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E infine accadde il miracolo. Universal Soldier: Regeneration.

08/02/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

Due settimane fa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, dopo aver ripassato i primi due capitoli e ignorato quelli apocrifi con Matt Battaglia, è giunto finalmente il momento di raccontarvi l’ultimo, clamoroso episodio.

universal soldier: regenerationVi è mai capitato di entrare al McDonald, ben consci del tipo di prodotto che viene servito, ordinare il solito menù cheeseburger sperando al massimo che il formaggio sia fresco e abbiano cambiato l’olio di recente, per vedervi invece serviti un bel pollo arrosto cotto, gustoso e aromatizzato a puntino con tanto di vinello bianco in omaggio come fanno nei migliori ristoranti?
È ovviamente una domanda retorica (o “metaforone”). Ma è più o meno la sensazione che ho provato nel godermi quella cosa incredibile che si è rivelata essere Universal Soldier: Regeneration. Nelle premesse: il solito DTV low budget della Nu Image, diretto da un semi-esordiente figlio di papà, da vendere a un pubblico di disperati come noi a cui basta vedere i nomi di Jean-Claude e Dolph sulla locandina ma anche uno solo dei due sarebbe bastato. Nel risultato: roba da far vergognare la quasi totalità di ciò a cui hanno appioppato l’etichetta “reboot” negli ultimi dieci anni, su tutti i livelli.
Ce ne si accorge già dal primissimo secondo: un lento piano sequenza che segue una giovane coppia benestante uscire da un edificio dove un improvviso, violento tamponamento fa scattare un sequestro di persona e un inseguimento in auto tesissimo e forsennato che pure Paul Greengrass ha preso appunti. E poi veniamo introdotti nella splendida location principale: l’abbandonata centrale nucleare di Chernobyl. È qui che si sono rifugiati gli autori del rapimento, i “separatisti del Pasalan”, con lo scopo di ricattare il governo ladro. La loro arma: il più potente UniSol di ultimissima generazione (Andrei “The Pit Bull” Arlovski), sgraffignato dal laboratorio dove ancora si ostinano a perfezionare quel solito vecchio progetto che ha sempre dato più problemi che altro. Il problema: Pit Bull è talmente superiore da bersi in un boccone tutti gli altri amici UniSol speditiglici contro in missione kamikaze. La speranza: rispolverare Luc Deveraux (Jean-Claude Van Damme, obviously). Continua a leggere »

Aspettando la rece di Command Performance

07/02/2010 | divagazioni, media | di Nanni Cobretti

Signore e Signori: Dolphis Presley.
I sottotitoli non servono.

(ripensandoci, non sono sicurissimo di avervi fatto un favore a mostrarvelo…)

E dopo c’era… Universal Soldier – Il ritorno.

31/01/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

La settimana scorsa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, in attesa del terzo capitolo che — poste permettendo — gli verrà recapitato intorno al 2 febbraio, il Cobretti ha ritenuto potesse essere una cosa carina ripassare i primi due. Nel senso di quelli originali (quelli apocrifi con Matt Battaglia, per il momento, li lasciamo da parte).

universal soldier - il ritornoNiente Dolph, niente Roland, niente Ally Walker, niente ampio parcheggio, ecc…
Dirige Mic Rodgers, un veterano stuntman prestato alla regia poi prontamente restituito agli stuntman e mai più chiesto indietro.
Van Damme – che iniziava a sentire puzza di DTV e con questo film si giocava il suo unico asso nella manica – rispetto all’originale ha sei anni in più che sembrano dodici, e nessuno si prende la briga di spiegarci come un non-morto steroidato di colpo invecchi e sviluppi una personalità, nè tanto meno perché si lasci coinvolgere nello stesso progetto militare clandestino che tante gioie gli aveva procurato nel film precedente. Meglio così.
Il suo avversario questa volta è S.E.T.H., un supercomputer mega-intelligentissimo che non si capisce come mai abbiano pensato fosse furbo programmarlo con la dizione imperfetta, stanca e semi-biascicata del giovane Michael Jai White. Non so voi, ma se io dovessi programmare la voce di un super-computer penserei più a qualcosa di affascinante e solenne alla Morgan Freeman. È una trascuratezza apparentemente secondaria, ma che porta S.E.T.H. a offendersi tantissimo e a ribellarsi ai suoi padroni ingrati e superficiali in tre fasi: a) aizzare tutti gli UniSol di seconda generazione contro i propri superiori; b) dare il via ufficiale alla rivolta urlando “Fuck you” e mostrando sul proprio monitor un’animazione bruttissima di una mano che mostra il medio (lo giuro); c) come simbolica catarsi filosofica decidere di incarnarsi in un corpo umano, e non credereste mai alla coincidenza ma con tutti quelli che c’erano riesce a pescare proprio quello di Michael Jai White! Cosa non ti combina a volte il fato… Tutto questo con l’aiuto di un patetico hacker fulminato di nome Squid interpretato dalla versione USA di Massimo Ceccherini (Brent Hinkley).
Ma il suo vero braccio destro è Romeo, interpretato dal wrestler Bill Goldberg, un UniSol inspiegabilmente capace di provare emozioni quali l’arrapamento e l’odio per Van Damme, quest’ultimo espresso esplicitamente con tono da Gatto Silvestro ogni volta che i due si incontrano e lui ha la peggio. La cosa è stata chiaramente progettata per farci ridere tantissimo. Nel frattempo scopriamo che il personaggio di Ally Walker è morto, per cui JC può flirtare con una giornalista diversa.

