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La old school sta bene e vive a Bollywood: War (2019)

Ok ragazzi, le scuse per non iniziare a coprire seriamente i film indiani stanno ufficialmente a zero, soprattutto da quando di colpo ve li trovate facili facili in casa vostra su Netflix e Prime.
E quindi iniziamo.

Ciao.

Non voglio menarla troppo a lungo, ma mi sembra corretto in fase introduttiva menzionare le più grosse paure dello spettatore occidentale medio quando si avvicina a un action di Bollywood e levarci questo discorso una volta per tutte.
In ordine:
1) La durata. Qua c’è un po’ di sindrome da corazzata Potemkin, che vi ha già descritto Luotto la settimana scorsa. Son tutti convinti che La corazzata Potemkin sia una palla pazzesca di sette ore, e invece dura un’ora tiratissima. Allo stesso modo, tutti sono convinti che i film bollywoodiani durino tre ore, e invece la maggior parte degli action dura… vabbè, durano due ore un quarto / due ore e mezzo, pure qualcosa meno. È la stessa durata degli Avengers. Anzi, meno. Anzi, diciamolo: ormai è la stessa durata del blockbuster hollywoodiano medio. Nel senso: io mi immagino un indiano che non ha mai visto un film di Hollywood e viene introdotto ai Marvel. Direbbe “ma sei sicuro che non facciano venire due coglioni così? Durano un casino, e non c’è neanche una canzone!” E avrebbe ragione da vendere.
2) Le canzoni. Sì, ci sono le canzoni. Ce ne sono in media tre, a volte meno. A volte nessuna. Ma non si tratta di improvvise deviazioni musical: si tratta di intermezzi veri e propri. Sì, a volte è il protagonista stesso che inizia a ballare e cantare, a volte no. A volte la scena prosegue dal punto in cui si è interrotta, a volte è proprio uno stacco in cui cambia tutto e parte sostanzialmente un videoclip, ma sono scelte stilistiche facoltative. Di fatto, non servono a portare avanti la trama.
Guardate, vi faccio direttamente un esempio che si fa prima.
A voi un tipico stacchetto musicale di Bollywood:

(sì lo so, esempio atipico, questa è tratta da un film in cui si sentono ben più di tre canzoni intere)

Vogliamo dirla tutta?
Dovreste saperlo ormai, ci abbiamo scritto un libro: questa cosa degli stacchetti musicali è uno dei tratti registici distintivi di Sylvester Stallone, pionierizzati nei film di Rocky insieme a Michael Mann che contemporaneamente stava facendo le stesse cose in Miami Vice. Sono poi diventati una caratteristica rappresentativa degli anni ’80 stessi (pensate alla partita di beach volley in Top Gun).
Chiaramente a Bollywood non hanno copiato Stallone, questa cosa loro la fanno da sempre. O meglio, non lo hanno copiato in questo (poi ci torniamo).
E nemmeno Stallone ha copiato Bollywood: più che altro iniziò a inglobare il linguaggio di una nuova forma d’arte che si stava sviluppando in quel periodo, appunto quella dei videoclip.
Ma per quel che riguarda le modalità d’uso degli stacchetti musicali, guardare un action moderno di Bollywood non è molto diverso dal guardare un episodio extra-lungo appunto di Miami Vice o Baywatch.
A quel punto ovviamente anche i gusti musicali giocano la loro e io lo ammetto tranquillamente: la musica da blockbuster bollywoodiano mi fa tendenzialmente sanguinare le orecchie tanto quanto una hit media da discodance (che gran termine da boomer, “discodance”) o una ballata di Biagio Antonacci, delle quali spesso è semplicemente una versione con qualche sfumatura etnica in più.
Ma è un intermezzo: peggio che vada potete premere fast-forward e non vi perderete assolutamente niente.

Bon, passiamo al film di oggi.

Per introdurvi a War, uscito nelle sale di mezzo mondo (anche occidentale) nell’ottobre 2019 e ora disponibile con l’abbonamento ad Amazon Prime Italia, devo prima parlarvi dei suoi due protagonisti.
Hrithik Roshan è nato a Bombay nel 1974 ed è uno degli attori più famosi del settore.
È spesso definito “India’s Most Complete Actor”, il che fa automaticamente di lui il Boyka di Bollywood.
Recita fin da bambino, ma è nei primi del 2000 che si afferma come protagonista attraversando un po’ tutti i generi.
Pensate a… boh, vi direi Tom Cruise, ma non è sufficiente.
Hrithik sa fare tutto: recita, canta, balla. Tutto a livelli eccelsi.
Ed è bello bello in modo assurdo: una specie di Bradley Cooper migliorato, con gli occhi azzurri e un fisico che a confronto il cast di Magic Mike sembra quello di Full Monty.
Ama i ruoli complessi, ha interpretato drammi, biografie e commedie romantiche, ma ama anche i film d’azione e gli stunt pericolosi, e all’occorrenza è capace di tirare un doppio calcio volante in spaccata.
Ha fatto incetta di premi nel ruolo di un ragazzo autistico e ha spaccato il botteghino facendo il supereroe, ed erano due film diversi dello stesso franchise.
E per non farsi mancare nulla ha fatto pure un remake di Innocenti bugie, reintitolato Bang Bang (2014), in cui a confronto è Tom Cruise a sembrare la sua copia del discount.

