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Osservatorio Adkins: i due volti di Scotty in The Debt Collector

Scott Adkins ha un problema: non riesce a decidersi.
Vorrebbe essere il bravo e contemporaneamente il cattivo ragazzo, un puro di cuore come gli eroi interpretati dal suo idolo Van Damme e un bad boy come quelli che effettivamente scopano. In un film come The Debt Collector, terza collaborazione con l’ex-stuntman-e-ora-regista-action Jesse V. Johnson, questa ambivalenza esce più prepotente che mai: qui Scott interpreta il personaggio dell’imperscrutabile “French”, che è sia il maestro nel suo dojo che amministra sonore sconfitte e impareggiabili lezioni di umiltà, sia il teppista di strada che si gli fai girare il cazzo di spacca la faccia a testate, uno a cui gli altri personaggi dicono “sei troppo buono per fare il gangster” ma anche “c’è qualcosa di oscuro che si agita dentro di te”.
In mano a uno sceneggiatore bravo, una cosa del genere poteva essere interessante, poteva passare per una caratterizzazione, ma il destino ha voluto ancora una volta al timone Stu Small, quello che ha “scritto” con Scotty Accident Man, un ragazzo bravissimo, che fa la differenziata e aiuta le vecchiette, ma quasi sicuramente analfabeta. E il risultato è che pare di assistere all’ora di improvvisazione di uno schizofrenico, specie perché Scotty è circondato da comprimari non altrettanto “complessi” ma, anzi, monolitici che di più non si può — il capo burbero, il duro sotto sotto sensibile, il buono, il cattivo, l’amico che pare amico e poi invece zaac.
Questa indecisione sul personaggio da rappresentare esiste in un contesto di indecisione più ampia, legata al genere del film, che per tutta la prima metà è una buddy comedy fatta e finita, anche abbastanza riuscita se potete immaginare Boyka in un ruolo semi-comico, mentre nella seconda parte si trasforma senza preavviso in una storia di redenzione a caro prezzo™ col solo problema che non si capisce da dove salti fuori la necessità di una redenzione.

“A ogni azione corrisponde una redenzione”

La storia è grossomodo questa: l’inglese French (Scotty) ha una palestra a Venice Beach dove insegna con passione e zelo la semi-antica arte del jiujitsu (disciplina di cui Scotty è effettivamente esperto), ma gli mancano i soldi per tenerla aperta; fortuna vuole che dietro l’angolo ci sia un boss (Vladimir Kulich, qui in versione Ron Perlman del discount) pronto a tendergli la mano e offrirgli un lavoro nel settore — l’avreste detto, dal titolo? — del recupero crediti. Tempo sette minuti, quindi, la questione del jiujitsu e della palestra è completamente abbandonata, Scotty dismette il gi per indossare un cosplay da gangster e passa il suo primo giorno di lavoro, praticamente un Training Day di menare, in compagnia del suo nuovo partner, Sue (Louis Mandylor, qui in versione Daniel Craig del discount), un duro costantemente in hangover con l’atteggiamento di chi non ne ha mezza e un passato da star del cinema di serie B. Il lavoro è semplice: c’è una lista di debitori insolventi a cui vanno recapitati diversi gradi di intimidazioni (dal “hai una settimana per darci i soldi o ti rompo le gambe” a “dacci i soldi subito inoltre ti rompo le gambe perché non mi piaci”), ogni debitore insolvente ha tra le due e le sessanta guardie del corpo e qui entra in gioco il gioco di gambe di Scotty. Sue passerà l’intero film a ripetere a French quanto il loro sia un lavoro “da cattivi”, salvo trascinarlo in una serie infinita di situazioni semi-demenziali fatte di inseguimenti, mega risse e gare di insulti dove il concetto di buoni e cattivi non ha alcun motivo di esistere. O almeno finché non accettano un lavoro da un cliente particolarmente losco (Tony Todd, qui nella versione discount di qualunque attore grosso e nero messo a fare il losco) e dal nulla il film diventa un po’ una soap e un po’ una tragedia greca.

