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Come sbagliare il film perfetto: Jiu Jitsu

Sì Vostro Onore, sono stato io a definire Jiu Jitsu un potenziale film dell’anno.
Ho contribuito in maniera attiva a montare il fomento e non l’ho fatto solo perché si trattava di un film di menare con Nicolas Cage.
Mi sono fomentato in maniera pazzesca e non l’ho fatto solo perché si trattava di un film di menare con Nicolas Cage e Tony Jaa.
Voglio dire, stiamo parlando di un film di menare con Nicolas Cage, Tony Jaa e Frank Grillo (e ok, il protagonista tecnicamente è Alain Moussi), e in cui lo spunto per la trama unisce Predator a Mortal Kombat.
Ma io avevo voglia di credere fortissimo in Dimitri Logothetis, perché Kickboxer Retaliation era matto il doppio di quello che gli si chiedeva di essere.
Va specificato che il Logothetis non è esattamente una giovane promessa ma un artigiano la cui semi-oscura filmografia inizia negli anni ’80 e si spegne lentamente fino al 2016, quando scrive la sceneggiatura di Kickboxer Vengeance ma lo fanno dirigere al più esperto (e svogliato) John Stockwell.
E allora per il sequel si tira su le maniche, se lo gira da solo, e ci mette una rissa in piano sequenza, un twist fregato a Pulp Fiction e Ronaldinho.
Nicolas Cage non è scemo.
È squattrinato, ma non scemo.
Secondo me ha visto un paio di scene chiave, e ha detto “ci sto”.

Diamo subito le cattive notizie?
Innanzitutto – lo avete capito dal trailer, forse già dal cast – di Jiu Jitsu se ne vede poco.
Il termine Jiu Jitsu è usato in modo prettamente simbolico, a indicare i nostri eroi, gli sfidanti scelti dal marziano cattivo: la trama prevede un gruppo di guerrieri prescelti per sfidare questo marziano senza fazza che ogni sei anni cerca qualcuno da menare per sport. Fine.
Il film è tratto da un fumetto scritto dallo stesso Logothetis insieme a Jim McGrath.
Si tratta di un fumetto scritto specificatamente con l’idea malvagia di produrre sostanzialmente storyboard vendibili, ma questo nella sua testa lo autorizza a credersi immediatamente Ang Lee e fare le transizioni a fumetto con la sua app del telefonino.
Ve lo immaginate? Sono reduce freschissimo dall’aver criticato le transizioni a fumetto di Ang Lee: è una beffa micidiale. Non è una cosa bella, cioè proprio così all’inizio, io avevo le migliori intenzioni e invece è come se il film mi dicesse “ciao!” e poi mi tirasse un calcio nelle palle. È come se il film mi dicesse “oh, non c’entra niente eh? ma ho letto che hai criticato le transizioni a fumetto di Ang Lee per cui finché passavo di qua volevo mostrarti un uso veramente gratuito e inguardabile delle transizioni a fumetto così poi magari rivaluti Hulk” e io ero a terra, contorto, che dicevo “sì ok, va bene, rivaluto Hulk, basta che la smetti”.
Ma non è questa la cosa più grave.
Cioè: Kickboxer Retaliation era una poverata, ma attribuivo la colpa al budget scarso, all’operazione disperata, a una situazione produttiva ballerina, una tremenda inondazione, le cavallette, ecc… Prendevo le cose buone, perché le cose buone erano slanci di creatività decisamente superiori alla media del genere.
Jiu Jitsu invece non ha scuse.
Jiu Jitsu ruba letteralmente le idee a Predator e Mortal Kombat – e non uso “ruba” con leggerezza, uso “ruba” quando prendi qualcosa altrove e non aggiungi, non rimescoli, non fai nient’altro tranne dare un’amnesia al tuo protagonista così qualcun altro può contestualizzare la situazione agli spettatori – ed è incredibile come riesca a incasinarsi nonostante una premessa così semplice.

Il Marzialista Mascherato.

Jiu Jitsu dovrebbe essere un film facilissimo, e invece riesce a inciampare e a perdere il ritmo quasi subito.
Logothetis si conferma mezzo matto e con il gusto per i virtuosismi visti altrove, e si lancia in diverse trovate spericolate: piani sequenza su e giù da edifici, POV alla Hardcore Henry, un misto di entrambi, ma poi non sembra avere cognizione di come si imposti la narrazione a livelli minimi accettabili.
C’è una serie di misfatti eclatanti:
1) dare a Tony Jaa un ruolo da comprimario qualunque, uno che mena tanto (ci mancherebbe) ma che ha peso zero nella storia ed è sostanzialmente un non-personaggio;
2) dare a Frank Grillo un ruolo da comprimario qualunque, uno che mena il giusto e che si smazza gli scarti di dialogo di Nicolas Cage ma che pure lui svolge una funzione senza avere realmente un personaggio definibile come tale;
3) dare ad Alain Moussi, di svariate spanne il meno carismatico del cast, il ruolo di protagonista.
Cage si salva di pura esperienza e istinto da fuoriclasse.
Ve lo giuro, ero incredulo davanti a questo coso senza vita.
Come si fa ad annoiare e far perdere l’attenzione in tempo zero con una storia così semplice?
È come un pilota che avevi visto fare numeri niente male con una Panda dell’82 su strada dissestata, a cui poi dai in mano una Lamborghini e lui sbanda pure sui rettilinei.
Cioè, per essere trasparenti fino in fondo: ovvio che se lo paragoniamo che ne so, ai film di Lorenzo Lamas degli anni ’90, non c’è niente di diverso e normalmente ci accontenteremmo, ma qua è roba che a confronto Triple Threat sembra un Tony Scott d’annata.
Logothetis è esattamente la realizzazione di quello che ogni tanto ci diciamo tra di noi per esagerare: hai Tony Jaa, cazzo ci vuole? Buttalo in mezzo e fagli menare un sacco di gente. Lui fa letteralmente solo quello. Hai Nicolas Cage, cazzo ci vuole? Dagli carta bianca e fagli fare il matto. Lui fa quello, e poi lo confessa pure nelle interviste, dicendo letteralmente “Nic Cage si è creato il personaggio da solo, in ogni sua parte“.
Ed è la prova che no, non è sufficiente.

