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Consigli per l’arredamento: I Mercenari

31/08/2010 | consigli per l'arredamento | di Jean-Claude Van Gogh

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I Mercenari (Alta qualità)

Se questo non è il poster più bello di sempre allora il mondo non si merita The Expendables. Rispolverate le maschere che domani al cinema ci si va tutti vestiti da El Santo. Viva i messicani.

BUONA DOMENICAAAAAAARGH!!!

22/08/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti

i mercenari - the expendables
E la lira s’impenna!

I Mercenari – The Expendables: la recensione

13/08/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

the expendables

Intro 1
“Io e te siamo uguali. Siamo mercenari.”
Puristi delle traduzioni: sappiate che, durante il drammatico faccia a faccia finale con l’autore, benefattore e protagonista Sylvester Stallone, Eric Roberts dice “mercenaries” e non “expendables”. E, per essere precisi, nessuno nel film dice mai “expendables”. Ma la parola “expendable” appare scritta sulle motociclette. Per un po’ ho iniziato a pensare quindi che in realtà fosse un film sulle motociclette, ma non le inquadrano poi così spesso.

Intro 2
Storia vera: qualche ora prima della proiezione stavo attraversando la strada per incontrarmi con un amico alla stazione di Holborn, quando nella distrazione ho preso male un gradino e sono inciampato vergognosamente sfondandomi il ginocchio sul marciapiede. Col sangue! Una bella crosta. Non mi capitava da quando avevo 9 anni. Vi sfido a prepararvi a I Mercenari con un revival anni ‘80 più hardcore di questo.

The Expendables

Il film.
SANGUE IN CGI.
Scusate ma non sapevo come prepararvi. Meglio levarsi il dente subito, no? Per fortuna non faccio il dentista… Ma facciamo finta di niente. Lasciate che questa informazione si sedimenti nel vostro inconscio come una corazza invisibile che non vi ripara necessariamente dai danni, ma si spera che almeno attutisca il colpo quel tanto che basta da evitare conseguenze mortali. Tiriamo avanti.
Dicevamo, il film.
Sappiamo come funziona: lo abbiamo sempre sognato da bambini, quando facevamo il cast del kolossal d’azione impossibile e bla bla bla… Crescendo, con un po’ di malizia, l’abbiamo capito come mai un’operazione del genere fosse virtualmente impossibile: un film non può avere dodici protagonisti. Ci vuole qualcuno che si ciucci un ruolo secondario/inutile. E non serve a nulla farsi le seghe su chi c’è e chi non c’è: Stallone è riuscito a raggruppare le uniche leggende disposte ad avere un non-personaggio e mettere da parte il proprio ego per accontentarsi di un più o meno rapido showcase.
Ben più che un Ocean’s 11 del cazzo, questo è una specie di We Are The World cinematografico. Ci sono quasi tutte le tue star preferite, ma non è facile comprimerle tutte quante in quattro (o cento) minuti. È importante che tutti si mettano d’accordo: chi canta il ritornello, chi canta le strofe, quanti versi, chi duetta, chi fa solo i cori, chi le prende da Steve Austin e chi si tromba Giselle Itié (spoiler: il capo). Con una sola differenza: The Expendables non l’hanno scritto Lionel Richie e Michael Jackson, due dei più grandi autori pop della loro epoca al picco della fama e della creatività (fate voi le relative proporzioni col risultato), ma l’ha scritto “Lionel Richie” da solo, con un suo amico a caso, 25 anni dopo il suddetto picco.