Il Boyka di Bollywood

All’altro angolo abbiamo invece Tiger Shroff, nato a Mumbai nel 1990, una delle più brillanti stelle in ascesa del panorama bollywoodiano.
Altro tronista dal fisico perfetto e un viso che pare progettato a tavolino per fare esplodere le copertine di Cioé – roba che a confronto Chris Hemsworth sembra Tobey Maguire – pure Tiger Shroff sa fare tutto: recitare, ballare, cant… mmh, cantare onestamente non ci metto la mano sul fuoco, lo fa di rado e ho il forte sospetto che sia in playback. Ma vabbé, non si può avere proprio tutto tutto dalla vita.
Pure Tiger Shroff (nessuna parentela con Tiger Chen) ha provato a diversificare in commedie romantiche, ma rispetto a Hrithik ha al momento un curriculum più specializzato sul menare: esperto di Tae Kwon Do e di Kalaripayattu, l’antichissima ed elegantissima arte marziale indiana da cui è nato pure il kung fu cinese, il nostro si è fatto notare con Baaghi (2016), classico film di botte che introduce al Kalari mischiando Kickboxer, Ong Bak ed esplicite citazioni a The Raid.
Subito dopo Baaghi, Tiger ha girato un film supereroistico per bambini intitolato A Flying Jatt (2016) in cui il supercattivo è Nathan Jones.
Poi ha girato due sequel di Baaghi, uno più grosso dell’altro, in cui dalle arti marziali si devia subito in pieno territorio guerrigliero alla Rambo, con budget e avversari proporzionalmente gonfiati.
Ora, come riportato anche da Stallone in persona, Tiger Shroff sta preparando proprio un remake ufficiale bollywoodiano di Rambo.

La tigre di Mumbai

Insomma: vederli insieme è un evento.
È come Intervista col vampiro se Tom Cruise e Brad Pitt, in pieno 1994, fossero famosi per film alla Stallone/Van Damme e quindi, invece che un art-horror in costume, la cosa più logica fosse unirli in un contesto stile Expendables.
War dura due ore e mezzo, e non devo stare a sottolineare che nessuno di noi si sarebbe lamentato se un film con Stallone e Van Damme del ’94 fosse durato due ore e mezzo.
La trama non ha arie da tirarsi o tempo da perdere: Hrithik e Tiger sono nelle Forze Speciali indiane, hanno uno stretto rapporto mentore/allievo, ma circostanze e colpi di scena li metteranno l’uno contro l’altro.
Esattamente quello che lo spettatore vuole vedere: amicizia, rivalità, le due star che collaborano, le due star che si menano, spettacolo, esplosioni di contorno, l’epica e il budget delle grandi occasioni.
Immaginate la stessa storia con Stallone e Van Damme, nel ’94, con la regia di John Woo… Perché nessuno ci arrivò?
A Bollywood invece hanno capito al volo cos’avevano per le mani, e hanno saputo subito cosa fare.
Poi ok, Siddharth Anand (gran nome) non è esattamente John Woo, anzi, è appena alla sua seconda regia action, ma nel già citato Bang Bang aveva fatto capire di trovarsi tranquillamente a suo agio col genere. Anche storia e script sono suoi. Iniziate a prenderci le misure perché sarà proprio lui a guidare Tiger Shroff nel remake di Rambo.

Indian stand-off

A questo punto, quello che dovete aspettarvi da un film come War è che sia una specie di Mission: Impossible / Fast & Furious ma con la mentalità ibernata al cinema dell’era reaganiana: nazionalismo alle stelle, individualismo eroico come unica via (tranne quando l’avversario è troppo grosso), manicheismo spinto, politiche di genere inesistenti, edonismo a livello olimpionico.
La coreografia regna, la posa plastica è la priorità, l’azione esiste in funzione del portarti ad ammirare – da tutti i punti di vista – l’eroe che la compie.
Di base, just one rule: the rule of cool.
Si tratta, in sostanza, di un tipo di cinematografia per cui il centro di gravità indiscutibile è ancora oggi l’opera magna di Sylvester Stallone.
In particolare, sembra di vivere in un mondo parallelo in cui i film più importanti della storia sono proprio quelli con cui a suo tempo Sly aveva iniziato a strafare e quindi a toppare, ottenendo forse i più imprevedibili tra i suoi risultati deludenti al botteghino: mi riferisco a Cobra e a Rambo III. Per cuore, intensità emozionale, arroganza, estrema attenzione al look, nessuna paura di esagerare e conseguente sprezzo del ridicolo.
Al secondo posto fra i punti di riferimento c’è sicuramente il dittico Mission: Impossible / Fast & Furious per la loro ricerca della scena spettacolare ai confini della realtà.
E al terzo posto metterei il John Woo hollywoodiano, in particolare quello che in Senza tregua e M:I 2 aveva infilato Van Damme e Tom Cruise al centro di un balletto di coreografie dettagliatissime in cui ne uscivano come eroi mitologici, sovrumani, tanto efficaci quanto esteticamente impeccabili, quasi divini.
War, coi protagonisti che si ritrova, fa tutto questo in modo ancora più naturale.
Io mi immagino uno spettatore indiano che non ha mai visto un film americano. Direbbe “ma sei sicuro che non facciano venire due coglioni così? Durano un casino, non c’è neanche una canzone, e in più i protagonisti son belli come i miei ex-compagni di classe”. E avrebbe ragione da vendere.
Basta chiacchere, guardiamoci il trailer:

