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Le Basi: Michael Mann. Miami Vice (2006)

Torna “Le Basi”, la nostra guida agli autori imprescindibili del cinema da combattimento e torna con l’autore che più di ogni altro ha riportato l’action sofisticato e drammatico della New Hollywood fuori dagli anni settanta. Esteta, esistenzialista, perfezionista, sono alcuni degli aggettivi che definiscono questo autore che tenendosi fuori dalle mode ha ridefinito a modo suo, con meno di venti film, il cinema d’azione e non solo.

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Sono tanti i progetti a cui “sta lavorando Michael Mann per il suo prossimo film” che poi non hanno visto la luce. Doveva fare un film su L’Inverno di Frankie Machine, a quanto ho sentito. Era quasi pronto una decina di anni fa con un film su Enzo Ferrari, e nel 2009 stavano “iniziando a girare” un biopic su Robert Capa. A un certo punto avevo letto da qualche parte che stava lavorando a un adattamento cinematografico di Miami Vice, e ho pensato “figo, dai”. Quando è apparso il cartonato nel multisala dove andavo di solito a vedere i film con la mia fidanzata, ero comunque stupito: ne avevo perso traccia, e ora Colin Farrell e Jamie Foxx swaggavano peso al posto degli altri due. Nel 2006 non credo esistesse ancora lo swag. Comunque mi ha preso un coccolone: Miami Vice? COLIN FARRELL? Che cazzo di idea è? Mi avvicino al cartonato: directed by Michael Mann. Tutto a posto. Mando un sms al mio amico Maccio Haneke e gli dico, oh, ma te cosa ne sai di Miami Vice? Il mio amico Maccio Haneke sa sempre tutto di tutto quel che succede, ed è il più grande fan di Michael Mann che conosco a parte forse me stesso. Mi dice, sì, sapevo ma non voglio averci a che fare, la vedo buia. Mi prende lo sconforto. Dura finchè il film non esce in sala.

LA SFIDA (HEAT)

Non è così infrequente che un grande autore metta mano alla stessa opera più volte nel corso della vita. È una cosa vecchia quanto l’arte, che possiamo ritracciare nei paesaggi di Van Gogh così come in Faust, ad esempio. Nel cinema ha dato il via a progetti esaltanti e mastodontici che sono quasi oltre l’umana comprensione e diventano speculazione pura all’interno di un concetto inafferrabile. I maggiori esempi a cui riesco a pensare sono due: da una parte quello di George Romero, che si è rimesso mezza dozzina di volte a ripensare più o meno dall’inizio alla sua opera prima, un po’ perché non riesce a trovare i soldi per altro, un po’ per tentare disperatamente di rivitalizzarla dopo averla vista morire nelle mani di altri seguaci (e non è forse il continuo bisogno di resuscitare gli zombi una delle più fascinose espressioni di quello che chiamano metacinema?). Dall’altra parte George Lucas, così travolto dal successo del suo film da venire condannato a spendere la propria vita a rigirarlo in versione di seguiti, remaster e spin-off nel titanico tentativo di scavalcare le limitazioni tecnologiche del suo cinema e renderla un flusso continuo.

In entrambi i casi si tratta di roba esaltante. L’autore che rimette mano al proprio lavoro alla ricerca di una visione più completa e personale pone una delle più grosse sfide concepibili in seno al cinema di Hollywood: i film sono necessariamente il frutto di una visione collettiva, di una collaborazione tra più teste che il produttore o il regista cercano – quasi sempre fallendo – di far viaggiare verso una sola direzione.

intermezzo

LA SERIE/IL MITO

Stando a quello che racconta Wikipedia, tutto nasce da un fogliettino. Alla fine di qualche riunione, un boss di NBC si appunta un’idea su un post-it: “MTV cops”.

Difficile immaginare un concepimento più umile e stronzo. L’idea viene girata tal quale a uno scrittore che aveva lavorato su Hill Street Blues giorno e notte, tale Anthony Yerkovich. Yerkovich ha in testa da anni una serie poliziesca ambientata a Miami, una città piuttosto interessante e atipica negli Stati Uniti (ai tempi è ancora il principale punto di sbarco degli expat cubani e centroamericani in generale). Poi viene a sapere che i poliziotti dell’antidroga locale usano le proprietà confiscate ai trafficanti per finanziarsi le operazioni: è l’ossatura di una serie. La chiama Miami Vice e la incentra su due sbirri sotto copertura in giri locali di narcotrafficanti e papponi. A testi scritti occorre trovare uno showrunner: NBC si orienta su un certo Michael Mann, scrittore/regista/produttore associato che in quel momento ha dieci anni di esperienza in TV ma non ha ancora avuto in mano tutta una serie.

Sia quel che sia, NBC sembra intenzionata a confezionare un successo e spendere i soldi che servono per farlo. Inizialmente prova perfino ad ingaggiare un volto famoso del cinema nel ruolo del poliziotto protagonista, una rarità per il periodo: ai tempi la TV non paga bene quanto il cinema, e non porta buona reputazione. I provini infiniti per la parte di Sonny Crockett coinvolgono anche un attore di nome Don Johnson, reduce da una serie di pilot non andati a buon fine. Pare che i provini prevedano il coinvolgimento della polizia di Miami in prima persona, che si porta dietro gli attori papabili per dei giri di sorveglianza: Don Johnson si presenta per un reading dopo un appostamento, senza essersi cambiato e con la barba vecchia di un giorno: qualcuno rimane folgorato e decide di offrirgli la parte.

Cresciuto alla scuola di Police Story e ossessionato dal realismo, Michael Mann sta sviluppando da anni un’idea pop della messinscena che sembra cozzare contro l’impostazione noir in senso classico della sua opera; è una tensione che si inizia ad intravedere in Strade Violente. Mann è probabilmente l’unico, nella prima fase di progettazione, a intravedere una veste espressionista che porti il testo di Anthony Yerkovich ad un altro livello. Di ritorno da un giro in un negozio di vernici, Mann inizia a concepire una serie di regole cromatiche sulla base di cui organizzerà tutto il lavoro di registi e operatori. Via libera alle tonalità di blu, al fucsia e ai colori morbidi; divieto assoluto di usare oggetti rossi. Il reparto costumi viene spedito a imbarcare qualsiasi novità prodotta dai grandi nomi del fashion alle sfilate europee; lo score viene commissionato a Jan Hammer e affiancato da una copiosissima selezione di brani originali che vengono direttamente dalla top ten di Billboard, un conto di diecimila e passa dollari a episodio in sole royalties, in barba alle musiche preconfezionate che imperversano nella TV di quel periodo. Gran sfoggio di automobili di lusso, motoscafi e status symbol a piovere; perfino gli edifici di Miami in cui vengono girate certe scene vengono ridipinti per farli finire all’interno della palette di colori imposta da Michael Mann.

