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Piovono Megaciccioni: 12 Rounds e quel Cinema che non c’è più…

Praticamente ha già detto tutto il prode Wim Diesel a tempo debito, ma dopo la visione di 12 Rounds, due cose le si possono aggiungere. Con ordine: il regista è Renny Harlin, di nascita finlandese, ormai naturalizzato ammerigano. Molto ammerigano. È famoso perché era il marito di Geena Davis e perché nel 1986 ha fatto un film come Born American che vanta nel cast Mike Norris, niente meno che il figlio di Chuck. Ha anche fatto quel Nightmare dove c’è una che fa i pesi ma poi le vengono le braccia da insetto. Che se non sbaglio, ma potrei sbagliarmi, è anche quello dove a un certo punto la protagonista si mette davanti allo specchio e diventa fortissima a usare il nunchacku. Ma di colpo, eh? Prima niente. Poi crede tantissimo al potere dei sogni, sogna di essere bravissima col nunchacku e… lo diventa! Che bello. Era il 4, comunque. Nightmare 4: Il Non Risveglio. Ha diretto anche Die Hard 2: 58 Minuti per morire che è l’apice della sua carriera. Ha fatto anche The Covenant che invece è una dei motivi che spingono i terroristi di tutto il mondo a fare piani diabolici contro gli States.

Renny Harlin freakettone, uno squalo e uno dei Sum 41

Renny Harlin freakettone, uno squalo e uno dei Sum 41

Dopo che nessuno, nemmeno i suoi amici, sono andati a vedere il suo Cleaner, a Renny, viene proposto 12 Rounds, ovvero il secondo film con John “U Can’t C Me” Cena, cinque volte campione del mondo rotondo che gira che gira che gira e che mai si fermerà. Non solo esso è un campionissimo: è anche un rapper – ha fatto ben due dischi – colleziona muscle cars, è mancino, ha conosciuto Giorgio Panariello a Sanremo 2006 e fa l’attore. Giuro. Io ho anche visto da solo al cinema in The Marine, pellicola di John Bonito. E fra le altre cose c’era proprio John Cena.

John Cena al mare in Sardegna

John Cena al mare in Sardegna

In Italia il titolo venne tradotto letteralmente: The Marine = Presa Mortale. In quel bellissimo film – in cui Robert Patrick buttava definitivamente la sua carriera alle ortiche facendosi chiamare Rome, ma soprattutto autocitandosi per il suo T1000, Cena interpreta John Triton. Ecco, immaginate come dev’essere uno che esteticamente assomiglia a una bistecca e di nome fa John Triton… dev’essere fortissimo! John in The Marine doveva salvare la moglie che era stata rapita da dei cattivi. Questa volta invece, le cose sono differenti. John Cena interpreta lo sbirro innamorato Danny Fisher. Ma poi Aidan Gillen di The Wire, camuffato da Wayne Coyne dei Flaming Lips, gli rapisce la moglie. E lui deve liberarla. Per liberarla ci sono i 12 rounds. Le dodici prove. Ma a noi non interessa.

"Non è giusto! Perché continuano a rapirmi la moglie!"

"Non è giusto! Perché continuano a rapirmi la moglie!"

Non è che vi posso dire adesso se poi Danny Fisher riesce a rimettere le mani su Ashley Scott. Però vi posso raccontare la cosa più bella del film. A un certo punto, com’è, come non è, Danny Fisher si trova in ascensore con una megacicicone. Il cantante dei Flaming Lips ha messo una bomba sui cavi dell’ascensore. Essendo un cattivo sportivo, concede a Danny Fisher e a Max – il megaciccione – un po’ di tempo per salvarsi. Danny Fisher, che ricorda anche lui una bistecca, spacca un po’ di roba e in men che non si dica sale sul tetto dell’ascensore.

"Quindi secondo te Kant aveva torto quando affermava che..."

"Quindi secondo te Kant aveva torto quando affermava che..."

