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Io sto con gli elefanti: Ong Bak 3

02/02/2010 | media, news | di Nanni Cobretti

ong bak 3Un mesetto fa avevo iniziato sul mio quadernino a righe di seconda (due grandi una piccola) un post nel quale mi dilungavo a spiegare come mai assegnavo alla Thailandia il Premio Sylvester per Miglior Paese degli Anni Zero. Non l’ho mai finito, per cui vi racconto qua più o meno com’era: in pratica spiegavo di come fossi commosso dal fatto che un paese del terzo mondo, pur di farsi notare, avesse fatto di necessità virtù e si fosse ridotto a sfruttare al massimo quella centralità dell’uomo di cui tanto blatera Faenza anche se secondo me non intendeva esattamente questo. Nel senso: in mancanza di soldi il metodo thailandese è stato semplicemente allevare atleti disumani alla Tony Jaa con metodi che secondo me Sparta in confronto era il Centro Benessere di Salsomaggiore Terme, e poi -- ignorando il “Don’t try this at home” che compare prima dei film di Jackie Chan -- infilarli senza CGI, cavi, reti o controfigure in coreografie acrobatiche e pericolose ai limiti dello snuff: Ong Bak ha una scena in cui Tony Jaa tira un calcio volante mentre le gambe gli vanno letteralmente a fuoco, e non è niente in confronto a Born To Fight dove ci si picchia e ci si scaraventa giù da camion in corsa. Ovviamente in tutto questo la trama diventa dichiaratamente secondaria, e là dove in Ong Bak ci sono replay a sottolineare le acrobazie più pese manco stessimo guardando la diretta di Giochi senza Frontiere, Born to Fight dopo mezzora diventa un’unica meravigliosa megarissa indistinta senza soluzione di continuità. E non dimentichiamo Chocolate, il primo film a mostrare gli infortuni sul set direttamente nel trailer.

Jackie Chan non l'ha mai fatto

Jackie Chan non l'ha mai fatto

Ma tutto questo è diventato rilevante non solo grazie a materiale umano da macello che a volte dà idea di essere stato assunto solo in cambio di un’assicurazione sul decesso con la quale la famiglia camperebbe tutta la vita, ma anche grazie a un tizio estremamente scaltro e preparato come Prachya Pinkaew e alle sue intuizioni registiche che elevano i film a qualcosa di ben più intelligente e interessante che puro circo suicida alla Mondo Cane: cito per l’ennesima volta sia l’impossibile piano sequenza in The Protector che l’assoluta genialità visionaria della scena alla Super Mario sulle impalcature in Chocolate.
Poi i suoi allievi lo hanno abbandonato. Tony Jaa ha inseguito il progetto della vita con uno pseudo-prequel di Ong Bak durante le riprese del quale si è fatto venire un crollo totale di nervi, e Mrs. Jeeja Yanin Cobretti ha preteso la stessa indipendenza creativa per il meno ambizioso Raging Phoenix, nel quale però tradisce il dogma ricorrendo per brevi frangenti anche ai maledetti cavi.
E ora, finalmente, il succo del post odierno: realizzato in tempi imprevedibilmente brevi, è già in uscita in aprile sugli schermi thailandesi l’annunciato e attesissimo Ong Bak 3.
A questo turno non si hanno notizie pittoresche di fughe nella giungla e pianti in tv, per cui ne deduco che sia andato tutto liscio.
La trama ve la potrei anche riportare, ma tanto non vi interessa. La regia penso sia stata divisa in modo più o meno ufficiale tra Tony Jaa e il suo coreografo/mentore Panna Rittikrai.
Il primo trailer è questo:

In Italia, vista la fine che ha fatto il secondo, scordatevelo. Ma tanto un’altra cosa bella di questi film è che anche senza sottotitoli te li godi che è una meraviglia.