War ha tutto quello che si chiede a un blockbuster d’azione: svariate location in giro per il mondo, set pieces memorabili.
C’è un inseguimento in moto per i vicoli del Portogallo.
C’è un inseguimento fra auto sportive in un ghiacciaio in Finlandia.
C’è Hrithik Roshan che combatte la gravità menando un pugno di scagnozzi in un aereo col portellone aperto.
C’è Tiger Shroff che entra in scena sfondando una finestra con un calcio volante e procede a menare una ventina di thugs in un piano sequenza che si interrompe solo dopo che lui se n’è andato al rallentatore su musica rock.
Ci sono un paio di scene di bromance che sfondano i confini di Top Gun e Point Break e sfociano direttamente in sguardi e dialoghi che non stonerebbero in Twilight.
Quindi sì, è sopra le righe, ci mancherebbe, ma niente a cui non ci abbia già abituati Vin Diesel.
E sì, ci sono tre stacchetti musicali in cui Hrithik e Tiger si esibiscono nell’equivalente di un duetto Timberlake/Bieber… Questo background da ballerini dopotutto si nota anche quando menano, li rende decisamente più fluidi/atletici di un Jason Statham. Aiuta loro come storicamente ha aiutato Van Damme.
E comunque che ci vuoi fare.
In Cina se vuoi recitare devi essere un campione di kung fu, in India devi saper ballare. Non si sfugge.
A Hollywood al massimo c’è Johnny Depp che suona la chitarra.
E se ci pensate, qualsiasi film dei Pirati dei Caraibi migliorerebbe se a un certo punto Johnny imbracciasse la chitarra e facesse un bel pezzo, magari in duetto con Keith Richards.

Double Impact

War non è il miglior action di Bollywood, e nemmeno per forza il punto di ingresso più consigliato in assoluto.
Altri hanno regie migliori o trovate più fulminanti, e inizieremo a coprirli più spesso.
È però un film divertentone, non privo di momenti memorabili, spaccone ed esplosivo come chiedereste a un qualsiasi film del genere, e come prima immersione va alla stragrande.
È un ottimo esempio di come da quelle parti siano tranquillamente in grado di fare cose che, esagerazioni incluse, non hanno nulla da invidiare a un Hobbs & Shaw.
E di come, insieme a Wolf Warrior 2 in Cina, siano gli unici a scrivere e girare film come se fosse ancora il 1986 e Stallone fosse il capo indiscusso del cinema, stella polare di tutti noi.

Prima di lasciarvi però voglio fare un’ultima considerazione.
Ho citato Stallone, Van Damme, Tom Cruise, Vin Diesel, ecc…
In realtà c’è un solo attore hollywoodiano che avrebbe saputo tenere testa a gente come Hrithik Roshan e Tiger Shroff.
Un unico attore bello bello in modo assurdo, e capace di fare indistintamente action, drammi, commedie e film sentimentali, di fare il buono e il cattivo, l’umile e lo spavaldo, l’uomo comune e il supereroe.
Capace di recitare e menare, e persino cantare e ballare a livello pro, e tirare fuori almeno un classico immortale da ognuna di queste sue caratteristiche.
Un uomo che nonostante tutto, per qualche ragione, non è mai stato considerato una vera Star, non è mai stato uno di quelli che basta la sua sola presenza a spaccare il botteghino.
Quell’uomo è, ovviamente, Patrick Swayze.
In un mondo migliore, War sarebbe semplicemente Gemini Man con Patrick Swayze. Possibilmente meglio di entrambi.
Ci manchi un sacco Patrick.

Hollywood’s Most Complete Actor

Bolly-quote:

“Chiunque vinca, la tua identità sessuale perde”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S.: se avete letto il nostro libro lo sapete, Sly si prestò per una comparsata a Bollywood nel 2009 in una commedia romantica intitolata Incredible Love (Kambakkht Ishq). Non sono così pazzo da consigliarvi tutto il film, ma – tenendo sempre a mente che si tratta di una commedia – almeno la scena incriminata potete spararvela sul Youtube.

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66 Commenti

  1. La tigre di Mumbai sembra la versione pompata di Vandammo!

    • JAMES VAN NOKER

      Cazzo che comparsata!!! Troppo forte..esagerato e cool come solo stallone sa fare!!!
      Comunque secondo me se van damme avesse saputo cantare, sarebbe stato lui il piu’ completo e anche il piu’ sottovalutato!!!!

  2. m3rda1ol0

    a me sembra la versione pompata di pier silvio… cmq se sta su prime volentieri un occhio ci sta. regà centra poco o zero col film in esame ma vorrei rendervi partecipi di una riflessione su arma letale 3 (e anche il 4 ma in misura minore). non lo rivedevo seriamente dalla seconda metà degli anni ’90 quando ne consumavo la vhs registrata dalla tv. di fatto l’ho sempre ritenuto inferiore ai primi due, poi mi stava troppo sulle balle il personaggio di rene russo (nel 4 c’è chris rock che è molto peggio…) cmq di fatto si bel film ma non ne avevo una gran stima. me lo rivedo pochi giorni fa, a ruota anche il 4, e mi rendo conto della enorme potenza di questo film. mel ancora col capello lungo e la faccia da pazzo, danny glover sempre troppo vecchio… un grandissimo joe pesci e un nemico da antologia. stuart wilson magnificamente doppiato da pietro biondi. e le canzoni ne vogliamo parlare? It’s Probably Me di Sting intro spettacolare e Runaway Train (Clapton/Elton John) ending song perfetta, con tanto di scena finale dopo i titoli di coda che oggi è diventata scontata ma nel ’92 non so quanto fosse diffusa. Richard Donner è stato un regista mitologico e questo film secondo me è probabilmente il migliore della saga nonchè uno dei migliori esempi di come si faceva cinema una volta.