"Ti avverto. Dolph mi ha fatto cascare mentre mi faceva fare la piroetta e io l'ho infilato nel tritacarnone. Vedi di stare attento."

"Ti avverto. Dolph mi ha fatto cascare mentre facevo la piroetta e io l'ho infilato nel tritacarnone. Vedi di stare attento."

Ma dicevamo: Mic Rodgers non è un regista, quindi di certo non è Roland Emmerich, per cui ci propina una pellicola assolutamente media. Il suo unico contributo palpabile è accompagnare ogni scena d’azione con un pezzo nu-metal, spesso orribile ma apprezzabile nelle intenzioni.
Dove invece Il ritorno quasi supera l’originale è nello scontro finale, e questo perché Michael Jai White è un mostro di tecnica, agilità, eleganza, precisione e pure bellezza (ti ho sempre amato). A suo tempo questo film fu uno shock per me, perch per la prima volta mi sorpresi a pensare che Van Damme era palesemente inferiore al suo avversario e meritava di perdere, anche aldilà della solita fastidiosa superforza (motivo per cui ho anche odiato il Jet Li vs. Jet Li in The One). Il Michael qua fa cose che Dolph Lundgren si sognava, e figurarsi il già stanco JC di allora, e questo basta per sollevare un match altrimenti non memorabile.
Si esce decisamente non sazi ma ahimé, era il ‘98: il tentativo non lascia tracce, il genere implode, JC rimane incastrato nell’homevideo, e a Michael Jai White tocca addirittura riciclarsi come attore vero in attesa che, oltre dieci anni dopo, un nuovo classico come Blood & Bone gli renda finalmente giustizia.

DVD-quote suggerita (per un’eventuale ristampa):

“Stavolta Van Damme se la prende con uno più cazzuto di lui”
Nanni Cobretti, i 400calci.com

>> IMDb | Trailer

In principio c’erano… I Nuovi Eroi

27/01/2010 | media, recensioni | di Nanni Cobretti

La settimana scorsa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, in attesa del terzo capitolo che -- poste permettendo -- gli verrà recapitato intorno al 2 febbraio, il Cobretti ha ritenuto potesse essere una cosa carina ripassare i primi due. Nel senso di quelli originali (quelli apocrifi con Matt Battaglia, per il momento, li lasciamo da parte).

universal soldierI nuovi eroi, titolo originale Universal Soldier (1992), è il classico film comunemente definito “seminale”.
“Seminale”, per chi non conoscesse il latino, significa che è molto importante per la Storia del Cinema.
E I nuovi eroi lo è per i seguenti motivi:
1) è il primo film con Van Damme ad ottenere distribuzione nelle sale USA, là dove i classici precedenti erano stati testati su grande schermo soltanto in Europa;
2) è il primo film americano di Roland Emmerich;
3) è l’attesissimo scontro epico tra Jean-Claude Van Damme e Dolph Lundgren, due delle più grandi star d’azione dell’epoca, roba scottante che non si vedeva dai tempi di Chuck Norris vs. David Carradine in Una Magnum per McQuade.