Le sue concezioni faraoniche non sono facilissime da imporre. I costi continuano ad aumentare, la troupe oppone resistenza, il cast ha riserve sui costumi (Don Johnson trova i suoi abiti troppo effeminati per dare spessore al lato macho del suo personaggio). Ma Michael Mann ha le idee chiare e la sua tenacia viene premiata fin da subito. La stessa NBC lancia la serie in pompa magna, convinta di avere in mano un blockbuster: il primo contatto con il pubblico toglie ogni dubbio. Miami Vice diventa una mania collettiva non appena arriva sugli schermi televisivi degli americani.

È difficile dare conto oggi di quale sia stato l’impatto di Miami Vice sul mondo che la accolse. La potenza di quelle inquadrature, di quelle scene, è un assunto del pop che riguardò sia gli hipster buzzurri yuppie-wannabe che il bacino di nerd ultraesigenti e flippati di crime story. Spesso riusciva a trasformare gli uni negli altri, e viceversa. Responsabile quasi da zero dell’hype intorno a un concetto estetico partorito quasi da zero (completo Armani con t-shirt, pantaloni di lino, mocassini senza laccetti e senza calze, barbette incolte), impose quell’estetica come un modo di pensare, ancor prima che di vestire. Don Johnson, imbarcato quasi per caso e inviso a gran parte della produzione per tutte le fasi iniziali dello show, diventa d’improvviso l’uomo più figo d’America e l’attore più pagato della TV statunitense. Mio babbo, quasi cinquant’anni, adorava Miami Vice. Mio fratello, vent’anni, adorava Miami Vice. Io, dieci anni, adoravo Miami Vice. Era una cosa orizzontale. Il sogno americano non era mai stato così sfavillante e sotto gli occhi di tutti.

Con tutte le sue contraddizioni, certo. Tutt’altro che una vuota celebrazione degli anni in cui usciva, e al di là delle pure questioni di marketing, Miami Vice era soprattutto una grande serie televisiva, e introduceva un nuovo trionfale archetipo di eroe noir. Un eroe urbano e spietato, disposto a sporcarsi le mani, violento e ricchissimo, ma al contempo estremamente romantico e tormentato fino all’eccesso. Un eroe che fronteggiava una schiera di cattivi assolutamente speculari, anch’essi ricchi e tormentat, e sanguinari, e spietati, e la dialettica che ne usciva (tranquilli, a questo giro Nietzsche ve lo risparmio). Era una  cosa che non poteva non avere un impatto devastante sul contemporaneo; difficile immaginare qualcuno più lontano da noi di Sonny Crockett, e impossibile non identificarci con lui.

Il risultato finale: se avete la mia età è quasi impossibile riuscire a scrivere la nostra autobiografia di quel periodo senza tener conto di Miami Vice. Lo penso tutte le volte che passo dal paese natale della mia fidanzata. È una colonia di fenicotteri, ogni tanto ne vedi volare uno stormo al tramonto sopra le case. Parte la musica in automatico.

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L’OPERA

La relazione tra Michael Mann e Miami Vice è una relazione simbiotica, una forma di cannibalismo reciproco. Se dici Miami Vice dici Michael Mann, se dici Michael Mann dici Miami Vice, e per molti la storia è finita lì. Forse Miami Vice sarebbe potuta esistere senza Michael Mann, ma con ogni probabilità sarebbe stata una Hill Street Blues con sgradevole retrogusto reaganiano e non avrebbe definito il mondo in quel modo. E forse Mann avrebbe avuto una grande carriera da regista anche senza Miami Vice, ma senza Miami Vice non credo avremmo avuto L’Ultimo dei Mohicani, e senza L’Ultimo dei Mohicani non avremmo avuto Heat o Insider. Ecco, mettetevi nei panni di una persona che a un certo punto della propria carriera ha sentito la necessità di rigirare daccapo un film, Heat, per dargli la veste che aveva immaginato inizialmente. A questo punto aggiungeteci una serie TV di straordinario successo, a cui il suo nome è indissolubilmente legato, di cui non ha mai avuto la possibilità d’essere scrittore – e che per giunta, a un certo punto della storia, ha continuato senza lui al timone. Ce n’è fin troppo per spiegare come mai, a un certo punto della sua carriera, Michael Mann abbia sentito l’impulso di chiudersi in casa e riconcepire Miami Vice, farlo film e farlo suo, dall’inizio alla fine.

Quando iniziano a circolare le prime voci dell’adattamento cinematografico della serie televisiva, tuttavia, il clima è di totale sfiducia. In parte è sfiducia dovuta alla notizia che sarà Colin Farrell, non proprio l’attore con le quotazioni artistiche più alte sul mercato, a interpretare Sonny Crockett. In parte è dovuto all’onda lunga della rimozione dell’estetica anni ottanta, di cui Miami Vice è forse (e volutamente) la più compiuta e definitiva incarnazione, in tutte le sue contraddizioni. Del resto è innegabile che la serie sia invecchiata piuttosto male: vederla oggi significa anche trovarsi a fare i conti con un tal numero di ingenuità, indulgenze e ostentazioni da far spavento, che erano già – almeno in parte – la parodia di se stesse, e ai tempi non sembrava proprio. Se passate uno spezzone di Miami Vice sul tubo c’è da beccarsi l’emicrania peggio che con i video di Neon Indian. E oltre a questo c’è una nutrita schiera di appassionati della serie originale a cui dà al cazzo anche solo l’idea di dover pensare un remake. La posta in gioco nel rifare Sei Solo, Agente Vincent è quella legata puramente al film: successo e fallimento sulla base di indicatori economici, e se tutto va bene c’è la ciliegina, cioè sapere che la tua grande idea era, effettivamente, una grande idea. La posta in gioco nel rifare Miami Vice ha più a che fare con l’idea di intervenire a gamba tesa su uno dei momenti fondamentali della cultura di cui fai parte: per fare Miami Vice devi inevitabilmente tradire un immaginario, pisciare addosso a una cosa che per molti è stata un pezzo di vita. È una situazione da cui non si esce vivi quasi mai. L’unica cosa che tiene alto il morale, nella fase iniziale, è il nome di Michael Mann: a metà anni duemila non ci sono dubbi sul fatto che sia tra i migliori miglior registi americani in attività, perlopiù reduce dalla realizzazione di un filotto di quattro film epocali.

(Ok, magari non Alì. Alì è un capolavoro ma niente di più.)

