOVE SONO? DOVE HAI NASCOSTO QUEI RACCORDI?”

A tratti sembra che DGG e, immagino io conoscendo il tipo, Danny McBride non sappiano decidersi esattamente sul taglio da dare al film. Prendiamo gli omicidi. Ecco, parliamo di omicidi. Dei grandi killer mascherati della storia, Michael Myers è il meno fantasioso e anche il meno prolifico (nel primo Halloween ci sono solo cinque morti, se non sbaglio clamorosamente i conti); non è quello delle morti creative o spettacolari, è più che altro un’efficientissima macchina di morte che compare quando meno te lo aspetti, ti pugnala e se ne va. Solo Rob Zombie aveva azzardato un minimo di showmanship in più, legata però più che altro alla stazza disumana del suo Michael Myers. E pure Halloween 2018 si manteneva su toni relativamente sobri.

Halloween Kills in questo senso è uno spettacolo. Michael Myers non uccide più solo per uccidere: per la prima volta sembra che davvero si diverta, e abbia anche un perverso e nerissimo senso dell’umorismo che lo porta a scegliere sempre la soluzione più creativa e imprevedibile per massacrare la sua prossima vittima. Basta guardare la primissima sequenza che lo vede coinvolto, nella quale, e non credo di rovinarvi alcuna sorpresa, non solo sopravvive miracolosamente all’incendio del finale del film precedente, ma massacra tutti e sette i pompieri accorsi sul posto per spegnere le fiamme. O la morte riservata a [redacted], che sembra uscire da un film diretto o prodotto da Eli Roth, e che Rob Zombie non avrebbe mai inscenato perché troppo stupida.

Sto volutamente sorvolando sulla coppia omosessuale inserita pretestuosamente al solo scopo di avere due macchiette da sfottere e far morire male ma fate come se ne avessi parlato.

È bello, no? Nì. C’è questa scelta stranissima fatta da DGG per la quale le morti più assurde, ridicole e imbarazzanti sono riservate ai personaggi sui quali il film ci ha fatto investire di più. Meno spazio una persona ha avuto in scena più è probabile che venga semplicemente accoltellata al petto; se il film vi ha portato a volerle bene aspettatevi che venga colpita da una forma il più umiliante possibile di morbo della morte. È un film che fa il possibile per non farci godere dei suoi omicidi, e per far passare l’idea che Michael Myers non sia una forza della natura inarrestabile e concentrata su un singolo obiettivo, ma un sadico che ricava piacere fisico dal vedere gente che si piscia addosso mentre le estrae gli intestini dalla pancia (non succede davvero questo, è per dare l’idea).

Immagino che tutto questo sia al servizio di quello che poi Halloween Kills vuole dire davvero. E cioè che la gente è buona e brava, ma se le rompi troppo i coglioni diventa peggio di te.

A un certo punto di Halloween Kills la popolazione di Haddonfield, guidata da Tommy Doyle, decide che non ne può più, che l’ordine democratico non vale più, che le regole non esistono esistono solo le eccezioni, e che l’unico modo per risolvere una volta per tutte la questione Michael Myers è affidandosi al vigilantismo e all’oclocrazia. Si armano e scendono per strada in cerca del mascherone. Assaltano l’ospedale dove, in uno dei plot twist più pretestuosi dell’intera storia del cinema, si convincono di aver visto Michael senza maschera; e in una delle scene di casino peggio girate dell’anno inseguono questo poveraccio fuggito anche lui dal manicomio, autoconvincendosi che non possa che essere lo sciur Myers, e lo portano inevitabilmente là dove vorrebbero portare il killer.

“Ma davvero devo farmi tutto il film qui?! Cos’è, gioco nel Milan?”

È impossibile, almeno a un primo sguardo, guardare quella brutta scena in ospedale e non pensare a quella gente con le corna da cervo che qualche tempo fa assaltò i seggi del potere americani; e immagino che l’intenzione di DGG fosse proprio questa, quella cioè di fare una semplice e superficiale equivalenza tra l’evento reale e quello di finzione basata esclusivamente sul fatto che entrambi coinvolgono tante persone incazzate che agiscono come una hive mind votata alla violenza e fuori da ogni controllo.