  3. Maiti Gion

    Bello stasera me lo sparo su Prime …. comunque solo a me il tizio pare Fabrizio Corona? :D
    un LOL gigantesco per la comparsata di Sly di cui hai messo il link … non la conoscevo, colpevolmente e non sapevo neppure lo avesse fatto… qualunque cosa faccia Sly merita di essere visto a prescindere!

  4. Nero728

    Lo sto guardando su Amazon in Indiano con i sub inglesi (e faccio un po’ fatica grazie alla mia ignoranza). Al momento sembra stiano rielaborando gli anni 80 pompandoli di steroidi. C’è più di tutto, più azione, più rallenty, più pose plastiche. Gli eroi sono fighi oltre ogni immaginazione e il patriottismo alla Bay è legge, sembra davvero prodotto dalla rivista Cioè.
    Fa piacere vedere qualche cosa di vecchio come l’action anni 80 rivisitato e tradotto in un altro linguaggio.
    Ma quanto sono gay gli sguardi di Tygher a Hrithik ?

    • Giancarlo

      Se è davvero qualche cosa di vecchio come l’action anni 80 devo convertirmi a Bollywood…

  5. @nicomadrulz

    Che tempi…”Il duro del Road House” e “Vendetta trasversale”, VHS consumate e riconsumate…

    Tornando in topic, mi fido di voi e proverò a guardarmi questo film si Amazon TV, sperando però sia meglio del succitato Wolf Warrior 2, che in tutta onestà mi ha annoiato parecchio.

  6. jax

    grandissima seconda rece su orizzonti cinematografici nuovi. Bravissimi.
    Mi piace molto questo fatto che in India, come in Russia, si fanno film d’azione/horror/thriller con i canoni dell’estetica americano di 20, 30, 35 anni fa. In entrambe le recensioni (questa e quella di Luotto) c’è un accenno a questo aspetto.

  7. Io la butto lì, considerato che il film è disponibile in streaming…

    … e se organizzassimo una sorta di #400tv-spinoff per questo giovedì?
    Nel caso anche “autogestita”, così da non interrompere il meritato riposo del direttivo valverdiano; ma per una volta, anziché rivedere un film del passato, possiamo sincronizzarci a vedere un film che quasi nessuno (suppongo) abbia mai visto! ^_^

    Nathan

  8. Pitch f. H.

    Se l’Occidente non produce film action con la frequenza che vorremmo***, giusto andare a trovarseli in zone alternative del mondo.
    Il fatto che Bollywood mi risulti faccia uscire tipo 400 film al giorno. E non è neanche l’unica, c’è anche Mollywood, Kollywood ecc (Giuro!)

    Ben venga qualche dritta come WAR. Che mi vedrò stasera.

    Il trailer mette una fotta di livello medio: il fatto che si spinga esageratamente il pedale della coolness potrebbe mettere un muro tra il film e uno spettatore coatto (leggasi: me).

    *** frequenza ideale: Un Mad Max – Fury Road all’anno, Un The Raid ogni sei mesi, un Guns Akimbo prima e dopo i pasti.

    • Pitch f. H.

      Visto ieri sera.
      I miei peggiori timori si sono rivelati fondati.

      Ora, ok ad avercene di più di film così, il mondo sarebbe un posto migliore.
      Gli stacchetti musicali non smorzano né aggiungono nulla (che strana usanza…).

      BUT:
      è davvero troppo figo, troppo patinato, troppo di tutto. I due protagonisti sono cool persino quando sanguinano!

      Utile come motivational per andare in palestra (il protagonista, non Corona, l’altro) ha 46 anni e fisicamente piscia in culo alla maggior parte dei trentenni che conosco. Devo rivalutare la cucina indiana: riso, pollo e spezie come se non ci fosse un domani.

      In sintesi: bello ma troppo figo.

  9. Trapador

    Per me anche Hugh Jackman ha tutto nel curriculum

    • Quasi. In quanto a danza si muove bene, ma tra lui e Swayze c’è un abisso.

    • Bradlice Cooper

      E come cantante è una pippa. I grandi musical di Hollywood (Les miserables, Mamma mia) hanno degli ottimi attori completi (Anne Hatahway, Amanda Seyfried) e altri messi lì un po’ a caso (Pierce Brosnan, Russel Crowe). Fra i grandi ballerini non dobbiamo dimenticare il mitico Kevin Bacon!

  10. Trapador

    Ma il trailer è mezzo in inglese e mezzo in indiano? Perché non si capisce niente.

  11. Al Panino

    Domanda: sul Prime Video italiano il film è in indiano, in inglese o in italiano?

    • Pitch f. H.

      Audio Hindi.
      Sub in inglese.

    • Se cliccate dove ho messo il link nelle parole “Amazon Prime Italia” dovrebbe portarvi direttamente alla pagina del film così controllate al volo voi stessi. Funziona?

    • Pitch f. H.

      @Nanni Cobretti

      Scommetto 2 euro che हिन्दी significa hindi :-D

    • avdf

      ho appena controllato: ci sono tre versioni, hindi, tamuil e telugu(?!)
      sottotitoli: lingue assurde varie + inglese.
      ok che le mazzate non conoscono barriere linguistiche… però.. non so se me la sento

  12. Andrea Navicella

    Felice di esserti stato utile Nanni…ora ti consiglierei la saga di DHOOM (con DHOOM 2 in testa a primeggiare)…E quando poi sarai veramente pronto potrai iniziare coi film di Salman Khan…l’attore che é letteralmente considerato lo stallone Indiano. I suoi film di menare sfidano ogni senso logico del tamarro e del trash. Come se Endhiran avesse avuto per protagonista Marion Cobretti.