DVD-quote preventiva:

“Perché usare cavi quando puoi usare ELEFANTI?”
Nanni Cobretti, i400calci.com

Premio Sylvester 2010: i vincitori!

20/01/2010 | divagazioni, media | di Nanni Cobretti
nanni cobretti

Il vostro Nanni Cobretti saluta la folla in attesa di consegnare uno dei prestigiosi premi Sylvester

Amici! Sono emozionato! Innanzitutto oggi I 400 Calci compie un anno, ma ne dimostra a) di più, oppure b) di meno (votate!). Per cui tanti auguri a noi, e tanti grazie a voi che se non ci leggevate probabilmente ci fiaccavamo prima.
Secondo di tutto: abbiamo gli attesissimi vincitori dei prestigiosi Premi Sylvester 2010! Non sapete quante telefonate mi sono arrivate che mi dicevano “me ne dai uno? ti prego, ne voglio uno anch’io! posso? tipregotipregotiprego!”. E invece no! Ho fatto decidere a voi del pubblico. E voi del pubblico avete parlato (= cliccato sugli appositi bottoni per votare). Avete votato davvero in tantissimi, e la cosa ci riempie di orgoglio -- personalmente sono addirittura commosso.
Comunque: la cerimonia si è tenuta a mezzanotte (ora italiana) in un luogo segreto così non ci venivate, e a parte qualche piccolo incidente (ne parlerò più avanti) è stata un successone. Davvero, dovevate esserci. Ma non potevate. Per garantire uno spettacolo memorabile abbiamo preso spunto dalla Notte degli Oscar: in particolare per risolvere il problema dei discorsi di ringraziamento troppo lunghi, invece che far partire la musica abbiamo assunto direttamente Marko Zaror a tirare uno schiaffone a chi si dilungava troppo. Quello era da intendersi come il segnale per smettere.
Prima però di passare all’elenco vincitori, abbiamo per voi un video-messaggio in esclusiva da Jean-Claude Van Damme, uno dei pochi assenti alla cerimonia (mancava anche il toro-drago alieno incazzoso di Outlander), che ha voluto comunque commentare la sua mancata vittoria nella categoria Miglior Attore. Eccolo:

Non ha tutti i torti, ma ormai è andata.
E ora passiamo al dunque: via con l’elenco dei vincitori! Continua a leggere »

Mandrill: un trailer che fa arrapare (hahaha! no sul serio)

12/12/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

Vi avevamo già accennato a Mandrill quando qualche mese fa aveva vinto il Fantastic Fest e Marko Zaror -- premiato come miglior attore -- aveva festeggiato prillando a mezz’aria come una libellula impazzita.
Beh, ora è uscito il trailer. Nel trailer, Marko Zaror prilla più volte per aria come una libellula impazzita. Senza trucco e senza inganno (tranne quando si butta dal palazzo, credo).
Eccolo qua (non fatevi ingannare dal fermo-immagine di Youtube, non vi sto scherzando col nuovo di Moccia):

Boh, io guardo lui, Scott Adkins e Tony Jaa, e penso che da qualche parte esiste davvero la scuola per mutanti del professor Xavier, e magari non lo sappiamo ma Marko Zaror è anche capace di lanciare palle di fuoco dalle mani (Tony Jaa invece sa notoriamente ipnotizzare gli elefanti, mentre Scott Adkins ha già praticamente interpretato se stesso in X-Men Origins: Wolverine).
In ogni caso, Undisputed 3 film più atteso del millennio dopo Expendables.
E Mirage Man poi, che già l’originale era una sorprendente chicca, e ora Zaror ci sta preparando il remake in 3D.
E non scordiamoci Mandrill! Che stavamo parlando di questo. Mi si insegna che un film di arti marziali che vince un festival di fantascienza non è roba da sottovalutare.
Il prossimo decennio deve ancora iniziare, ma già sta dando piste a questo che è una cosa poco normale.

Steven Seagal: Lawman. La tv non sarà più la stessa.