Trama: un belga e uno svedese si ritrovano per motivi oscuri a combattere la guerra in Vietnam dalla parte dell’esercito statunitense. Prevedibilmente confusi, vanno in paranoia e si ammazzano tra di loro. Circa 30 anni dopo, un programma segretissimo del governo resuscita i loro cadaveri per trasformarli in supersoldati zombi chiamati Universal Soldiers (UniSol). Tutto va bene, finché il belga non ricorda di colpo di non aver niente a che fare con tutto ciò e scappa alla ricerca del senso della vita, mentre lo svedese trova una scusa non troppo robusta per corrergli dietro. Nel finale risolveranno i rispettivi dubbi a pizze in faccia.
Ma c’è poco da fare: Roland Emmerich, qui in fase pre-catastrofica di belle speranze, si mangia il film. Ci sono scene che chiunque con un briciolo di cervello se avesse visto i giornalieri l’avrebbe portato via di corsa per mettergli in mano un kolossal SUBITO e far finire I nuovi eroi a qualcun altro, anche uno Sheldon Lettich qualunque, che viste le premesse non c’era strettamente bisogno che ci venisse un film così figo. Roland invece prende un budget medio-basso e va a caccia di location-convenienza, quei luoghi enormi e completamente deserti in cui nessuno ti chiede un centesimo per girare ma in compenso puoi far svolazzare la cinepresa dove ti pare e piace, fare campi larghissimi dalla bellezza naturale, aggiungere musica epica e montaggio incalzante e far sembrare il tutto molto più ricco di quello che è. Vale per l’assalto degli UniSol alla diga, e vale soprattutto per l’inseguimento in camion, girato come se si trattasse di un blockbuster alla James Cameron. Di lì a poco in ogni caso Roland riuscirà a piazzare il copione di Stargate, e il resto è Storia.

Danza con me

"Se mi fai cadere mentre faccio la piroetta ti ammazzo"

Passando ai due divi: Van Damme è in uno di quei rarissimi momenti in cui gli viene concesso un taglio di capelli che non lo fa sembrare un completo cretino. Tra l’antiquato senso dell’umorismo che Emmerich confermerà in chicche come 2012 e l’ammirazione per il cinema muto che Van Damme omaggerà a modo suo in La Prova, i due vanno d’accordissimo, anche se ciò che ne esce non è esattamente roba per gli annali. In più viene rispettata l’obbligatoria inquadratura sulle chiappe nude, meno gratuita ma più lunga del solito. Dall’altra parte Dolph è alle prese con il ruolo più complesso della carriera è dà il meglio di sè, istrioneggiando più che può e parlando più in quell’ora e mezzo che nei suoi otto film precedenti, e forse pure negli ultimi sei mesi a casa sua. Nessuno dei due si può definire inespressivo, anzi, ma rimangono entrambi dei cagnacci da recita scolastica tutta parole scandite e ampi gesti plateali, e la cosa riempie di tenerezza.
Lo scontro finale non è nulla di trascendentale, rovinato nella premessa dalla patina ridondante di superforza e nella realizzazione dal classico schema Van Damme “prima ne prendo tantissime io, poi prendi cinque calci tu e vai al tappeto”. Sarebbe potuto anche essere una bella metafora sugli steroidi, se non fosse che Jean-Claude vince non appena riesce a mettere le mani su una siringa più grossa di quella che ha usato Dolph. Ma tutto sommato rimane un epilogo più che adeguato.
Sui titoli di coda, Body Count’s In The House, motherfuckers:

DVD-quote suggerita (per un’eventuale ristampa):

“Un film seminale (= ‘molto importante’)”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Universal Soldiers: Regeneration

27/11/2009 | divagazioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Del due, Universal Soldiers 2: Brothers In Arms, prodotto televisivo con i rip off degli attori veri veri (Matt Battglia al posto di JCVD e Andrew Jackson al posto di Dolph Lundgren) non sapevo nemmanco dell’esistenza. E non penso per altro di essermi perso molto. Ma per il terzo capitolo, come già vi avevamo detto, si torna a fare le cose in grande.

C’è un nuovo soldato in città. E non uno a caso, ma Andrei The Pitt Bull Arlovski, campione bielorusso di Mixed Martial Arts. Che fosse solo campione di MMA è un conto, ma è bielorusso… Fa molta più paura così, non trovate? Guardate come festeggiano il giorno del ringraziamento dalla sue parti…

happy

No, per dire… E per fermare uno così, ci vuole un pennello grande, non un Matt Battaglia qualsiasi. Per cui, al secondo 44, si risveglia LUI, Jean Claude in persona. Guardate che faccia… Non è adorabile? A me viene da piangere dalla gioia. Al secondo 59, con la rentrée di Dolph, si pone con grazie l’ultimo pezzo del puzzle e l’applauso scatta spontaneo. Noi qui, non si vede l’ora.