Questo Lionel Richie non lo sa fare

Questo Lionel Richie non lo sa fare

Ora: l’opinione del critico che non interessa a nessuno è che la prima parte soffre di una pericolosa dose di autoindulgenza in cui un montaggio fatto con i guanti da neve mette in evidenza più le carenze recitative che i pregi carismatici dei protagonisti (incluso Statham, che pure diretto da altri la sua porca figura l’ha sempre fatta), penalizzando una non-storia che, aldilà di uno stunt tanto incredibile quanto forzatogli dentro a cazzotti, non procede a rotta di collo come dovrebbe. Ma il fatto è che quel critico non solo non interessa a nessuno, ma si deve infilare la sua opinione non richiesta su per il culo e sparire prima che gli faccia uscire l’intestino dagli occhi a forza di calci negli stinchi.
Quello che conta è che, seppur immancabilmente per troppo poco, a ognuno è concesso dare il meglio di sè: Stallone è l’eroe, Rambo coi sentimenti di Rocky; Statham è il suo co-pilota, uno a cui è meglio non rompere il cazzo; Li è basso e misterioso; Lundgren, per la gioia di grandi e piccini, ruba la scena rifacendo l’Andrew Scott di I nuovi eroi; Austin, in un ruolo finalmente su misura per lui (zitto e schiaffi all’orba), è un fottuto rinoceronte; Rourke si esibisce nella sua nuova specialità, il monologo da Oscar in primissimo piano con luce atmosferica; Crews è il nero che fa le battute e ce l’ha più grosso di tutti (il fucile); Couture è un rullo compressore e merita altre chance; Daniels fa l’accento inglese, e viene da pensare che – opportunamente ingrandito – fosse questo il ruolo inizialmente previsto per Van Damme, giusto con la sostituzione ad accento francese (e se così fosse appoggio la sua rinuncia); la Itié fa la gnocca con personalità; la Carpenter fa la gnocca senza personalità; Zayas fa il dittatore sudamericano, ovvero un tizio vestito da militare con l’accento spagnolo; Roberts fa lo scaltro magnate senza scrupoli; Willis fa le battutine e gli occhi da matto; Schwarzenegger ormai ha altro per la testa, causa impegni più altisonanti è invecchiato peggio di tutti, ma gli si vuole un mondo di bene lo stesso.
La sceneggiatura infondo non importa: tutti insieme, potrebbero dire qualsiasi cosa e noi saremmo comunque con gli occhi sbarrati, increduli davanti a [uno del cast a caso] nella stessa inquadratura con [uno del cast a caso]. E a volte è letteralmente così visto che Sly e Mickey si smangiano le parole, Jason parla a bassa voce come al solito e Jet, Dolph e Arnold hanno accenti buffi e semi-incomprensibili. Avranno scelto voci orribili ma fidatevi: con il doppiaggio ci si guadagna.

The boys are back in town

The boys are back in town

E poi arriva il finalone.
E Sly ogni tanto zoppica, ma non ha mai sbagliato un finalone. MAI.
Preparate i fazzoletti.
Portatevi un amico che vi raccolga la mascella.
Preparatevi a mezzora di assalto mozzafiato in cui ad ogni inquadratura c’è un vostro eroe a caso che sta picchiando qualcuno, sparando a qualcun altro, o facendo esplodere qualcosa.
Pizzicatevi. È tutto vero. È successo. È davanti a voi.
È la Storia del Cinema come l’avete sempre immaginata.
È la scena che chiude ogni sogno ed ogni discussione in modo definitivo, inattaccabile, incontrovertibile.
Ed è bellissima: epica, veloce, potente, enorme, implacabile.
È girata da qualcuno che sa perfettamente cosa volete, lo sa da trent’anni, è quello che gli viene meglio e a nessuno viene meglio che a lui.
Perché lui è uno di voi. Anzi, uno di noi.
E alla fine non importa di che sesso eravate quando siete entrati: quando uscirete, sarete UOMINI.

Ci sono domande?

Sylvester Stallone, Autore

Sylvester Stallone, Autore

DVD-quote

“Un inestimabile patrimonio dell’umanità”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Chi vince alla lotta: Expendables vs. Predators

12/08/2010 | chi vince alla lotta? | di Nanni Cobretti

Storia vera. Anno Domini 2007.

All’angolo sinistro: Oleg Nikolaevich Taktarov, ex-campione UFC passato ormai da una decina al cinema, con ruoli in Bad Boys 2, Il mistero dei templari e Miami Vice. Più di recente l’avete visto diventare amico di quella fighetta di Topher Grace in Predators.

All’angolo destro: Dolph Lundgren. Ivan Fuckin’ Drago.

Il luogo dell’incontro: Russia. E dove sennò?

Il vincitore: niente spoiler. Guardatevelo.

I Mercenari: Dolph Lundgren in “Command Performance”

10/08/2010 | recensioni | di Jean-Luc Merenda

Che magnifica stagione per Dolph Lundgren! Che magnifici gli anni della maturità di questo cinquantatreenne svedese in forma smagliante! Che splendido momento per il cinema action traslocato di budget, ambientazioni e immaginario nell’Europa dell’Est!
Fa strano, per chi del primo Universal Soldier ricorda le distese aride inondate di sole, con quel cielo altissimo che attenua con striature d’azzurro anche le notti più nere, quel paesaggio da road-movie che ancora esprime il mito dell’immaginario americano, il mito della libertà, fa strano dicevo vedere quel cielo trasformato dalla straniante e sempre perfetta fotografia di Peter Hyams in un plumbeo limbo metallico iniettato di una luce piatta, la soffocante, deprimente luce dell’Est, in Universal Soldier: Regeneration.
Dove Dolph raggiunge uno dei vertici espressivi della sua carriera, anzi uno dei vertici espressivi del cinema quando, dopo aver ricevuto da Van Damme una tubata tale che il tubo gli si è infilato per metà in fronte, mentre lembi di cervello rigenerato colano come da una grondaia, Dolph… sorride.
command performance