Il treno era partito, con i suoi tempi, un lustro prima. Qualche mese dopo Ogni Maledetta Domenica, Jamie Foxx viene tirato a bordo di Alì, nel ruolo di Bundini Brown. La performance è impressionante: rispetto a Ogni Maledetta Domenica, sembra invecchiato di vent’anni. Stando alle parole dello stesso Mann è proprio Jamie Foxx, durante un un party per l’anniversario di Alì nel 2002, a mettergli in testa l’idea di un remake di Miami Vice; magari, se c’è modo, con lui nel ruolo di Rico Tubbs.

Qualcosa fa clic, Michael Mann inizia a scrivere e si trova tra le mani una mina. Quando accenna la cosa allo studio (Universal) gli executive si bagnano le mutande seduta stante: sbirri miliardari e rock cafone sulle strade di Miami? Il remake di uno dei telefilm più famosi della storia? È tipo la cosa più vendibile al mondo, probabilmente anche l’inizio di un franchise. Poi Mann inizia a parlare di preciso cosa ha pensato per il film, e gli entusiasmi si raffreddano. A questo punto tutte le idee della serie, tanto quelle produttive quanto quelle di scrittura, sono già finite nel cestino. Miami Vice viene concepito più che altro come un film ex-novo i cui protagonisti sono personaggi con il nome e il lavoro dei personaggi scritti da Yerkovich. Anche la struttura è più o meno la stessa: due agenti sotto copertura, un cartello di narcotrafficanti, risvolti romantici. Ma nel 2006 vestiti e macchine veloci non sono più il piatto principale, la gente parla poco o dice parolacce, Miami ha perso gran parte delle proprie peculiarità estetiche e i trafficanti sono global. Miami Vice sarà un film cupo, violentissimo, nichilista, preso male e pure un po’ stronzo, quindi -ehm- vietato ai minori, con tanti saluti al franchise e al product placement. L’idea è quella di mostrare il livello di compromissione a cui può arrivare un eroe noir in una situazione così slabbrata e all’eccesso, e poi schiacciare sulla tavoletta.

Una volta arrivato allo script definitivo, Mann inizia a muoversi per trovare il cast e i collaboratori. Alcuni di coloro che hanno lavorato alla serie (attori e operatori) vengono contattati: ad Edward James Olmos viene offerto di riprendere la parte del tenente, a Jan Hammer viene proposto di comporre un nuovo score. Rifiuteranno entrambi. Ma il grosso del dubbio è sui protagonisti: fatto salvo l’arruolamento di Jamie Foxx (che nel frattempo ha rimpiazzato Adam Sandler in Collateral, ricambiando con la miglior interpretazione della sua carriera) nel ruolo di Ricardo Tubbs, occorre trovare un nuovo Sonny Crockett. La scelta di Colin Farrell, a quanto pare avallata persino da Don Johnson, da fuori suona come un’incognita: sembra orientarsi più dalle parti di un figone anonimo che porti qualche ragazza al cinema, a scapito di un’interpretazione che magari non sarà proprio indimenticabile. Gli altri attori invece vengono scelti con la tipica cura manniana.

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La lavorazione viene descritta come molto difficile. Gli attori vengono sottoposti all’ormai usuale training massiccio sul campo, coinvolti in appostamenti e irruzioni e costretti a tour de force fisici. Il diario di lavorazione registra parecchi incidenti: in Florida durante le riprese arrivano un paio di uragani; i set centroamericani vengono costruiti in quartieri dove, a sentire i racconti, manco la polizia s’azzarda ad avventurarsi. E l’arruolamento di gang locali per gestire la sicurezza fa scoppiare diversi incidenti. Paradossalmente, secondo numerose fonti, tra i più grossi problemi del film c’è proprio quello che ha dato l’avvio a tutta la macchina. Poco prima di iniziare a girare Jamie Foxx vince l’Oscar per il film su Ray Charles, e d’improvviso chiede più soldi per Miami Vice. La produzione accorda l’aumento, e contestualmente si trova costretta a trattare un taglio del cachet di Colin Farrell. Dopo una sparatoria su un set in Repubblica Dominicana (intendo, una sparatoria vera, non una scena), inoltre, Foxx decide di prendere l’aereo, tornare a casa e non uscire mai più dagli Stati Uniti. È la più grande sfiga che capita al film: impone a Michael Mann di buttare nel cestino la scena finale, in Paraguay, e di pensare una fine diversa per il suo film.

Ma è lo stesso Michael Mann a creare parecchie tensioni durante il film: a parte l’amore per i set pericolosi e le situazioni ai limiti dell’umano, la sua direzione è molto ombelicale: trascinato da quel che vede succedere dentro l’obiettivo della macchina da presa, decide di adattarcisi (“dobbiamo seguire il flusso”, come dice Tom Cruise in Collateral), continua a mandare all’aria i programmi, riscrive intere scene e ne aggiunge di nuove. Il conto dei costi di produzione aumenta a dismisura: i dati ufficiali parlano di 135 milioni di dollari per arrivare alla fine del film. Una volta pronto, il film viene mandato a un paio di screening test: il risultato è sconfortante, Mann torna in cabina di montaggio e taglia il film di una mezz’oretta.

Recentemente mi sono trovato a scrivere contemporaneamente su Miami Vice e I cancelli del cielo, e le similitudini sono davvero tante. C’è una visione pazzesca, il bisogno di fare un film che sia definitivo, che sia il migliore possibile. E poi c’è il bisogno di tagliare. C’è un’attrice protagonista straniera che non parla inglese, c’è un film incentrato sulla possibilità di inserire delle sequenze. E ci sono le stroncature.

Poi ovviamente Miami Vice non è un disastro alla Heaven’s Gate. La versione che arriva nei cinema il 28 luglio 2006 dura poco più di due ore, anticipata da recensioni della stampa americana che vanno dal tiepido all’ostile. I primi pareri parlano di un film realizzato con grande dispendio di mezzi ed estrema perizia, ma completamente privo di cuore. Personaggi ultra-stereotipati, piazzati a bella posta al di fuori del contesto in cui sono nati, e rimessi a lavorare in una situazione a cui faticano ad adattarsi. Nessun coinvolgimento emotivo e scarsa convinzione generale; un film realizzato per monetizzare sul marchio e beffare un paio di gonzi. Non vale la pena, aspettate che esca in DVD magari. Rispetto al plebiscito che aveva decretato il successo di Collateral, è una doccia fredda. Alla prova del botteghino, comunque, Miami Vice se la cava bene: copre i costi di produzione e guadagna pure qualche soldo. Rimane il fatto che Collateral, in termini assoluti, era costato la metà e aveva incassato il doppio. Ancor oggi, pur essendo rimasto un oggetto di culto per qualche appassionato, Miami Vice presenta un tristissimo rating del 47% su Rottentomatoes, generally indicating mixed to film de merda reviews.