Cosa stai facendo? Interrompilo. The Expendables: il promo di 3 minuti.

14/10/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

OMFGWTF(sviene)

Ditemi che non l’ho sognato.

Let’s get Dolphed

27/07/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

Non c’è più alcun dubbio: il 2010 sarà l’anno di Dolph Lundgren, quant’è vero che mi chiamo Nanni Cobretti.
E il 2010 di Dolph Lundgren, per la precisione, inizierà il 3 novembre 2009, quando negli USA uscirà in dvd Command Performance.
La trama? Incauti terroristi destinati a morire in modo violento e umiliante pianificano di rapire il Premier russo (quello famoso del “letto grande”) durante un concerto di Hannah Montana (credo). Quello di cui non tengono conto è che il gruppo spalla sono i Dolph Leppard. E il batterista ha due braccia enormi.
Controllate voi stessi:

Non so voi, ma è la cosa più mondiale che io abbia mai visto.
Più mondiale di quella volta che Sylvester Stallone ha fatto il cantante country.
Più mondiale di quella volta che Steven Seagal ha fatto il chitarrista blues.
Più mondiale di quella volta che Wesley Snipes ha fatto la ballerina… ok, scusate, questa immagine forse era meglio se non ve la ricordavo.
Comunque, scrive e dirige il Dolph in persona.
E nessuno ha un cazzo da ridire.

Universal Soldiers. Il ritorno. Quello VERO.

21/04/2009 | news | di Nanni Cobretti

Jean-Claude Van Damme.
Dolph Lundgren.
Di nuovo insieme.
In Universal Soldiers:  A New Beginning.
Tutto vero.
Ecco le prove:

universal soldier 3
Insomma, abbiamo ufficialmente il film più atteso del prossimo anno dopo The Expendables. E quel maledetto di Dolph è in entrambi.  A questo punto un Oscar come “Miglior Scelta di Pellicole in cui Recitare nel 2010, ma anche nella vita” non glielo leva nessuno.
In ogni caso: dirige John Hyams, figlio di quel Peter con cui JCVD girò Timecop e A rischio della vita.
Nel cast anche Jon Foo, che segnalo solo perché ha un nome buffo (non so chi è).
Mi sento pieno di amore, potrei uscire a comprarmi della cioccolata.

The Punisher: War Zone. Dai che ci siamo.

23/03/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

the punisher: war zoneMettiamo in chiaro le cose: per quanto io sappia di avere gusti che generalmente differiscono da quelli della “critica convenzionale”, mi sono sempre vantato di saper riconoscere, o perlomeno trovare un senso credibile ai loro punti di vista, anche quando opposti ai miei.
Ma guardando The Punisher: War Zone mi sono trovato per la prima volta incredulo davanti al contrasto tra ciò che vedevo e un impietoso 25% al pomodorometro. Stavamo guardando lo stesso film? Conoscevamo lo stesso fumetto? O qualcuno era ancora un po’ troppo ubriaco di Cavalieri Oscuri?
Il fumetto del Punitore è molto semplice, e parecchio bidimensionale rispetto a colleghi più illustri come Batman, Spiderman o persino Wolverine: mafia stermina famiglia di poliziotto ["poliziotto"?? chi ha detto "poliziotto"? sei stato tu? e tu? e neanch'io! ...Ray?], il quale diventa psicopatico, indossa maglietta con teschio e inizia a sterminare mafiosi come mosche. Come un fottuto Jason Vorhees dalla parte della giustizia. O un incrocio fra Mad Max e Steven Seagal. Non è complicato.
Eppure.

Nel 1989 ci fu il primo tentativo di portarlo sul grande schermo, ma ci pensò la New World sull’orlo della bancarotta, con un budget ridicolo e Dolph Lundgren protagonista. In più di un verso tradirono le poche cose tradibili: Dolph era biondo e lo tinsero nero, e soprattutto niente maglietta col teschio. Niente teschio! L’unico segno distintivo! E la prossima qual è, Superman senza la “S”? Magari in jeans e polo?
A parte quello il film era mediocre con punte di ridicolo (i monologhi interiori del Punitore che parla a Dio!), ma se non altro il Dolph, con il suo vagare a occhi spenti con movenze alla Frankenstein, era credibile nei panni di uno con il cervello completamente fottuto. E il dialogo “Come cazzo li chiami 125 morti in 5 anni?” “Lavori in corso.” è da applausi.