Quel sorrisetto, quella smorfia a metà tra il compiacimento, il fatalismo e la complicità racconta molto di Dolph. Dolph è l’anti-Van Damme: al pari dell’esule belga emigrato nei b-movie “russi” è stato confinato ai margini dalla Hollywood che lo aveva generato, come lui interpreta spesso personaggi sconfitti (loser), buttati ai margini della società, ma se Van Damme è tragico, macerato, totalmente preso dal suo dramma privato e compreso nel suo ruolo d’eroe, Dolph Lundgren è leggero, aereo, fatalista e fatuo, disinteressato al destino, noncurante del tragico. Un perfetto satiro. E mentre il mondo “russo” accentua la brutalità della violenza hollywoodiana bagnandola di una luce bianca d’angoscia, e i gangster (russi, ucraini, polacchi, kazaki, moldavi… La 25° ora di Spike Lee e David Benioff ci azzeccò) sono sempre più grassi e sempre più seduti ai tavoli dei night club con sempre più figa intorno con le tette sempre più grosse, e i terroristi sono sempre più fatti e finisce che lo picchiano, lo buttano fuori dalle auto, lo malmenano, lo massacrano, gli spezzano le ossa e gli uccidono gli amici, Dolph non è proprio che se ne sbatta ma diciamo che accetta. Non vuol dire che si rassegna (la rassegnazione è dei tragici, anzi dei melodrammatici, e quanto mélo c’è in Van Damme…), ma come dire… che ci vuoi fare, le cose vanno così, che tu lo voglia o no. Dolph è eroe dopo il tragico, è eroe senza gloria che, in questo mondo animale – ci insegnano i film “russi” – dove chiunque non vede l’ora di fare una strage, paradossalmente è l’unico in grado di prendere in mano il suo destino.

command performance
Parlo brevemente di Command Performance ma potrei parlare di Direct Contact (dove Dolph entra in diretto contatto con un altro leggendario loser di Hollywood: Michael “Strade di fuoco/Philadelphia Experiment” Paré). Qui come lì Dolph ha l’aria assonnata, vagamente assente e un po’ fumata (stoned), tra l’esterrefatto e il sornione. È un’espressione unica, spiazzante, davvero magnifica. Ha forse un dramma alle spalle che l’ha spinto a nascondersi in Russia e a mettersi a suonare come batterista in una metal band? Macché: aspettiamo per tutto il film la tragica rivelazione ma alla fine scopriamo che poi è una cosa piuttosto consueta, dove Dolph peraltro non è affatto innocente.

È difficile identificarsi nei personaggi di Dolph. Quell’aria un po’ menefreghista segna anche una inequivocabile distanza con lo spettatore, cui sembra dire: “Non dimenticarti che in fondo sono tutte cazzate”. È una distanza che insospettisce. Non c’è da fidarsi. Eppure Dolph è uno affidabile come non mai. Non cerca denaro, fama, gloria, figa (certo, se capita…), sembra proprio che non cerchi niente, che si limiti a vivere. È un enigma.

Dicevo di Command Performance, di cui Dolph è anche regista. I primi 40 minuti sembrano Guitar Hero diretto da Lars Von Trier, con Dolph che si presenta in sella alla sua Harley o pseudo tale – biker non del tutto convinto – e poi ripreso in stile Dogma si butta a picchiare come un forsennato sulla batteria, vero frontman di una band russa heavy metal con aspirazioni sperimentali. Il resto è più tradizionale: un gruppo terrorista assalta il teatro del concerto (allusione all’attacco ceceno al teatro Teatro Dubrovka del 2002) con l’obiettivo di eliminare il presidente russo e le sue due figlie adolescenti esponenti della nuova generazione adolescenziale disney-channel-globale. Infatti il concerto ha come momento clou l’esibizione di una rock-starlette stile Britney Spears (anche se ormai sembra anziana)/Miley Cyrus/Rihanna/Lady Gaga (che ci tengo a dire, mi fa gagare)/altre figure analoghe. I terroristi non hanno pietà di nessuno soprattutto perché hanno come obiettivo il ripristino del comunismo. La qual cosa, insieme al fatto che il presidente russo non ha lettoni d’asporto ma è un uomo integerrimo, vedovo che non ha mai dimenticato la moglie e padre devoto, mi pare esprima il messaggio politico del film. Dolph per fortuna si è ritirato a fumarsi uno spinello in bagno e quindi è un po’ stonato ma se la cava egregiamente, per esempio piantando la bacchetta della batteria nella giugulare di un terrorista.