IL FILM/IL MITO

Avete presente, nel cinema americano, come si arriva di solito ad una storia d’amore? Non so voi, ma è un processo che spesso mi fa girare le palle. Nell’interpretazione classica succede più o meno così: due persone entrano casualmente in contatto, e si usa qualche espediente cinematografico per mostrare visivamente lo scoccare della scintilla. Poi si mette in scena il montare progressivo dell’attrazione, e la tensione continua a salire fino a che non c’è nessuna ragione al mondo per cui lui e lei non debbano saltarsi addosso; e a questo punto lui e lei comunque non si saltano ancora addosso, perché il bacio dev’essere l’atto conclusivo, il momento più alto di tutto il film. All’atto pratico questa cosa, più che amore, tende a descrivere una specie di marry and reproduce carpenteriano, una declinazione cattolica integralista dell’amore per cui ogni bacio deve avere le implicazioni di una sorta di matrimonio. Se ci pensate, c’è un motivo per cui “climax” e “orgasmo” sono considerati quasi sinonimi.

Nei film di Michael Mann il romanticismo è quasi sempre un concetto diverso, più animalesco e basilare. Molto del suo cinema è basato sulla premessa che due adulti si possano guardare e volere immediatamente, e che vogliano scoparsi, e che lo facciano. Ma soprattutto è accettato che questa cosa sia sana e positiva, che abbia un senso preciso, e che – qui casca l’asino – possa essere comunque alla base di un sentimento profondo e intenso, che potrà svilupparsi da lì in poi e avere reali conseguenze sulla narrazione.

Sembra un’ovvietà, perché nel mondo succede più o meno così, ma dal punto di vista dello storytelling è quasi una rivoluzione. Io la prima volta che venni a contatto con il romanticismo di Michael Mann ne rimasi sconvolto: lo ricordo ancor oggi come uno dei momenti fondamentali della mia formazione di uomo. L’Ultimo dei Mohicani in prima visione alla TV, avevo quindici anni circa. La scena è questa. Daniel Day Lewis entra in infermeria, Madeleine Stowe lo guarda, gli dice “cosa guardate, signore?” e lui risponde “guardo voi, signorina”. Lei abbassa gli occhi, poi sorride e lo guarda. È già successo tutto: due scene dopo fanno l’amore dietro un angolo. Ero ancora un ragazzino di paese ingenuo ma capii subito che era roba più seria, realistica e concreta di quella che si vedeva di solito. Pensai “un giorno farò così anche io, è così che fanno le persone”.

(l’ho fatto davvero a volte)

Sono cose che se le dai in mano a un altro regista, viene tassativamente fuori una cosa ridicola. E secondo me è uno dei motivi per cui Mann è il migliore di tutti: è capace di mostrare il romanticismo. È un pattern. Ricorre in molti film dell’Uomo, soprattutto quando è lui a mettere mano alla sceneggiatura. Oltre all’Ultimo dei Mohicani succede in Blackhat, succede in Nemico Pubblico, e naturalmente succede in Miami Vice. Il problema è che non è un modello riutilizzabile dagli altri, perché sono tutte scene pensate da un regista. Non è possibile tenere in piedi a livello di sceneggiatura la scena d’amore di Blackhat, ad esempio, perché “sceneggiarla” le farebbe perdere potenza, e nel quadro di quella sequenza finiscono elementi precisi ma decisi più o meno sul momento (come dicevo, pare succeda spesso che Michael Mann mandi a puttane i piani di lavorazione e si metta a cambiare situazioni e inquadrature in corsa).

isabella

Quello che è cambiato, negli anni, è la visione dell’amore all’interno del mondo e del modo di raccontarlo. Avete notato che ultimamente non c’è più? È sostituito da prodotti simili, o da nuove forme utilizzo dello stesso prodotto (chessò, Her), o più semplicemente isolato come una specie di virus, una tossina. Non è una cosa che si vede solo nel cinema, tutt’altro: è proprio un clima diffuso di rimozione del sentimento come elemento fondante dell’azione umana. Pensate solo a come la positività si sia pian piano degradata in quello che oggi chiamano buonismo: vent’anni fa potevi essere positivo senza essere piacione. Oggi la positività ti identifica come esponente di una precisa impalcatura ideologica, un filone culturale che nella percezione della cosiddetta classe intellettuale odierna è identificato come uno dei principali nemici da combattere, una specie di narrativa di regime. L’affastellarsi dei pareri a cannone, tutti concentrati in un paio di giorni, creano una domanda di opere ultra-digeribili. Si va quindi in maniera piuttosto naturale verso prodotti ultra-schierati da una parte e dall’altra, le cose in cui il pubblico si è già autoselezionato e può calcare la mano sul senso di appartenenza. È il motivo per cui (secondo me) i film di supereroi stanno smettendo d’essere avventure e si stanno trasformando in pestaggi, per esempio. La progressiva incapacità di gestire la complessità e le sfumature, per certi versi, è la pietra fondante dell’avversione della critica americana a film come Miami Vice: lo guardi e pensi che manchi qualcosa da qualche parte. È un peccato, non tanto per lo svilirsi del dibattito culturale (basterebbe non cagarlo), quanto perché esprime uno svilimento culturale. Nell’incapacità di gestire il romanticismo, quasi tutti si limitano a rifiutarlo. Così si è venuto a formare un nutrito filone anti-romantico, che ha obbligato anche il cinema action/noir a sviluppare un sistema immunitario. Un sistema in cui gli anticorpi più sviluppati e aggressivi si chiamano cinismo, ironia, negatività ed eccesso: quattro cose molto più facili da maneggiare del romanticismo duro e puro, da cui nel noir oggi fuggono quasi tutti a gambe levate, nonostante sia un elemento (l’elemento) fondante del genere.

Quello che rimane sul tavolo della contemporaneità è una forma di compromesso, un cinema che rispetti alcune sporadiche convenzioni del noir classico e le incroci con le concezioni da videogame militarista; un cinema nel quale i personaggi si misurano sulla base dell’efficacia delle loro azioni, e quasi tutto quel che rimane dalla pagina smette semplicemente di esistere. Non è necessariamente sinonimo di prodotti scadenti, sia chiaro, ma è una cosa che ha contribuito senz’altro a creare un clima di sfiducia nei confronti della narrativa di stampo classico, per la quale spesso il tasso di negazione si è spinto ben oltre il romanticismo. Così dal 2000 in poi il poliziesco hollywoodiano si è estinto come genere major ed è dovuto necessariamente risorgere come nicchia carbonara, promossa e bocciata secondo un’ottica vintage.