Max, essendo megaciccione, non ce la fa. Salta ma ha un’elevazione in tutto di 3,75 cm. Danny Fisher gli prende una manona cicciona, lo solleva e lo trae in salvo sul tetto dell’ascensore. Ma non è finita qui. Anche perché c’è una bomba sui fili dell’ascensore, e se esplode, te che sei sul tetto, non è che ti salvi. Cosa credi? Però manca poco, basta fare un mega salto, appendersi a un predello che da su una piccolissima porta blindata da aprire a forza mentre sei in bilico sul precipizio della morte brutta per spappolamento… È facile. Non ci vuole niente. A meno che voi non siate Max, aka il megaciccione. Il quale è schienato sul tetto dell’ascensore che farfuglia cose tipo “ah, sono stanchissimo, era dalla campestre della quarta elementare che non mi stancavo così tanto!”. Nel frattempo Danny Fisher gli dice “Vai Max che ce la puoi fare!”. Ovviamente Max non ce la fa. In un film come 12 Rounds i megaciccioni solitamente vestono delle tute orribili, hanno gli occhiali da sole e spacciano la droga nel ghetto. Max invece è vestito bene (come un’inserviente di un albergo di lusso) per cui è condannato alla morte. Anzi, è un personaggio che stringe un potenziale rapporto col protagonista, basato sulla condivisione di una sequenza di pericolo in cui però è destinato a soccombere a causa della sua peculiarità fisica. In virtù della sua morte, fa scattare ulteriore senso di rivalsa nell’atletico protagonista nei confronti del cattivo: “Non solo hai mia moglie in ostaggio! Ma uccidi i megaciccioni a tradimento!”

"Non me lo perdonareò maiiiiiiiiiiiiiiii!"

"Non me lo perdonarò maiiiiiiiiiiiiiiii!"

Ma è proprio grazie al sacrificio di Max che un film che già strutturalmente debitore dell’”Action USA so 1987”, riesce ad essere filologicamente perfetto con il tipo di intrattenimento che evidentemente omaggia e promuove. Vediamo come: soggettiva di Danny Fisher che è lì in bilico sul predello della porta della vita o della morte brutta per spappolamento. La bomba, finalmente, esplode. I fili si sfilacciano come solo i fili sanno fare. L’ascensore comincia a precipitare nel vuoto. Max, il megaciccio, è ancora lì sul tetto. Stacco. Si vede una cameriera dell’albergo che, con enorme calma, sta spingendo uno di quei carrelli del servizio in camera per un corridoio. La vediamo mentre si appresta a passare proprio di fronte alla tromba dell’ascensore. In quel momento l’ascensore passa facendo swoooooooooooosh, con sul tetto un megaciccio.

The Flyng Samoano

The Flying Samoano

Questa inaspettata eventualità nella vita della cameriera, ha due conseguenze. La prima: si spaventa e urla. La seconda: i suoi lunghi capelli corvini, e tutti i milioni di fazzoletti di carta che aveva sul carrello del servizio in camera, cominciano a svolazzare disordinatamente. Quindi, nello stesso quadro, si vede: un ascensore che precipita, un megaciccione steso sul tetto dell’ascensore, una cameriera coi capelli in piedi e una ridda di fazzolettini volanti.

Troppo ridere!

Troppo ridere!

E uno AUTOMATICAMENTE pensa: che ridere! Poi: ma perché? Per quale cazzo di motivo c’è una sequenza del genere? Chi l’ha scritta? C’è nello storyboard? L’ha girata la seconda unità? Ma soprattutto: perché?
Comunque il film è di una noia sinistra.

Citazione suggerita per la copertina dvd
(dove faccio un po’ finta che mi sia piaciuto, ma d’altra parte mi pagano…):

“Intelligente recupero di un Cinema ormai dimenticato ”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

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16 Commenti

  1. non lo accetto. sei in errore.
    big :(s

  2. Il megaciccione l’ho riconosciuto subito, e’ uno dei samoani di punta del cinema americano ed e’ quello che faceva Honda nello Street Fighter con Van Damme. Probabilmente doveva espiare.

  3. RRobe

    Di Harlin ti sei scordato l’imprescindibile “The Long Kiss Goodnight, sceneggiato da Shane Black.

  4. Cleaned

    Di Harlin ti sei scordato il cazzutissimo “Cliffhanger”, che rimane l’ultimo Sly ganzo prima della crisi durata fino a ieri

  5. no vabbè renny da cliffhanger a blu profondo per me è intoccabile -l’avevo già scritto nel post, che brutta cosa dirla così

  6. Beh non e’ che si puo’ ogni volta citare la filmografia completa di un regista… ha scordato anche “Le avventure di Ford Fairlane” e “Driven”, entrambi fighissimi. “Mindhunters” invece non l’ho visto. E “Corsari”? Non ha detto nemmeno “Corsari”. Ne’ “L’esorcista: l’inizio, seconda versione”. Anzi ora controllo IMDb. Non ha detto nemmeno “Prison”: c’e’ Viggo Mortensen, quasi quasi ora me lo vedo.
    Comunque diciamocelo: non ci fosse razzismo hollywoodiano verso i finlandesi (non me la spiego in altro modo), oggi Renny Harlin sarebbe lassu’ con Tony Scott a dominare il mondo.