  13. annadeimiracoli

    e su Patrick, scende una lacrima (non virtuale)…..

  14. Oliver Die Hardy

    A me non dispiacerebbe vedere un praticante di Kalari in azione, ma il problema di questo film, se vedo il trailer, sta proprio nella frase dell’immaginario Amico Indiano
    “ma sei sicuro che non facciano venire due coglioni così? Durano un casino, non c’è neanche una canzone, e in più i protagonisti son belli come i miei ex-compagni di classe”.

    Ecco, amico indiano, i protagonisti di un Film di Menare NON devono essere più belli dei miei compagni di classe. Perché sono una persona meschina e se uno mena da dio e con una sola gamba riesce a fare i danni che io faccio con uno scavatore ED E’ PURE FIGO, a me girano i coglioni. Deve avere un difetto: la bocca storta, la faccia da androide, la stempiatura da eliporto, essere completamente pelato o assomigliare al barista a cui nessuno ha mai detto che il caffè fa schifo.

    Se uno mena ed è pure bello, per me ha una faccia da tonno e l’espressività del cappello di Clint Eastwood.

    Che poi sia vero nel caso dei due protagonisti in esame è puramente casuale.

    • Non lo volevo svelare subito ma Hrithik Roshan ha due pollici nella mano destra (true story, google it)

    • Cialtron Eston

      Non hai tutti i torti. Infatti essere “troppo belli” come il film omonimo, è un malus e fa sembrare il personaggio come uno uscito da un Harmony Hystorical a caso (bello, ricco, forte, figo e non aveva niente da fare prima che la protagonista del romanzo apparisse per fargliela annusare…. seh).

      Insomma, non si riesce ad empatizzare con il personaggio perché troppo distante dalla realtà, a meno che non siate in un fantasy per adolescenti tipo Licia Troisi, li essere troppo fighe è tipo il difetto di ogni protagonista, tipo “mamma a scuola mi perculano perché sono una top model e mi sento a disagio”.

    • Alessandro

      Tre cose ho da dire. Uno, questa rece è divina e mi ricorda ogni volta perché Nanni sia il capo. In passato siamo stati in disaccordo su film che lui sentiva il bisogno di notificare allo spettatore come film da 6 e mezzo mentre per me erano da 8 minimo, ma scrive come un cazzo di DIO in terra. Quanto adoro leggere cose scritte da gente che sa scrivere di cinema. Dio **** io AMO il cinema, CAZZO. Due, che c’è di male se uno è bello? Il menare serve a raccontare la gloria dell’uomo, coraggio, possanza, pericolo, violenza, avventura, epicità: se uno è bellissimo, MEGLIO, no? Tre, finalmente qualcun altro che ammette che qualcosa non va nella scrittura della Troisi. Io direi ben di peggio, ma sembrerebbe invidia perché i suoi “libri” vendono mentre i miei continuano a venirmi rimandati indietro dicendo che c’è troppo sesso e violenza per un libro filosofico, e troppa filosofia e occultismo per un libro di “menare”.

    • @Nanni Mi è esploso il maccosometro. Ora l’unica cosa che vorrei sapere è che pollici verrebbero fuori se Hrithik figliasse con Megan Fox.

    • @Alessandro: mi inchino e ti ringrazio, felice di servire

      @Gigos: in India non si usa dire “il tallone di Achille” ma “il pollice di Roshan” (ok non è vero)

    • Alessandro ringrazia il Capo Nanni

      Sei istintivamente ipertestuale e hai la capacità, non so se acquisita o innata, di non abbassarti mai ad essere didascalico in tale tua ipertestualità. Ogni cosa che dici è interessante e si ricollega in modo tagliente ad altre cose interessanti. non c’è mai sfoggio, non c’è mai eccesso non c’è mai anse inutili. E’ come parlare con qualcuno che conosce tutte le tue citazioni preferite e sa perfino intuire come mai ti piacciono. Indipendentemente che davvero in passato forse non ci trovammo d’accordo su certe rece che voi definiste “nette” e io “severe”, ma realmente quando scrivi è tutto grasso che cola. Per me leggere di cinema è come respirare. Io fin da piccolo sento grandi passioni e grandi aggressività, e questo mi ha sensibilizzato al fatto che l’arte (soprattutto quella cinematografica) è l’elongazione che porta le cose fuori dall’inconscio, dando loro un posto che non sia il miasma represso dell’inconsapevolezza. E’ sia bella che salvifica. E tu sai coglierne i perché: la tua ipertestualità è proprio acclimatazione all’ipertestualità implicita dell’arte, ed è questa ipertestualità che spurga l’inconscio e rende l’uomo più maturo, più profondo e più ampio, appunto la funzione salvifica di cui dicevo poc’anzi. Per quel motivo una parte di me ha la tendenza ha vedere in tutto un’ipertestualità anche quando non c’è, cosa che uno più scafato di me magari non fa, apparendomi spietato quando semplicemente sono io l’illuso. Poi continuo a fare le mie riflessioni, ad avere le mie opinioni, che non necessariamente saranno sempre le stesse degli altri, ammetto che per me è sincero, non auto-convinto, l’amore per qualunque film sia appena passabile, e tale posizione non è per forza condivisibile, ma io la difendo. Ma ammetto, che la potenza penetrativa del tuo pensiero è come un massaggio per la mente. Mi fa sentire meno solo, nella gabbia buia della mia mente dove troppi pensieri stanno stretti, vorticando più veloci della mia capacità di trasformarli in parole. Quando qualcuno sa toccare così tanti punti tutti insieme da fare un “effetto Kenshiro”, la mia mente respira.