Quella brutta storia di sciamani nazi, però, era un tentato colpo di Stato, una ribellione all’autorità costituita basata su bugie che collocava senza fatica gli autori del gesto dalla parte dei cattivi, e li separava in qualche modo dalla c.d. “società civile”. Quello che succede in Halloween Kills è tutt’altro. Non c’è un’autorità da abbattere e un nuovo ordine da costituire, ma una minaccia percepita come assoluta e invincibile e contro la quale l’ordine costituito non è mai riuscito a fare nulla; c’è una questione di sfiducia nelle autorità, certo, e quella spinta a prendere la situazione in mano per risolverla a modo proprio. Ma a Washington era centrale, qui è sullo sfondo; Halloween Kills è più interessato a fare quel trito e ritrito discorso nietzschiano per il quale a forza di guardare i mostri diventi mostro anche tu et cetera.

DEATH BY ARMPIT

Il problema di fondo di questa lodevole iniziativa autoriale è che dall’altra parte della barricata c’è comunque un mostro inarrestabile e indiscutibilmente malvagio, una creatura che ha con l’empatia lo stesso rapporto che hanno in Corea del Nord con il dissenso democratico. Che puoi mostrificarmi quanto vuoi la tua folla inferocita, ma nel momento in cui la sua ferocia si traduce in uno sfogo collettivo contro l’incarnazione del Male che ha terrorizzato una città per decenni giunge inevitabile il momento in cui pensi che stiano facendo bene, in cui tifi per loro – in cui sembra che tu stia dicendo che è così che si fanno le cose, con mazze e forconi e catene. Che un po’ di giustizia privata ogni tanto ci vuole. Che questo ha ucciso i tuoi cari tirandogli fuori i polmoni dal culo, e quindi è solo giusto che tu lo ripaghi con la stessa moneta.

A meno che non voglia essere pure questa una metafora e un altro livello di lettura; “visto?” ci dice DGG in quei momenti, “alla fine sei diventato anche tu uno di Haddonfield, e quindi un mostro, perché stai facendo il tifo per loro”. Che grande amarissima conclusione sarebbe – se non fosse che Halloween Kills ha altre idee (occhio che tra poco c’è un piccolo SPOILER, in realtà già anticipato dal fatto che tra un anno uscirà un terzo capitolo), e un climax finale da mani nei capelli, che non solo incasina ulteriormente la melassa morale nella quale abbiamo nuotato fin lì, ma ci aggiunge il carico da venti dell’esplicitare ufficialmente e definitivamente la natura soprannaturale di Michael Myers, in un modo che fa intuire l’inevitabilità della sua esistenza e che peraltro promette malissimo per il prossimo capitolo.

Incidentalmente, Andi Matichak è un mistero. A volte è perfetta, altre sembra uscita da un brutto teen drama diretto da una persona che non sa come si dirige la gente.

Di una cosa sono certo: Halloween Kills è meglio di Halloween 2018 perché pur essendo un pastrocchio nel quale convivono troppe identità diverse, e funestato da problemini tecnici grandi e piccini e da scelte estetiche e narrative perdenti, è quantomeno un film che ci prova. Che va un po’ al di là dei tranquilli confini del michaelmyersismo entro i quali si muoveva il film precedente, per proporre delle Idee. E che è anche, a livello di puro intrattenimento, dieci gradini più in alto, per lo meno in termini di quantità e qualità degli omicidi – conta anche questo, in fondo, anzi per certi versi conta soprattutto questo, più di quanto conti il canone e la mitologia e la continuità narrativa.

Di un’altra cosa sono certo: Halloween Kills è un film mediocre e sgangherato, e se il sequel manterrà le promesse DGG rischia pure di trasformare l’intera Nuova Trilogia in un disastro conclamato. C’è differenza tra giocare con un budget ridotto e arrangiarsi di fronte a certi limiti insuperabili come Blumhouse fa da sempre, e prendere scorciatoie sciocche e superficiali e assemblare il prodotto in fretta e furia forse nella speranza un giorno di far uscire una director’s cut che sistemi tutto l’edificio.