command performance

Come in Direct Contact e molto più che in Universal Soldier: Regeneration, dove – eccetto il sorriso-capolavoro – domina il senso tragico del perduto Van Damme, in Command Performance Dolph è leggerissimo, aereo, talmente leggero da essere quasi invisibile, tanto da non avere quasi più nome. Di lui dicono infatti che si chiama “Joe, Joe… qualcosa”.
In un mondo dello spettacolo dove tutti vogliono apparire fino allo stremo, dove tutti i sogni devono avverarsi per forza, questa idea che se accade che nessun sogno si avveri, se accade di sparire, non c’è poi niente di tragico, è sufficiente secondo me per celebrare Dolph, questo gigantesco signor Nessuno, Odisseo senza naufragio in un mondo dove non regna né il bene né il male e dove l’eroe non cerca di ripristinare un ordine etico ma si limita, quando capita, a dare una mano.

Nota a margine: a mio parere c’è solo un altro “loser” hollywoodiano felice e contento come Dolph: è Casper Van Dien.

>> IMDb | Trailer

Il fermo-immagine del lunedì

28/06/2010 | il fermo-immagine del lunedì | di Nanni Cobretti

resa dei conti a little tokyo
Resa dei conti a Little Tokyo

Fight Night: I nuovi eroi

04/06/2010 | fight night | di Nanni Cobretti

Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o anche solo farvi battere i piedini in preparazione al weekend.

Artista: Body Count
Titolo: Body Count’s In The House
Dal film: I nuovi eroi

JCVD. E Dolph. In sala. In Italia. Oggi. Storia vera.

04/06/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti
Troppo grossi per uno schermo televisivo

Troppo grossi per uno schermo televisivo

Se avessi un centesimo per ogni volta che ho pensato “chi l’avrebbe detto che dopo aver aperto I 400 Calci avrei assistito a”… non voglio esagerare, ma secondo me almeno un ghiacciolo me lo potrei permettere.
Ed ecco, uno di quei momenti è quello descritto dal titolo di questo post.
Universal Soldier: Regeneration esce in sala in Italia.
Quando? Stavolta non mi fregate, lo so: OGGI.
Voglio dire, non ci avrei creduto nemmeno un mese fa.
Però prima di aprire I 400 Calci avevo visto in sala (una inglese) JCVD, e avevo pensato che Jean-Claude meritava di tornare alla ribalta.
E poi quattro mesi fa, quando scrissi la PRIMA RECE ITALIANA DI UNIVERSAL SOLDIER: REGENERATION (fatto da verificare, probabilmente falso), dissi a chiare lettere che era un film che non meritava l’inferno homevideo nel quale era capitato. E lo ribadisco: US:R è uno di quei rari film progettati e realizzati con cervello che trascendono i loro confini di competenza disturbandosi a dare anche più di quello che si chiedeva loro.
Insomma: è una cosa bella, è una cosa inaspettata, e ci teniamo a festeggiare.
Festeggiamo a un nuovo Van Damme in sala da quasi quindici anni, e a un nuovo Dolph Lundgren in sala da altrettanto tempo.
Ma soprattutto, festeggiamo al fatto che, dopo appena un anno e mezzo di vita, I 400 CALCI HANNO INFLUENZATO LA DISTRIBUZIONE ITALIANA (fatto da verificare, probabilmente vero).
Intasate le (due?) sale in cui lo proietteranno.

P.S.: esce anche Saw VI. Se vi interessa, abbiamo già visto pure quello.

Le seguenti immagini provengono dallo stesso film (+ trailer)

31/03/2010 | news | di Nanni Cobretti

sylvester stallone

bruce willis

arnold schwarzenegger

jason statham

jet li

mickey rourke

dolph lundgren

The Expendables: il nuovo trailer.
Dai tuoi sogni bagnati alla fottuta realtà.

Chi vince alla lotta: Johnny Depp vs. Nino Frassica

28/03/2010 | chi vince alla lotta? | di Nanni Cobretti

nino frassica vs. johnny deppStoria vera, come si evince dalla foto.

All’angolo sinistro: Nino Frassica, glorioso veterano della commedia all’italiana.

All’angolo destro: Johnny Depp, uno che fa le faccette.

Il luogo dell’incontro: Venezia. Set blindatissimo del film The Tourist. Nino Frassica si presenta vestito da carabiniere, il giusto mix fra l’esperienza nel combattimento da strada e un inaffondabile orgoglio patriottico per la tradizione: in pratica l’equivalente italiano di Dolph Lundgren nel finale di Resa dei conti a Little Tokyo. Johnny Depp si presenta in pigiama.

Il vincitore: Johnny Depp. Gli dà uno spintone e lo butta nel canale. Awww… :(