25/08/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

Lo sapevate, vero? Beh, finalmente abbiamo un trailer:

Si fottano Chuck Norris e Walker, Texas Ranger.
Qua si fa sul serio.
Ricapitolo per chi non fosse pratico con l’inglese: Steven Seagal, in persona, come se non avesse abbastanza hobbies, da vent’anni (!) è vice-sceriffo a Jefferson Parish, Lousiana. Sul serio. Vice-sceriffo vero. A tutti gli effetti.
E Steven Seagal: Lawman è il reality show che lo testimonia.
Lo dice lui stesso nel trailer: “È tutto vero, non è uno scherzo”.
E anche la voce fuori campo è molto chiara in proposito: nessuna sceneggiatura (come se si notasse), nessuno stuntman (lo si capisce nella breve inquadratura un cui lo si vede correre), nessuna seconda possibilità (KA-BOOM!).
E magari voi pensavate che Tony Jaa fosse hardcore.
Ragazzi, ve lo dice uno che da un paio d’anni ormai quando accende la tv è soltanto per vedere Cops: se questa non è in assoluto l’idea più geniale possibile che non coinvolga plateale pornografia, allora non lo so. E comunque l’idea di vedere Stevie che, oltre a spezzare polsi veri a gente vera, viene dotato di taser, per il sottoscritto è giusto ai limiti della pornografia (davvero, potrei fare un post soltanto sul “perché il taser è l’invenzione più spettacolare dei nostri tempi”).
La messa in onda è prevista per un imprecisato tardo 2009 sul canale americano via satellite “A&E”.
La corsa all’Evento del Secolo si fa apertissima, e Avatar è sempre più fuori dalla gara.

Transformers 2: ancora, ma stavolta “perché sì”

07/07/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

transformers - revenge of the fallen

Facciamo un gioco.
Facciamo finta che incontrate Michael Bay per strada, davanti al supermercato, con un cameraman al seguito come nelle pubblicità dei detersivi.
Vi dice: “Vi sostituisco tutte le gag migliori del primo film con una sit-com di terza categoria e macchiette razziste, e in cambio al posto di 12 robot ce ne metto 89, e li faccio menare per due ore e mezzo. Ci state?”
Anch’io ho risposto “Di corsa!”.
Capisco e rispetto le perplessità del nostro Casanova Wong Kar-Wai (la nostra redazione, come si suol dire, è bella perché è varia), perché nel primo film c’erano anche un paio di scene non d’azione davvero carine  che alzavano le aspettative, ma – per quanto siano cose che ovviamente gradisco – non è per questo che io pago il biglietto di un film che si chiama Transformers.
Michael Bay non era quello dei robot che giocano a nascondino. Che ci piaccia o meno, Michael Bay è sempre stato quello della nonna di Bernie Mac che mostra il dito medio, della mamma di Shia LaBoeuf che dice “masturbazione”, di Bumblebee che piscia in testa a John Turturro e di John Turturro che rimane in mutande. Tant’è che in questo secondo film c’è di nuovo Turturro in mutande, stavolta addirittura in perizoma e con le chiappe in primo piano. Per cui sì, Transformers – La vendetta del caduto è un film con Megan Fox costantemente vestita e le chiappe nude di John Turturro in primo piano.