Altre metafore.

Di una terza e ultima cosa sono certo: pur essendo lontano dall’essere il migliore horror dell’anno come ho letto da più parti, Halloween Kills sarà comunque, anche a dicembre, uno dei più interessanti, e di quelli di cui si discuterà più animatamente. È merito di DGG ma è anche colpa sua, che si è infilato in una serie di vicoli ciechi morali che dimostrano come sia partito da un’idea che gli sembrava fortissima e che all’atto pratico avrebbe richiesto un paio di riflessioni in più prima di venire data in pasto al mondo.

Sicuramente poteva andare meglio, ma tutto sommato, e anche visti i presupposti del 2018, poteva andare molto peggio.

Maschera di William Shatner quote suggerita:

“Poteva andare molto peggio”
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

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15 Commenti

  1. El mariachi de Porto

    Una saga che mi sono perso, e che per qualche motivo non ho ancora recuperato,mi riferisco si primi due 2 storici capitoli.

    Off Topic: presumo recensirete quella delusione di Infinite di Fuqua e Walberg, mentre spero farete altrettanto con quella bombetta che è The Trip, visto ieri su Netflix, classico film da gustarsi senza aver letto la trama.

    • Raimondo Vinello

      Figatissima The trip ,il ritorno di Tommy Wirkola in grande stile.
      Se poi ti piacciono le serie tv calciofile ( è corrana) ti consiglio My Name

    • El mariachi de Porto

      Grazie intanto segno. Dettò ciò arrivo alla mini-serie stile Squid game, se si va oltre tot ore di puntate, preferisco di gran lunga spenderle per vedere a paritá di tempo piú film, cosí vario anche.

    • Pete Bondurant

      Infinite ci ho provato ma fa proprio cagare

  2. Killing Joke

    Non capisco, se qualcuno me lo può spiegare gliene sarei molto grato.
    Allora, questa nuova trilogia è prodotta da Mastro Carpenter in persona per riallacciarsi al film originale. OK il primo (insomma, non mi ha esaltato ma vabbè) beh, già al secondo ripeti l’errore concettuale di stabilire una natura sovrannaturale di Michael?!? Mah.
    Comunque non per fare nostalgia anni ’90 che ha ormai già rotto quanto quella anni ’80, però una lancia la spezzerei in favore di H20 del ’98, che secondo me funzionava bene anche come fine della saga

  3. Phon Connery

    Non salvo proprio NIENTE di sto sacco di rumenta travestito da film. I personaggi tutti sono inutili e stupidi, a partire dalla coppia Big John e Little John passando per il tizio aizza folla e la coppia medico-infermiera. Una merda fumante.
    SPOILER
    Ma poi la scena dell’ospedale. Ce ne vuole per scambiare quel panzerotto alto un metro e mezzo per Michael Myers (che è un armadio a due ante).
    SPOILER 2
    Ma poi uccidere la figlia di Laurie praticamente a ridosso della fine relegando l’evento all’oblio dei titoli di coda a cosa è servito?
    FINE SPOILER
    L’unica cosa bella di sto film è la colonna sonora

  4. Concordissimo con Phon Connery, questo film è a tratti demenziale, ormai gli orror che danno al cinema sono l’equivalente filmico di Sharknado, non importa che ci sia una logica, l’importante è che si vedano robe e si batta cassa

  5. Adolf Hitcher

    Non c’hai capito una fava.

  6. Pete Bondurant

    Infinite ci ho provato ma fa proprio cagare

  7. Puoi dirlo forte

  8. Uwe Boll è stato criticato per molto meno

    #freeuweboll

  9. J.J Bad

    Qua il vero mostro da abbattere è il marchio HALLOWEEN.
    Un film inutile, per quanto possa intrattenere. Pura speculazione fine a se stessa.

  10. Arcibaldo

    Un film di merda, con attori cani idrofobi, che non crea suspence e la butta sul budello così come niente fosse. Tenta anche la stupidissima critica sociale che visto che sembra uno scary movie non si può nemmeno permettere. Il primo in confronto pare Kubrick. Speri solo che Michael lì ammazzi tutti. Che merda, che tristezza.

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