    • Pitch f. H.

      @Gigos

      Ora l’unica cosa che vorrei sapere è che pollici verrebbero fuori se Hrithik figliasse con Megan Fox.

      Sei un cazzo di genio.

    • annadeimiracoli

      @cialtron heston:…e sull’harmony historical( guilty pleasure dei miei 14 anni), mi è uscita una risata decisamente non virtuale!

    • Pitch f. H.

      @Oliver Die Hardy

      Ecco, amico indiano, i protagonisti di un Film di Menare NON devono essere più belli dei miei compagni di classe.[…]

      Avendo visto il film posso dire che hai centrato il punto.

      E ti dirò di più.

      WAR, in sé, è un action della madonna. Ma alla fine non ti lascia nulla. Zero esaltazione. Boh, ti vien giusto voglia di fare addominali (anche se il 4+3 pack di Tiger è genetico) E secondo me c’entra poco che i protagonisti siano “troppo belli”.

      È più che altro un discorso di come l’appassionato di action percepisce la fisicità di un attore action.

      Scott Adkins, per dirne uno, ha un fisico perfetto, ma lo spettatore accetta la sua perfezione fisica come “conseguenza” di ciò che avviene nel film e del ruolo che ha: lottatore MMA, assassino su commissione, whatever.

      In WAR si ribalta completamente questa percezione. È l’action in sé, i combattimenti, gli inseguimenti ad essere “conseguenza” di come sono fighi i protagonisti.

      Sembra una sfumatura da poco ma ti cambia completamente il modo di vivere un film.

    • C’ho pensato a questa cosa che dite, eh? Ma era esattamente il problema che ci si faceva a Hollywood negli anni ’80. Era il problema che si faceva chi vedeva Stallone (e soprattutto Schwarzenegger) dopo i vari John Wayne, Lee Marvin, Charles Bronson, ecc… Soprattutto con Arnold l’hanno risolto rendendo l’azione ancora più esagerata e meno legata alla realtà (si veda Commando), e a Bombay stanno platealmente facendo uguale, giusto prendendosi un po’ più sul serio. Poi oh, magari per qualcuno è la sfumatura in più che spezza l’illusione, ma per me è solo questione di abitudine.

  15. Capitan Ovvio

    Siddharth Anand in realtà si chiama Nando Siddhartha, lo abbiamo capito tutti

  16. Menelao-tsu

    “Non voglio menarla troppo a lungo, ma” beh, sei sul sito del menare, direi che hai carta bianca.

  17. The Mat(Bat)

    Grazie Nanni!
    Era il film che mi serviva questa settimana: scazzo, lavoro, poca voglia di vedere cose (ho Gangs of London pronta e non sono riuscito a iniziare).

    Il mix indiano-inglese fa ridere. Le inquadrature plastiche da copertina fanno ridere. Ci sono bromance e patriottismo spalmati con la cazzuola.
    Però tutto maledettamente divertente e pompato al massimo.

  18. “nazionalismo alle stelle, individualismo eroico come unica via (tranne quando l’avversario è troppo grosso), manicheismo spinto, politiche di genere inesistenti, edonismo a livello olimpionico.”

    E questo basta per renderlo un filmone

    • The Mat(Bat)

      “La Patria viene prima, seconda e ultima” (cit.)

      Comunque al primo stacco musicale se non sei daltonico rischi l’infarto :)

  19. Killing Joke

    Chissà, forse esagero, ma il monologo finale di Patrick Swayze in “Point Break” (l’unico “Point Break” che io conosca ovviamente) per me vale come summa filosofica del cinema d’azione.
    Grande Patrick

  20. Dr.Thom

    Io nel crescendo finale sull’uomo misterioso però un po’ speravo in Dick Van Dyke…

  21. L'ozio è il padre di Virzì

    Dopo che i Simpson, per me, hanno affossato il cinema indiano per sempre (https://www.youtube.com/watch?v=HcPrNC4AivE) e dopo aver visto innumerevoli filmatini di SINGHAM che mi sono arrivati sul cell (a caso: https://www.youtube.com/watch?v=ltt3GRaEhio), mai avrei creduto di poter vedere un film Bollywoodiano. E invece…

    Stasera si comincia.

  22. jon

    ho visto bang bang su rai 4 e l’ho visto tutto .

    non sapevo assolutamente nulla ma dopo 10 minuti ho urlato alla consorte semi addormentata nel letto ” ma questo è il remake di innocenti bugie!!!!”