Dagliele più forte, Nic

Passiamo alle parti positive?
Non si può bastonare del tutto uno che prende Tony Jaa e decide di lanciarlo in una versione più complessa del piano sequenza di The Protector facendogli menare gente correndo su e giù per i tetti di un accampamento. Non è altrettanto strabiliante e probabilmente non c’era tempo per rifarlo troppe volte, non tutti i colpi tirati sono lisci e potenti come dovrebbero essere, ma è una bella cosa. Più avanti manda in battaglia Moussi e Jaa e inizia a mischiare il piano sequenza con il POV alla Hardcore Henry: il senso non lo si capisce, pare di vedere uno che indossa e poi molla la GoPro, che è esattamente quello che sta succedendo dal lato pratico ma non dovrebbe essere così plateale visto che non ha senso narrativo, ma è comunque un apprezzabile tentativo di cercare nuove soluzioni non banali.
Logothetis è un praticante e appassionato di arti marziali e di film di arti marziali.
Capisci che va ghiotto di virtuosismi e che, come tanti di noi, tifa fortissimo per l’importanza di avere un atleta prima che un attore, che è sostanzialmente l’unico motivo per cui si giustifica la presenza di Alain Moussi che a livello acrobatico fa numeri da circo ma per il resto è un manichino.
Capisci perché grandi marzialisti come Tony Jaa lavorino volentieri con lui: il film di merda lo rischi con chiunque, ma con lui stai sicuro di essere atleticamente valorizzato, se non addirittura messo alla prova con coreografie interessanti.

La squadra di menare è ineccepibile.

Capitolo Nicolas Cage: affida a se stesso l’imitazione di Dennis Hopper in Apocalypse Now, ed è fra i pochi gol a porta vuota ad andare realmente a segno.
Da appassionato di arti marziali di lunga data (vedi Cuore selvaggio) già allenato nel jiu-jitsu, è incredibile che solo ora si infili in un film del genere, ma è chiaro che l’ha fatto più che volentieri.
Probabilmente ci sarebbe stato bisogno di un Cage straripante formato Face/Off per reggere davvero un film del genere, e invece abbiamo un semplice Cage rilassato e divertito che, circondato dal nulla, dona classe e personalità dove può senza strafare.
L’idea migliore è quella di coinvolgerlo anche nei combattimenti: contro ogni previsione, fingere che sappia zompare agilmente per aria e tirare calci perfetti quando sai chiaramente che è uno stuntman inquadrato da lontano è effettivamente più appagante che vederlo solamente in disparte a guardare.

Le emozioni forti.

Ma insomma, è tutto qua.
È davvero, tristemente, tutto qua.
Un film il cui unico valore è lo showcase atletico di Jaa e Moussi, e Nicolas Cage nel ruolo in cui avremmo voluto vederlo da sempre ma troppo tardi e nel contesto produttivo sbagliato.
Ho perdonato tantissimi film che si risolvevano sostanzialmente in un puro showcase marziale, ma questo poteva essere molto di più, ce l’aveva proprio a portata di mano, era facilissimo.
E invece incredibilmente scivola.
Vergogna, ragazzi. Vergogna.

Vi voglio bene lo stesso.

DVD-quote:

“The horror, the horror”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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18 Commenti

  1. David Kronenbourg

    Concordo in toto con la recensione.
    Sono arrivato alla fine solo perché non volevo credere a quello che stavo guardando e ogni volta che stavo per spegnere il film tirava fuori un maccosa più grande di quello precedente. Secondo me è una roba girata per le audience di oggi che si beve qualsiasi stronzata, in quanto non capace di tenere l’attenzione per più di 5 secondi. Però in una cosa non sono d’accordo, il film secondo me è riuscito nel non facile intento di far sembrare Tony Jaa un marzialista qualsiasi, complici forse degli stuntman non all’altezza, ma in certe scene sembrava quasi impedito.