transformers - la vendetta del caduto

Ma stavamo spiegando “perché sì”.
È presto detto: ogni volta che c’era un robot inquadrato, io avevo gli occhi a forma di stella e la mascella per terra. Perché Michael Bay è anche uno che riprende robot giganti come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. E per uno come me cresciuto a pane e Goldrake, vedere queste cose in formato “realistico”, su grande schermo, è una goduria che non si può immaginare. Visti gli incassi non penso nemmeno di essere l’unico.
Il signor Bay ha preso 15 minuti di gag sconcertanti, ma li ha diluiti in 135 di robot giganti che fanno cose, cose che non sempre si capiscono (amen) ma che quando si capiscono – e succede ben più spesso che nel primo film – è una meraviglia. Soprattutto i campi larghi: i robot sui ponti, i robot sui palazzi, i robot sulle piramidi. A un certo punto c’è addirittura Optimus che mette le ali stile Mazinga. E c’è la megascazzottata nella foresta, in assoluto la scena migliore di tutta la saga finora, che è roba da orgasmo multiplo.
Siate onesti: quando è uscito Ong Bak (un esempio fra miliardi) non ho sentito nessuno lamentarsi e dire “la trama è una poverata micidiale”, perché giustamente eravamo tutti lì a fare il tifo per le incredibili acrobazie di Tony Jaa. Transformers 2 è la stessa cosa: certo che è lecito pretendere un film complessivamente più curato quando il budget a disposizione è circa 400 volte quello di Ong Bak, ma la cosa che conta è che rimane una festa per gli occhi e si esce più che appagati. È più circo che “vero” cinema, ma è sempre qualcosa che vale abbondantemente il prezzo del biglietto (non dovrei spiegarlo proprio su queste pagine…).

optimus prime

E comunque, alla facciaccia di tutti, il Bay riesce ad azzeccare anche una scena non action quando quella gnocca inverosimile di Isabel Lucas si spacca il grugno sul cruscotto e nonostante ciò si rialza con l’espressione panterona di una a cui hanno appena leccato i capezzoli. Ho riso fino a cadere dalla sedia e rotolare a fondo sala (era in discesa).
E non ho nemmeno parlato di Megan Fox.
Sono sempre più sicuro che Megan Fox non sia una persona vera, ma La donna esplosiva.

DVD-Quote suggerita:

“Con il 400% di robot giganti che si menano in più!”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Altro che Fiammetta

23/06/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

raging phoenix

Per chi non la riconoscesse, la tipa in mezzo a questa foto è Jeeja Yanin.
Per chi non sapesse chi è Jeeja Yanin, consiglio di COMPRARE CHOCOLATE ADESSO e poi tornare e finire di leggere.
Ma fondamentalmente è tipo la sorella minore di Tony Jaa, ugualmente cazzuta.
Di questo suo ultimo film, intitolato Raging Phoenix, si sa che oltre a menare calci in faccia suonerà, ballerà e troverà il principe azzurro: praticamente uno scintillante incrocio tra Ong Bak e Hannah Montana.
Altre foto, nessuna delle quali per ora in tema acrobatico/violento, sono su Deknang.com.

Via, sono buono, ecco Jeeja che si bulla in uno show tv:

“<3 TI AMO <3″
Nanni Cobretti, i400calci.com

(il primo che scrive “Topa Jeeja” nei commenti viene eliminato)

Ong Bak 2. Il trionfo.

29/03/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

ong bak 2Sono commosso.
Sono sinceramente commosso.
Ci sono stati momenti in cui avevo temuto che non avrei mai visto questo film, l’ambizioso e tormentatissimo esordio alla regia del nostro eroe Tony Jaa.
Avevo paura che diventasse il suo Game of Death – il film che Bruce Lee voleva eleggere a manifesto della sua filosofia ma che morì prima di concludere.
Tony Jaa non è morto, ma ha fatto capricci da star, ha gonfiato il budget, si è fatto prendere da gravi crolli nervosi, ha minacciato ricatti, è addirittura scappato scomparendo (nella giungla!), poi è tornato, ha pianto in TV, e infine è riuscito a concludere il tutto con l’aiuto di Panna Rittikrai, suo mentore, già sceneggiatore e coreografo del primo Ong Bak e regista dello spettacolare Born to Fight.