    che dire bang bang è un gran film ma appunto toglietemi la parte musical-

    darò un ochhiata a sto war

  23. Alessandro risponde a tutti ma soprattutto a Pitch

    Rispondo qui perché rispondo in un colpo solo a più colonne di commenti. Credo che Pitch abbia spiegato, perfino a me, cosa voleva dire. Praticando una religione che viene dall’ India, ne conosco un minimo alcuni tratti che posso sfuggire ad uno che semplicemente non li conosce, uno di questi, che tra l’altro sta alla base della loro straordinaria architettura, l’abbigliamento sgargiante, la cosmesi straordinaria, perfino la poliedricità quasi isterica delle spezie, è il loro amore per l’impatto emotivo che le cose offrono. Nessuna donna, da vestita, e più sexy di un’indiana: da nuda, è caratterialmente identica a chiunque altro, alcune sono persino più pudiche dello standard di altri posti. Perché? Perché ormai l’impatto c’è stato, la seduzione è avvenuta, l’imponente emozione di contemplare qualcosa di perfetto e ultra-figo si è compiuta. L’intera psicologia dell’India si basa sul far apparire la vita come uno spot pubblicitario di quelli meno recenti dove la figaggine tirava invece di essere percepita come esagerata, tratto più simile alla sensibilità degli ultimi due decenni. Ce l’hanno proprio nel sangue. A loro piace così. Quindi sì, nonostante più su io avessi detto che la figaggine è sempre bene, ho adesso capito cosa intendeva chi denunciava tutto questo: sembra tutto di plastica come la pubblicità di un set delle Barbie dove tutto scintilla, perfino farsi male sembra cool con la magia del montaggio. Ammetto che guardarmi due ore e mezzo di film coi sottotitoli non mi tira, aspetterò che esca doppiato, succederà prima o poi e la vita è lunga, ma nel frattempo mi torna fin troppo ciò che altri hanno detto…

    • Pitch f. H.

      @Alessandro

      Innanzitutto grazie. La mia conoscenza della cultura indiana si ferma a: “nel dubbio, aggiungi cardamomo” e, in tempi recentissimi (l’altro ieri), al film in questione. Quindi mi fido.

      In realtà anche io nel corso della discussione ho poi realizzato perché WAR venga definito ‘old school’. Ed è perché negli anni 80 si faceva qui in occidente la medesima cosa, ovvero costruire un film intorno non al personaggio pensato dagli sceneggiatori ma sull’attore che lo avrebbe interpretato.

      Nanni Cobretti si è giocato, a tradimento, l’asso di briscola di COMMANDO. Sai sicuramente che in origine Commando non fu pensato per Schwarzenegger ma per Nick Nolte e il suo John Matrix sarebbe dovuto essere infinitamente meno badass di quello dell’austriaco.

      Personalmente avrei citato COBRA e/o Beverly Hills Cop (due film che non ho citato nella stessa frase a caso) come esempi di film costruiti e talvolta stravolti intorno all’attore protagonista.

      Negli anni 80 funzionava così, ci piaceva, erano anni in cui era e doveva tutto ‘mitico’. Un po’ come, tu mi insegni, Bollywood ancora oggi.

      Oggi sono tempi più cupi, i gusti sono cambiati ed è cambiato il modo di fare cinema e, soprattutto, promuoverlo. E a parte rari casi (mi viene in mente Dwayne The Rock Johnson) non è più cosi profittevole vendere un attore col film intorno.

      My 5 cents.

  24. JAMES VAN NOKER

    Cazzo che comparsata!!! Troppo forte..esagerato e cool come solo stallone sa fare!!!
    Comunque secondo me se van damme avesse saputo cantare, sarebbe stato lui il piu’ completo e anche il piu’ sottovalutato!!!!

  25. Giancarlo

    Altra bellissima recensione del grande Nanni Cobretti!

  26. Quando nei lontani anni ’80 (o ’90) quelli di “Scherzi a parte” gli riempirono la casa di merda, che usciva da tubature, lavandini, doccia, l’emerito professor Giampiero Mughini proruppe in un indignatissimo:
    “Macos’è…CINESTRONZERIA?”
    Imho, la definizione esatta del cinema indiano è esattamente questa, a partire da un overacting costante che, nel caso dei protagonisti di WAR, più che a un bromance fa pensare a una fan fiction M/M (pensata male e realizzata peggio). Posto che non incontrano i miei gusti, io non ho nulla contro i prodotti mirati a un pubblico gay o filo-omosessuale: piuttosto ne metto in discussione la qualità.
    Gli sguardi che si scambiano i tronisti indiani, la telecamera che indugia sui pettorali, gli occhi del più giovane che si riempiono di cade lacrime nel contemplare le ciappe marmoree del mentore, ha me han fatto ridere.
    Barbe più curate di quella di un ufficiale della guardia di finanza, quantità oscene di capelli, in perfetto ordine o scompigliati ad arte, ciocca per ciocca, fisici che senza dubbio spaccherebbero a “Uomini e Donne” e combattimenti coreografati dalla crew di “Amici”: ma che è ‘sta roba? Concludendo, con la massima simpatia per l’evidente “Vorrei ma non posso”, gli amici indiani, appunto, non ce la possono fare. Mi par che metà della popolazione, tra l’altro, muoia di fame. Invece di buttare i soldi in queste cagate, magari sarebbe meglio devolverli a favore dei bisognosi.

    • Spiace, ma elenchi cose che stavano tutte anche nei film di Arnie e Sly.

    • No dai…E’ questione di misura (come anche di carisma e di cuore, nel caso di Sly, dato che Arnie non ne ha mai avuto uno, semmai una batteria di riserva). Questi sembrano Chris Redfield e Costantino Vitagliano.

    • Comunque l’ho visto volentieri.
      Concordo invece su Patrick Swayze, il mio interprete action preferito di sempre.
      R.I.P.