    • Non hai tutti i torti. Dove sembrava “impedito” secondo me erano i problemi del piano sequenza, che non puoi rifare mille volte e a un certo punto ti accontenti che non ci siano errori anche se la resa non è il top. Per il resto Tony – che comunque inizia ad avere un’età in cui andrà per forza normalizzandosi – secondo me era contentissimo di conoscere Nic e lavorare con qualcuno che lo fa menare tanto e lo mette alla prova con soluzioni tecniche più fantasiose del solito, e amen se alla fine poteva essere meglio.

  2. udokier

    Alla parte su hulk ed i calci nelle palle son caduto dalla sedia. Grazie.
    E comunque lo guardo.
    Inutile continuare a mentirsi: se c’è Cage io guardo anche la merda.

  3. Ma quindi il cattivo più che marziano è un MARZIALO?

    Ok vado

  4. avdf

    tempo fa avevo visto il folle trailer e mi ero chiesto come non parlaste già solo di quello :D

  5. L'ozio è il padre di Virzì

    Avevo solo letto notizie sparse e mai visto il trailer. Speravo che i tempi fossero maturi per un remake de LA PROVA con Cage che rifaceva Roger Moore col 100% di follia in più. Un mix tra quello e MORTAL KOMBAT con l’alieno campione di arti marziali che deve trovare l’avversario degno. Più semplice di così non si può.

    Tony Jaa che fa Tony Jaa, Grillo che fa l’americano sborone, Moussi che fa il francesino del cazzo, e la Avgeropoulos che fa la figa random… Alla fine poteva pure starci Nick con la katana che combatte con l’alieno e magari si portava a casa la vittoria tipo Steven Bradbury.

    Ma leggendo sto post mi sa che siamo su tutt’altro pianeta. Lo guarderò ugualmente perché ci avevo fatto la bocca e perché voglio bene a Cage e a Jaa, ma già parto deluso…

    • David Kronenbourg

      Fatti un favore, ci ringrazierai, risparmiatelo, abbiamo già dato noi.

    • Sai cosa? Io invece ti direi semplicemente di abbassare le aspettative allo zero assoluto e fingere che un Mortal Kombat vs Predator con Nic Cage e Tony Jaa non abbia niente da promettere. Te lo metti su sullo sfondo mentre impacchetti i regali di Natale o che ne so, e per un completista senza pretese diventa una roba grezza e maldestra che alla peggio ti scordi il giorno dopo. Cioè il problema è che NON ESISTE che da premesse del genere non si possa avanzare uno straccio di pretese minime sindacali, ed è sacrosanto bastonarlo per questo.

  6. Alain Muffa

    Secondo me il regista voleva farci immedesimare nello stato di confusione mentale del protagonista con una storia dove non si capisce nulla

  7. Scemo e Fiero

    Sospetto e spero che l’85% del budget sia andato a Nic. Concordo con la recensione , aggiungerei che gli effetti fanno pietà. Ok le stelline volanti dell’Alien (Moussi) che sono un arma non esistente, ma gli spari… gli spari porco fucile, come si fa a sbagliarli così nel 2020?
    Auguro a Cage di andare avanti 100 anni. A Jaa che faccia almeno un altro film da protagonista bomba prima che l’età non glielo permetta effettivamente più. Infine che il regista, che a quel che ho capito è uno dei regaz, faccia un po’ di autocritica e torni a fare cose più nelle Sue corde.

  8. GGJJ

    Peccato, m’incuriosiva anche per la presenza di JuJu Chan, che mi era piaciuta tanto in “Wu Assassins”. Come se la cava qui?

  9. Ugo

    ora, io il film non l’ho visto.
    però m’ha fatto sorridere questa frase:

    //”un semplice Cage rilassato e divertito che, circondato dal nulla, dona classe e personalità dove può senza strafare.”

    cioè, è dall’invenzione del fuoco che rompiamo le balle a Cage in costante overacting, e le faccette, ed il matto, e le reazioni sopra le righe, l’internet è praticamente fatto di tette e meme di facce di Cage…
    adesso non gli si può dire “eh, ma sei un po’ rilassato, non strafai”.
    poraccio si sarà anche un po’ rotto il cazzo dei meme con le faccette.
    avrà detto “vabbè, allora se esagero sempre, facciamo che stiamo un po’ più misurati stavolta…”

    e insomma, non siete mai contenti…

    • Eh, capisco, è sfiga. Il Cage migliore è sempre quello complementare ai bisogni del film. È perfetto in Cuore selvaggio, è perfetto in The Rock, è perfetto in Face/Off, ecc… E poi in roba tipo Stress da vampiro aveva capito al volo che il film intorno a lui era morto e se non andava in iper-acting affondava. Qua è in una situazione simile: il film intorno a lui è a encefalogramma piatto, ma è più che comprensibile che non abbia sempre voglia di fare gli straordinari.

  10. Supertramp

    Ma il buon Tony non si è ancora ripreso da i sequel di Ong-Bak? Ogni volta è frustrante vederlo sprecato in film mediocri spero in un ritorno alla regia

  11. Ma Cage sarà squattrinato per sempre anche se accetta di fare cinquecento film all’anno già da un bel po’?

  12. Cinema, mon amour

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