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Miami Vice non nasce esattamente come critica a questo approccio, ma si sviluppa dentro un’impalcatura mentale che è totalmente immune a questa deriva, quella di Michael Mann e della sua concezione di romanticismo animalesco. Solo che rispetto ad Heat e a L’Ultimo dei Mohicani è stirata fino a diventare quasi una cosa teorica: quando gli sguardi di Sonny e Isabella entrano in contatto (alla fine dell’incontro con Montoya) abbiamo la percezione che sia già successo qualcosa tra i due fuori dall’inquadratura, e che questa cosa sia già fondamentale a quello che sta succedendo. In altre parole Miami Vice rifiuta gli anticorpi e ti butta in faccia la storia di Sonny e Isabella in maniera impietosa. L’amore tra l’eroe e la donna del cattivo, roba da libro di testo: come si fa a farla stare in piedi con una sceneggiatura? Non si fa: è una prova di forza. Per nulla a caso Michael Mann decide scientemente di riempire il film di pillole avvelenate, che aprano porte su un mare di non-detti. C’è una scena emblematica, a mio parere: quella in cui torchiano l’informatore all’inizio del film. Stanno in un loft fichissimo a strapiombo sull’oceano e gareggiano a chi dice la battuta più figa, poi i suoni iniziano a ovattarsi e a Colin Farrell casca l’occhio sull’oceano. Campo e controcampo sul mare e su quel viso meraviglioso, e dopo tre secondi Sonny torna a fare il galletto nella stanza. Cos’è successo? Non si sa, ma dall’altra parte del mare dev’esserci qualcosa.

(Non ci sono parole, semplicemente, per dire dell’enormità di Colin Farrell in Miami Vice. Quello che ex-ante sembrava il principale punto debole dell’opera, nel film è la più solida certezza.)

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E quindi Miami Vice è soprattutto una storia d’amore. Incrociata appunto con un discorso sulla natura umana, sull’idea di undercover, sull’identificazione dei buoni e dei cattivi e sullo scambio d’identità. Il tutto ovviamente gestito su un’ottica rigidamente manniana, in cui la fascinazione per la violenza e il pericolo si scambia con l’amore per Isabella e genera gli impulsi suicidi che definiscono sia il cammino di Sonny Crockett lungo il film che la velocità con cui il terreno pian piano inizia a franargli sotto i piedi. Alla ricerca di un lieto fine impossibile e sbaragliando ogni retorica a furia di gigantismo.

Tutto frullato assieme e buttato dentro a quello che, visivamente, è pensato per essere il film più poderoso di Michael Mann. Per capirlo basta guardare la scena iniziale, in discoteca. Il director’s cut uscito in bluray, tra l’altro, ci dice che in realtà non era pensata essere la sequenza di apertura del film. È pazzesco, perché un inizio così a bomba ti capita di vederlo una volta ogni dieci anni. Ve lo ricordate? Il logo di Universal corre sullo schermo senza audio, lo schermo diventa nero per qualche secondo, sempre in silenzio,

(qualcuno faccia una tesi di laurea sull’uso del silenzio nei film di Michael Mann. La scena silenziosa più pazzesca in assoluto è quella di Insider in cui le macchine si mettono in fila per andare alla deposizione)

e poi parte Numb-Encore a volume altissimo, addosso alla silhouette della ballerina dentro il club. È già cinema ai massimi livelli: una paurosa scansione logistica dello spazio chiuso in cui i personaggi si muovono su un pugno di direttrici invisibili, in un contesto che cita fortissimo la scena analoga in Collateral. Le macchine da presa digitali sono attaccate addosso ai protagonisti: Colin Farrell ci prova con la barista, Elizabeth Rodriguez e Naomie Harris si guardano e abbiamo già la percezione che ci sia qualcosa che succede lontano dai nostri occhi. Jamie Foxx sorveglia da lontano, Domenick Lombardozzi si reincontra col pappone, Justin Theroux cazzeggia con cavi e telecamere fuori dall’edificio. Tutti si muovono lungo delle direttrici che sembrano convergere verso un punto, sulla porta. La cosa più pazzesca è che a parte dare un tono ai personaggi e raccontare l’affiatamento della squadra, la scena non serve assolutamente a nulla: la chiamata che arriva al cellulare di Colin Farrell azzera la trama e butta tutto nel bidone.

È la prima di una serie di sequenze, quasi tutte incredibili, girate su una concezione dello spazio impareggiabile, che al confronto la rapina in banca di Heat sembra girata da una matricola. L’incontro con il digitale arriva al massimo livello di elaborazione, fino a diventare quasi una ragione a sè delle riprese (ancora l’incontro con Montoya). Succedeva lo stesso in Collateral, ma in Collateral il digitale dà più l’impressione di essere il mezzo ideale per raggiungere un fine. Molte scene di Miami Vice sono incentrate su una certa gratuità indulgente che sembra aver più a che fare con un rovesciamento di fronti, con forme di cinema puro che s’intromettono dentro la trama allo scopo di alzare la posta. È un orgasmo visivo continuo, inarrestabile, è impossibile scegliere la propria sequenza preferita, forse nemmeno le prime cinque.

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(ma sono assolutamente convinto che il miglior omicidio sia questo)

LA MUSICA

La musica della serie poteva essere concepita come una specie di crossover tra product placement, esigenze di coolness e funzionalità con il testo. La colonna sonora di Miami Vice fa sparire quasi per magia le prime due cose: arriva tre anni dopo la fine del nu metal e contiene il più nutrito coacervo di puttanate musicali a cui si possa pensare. Ho già detto dei Linkin Park, ma – tanto per dire – la necessaria cover di In The Air Tonight viene messa in mano ai Nonpoint. E poi, tra gli altri, ci sono i Mogwai e gli Audioslave. Michael Mann usa entrambi in maniera egregia: ha già dato il bianco utilizzando gli Audioslave durante la scena dei Coyote in Collateral, e qui decide di riprovarci per musicare la storia di Sonny e Isabella. Ne esce fuori la scena dell’aeroporto: Isabella e la sua assistente scendono da un aereo, Sonny e Rico le aspettano su dei SUV, in sottofondo sta andando Wide Awake. La progressione è filmata come se fosse il video della canzone, Isabella sale nel sedile posteriore del SUV insieme a Sonny, alza il vetro divisorio, i due si guardano e si saltano addosso. Hola chica, hola chico. È una scena di un’intensità pazzesca: sembra di sentire il sapore delle lingue in bocca. Non ha molta importanza quanto uno possa odiare il gruppo: la sequenza è talmente perfetta e suggestiva da renderlo una suggestione infinita. La stessa cosa succede con le ultime scene del film, pennellate sulle note di Auto Rock dei Mogwai, da uno dei loro dischi più brutti in assoluto, col montaggio delle ultime scene che si affastella sulle note di piano e va incontro al finale sfruttando la progressione del pezzo, in una dialettica che non ha uguali neanche nella storia del cinema. Non esiste, semplicemente, una persona che sa usare la musica in un film come Michael Mann. Non negli ultimi trent’anni di cinema, almeno.