  7. Vero.
    Merita di più.
    Adesso ci apro un blog: TonyScottèmegliodel fratellomaRennyHarlinmeritadipiù,

  8. Nel senso che merita più riconoscimenti, sia chiaro.
    Non che merita più di Tony Scott. Pochi meritano più di Tony Scott.

  9. Alla pari. Tipo che dovrebbero fare un film d’azione insieme, a quattro mani, due episodi. Titolo: “Storie cazzute”.

  10. Beh prima o poi se Dio esiste arriverà l’eroe della situazione a concepire e realizzare una serie TV stile Masters Of Horror virato action, con un episodio a testa diretto da Tony, Renny, Rob Cohen, Gary Gray, Jon Mostow et similia.

  11. vafanculo

    allora scusami tu fai schifo primo quel megacicciobobba fa schifo e chi lo conoscie secondo quel film che ai scritto fa schifo quanto te e terzo sei una stupida/o ma lascia sta a John Cena che e meglio di te 100000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000 meglio di te. adio

  12. mittico!
    ti stimo.

  13. Enrico

    La scena della cameriera ce l’hanno messa visto che stanno per uccidere un povero ciccione che non c’entra niente con gli eventi e la scena serve per divertire un po’ e far passare in secondo piano l’innocente che muore, visto che in questo film oltre al cattivo e alla fidanzata gnocca dello stesso (ma sono cattivi), muoiono solo un pseudo amico di Cena e il suo collega che comunque l’hanno salvato all’inizio e lo fanno morire alla fine(ma perché è nero) e qualche aiutante del cattivo, che serve solo per dare un minimo di spiegazione logica del come fa un uomo solo appena scappato di prigione a organizzare queste 12 prove altamente tecnologiche, tra l’altro non muore nessun neanche quando guida un camion dei pompieri a 100 all’ora per le stradine della città distrugge solo una macchine e urla mi dispiace al proprietario che si è scansato oppure quando si sfrena il tram.

3 Trackbacks

  • […] La seconda parte del film è quello di cui parla il titolo: un duello in dodici round tra il poliziotto buono gentile stupidotto e anabolizzato ed un cattivo da fumetto che sembra non veder l’ora che la macchina da presa inquadri qualcos’altro per potersi scaccolare in libertà. Come per magia, però, nella seconda parte del film Renny Harlin si dà una scossa e decide di cucire il film addosso al proprio bisogno di fare cinema. La città, l’altezza, lo spostamento, due direttrici, mezzi che sgommano, treni lanciati a cento all’ora con i freni rotti e tutto il resto. 12 Rounds è anche il ritorno in scena di un cinema inglorioso che abbiamo voluto archiviare all’oblio fin troppo in fretta, i Jan De Bont, i Gary Gray, lo stesso Harlin (quello di Cliffhanger e di Blu Profondo), il Barbet Schroeder di Soluzione Estrema, la redenzione, l’espiazione, il bene e il male. Tutto sparato fuori alla velocità del suono con gli ampli che pompano nel disperato tentativo di nascondere uno script poco scorrevole ed un cast senza personalità -e via liscio fino ad un finale di cui non riveliamo nulla per pura pigrizia intellettuale. Per certi versi lo stesso barbaro inelegante goffissimo dimenarsi di 12 Rounds lungo tutto il minutaggio della pellicola  è la quintessenza del cinema che amiamo e di cui ci piace parlare agli amici con tono eccitato ed urgente. Nella New Orleans di Renny Harlin non camminano con passo sciolto nuovi eroi dell’epoca del digitale finto-povero con la loro cazzo di battutina pronta all’uso e l’urgenza d’esser culto prematuro. Può essere che non sia il vostro genere, ma è difficile negare che il cinema di Renny Harlin sia ancora vivo e vegeto, in barba alla “solita” meschina e superficiale accoglienza, in barba a chi scrive i film con la mano sinistra e a chi sta davanti a una cinepresa senza alcun diritto. Avercene. E se proprio non vi va giù potete pur sempre gustarvi il samoano che precipita dalla tromba di un ascensore… […]

  • […] dell’isola in cerca di eventuali oasi nascoste. Sul posto vengono accolti innanzitutto dal ciccione che cadeva con l’ascensore in 12 Rounds (sta bene, si è ripreso), e poi da notizie riguardanti una coppia di serial killer che si aggira […]

  • Scritto da Fear Itself: Echoes & The Circle « I 400 calci il 20/05/2010 alle 07:02

    […] è Ashley Scott, ovvero la moglie di John Cena rapita dal sosia del cantante dei Flaming Lips in 12 Rounds. La bionda ha fatto anche tante altre cose belle: in televisione ha preso parte a Jericho, Dark […]

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