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Cosa non si fa per campare: il trailer di The Bourne Legacy

Pretesto [pre-tè-sto] s.m.

• 1 Motivazione non vera, addotta per mascherare il vero motivo di un comportamento, di una scelta. SIN scusa: addurre, trovare un p.
• 2 Occasione che dà modo di conseguire uno scopo: la riunione sarà un buon p. per incontrarci
• 3 The Bourne Legacy: resuscitare una saga di cui non fregava più un cazzo a nessuno è un buon p. per spingere un po’ Jeremy Renner
(revisione 2012 a cura di i400calci.com)

O così, oppure io non mi spiego questo film, soprattutto dopo aver visto il primo teaser.

«Srsly?».

La storia della trilogia di Bourne la conoscete. All’interno dei film: agente segreto senza identità che corre molto forte per sfuggire ai cattivi e intanto dare un senso a questa vita. All’interno del panorama cinematografico: Paul Greengrass (e prima di lui, dimenticatissimo, che si faccia delle domande magari, Doug Liman) scuote la camera alle spalle dell’improbabile ma tutto sommato funzionale Matt Damon mentre egli corre molto forte, coreografando alcuni degli inseguimenti migliori visti in un multisala negli ultimi anni e mascherando così una storia noiosa e poverina, appassionante come guardare la vernice che si secca. Il genere di film buono per una serata al cinema, o magari per masturbarsi dietro alla «grande tecnica di un regista visionario» – che è come ascoltare i Dream Theater perché «suonano così bene».

Giudizi di merito a parte pareva che, dopo un evento di secondaria importanza (= la probabile morte del protagonista) nel terzo capitolo, ci fossimo liberati per sempre dell’agente che corre molto forte. Anche perché già nel 2009 Greengrass aveva fatto il corvo e detto: «Mai più», e Damon l’aveva seguito a ruota, perché «senza il mio amico io non ci gioco». Basta, parentesi chiusa, torniamo a occuparci di cose serie tipo Ethan Hunt.

Invece qualcuno deve aver notato che Renner ha la faccia che avrebbe avuto Matt Damon se fosse nato simpatico. E che, dopo una carriera passata a galleggiare tra roba autoriale ed esperimenti malriusciti, il buon Jeremy è diventato misteriosamente il nuovo go-to guy della Hollywood che corre e mena: solo nell’ultimo anno, il già linkato M:I IV, I Vendicatori, il film che strangolerà nella culla la promettente ma acerba carriera di Tommy Wirkola. È il momento del Grande Salto. «Ma come si fa dargli il ruolo da protagonista assoluto che tanto si merita?» si è chiesto quel qualcuno. Si fa così: gli si cuce addosso un film action e si trova un pretesto per portare la gente al cinema a vederlo. Guardate:

Ora provate a immaginare questo trailer senza: a) gli effetti rubati a Power Point 2005, b) la parola “Bourne” appiccicata un po’ ovunque. Cosa ottenete? La promessa di un’ora e mezza di pizze corse spari ed esplosioni, con di mezzo complotti, mezze verità, misteri e più in generale il tipo di trama che dovrebbe avere la cortesia di mettersi educatamente da parte mentre le cose scoppiano con fragore. Quantomeno c’è da dire che, tra elicotteri nella neve, fucili da cecchino ed esplosioni, il tutto potrebbe avere una sua dignità. Quantomeno Renner ha la faccia giusta. Quantomeno sembra che non si provi a copiare Greengrass. Quantomeno potrebbe essere un action onesto.

Onesto, se non fosse per quel “Bourne” appiccicato un po’ ovunque, e che puzza di paraculata lontano un miglio. Quando uscì la notizia che il ruolo del protagonista sarebbe passato nelle mani di Renner, l’ipotesi più accreditata era: sarà un prequel, visto che Geremia è più giovane di Mattia. Ipotesi smentita grazie a una rapida ricerca su Kiwipedia: il romanzo da cui è tratto il film si svolge dopo gli eventi di Ultimatum, con un Bourne invecchiato e imbolsito. «WTF? Forse che Jeremy si esibirà in un J. Edgar ci si chiedeva a questo punto.

«Dafuq».

No. Peggio. Siamo di fronte a:

• un film di Jason Bourne senza Jason Bourne ma con Aaron Cross (chi?),

• tratto da un romanzo di Robert Ludlum non scritto da Robert Ludlum (Legacy è uno spinoff firmato da un mestierante a caso),

• con nomi altisonanti come Ed Norton e Rachel Weisz a dare una parvenza di serietà alla cosa,

• girato dallo sceneggiatore dei primi Bourne. LO SCENEGGIATORE. È come se dopo … And Justice For All i Metallica avessero licenziato Jason Newsted e preso Flemming Rasmussen come bassista.

E tutto per poter attirare gli allocchi con la parola “Bourne” sulla locandina.

Se non è una presa per il culo questa io non so.

PS: se non siete anglofoni, è uscito anche il teaser italiano.

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52 Commenti

  1. BellaZio

    I Tool mi piacevano alla grande quando stavo tra i 17 e i 20 anni, poi li ho persi di vista e ho scoperto che skippavo i pezzi quando passavano nello shuffle dell’Ipod. Si vede che mi annoiavano. Gli APC mi hanno sempre infastidito invece, dalla nascita (loro). I Dream Theater li ho sempre considerati roba per quegli strani soggetti che nel 2000 giravano ancora con i capelli lunghi e sporchi e delle magliette di dubbio gusto quindi non mi sono mai avvicinato. La mia band, a tutt’oggi, ipertecnica preferita sono i Primus, secondo me una spanna sopra chiunque altro (loro mi fanno sporcare i pantaloni… anzi, ora che ci penso.. devo comprarmi i biglietti per Brescia il 29 marzo).

  2. @Anacroma: mettiti in fila casomai dovessi cambiare oggetto anatomico.

    Tool abbastanza (faro finta un po’ di più giusto per Stanlio, che sennò mi manda a flipper), Apc tanto lovvo <3

    Sì lo so che qui si parlerebbe di film, ma avete iniziato voi.
    Ma ve l'ho già detto che Jeremy Renner come Occhio di Falco mi fa venire la pelle d'oca? (non ho voglia di ripescare il 3d sugli Avenger. Sono sicura che papà Schiaffi mi autorizzerebbe comunque a scriverlo qui).

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