EPILOGO

La capacità di apprezzare Miami Vice ha a che fare soprattutto con quanto siamo disposti ad entrare nel flusso delle immagini e della musica. A me è venuto naturale: l’ho visto al cinema la sera che è uscito in Italia, dieci anni fa esatti. E sono tornato a rivederlo il giorno successivo, e un’altra volta prima che uscisse dalle sale. Vedete, Michael Mann è il mio regista preferito, quello di cui apprezzo di più la poetica: massimalista, intenso, romantico, imperioso, compromesso e innamorato dei propri film. La cosa che preferisco è il suo uso delle immagini, e dei suoni, e delle musiche. Non c’è un secondo del suo cinema, da Manhunter in poi, in cui non si percepisca il bisogno fisico di inquadrare quella cosa, e di farlo con quella musica, usando quei suoni, o non usando suoni. Questo senso di necessità che traspira dai suoi film tende a renderli dei blocchi di cemento armato, opere estremamente intense e seriose, probabilmente non adatte ad ogni gusto. Di queste opere Miami Vice è forse la più animosa, quella più intensa e giocata sulla regia, sulle inquadrature, sulla singola sequenza. E quindi, per quanto mi riguarda, il suo film più bello e riuscito.

DVD-quote:

“Il più bel film di Michael Mann, e quindi forse il più bel film mai realizzato”
Wim Anselmo Diesel, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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135 Commenti

  1. Zen My Ass

    Ottimo pezzo come sempre, sottoscrivo tutto.

    Non so se considerarlo il migliore di Mann di sempre, ma forse il piu’ teorico e stilizzato: mi aveva travolto quando lo vidi dieci anni fa ed e’ il caso ora che lo riveda.

  2. jax

    Quando scrive Wim è sempre un viaggio.
    Ho avuto un approccio strano a questo film, quando uscì il trailer (sempre con Numb/Encore in sottofondo) ero così carico che già lo valutavo come il miglior film di sempre (approposito, complimenti a chi ha montato quel trailer). Poi, una volta uscito dal cinema, ammetto che rimasi un pò deluso, ma forse ero giovane e mi sembrava che il film non decollasse mai. L’ho rivisto qualche tempo fa e, niente, fulminato.

    Il discorso sul noir classico mi fa rivenire in mente la seconda stagione di true detective e tutto il vostro discorso, direi che in questo senso è la perfetta prosecuzione di alcuni concetti di Mann (e anche di alcune scelte registiche, tipo la sparatoria nel quarto episodio).

  3. Baldazzar

    Senza dubbio uno dei miei film preferiti. Wim sottoscrivo ogni tua parola…

    Ho amato alla follia quel telefilm ma non riuscirei a rivederlo ora, manco sotto tortura. Con il film andrei in loop, anche perché nel periodo dell’uscita ero spesso a Miami e quel folle del mio amico che abita là mi portava in giro per le strade della serie con la colonna sonora del film, a palla, in auto.

    E poi dai è stilisticamente perfetto, l’aereo in mezzo alle nuvole, le barche di notte in porto, le fatiscenti baracche dei nazi-redneck. Trame, sottotrame, cose non dette che non servono a josa. Havana, la cascata in Colombia, le scene in luoghi che manco con l’esercito ci andresti, ma loro erano là (Foxx, maledetto, te la sei fatta addosso? Così impari a fare il fighetto, ma ci hai tolto la possibilità del finale che aveva in testa Mann). Farrell spettacolare, non l’avrei mai detto ma è perfetto in quella parte.

    E che cacchio, cosa vuoi di più?

  4. bruce quee

    certe vostre recensioni sono delle epifanie, mi fanno [ri]aprire gli occhi su certi film come se mi svegliassi solo adesso, e dire “ma io che minchia avevo visto??”. in quanto a “le basi”, poi, andrebbe inserito in un corso di laurea. o ci andrebbe fatto un corso di laurea apposta. quando?? ps. lo so, sono un cacacazzi perfezionista, ma “l’inverno di frankie machine” andrebbe messo tutto in italic, se no poi i ragazzi capiscono e imparano male.

    • marco

      Pura verità. Visto al cinema, e rivisto ieri. Due film resi diversi da consapevolezze che ti può regalare solo un buon critico.

  5. Ceramiche Kobayashi

    Sarò sincero, pur apprezzando molto i lavori di Mann, all’epoca uscii dalla sala non pienamente convinto: malgrado mi sia trovato sempre dalla parte di quelli che difendono il film, alla fine il mio giudizio non si distaccava molto dalla classica critica che voleva Miami Vice come un film visivamente potente ma sostanzialmente vuoto.
    Ammetto anche di non averlo più rivisto interamente da allora proprio sulla base di quel giudizio un po’ superficiale: è sempre quel film poco riuscito di Mann con le 2/3 scene fighissime (l’unica che mi si è stampata in mente in maniera indelebile è quella della sparatoria nella roulotte) o addirittura, “quel film dove le armi da fuoco hanno davvero un suono realistico”.

    Vabbè, vado all’angoletto e prometto di rivederlo al più presto.

  6. Poisoned Ivy

    Sono letteralmente settimane che aspetto QUESTA recensione. Non per il film, che comunque ritengo ottimo e che ricordo avermi stupito, al cinema, perché pensavo anche io onestamente che sarebbe stata una puttanata (ma all’epoca avevo 10 anni di meno, centinaia di film visti in meno e mi ero addormentata vedendo Heat, shame on me): per la parte sulla serie.
    Sono sinceramente emozionata per quella parte di rece, è come vedersi un pezzo di vita che ti scorre davanti e al netto del l’invecchiare male ora vado a vedermi la puntata con Gloria Esteban che canta Conga.
    Grazie Wim!

  7. sick a rio

    ciao Wim,

    tu scrivi:

    “La stessa NBC lancia la serie in pompa magna, convinta di avere in mano un blockbuster: il primo contatto con il pubblico toglie ogni dubbio. Miami Vice diventa una mania collettiva non appena arriva sugli schermi televisivi degli americani”

    Wikipedia invece:

    “La NBC trasmise i primi episodi alle 22:00 del venerdì, passate in sordina a causa di altre trasmissioni a quei tempi più gettonate (come Dallas, trasmessa dalla concorrente CBS). Così Miami Vice fu considerata un flop, il programma più scarso del momento, ed uscì addirittura dalle classifiche dell’audience. Con le repliche estive, però, le cose si ribaltarono, e all’inizio della seconda stagione la serie era in vetta agli ascolti.”

    han detto una cazzata?

    solo curiosità, Wiki spesso le spara.