Nel 2004 il remake a budget serio. Ah, come si vantavano all’epoca, dicendo “beh come minimo verrà meglio di quello precedente”, ridendo e ammiccando e dando pacche sulla spalla. E ahimè, come si sbagliavano. E ci volevano delle belle acrobazie per sbagliarsi in un caso simile.
Comunque: il Punitore recupera la t-shirt col teschio, ma vai a sapere perché è di nuovo interpretato da un biondo tinto, Thomas Jane. Ma il problema principale è la sceneggiatura, che sposta l’azione da New York alla Florida e soprattutto trasforma il personaggio in un’incredibile fighetta che si diletta in scherzetti psicologici, e che quando s’incazza fa più che altro tenerezza. E inoltre perde una spropositata quantità di tempo  su inutili personaggi secondari, facendo fare amicizia tra il Punitore e i suoi vicini di casa. Il Punitore. Che fa amicizia. Coi vicini di casa. Manco fosse “Simpatia” Will Smith. Roba da non credere [in realtà è successo, nella nota storia intitolata Bentornato, Frank... e ricordo anche questo episodio di Happy Days in cui Fonzie abbordava una tipa che non ci stava].

Ray Stevenson, mentre guarda Thomas Jane con compassione

Ray Stevenson, mentre guarda Thomas Jane con compassione

La cosa buffa di questo sequel/reboot è che a volerlo fortemente è stato proprio Thomas Jane. Ha rotto il cazzo a tutti perché credessero nel progetto, ha preteso lo spostamento dell’azione a New York, e ha insistito per un copione più cupo e violento. Ha ottenuto tutto ciò, e poi ha ottenuto Lexi Alexander – ex-campionessa di karate e kickboxing, e già autrice di Green Street Hooligans – alla regia. E Lexi Alexander l’ha trombato in favore di Ray Stevenson, il quale – alleluja – come minimo è moro di capelli.
Bastano 5 minuti per capire che si è sulla strada giusta: abbiamo una bella tavolata di mafiosi italoamericani, di quelli che alternano inglese e italiano cavernicolo (”Mangiare! Vaffanculo!”); salta la luce ed entra il Punitore; in tre secondi netti pianta un coltello in testa al capo, spezza il collo alla moglie (olè!), spezza il collo a quello di fianco, e poi procede con calma a sterminare l’intera tavolata a coltellate e pistolettate.
Poi ok, si appende a testa in giù al lampadario e inizia a sparare a raffica in tondo come nei peggiori film di Rodriguez, ma gliela si perdona perché è l’unica sboronata coreografica che si concede in tutto il film.
Il Frank Castle di Ray Stevenson non è perfetto. È ancora un po’ troppo umano per i miei gusti, gli manca ancora la scintilla di pazzia negli occhi, ma capisco che per vendere il film non si può esagerare. Anche Mad Max si è ammorbidito quando ha incontrato Tina Turner. Ma la sua presenza è minacciosa il giusto, il conteggio dei cadaveri gli fa onore, e lo si può largamente considerare finora il più fedele all’originale.
Vogliamo però parlare del resto? Abbiamo una coppia di cattivi strepitosa: Dominic West è un Jigsaw da applausi, una specie di divertito Joker farlocco in versione tamarro siciliano, e Doug Hutchinson ruba la scena a chiunque nei panni del vero psicopatico figlio di puttana della situazione, un Loony Bin Jim al cui confronto Rorschach pare Clark Kent.
E Lexi Alexander dirige il tutto come se avesse visto gli schizzi di ultraviolenza di John Rambo e avesse urlato “PURE IO”. Cervelli che volano, teste che esplodono, sedie infilate in un occhio, ventri strappati a morsi. Neanche il Verhoeven di Robocop.

ti guardo a te ma sparo ai due che ci hai di fianco

maga magia! ti guardo a te ma sparo ai due che ci hai di fianco

E quindi mi chiedo: cosa desiderare di più? The Punisher: War Zone non è e ovviamente non vuole essere un capolavoro, ma è lontano anni luce dalla pigrizia e dall’assurdità di cose alla Daredevil o Ghost Rider, ed è scemo quello che basta per non dare fastidio.
È concentrato su quello che conta di più: ha scene d’azione che fanno il loro sporco e sanguinoso dovere, un ritmo bello sostenuto, un eroe imponente e due cattivi che a guardarli sono una goduria. Mica John Travolta.
Probabilmente nessuno girerà mai il vero Punitore, ma di questo ci si può accontentare eccome.