Dal dojo ai mitra in 80 minuti

Scotty e Johnson sono una coppia affiatata che lavora sempre meglio assieme, rimane il problema che tra una sequenza di botte e l’altra non si cava una scena di raccordo decente che sia una. Scotty può contare su quel tipo di “star power” per cui, finché non costa troppo, nessuno gli dice come fare il suo lavoro — e questo è un peccato perché servirebbe davvero che qualcuno lo facesse, specie perché Scott vuole fare tutto. D’altra parte, se pensiamo che il team creativo è lo stesso di Accident Man (e a pochi mesi di distanza!), i passi in avanti sono tanti e confortanti: ci si diverte, non si è quasi mai in imbarazzo, l’ego di Scott è comunque sufficientemente imbrigliato e i combattimenti, pur non potendo contare su grandi coreografie e atleti esperti, restano interessanti e godibili. Il sogno sarebbe prendere gli acrobati del primo film con la consapevolezza e l’esperienza maturati nel secondo… ma del resto è esattamente così che mi immagino Triple Threat e vi proibisco di provare a convincermi del contrario.

DVD-quote:

“Nessuno dice a Scott Adkins come fare il suo lavoro!”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Basito!

A margine, tale è la schizofrenia del film, che è uscito con tre titoli: a volte si chiama The Debt Collector, altre volte The Pay Up e per certi mercati home video addirittura Pay Day. Deciditi Scott!!!

*

Update del 15 settembre 2018: durante il Fighting Spirit Film Festival di Londra, Scott in persona mi ha dato indirettamente ragione dicendo che il finale del film non gli piace e l’avrebbe fatto in un’altra maniera. Booyah!

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13 Commenti

  1. Oh, Vladimir Kulich non si tocca!
    Piange il cuore a vedere il buon Scott impantanato in queste dinamiche che paiono costituire un genere a sè (lo Scott Adkin’s b-movie). D’altra parte, con tutto il bene che gli si vuole, mi par di capire che il principale responsabile sia lui medesimo.
    Non resta che tenercelo così com’è…

    • mah, impantanato fino a un certo punto. lui si diverte, se l’è messa via che non sarà né James Bond né Batman, va avanti a fare le sue cose modeste ma in cui crede. spero si capisca dalla rece che il film ha millemila limiti (se no di che cazzo parlavo) ma è tutto sommato godibile.

    • Si capisce, certo.
      Mi auguro pero’ piu’ godibile di quella roba del”Gringo”. Vista l’intensita’ che Adkins ha conferito a Boyka e quanto e’ riuscito a cavarne il regista di Undisputed 3 (che peraltro non era ne’ Malick ne’ Soderbergh), continuo a sperare in un colpo d’ala…

  2. Sebbene non capirò mai come si possa rinunciare a capelli dritti e barba (come in Expendables 2) a favore della riga laterale…

  3. Pitch f. H.

    Il problema è che, fuori dalla nicchia degli appassionati di film action, *ANCHE* Scott Adkins sembra la versione discount di un altro attore: Ben Stiller.

    • Zen My Ass

      A me Adkins da’ l’impressione di essere come Nicolas Cage senza però essere mai stato famoso o di successo come appunto Nicolas Cage. La carriera di Adkins è la carriera di Cage dal 2011 in poi senza i venti anni precedenti.

    • avdf

      volevi dire ben afflek vero?

    • dai raga, farò finta che fosse un typo, ovvio che scott è la verisone discount di ben affleck. a stiracchiarla un po’, pure di ryan reynolds.

  4. Pitch f. H.

    @Zen My Ass, concordo.

    Anche se ne facevo più una questione puramente di ‘faccia’, fisionomia. Sono anche più o meno alti uguali. Ovvio, il paragone fisico finisce lì perché sarebbe impietoso (per Ben Stiller).

    Cage invece, ha una ‘faccia’ (faccette incluse) che ha solo lui.

    E scommetto che anche Samara Weaving (che adoro) avrà la carriera mezza azzoppata a causa della sua vaga somiglianza con Margot Robbie.

    • Qua si infierisce aggratis: insorga il fan club di Yuri Boika e sia fatta giustizia.
      E’ anche vero che Scott Adkins NON è Yuri Boika, come Vladimir Kulich NON era Buliwyf. O sì?

  5. Maxnataeleale

    Io voglio altri 10 Boyka. Fino a un old boyka stile Logan in cui muore e chi rassegnamo a riguardare i vecchi film.. Comunque se alzano un pochino il tiro da accident man ci si può godere nell’attesa anche questi film qua.. Comunque si è creato troppo hype per triple threat spero non mi crolli il mondo addosso visto che il panorama di bei film di menare è magro magro.

  6. JAMES VAN NOKER

    SPERIAMO PER TRIPLE THREAT! SPERIAMO…..

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