    Grazie

    • Ace Sventura

      Dalla wiki inglese

      As Lee H. Katzin, one of the show’s directors, remarked, “The show is written for an MTV audience, which is more interested in images, emotions and energy than plot and character and words.”[6] These elements made the series into an instant hit, and in its first season saw an unprecedented fifteen Emmy Award nominations.[6][9]

      Direi che potrebbe essere un misto, ascolti bassi ma critica estasiata.

    • sick a rio

      makes sense.

  8. Ciak Norris

    guarda che gli incassi andarono piuttosto demmerda e non riuscirono a coprire le spese.

    detto questo, film e rece: pazzesche!!

    Ma Alì quando lo recensite??

    • samuel paidinfuller

      FYI: trovi la mia rece di Ali nei commenti di collateral

    • Zen My Ass

      Non andarono benissimo in Nord America (ma Mann non ha mai sfondato al botteghino e Miami Vice incasso’ nella media dei suoi film di successo), ma internazionalmente il film ando’ discretamente e l’Home Video lo salvo’. Tieni conto che lo produsse la Universal, che poi produsse anche i due successivi: non credo gli avrebbero dato 100 milioni per Public Enemy se Miami Vice fosse stato tutto ‘sto fiasco.

    • MICHEAL SCHIELE

      Uso il mio famoso zelo per quotare Ciak Norris
      “(Ok, magari non Alì. Alì è un capolavoro ma niente di più.)”
      ma allora perchè lo avete saltato?
      comunque ottimo articolo

  9. CiccioPasticcio

    Brividi….
    La scena iniziale che probabilmente ho amato e amo più di ogni altra.
    Grazie

  10. Mad Manns

    Tanta roba, bravi ragazzi!
    Vi è solo scappato il corsivo su “L’inverno di Frankie Machine” di Don Wilsow
    abbombazza

  11. Al Bacino

    Wim complimenti per l articolo. Stupendo. Una domanda: nn ho capito se preferisci la versione classica o la director’ s Cut?

  12. Woo-hoo!

  13. Filmone (d’amore con spargimento di sangue a ettolitri) senza se e senza ma.
    Quando provo a difenderlo e spiegarlo, mi prendono per scemo. Che hanno pure ragione, eh, ma non su questo film. La prossima volta evito la fatica e gli sillabo il link alla recensione.
    Assolutamente d’accordo su tutto, tranne che su Mr Beast, che è un signor disco, (in my umilissima opinione, poi ognuno s’ascolta quelle che vuole, ci mancherebbe).

    • PS e mo vogliamo pure la recensione di nemico pubblico, altro grande film, preso in giro dal popolino bieco e cattivo (dico solo: scena stazione poliza…)

  14. Bread Beat

    Ho un rapporto strano con sto film. Quando lo vidi la prima volta mi deluse.
    Poi è diventato uno di quelli che ogni tanto riguardo, anche se continuo a dire che non mi entusiasma. Boh.
    Anche secondo me l’oscar al montaggio doveva essere dato al montatore del trailer.
    Complimenti anche per la recensione.

  15. alcune risposte (stamattina non c’ero):

    1 @ciak norris: gli incassi non andarono eccezionalmente bene in proporzione, ma tra domestico internazionale e noleggi il film ha coperto i costi e guadagnato qualcosina. Questo stando al dichiarato, anche se in realtà molte persone che ci hanno lavorato hanno un po’ le facce lunghe (a partire dallo stesso Mann)

    2 @sick a rio: la serie di MV è andata in onda alle 22 per tutto il periodo di maggior successo, anzi è stato proprio spostandola in prime time (contro Dallas et similia) che MV ha iniziato ad avere problemi di share. Comunque calcola che io la serie la guardavo su raidue prima del TG delle otto, quindi ho dovuto affidarmi alle fonti.

    3 @al bacino: non lo so. propendo per la versione cinematografica, ma non sono proprio convintissimo -la parte centrale con la telefonata a Trudy è piuttosto importante, tanto per dire, e nella versione cinematografica è tagliata via.

  16. Lars Von Teese

    i film di questo genere spesso sono i miei preferiti, eppure io miami vice me lo ricordo come una cagata apocalittica, superato in bruttezza nella cinematografia di Mann solo da nemico pubblico (credo senza alcun dubbio il punto piu` basso mai toccato da Mann). Cmq oggi magari gli do un occhio e vediamo. Carina la supercazzola sul concetto di amore al cinema, oggi provo ad applicarla durante la visione.

    Anche la serie di MV sinceramente mi faceva cagare moltissimo, l’unica cosa che appunto spiccava era il dispiegamento sfrenato di roba di lusso (un pulotto in testarossa bianca, si` come no) e le varie scene con l’ombra delle tende a soffietto sulle lenzuola disfatte degli hotel (un grande classico intramontabile degli anni 80)

    • Ellie Arroway

      D’accordo, anche su Nemico Pubblico, e un giorno bisognerà ammetterre che si tratta di due film danneggiati MOLTISSIMO dalla scelta di girarli in digitale.

    • Axel Folle

      Credi male Lars ma che tu non capisca una ceppa di cinema si capisce dal fatto che Miami Vice per te sia una cagatina, comunque il peggior Mann è senza alcun dubbio La Fortezza.

      La serie tv invece è una paccata, quello sì.

    • Lars Von Teese

      @Ellie
      Del tutto d’accordo con te, ma mi raccomando, non diciamolo troppo forte che Mann in digitale FA STRACAGARISSIMO. Un Collateral su pellicola sarebbe stato bello il doppio, ma anche il triplo.

      @Axel
      E visto che non ne capisco un cazzo eccoti il carico da 11: per me Mann e` tutt’altro che il genio assoluto che viene descritto in questa monografia, anzi. Lo trovo un ottimo regista e meritevole del successo che ha avuto, intendiamoci, ma finisce li`. I magnifici capolavori assoluti intergalattici che vengono descritti su queste pagine secondo me non li ha mai fatti, e molte delle sue debolezze (l’uso ignobile del digitale e della musica, per dirne una, ma non voglio dilungarmi perche` so gia` che qualche talebano tra un po’ arriva a dire IL DIGGITALO LA MUSICAH MACCOME OSI TU, OMUNCULUS MALEFICUS IPSE DOMINEDDIO SALAMALEIKUM NAUTILUS PAPADOPULOS) vengono semplicemente ignorate da qualche fanatico nerd della straminchia che forse di cinema sapra` pure un casino, ma di oggettivita` e di figa meno di zero

      Caro Axel, ti saluto prima di essere investito dalla marea di merda che ho appena scatenato, ciao e salutami ammammt

    • Lars Von Teese

      cmq mo me lo riguardo cosi` magari dopo torno e dico “NO SCUSATE HO SBAGLIATO E` STUPENDOH, VIVA IL NEPAL! VIVA IL NEPAL!”