>> IMDb | Trailer

The Expendables: c’è ancora posto, portate le birre

14/03/2009 | news | di Nanni Cobretti

Ho in mente la trama per un horror.
In pratica c’è questa vecchia star di film d’azione, ormai sul viale del tramonto, che decide di contattare altre note star del genere per invitarle a girare un film con lui. Star di ogni generazione, vecchie e nuove. Le invita tutte in un capannone abbandonato nel mezzo del deserto dell’Arizona per l’inizio delle riprese. E poi li fa fuori tutti quanti, uno ad uno, in modi intricati e violentissimi, per vendetta e gelosia. L’unico a salvarsi è un astuto belga, insospettito da vaghe promesse di “tanta azione e tanti soldi” non supportate da una trama sufficientemente approfondita.
Insomma, comincio a sospettare che The Expendables non sia un film, ma il nome che Stallone ha deciso di dare a una loschissima festa con grigliata a casa sua.
Fatto sta che al cast si sono aggiunti il noto wrestler “Stone Cold” Steve Austin e Charisma Carpenter.
Quest’ultima come avrete notato è una donna.
Potrebbe quindi essere una specie di infiltrato, tipo Amanda in Saw 2.
Ricapitolando, gli invitati chez Sly sono: Jason Statham, Jet Li, Mickey Rourke, Dolph Lundgren, Randy Couture, Danny Trejo, Forest Whitaker, Eric Roberts, Steve Austin, Charisma Carpenter e comparsata epocale di Arnold Schwarzenegger. Ha rifiutato l’invito: Jean-Claude Van Damme.

Cosa starà architettando quell'imprevedibile genio del male di Sylvester Stallone?

Cosa starà architettando quell'imprevedibile genio del male di Sylvester Stallone?

Bonus: grazie a /film, ecco a voi la classifica dei 30 film con un wrestler professionista nel cast che hanno incassato di più nella Storia del Cinema.
Notevole il quarto posto.

1. La mummia: Il ritorno – Dwayne Johnson – $202M
2. L’altra sporca ultima meta – Steve Austin, Goldberg, Kevin Nash, The Great Khali – $158.1M
3. X-Men – Tyler Mayne – $157.3M
4. Il padrino – Lenny Montana – $135M
5. Troy – Tyler Mayne – $133.4M
6. Agente Smart: casino totale – Dwayne Johnson – $130.3M
7. Rocky III – Hulk Hogan – $125M
8. Il Re Scorpione – Dwayne Johnson – $91M
9. Cambio di gioco – Dwayne Johnson – $90.6M
10. Predator – Jesse Ventura – $59.7M
11. Halloween (2007) – Tyler Mayne – $58.2M
12. Be Cool – Dwayne Johnson – $56M
13. Blade: Trinity – Triple H – $52.4M
14. Il tesoro dell’Amazzonia – Dwayne Johnson – $47.7M
15. A testa alta – Dwayne Johnson – $46.4M
16. La gang di Gridiron – Dwayne Johnson – $38.4M
17. L’implacabile – Jesse Ventura – $38.1M
18. The Punisher – Kevin Nash – $33.8M
19. La storia fantastica – Andre the Giant – $30.8M
20. Doom – Dwayne Johnson – $28.2M
21. Spia e lascia spiare – Hulk Hogan – $27M
22. Grindhouse – Vladimir Kozlov – $25M
23. Presa mortale – John Cena – $18.8M
24. No Holds Barred – Hulk Hogan – $16.1M
25. Over the Top – Terry Funk – $16M
26. Il collezionista di occhi – Kane – $15M
27. Il peggior allenatore del mondo – Stacey Keibler – $13.4M
28. Essi vivono – Roddy Piper – $13M
29. The Condemned: L’isola della morte – “Stone Cold” Steve Austin – $7.3M
30. Ed Wood – George “The Animal” Steele – $5.9M