    • Smessi i panni dell’amante del cinema in quanto tale, e messo da parte il gusto occidentale che per forza di cose mi caratterizza, mi permetto un breve approfondimento.
      Io conosco l’India solo attraverso i libri di Tiziano Terzani: con tutta probabilità, quanto non mi è piaciuto in WAR è espressione della tradizione filosofica e religiosa di un popolo che non si è mai permesso di prendere la vita (e la morte) troppo sul serio, perché l’importante è quanto viene dopo. Le sezioni musical e altre (pregevoli) baracconate, assumono in quest’ottica tutto un altro significato. Non credo potrei mai abituarmici, ma superato l’impatto iniziale, mi riesce impossibile non provare simpatia. Magari domani indosserò anch’io una canotta bianca strappata e andrò al lavoro ballando, con la faccia pitturata di di rosa…

    • Non ho mai letto Terzani, io conosco l’India di riflesso grazie a diversi amici indiani e a Madame Cobretti che studia la loro spiritualità e va a lezioni di Kalari e mi spiega un sacco di roba mentre guardiamo gli addominali di Tiger Shroff al rallentatore. Però guardo cose tipo questa e alla fine credo siano solo sfumature a cui ci si abitua, e anzi, mi è venuto più facile rispetto alle prime volte che guardavo ad esempio i film di Hong Kong (che rimangono ovviamente imbattibili sull’action di per sé). Non sono diversissimi dalle cose più esagerate e videoclippare che ogni tanto fanno anche a Hollywood. Pensa, che ne so, alla saga di Resident Evil col gender swap. Alla fine non è ‘sto gran stravolgimento. E peccato che la musica sia inascoltabile alle mie orecchie, perché ho sempre sostenuto che – vedi Rocky III e IV, Vivere e morire a Los Angeles e mezza filmografia di Walter Hill – musica e film d’azione dovrebbero convivere molto più spesso.

    • Man mano che passano le ore mi tocca ammettere di apprezzarlo sempre più. Infatti da ieri sera cammino al rallentatore.

  27. ste

    confermo( riassumendo un po’ ) che l’idea che fare Top Gun senza avere ne il Top ne il Gun e gente che raccoglie la.merda con le mani per strada nella nazione bandiera della produzione lascia un po’ perplessi. Cioè anni fa vedevo da piccolo ometto Val e Tom salvare il mondo ipercapitalista consumistaeterocriptogay e non mi fregava un cazzo quei maledetti Mig dovevano morire male…poi dopo anni lo rivedi e insomma lo vedi per quel che è però la.potenza fallica della visione non perde niente…Qui boh mi sembra che dietro non ci sia nessuna potenza bellica ideologica o anche solo machista di alcun tipo da cui trarre una minima.legittimazione…è un po’ come se per disgrazia si fossero messi a replicare le.commedie dei Vanzina e a me toccasse ridere perché al posto di Boldi e DeSica ci sono Abdul e Singh…cioè ecco sarebbe sempre merda fumante però almeno quella nostrana si giustifica ..questa a chi è rivolta ?
    max rispetto per i 400 calci che ci propongono di tutto anche a scapito delle loro facoltà mentali

  28. Giancarlo

    Quando, un poco di tempo fa, si è parlato del fatto che Tiger Shroff stava preparando un remake ufficiale bollywoodiano di Rambo, Stallone in persona ne ha parlato molto bene…

  29. Giancarlo

    … Sly ha espresso fiducia nel giovane attore indiano, nonostante si stia apprestando a interpretare uno dei due personaggi leggendari di Stallone, che sicuramente nel remake potrà trovare un piacevole omaggio bollywoodiano, ma niente di paragonabile all’originale del 1982 ovviamente…

  30. Alessandro risponde a Pitch e a Vandal

    Rispondo qui perché di nuovo rispondo a più colonne di commenti tutte assieme. A Pitch dico che ha centrato il bersaglio, negli anni ’80 l’occidente ha attraversato la fase dello “splendido”, e sì molti film sono risultati peculiari, per non dire bizzarri, visto l’aggiustamento in base all’attore. Ma in sé, era proprio che a quell’epoca era il momento del “Facciamo splendere tutto”. In buona parte questa cosa era senz’anima, motivo per cui chi aveva vent’anni negli anni ’80 è diventato o una persona acculturatissima ma pacata, o uno scavezzacollo per ribellione allo standard, o nel caso del 99% della popolazione, è diventata quelle cose anonime che a miliardi oggi affollano la Terra. Ma gli anni ’80 ci hanno anche portato la fase più esplosiva dei Queen, certamente sgargianti, ma con un’anima grossa così. La grandezza e la bellezza: spesso vuote. Ma non sempre: in loro totale assenza abbiamo il failure porn, che se non c’è il momento di inciampo a rovinare qualcosa di epico, tutti a fare Buuuu quanto ti prendi sul serio buuuu!!! che è ridicolo. In India però, e qui continuo a rispondere a Pitch ma aggiungo anche una risposta a Vandal (che tra parentesi ma ha fatto MORIRE dal ridere coi suoi commenti, leggeteli perché uccidono), l’India è così da sempre e lo sarà per sempre, dove se uno ha i capelli spettinati ogni ciocca ha un suo personale stylist, cinquanta telecamere e un mese di montaggio in post-produzione. Non è che la gente comune sia così presa dall’aldilà da arrivare a non prendere sul serio l’aldiquà, è proprio che per loro la bellezza è sinonimo di cura del dettaglio e percettività nel mescolare audacia e cautela, e questo equilibrio per loro ricalca la maggior virtù possibile, che non sta necessariamente nel seguire questa o quella dottrina, ma nel farlo in un modo così scrupoloso, da dimostrare grande maestria morale e intellettiva, per loro inerentemente buona perché nemica dell’abbrutimento (per loro, inerente causa di ogni malvagità). Il punto è che quando segui qualcosa in modo così scrupoloso, ciò che fai diventa quasi hashtaggabile, come un personaggio di un manga che ha un suo trademark, e questa definizione contribuisce alla bellezza stessa, creando un personaggio, e generando un circolo che si autoalimenta.

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