Ogni marzialista serio sogna di realizzare grossomodo lo stesso film.
Un film epico, di grande impatto spirituale, in cui il protagonista (se stesso) intraprende un viaggio più o meno metaforico che lo porterà a imparare, o a sfidare, o comunque a fare sfoggio di diversi stili di lotta.
È il film con cui il marzialista celebra la sua definitiva e incontrovertibile superiorità, del proprio stile o di se stesso singolarmente in quanto fine conoscitore di stili diversi.
Alla fine di questo film, composto da scene di combattimenti in percentuali che variano dall’80 al 98%, l’eroe impara – o insegna – qualcosa di non molto lontano dal senso ultimo della vita.
E Tony Jaa, dopo aver fatto essenzialmente la marionetta da circo in due film con Prachya Pinkaew, vuole decisamente la consacrazione a marzialista serio.

ong bak 2

A questo punto vi dovrei parlare dell’epica storia che ha partorito la sua mente iperstimolata, ma ammetto che, pur avendo visto una versione in tailandese con opportuni sottotitoli, l’ultima cosa che mi interessava fare era distrarmi a leggerli. Quindi non lo so. Non ne ho la più pallida idea.
Apparentemente non ha nulla a che fare con il primo Ong Bak: è ambientato nella Tailandia del Tantissimiannifa d.C., e c’è Tony Jaa bambino che prima lo malmenano e lo fanno lottare con un coccodrillo (scena da giù di testa), poi cresce e impara le arti marziali. A quel punto comincia a picchiare cattivi a raffica indiscriminatamente, ma non saprei dirvi se per vendicarsi o, che so, per “punire se stesso”. E non me ne frega niente.
La cosa importante è che, forse con piccola delusione dei meno avvezzi al genere, Tony abbandona in parte gli stunt gratuiti dei suoi primi due film in favore di uno show maggiormente incentrato sulla maestria tecnica. Il solito Muay Thai, una manciata di animali, lo stile dell’ubriaco, la spada, la scimitarra, il nunchaku a tre bastoni… c’è un po’ di tutto, e viene sfoggiato contro i più svariati avversari, che comprendono tocchi fantasy come una donna-tigre e una spettacolare donna-corvo. C’è spettacolarità e c’è concretezza, e niente pacchianate tipo i replay delle scene più pericolose. Ong Bak 2 finalmente assomiglia a un film, e non a uno speciale stuntmen del sabato notte di Italia1.
E che film! Per chi fosse combattuto se desiderare o meno lo sbarco di Tony Jaa in terre cinematograficamente più avanzate alla ricerca di maggior professionalità tecnica di contorno, non c’è più motivo di disperarsi: provvisto per la prima volta di budget adeguato, il Tony si presenta con una pellicola confezionata di lusso, fotografia, montaggio, tutto. E in più riesce a non farsi travolgere dalla sindrome di onnipotenza, e a limitarsi soltanto a ciò che sa fare bene – nello specifico, il suo personaggio necessita di una sola espressione e ha sì e no due frasi di dialogo.
In definitiva, Ong Bak 2 non giustificherà appieno la crisi di nervi del suo sensibilissimo autore, ma compie il miracolo di fare effettivamente quasi tutti i passi avanti a cui si sperava di assistere, concretizzando in larga parte le ambizioni che si era proposto.
Che poi diciamocelo: parafrasando il nostro Jean-Luc Merenda, uno come Tony Jaa non lo si crea in una notte.

ong bak 2

Poi ovviamente non posso concludere un post su Tony Jaa senza parlare di elefanti.
Del resto i suoi film ci hanno aperto una suggestiva finestra su un mondo in cui la gente possiede elefanti come noi possediamo cani e gatti.
In questo film nessuno gliene ruba uno – Tony pare già nervoso per i cazzi suoi – ma i simpatici pachidermi sono i protagonisti delle scene più incredibili.
Scene che in un paese civile probabilmente non gli permetterebbero di girare, ma per fortuna in Tailandia sì.
Tony non ci tradire, rimani dove sei.

>> IMDb | Trailer