    • Il Pisciatoio

      Un applauso al nostro vice segretario nazionale, nonché presidente nonché Eroe Nazionale Lars Von teese. Le cose stanno proprio così. Io ho provato anche a rivederlo Miami Vice ed è inutile, il film non è riuscito, non sa di gnente. Il cattivo con gli occhiali è una tale macchietta banale che non si riesce a credere che il suo personaggio lo abbia sceneggiato qualcuno che non sia Carlo Vanzina. Ammetterei se fosse un film perlomeno discreto, che sì, in fondo è un noir modesto, ma no, neanche questo è. Con queste scene di idioti che parlano di idiozia. Con negli occhi le idee geniali di Collateral e al culo questa merda spiaccicata non ci si può sentire a disagio (gli incassi da fame parlano da soli, tanto per cambiare). Nemico pubblico invece non ho nessuna intenzione di provare a rivederlo ma neanche con Mann in persona seduto al mio fianco lo rivedrei. La fortezza non lo considero il punto più basso perché era evidentemente una provocazione.

      La mia super classifica show in ordine di grandezza decrescente:

      Capolavori:
      Heat
      Collateral
      L’ultimo dei Mohicani

      Buoni:
      Manhunter
      Alì
      Quello con James Caan

      Merda rosa:
      La Fortezza
      La corsa di Jericho

      Merda nera:
      Miami Vice
      Blackhat
      Nemico Pubblico

      Qui PCC, a voi in studio.

    • Il Pisciatoio

      Scusate, due refusi. La frase corretta qua sopra si conclude così: “non ci si può NON sentire a disagio”.
      Nella sezione merda nera della classifica blackhat viene prima, quindi:

      Merda nera:
      Blackhat
      Miami Vice
      Nemico Pubblico

      Aggiungo, avendo lette solo adesso gli ulteriori commenti del Presidente Lars che sono d’accordissimo sulla penosa svolta digitale. Ma credo che Collateral sia bello così, mentre altri film compreso Miami Vice avrebbero tratto giovamento dalla pellicola, pur rimanendo dei film di merda. A Mann purtroppo è mancato sempre di più il coraggio di osare, forse perché i successi del passato sono un vago ricordo.

      DVD quote: “Mann con il digitale ha cercato qualcosa che era meglio non trovare”.

      W il PCC

    • Lars Von Teese

      sono arrivato alla prima scena di sesso tra rico e la sbirra ed e` partita una canzoncina orribile che fa “I’m ready for love” e siamo al primo punto di tragedia del film

    • Axel Folle

      Sei divertentissimo Lars ti prego continua

    • Axel Folle

      “Lo trovo un ottimo regista e meritevole del successo che ha avuto, intendiamoci, ma finisce li`”

      Fantastico, giuro è stupendo leggere cose del genere.

    • Lars Von Teese

      vai a parlare con uno che dovrebbe essere un mega mafioso colombiano o salcazzo e gli fai la battuta su JACKSON POLLOCK, NO CAPITO, JACKSON POLLOCK! Evidentemente questo si crede che sta sotto copertura con vittorio sgarbi, ma crishtodiaccio… sono queste le cose che mi deprimono tantissimo di questo film…

    • Lars Von Teese

      @Axel

      quando cominci a farti una sega?

    • Lars Von Teese

      Aggiungiamo all’elenco sta minchia di camera digitale traballante, che fra un po’ vado li` e gliela rompo

    • Lars Von Teese

      Non avevo notato che il megamegaboss finale e` Francesco De Gregori

    • Il Pisciatoio

      Ma poi c’è sempre sta scena di gente che parla di notte sui tetti. Sempre. In tutti i film. Sempre la stessa scena del cazzo di 3/4 tipi che parlano di cazzate di notte sul tetto. Solo che qua ha schiarito il cielo fino a sbiancarlo. E quei baffi a manubrio da attore porno anni 70 ? A chi è venuta l’idea, vorrei sapere. E il modo in cui trovano la bambina rapita che è più maccosa dei maccosa di tutto il cinema di maccosa ?
      Poi ci sarebbe la Ferrari che fa le fiammate che sembrano quelle dell’accendino. Dai, non mi puoi mettere le fiammelle dell’accendino al culo della ferrari e pensare di essere preso sul serio.

    • Lars Von Teese

      comunque andare in giro con i baffoni a ferro di cavallo e il capello lungo biondo, in un mondo normale ti garantirebbe tutt’al più un fidanzato motociclista amante della pelle

    • Lars Von Teese

      massi`, andiamo all’havana a farci due spritz con la fica del boss, tanto al massimo che possono farmi, appendermi per le palle? Tse`

      + musica tazzorra in sottofondo
      + svariate inquadrature del motoscafo giallo totalmente superflue

    • Lars Von Teese

      fantastica poi questa commistione del tutto a cazzo di cane di salsa cubana interrotta dagli audioslave. Seconda scena di sesso con l’immancabile ombra delle tende a soffietto nella camera d’albergo*

      *:MAH NON CAPEESHI HA PHATTO LA CHEETATZIONE DELL’ORIGGINALO!1!

    • Lars Von Teese

      ah, nel frattempo il ritmo del film (che era partito con buone intenzioni) e` andato un attimo a farsi fottere, mentre questi due idioti si fanno le moine che bboh, t’ha visto sul motoscafo con quella il segretario del boss che tra l’altro fino ad ora non hai fatto altro che perculare quindi un minimo di motivo per odiarti ce l’ha, non so tu ma io un minimo sarei preoccupatino eh, ma no, restiamo pure a cuba a ficcare tutta la notte, e vabbe`, diciamo che la sospensione dell’incredulita` se n’e` andata pure lei a cercare il ritmo del film che chissa` dov’e` finito e sta un pochino preoccupata. Mentre scrivo questi due cazzoni stanno ancora a farsi la doccia, poi il bidet, poi i denti, poi il silkepil, scena I N F I N I T A.

    • Lars Von Teese

      quella camera a mano gliela sfrango

    • Lars Von Teese

      Francesco De Gregori does not approve los cuernos, puta zorra

      ripartono gli audioslave totalmente a caso

    • Lars Von Teese

      dieci minuti dopo non e` ancora successo un beato cazzo, a parte un colloquio telefonico in cui l’harry potter cubano chiama francesco de gregori e gli dice “capo, sento puzza di sbirro” ma questo e` troppo impegnato a girare per il terzero mundo con la rolls e quindi gli dice “MA COSA VUOI CHESSIA! ADDIVERTITI PUSILLANIME!”, poi il biondo e la cinese cubana si fanno un altro balletto totalmente a gratis e poi chiacchierata sfrangia cazzi sul lungo mare per assicurare una buona digestione

    • Axel Folle

      Fantastico Lars sei mitico, fai coppia col pisciatoio e stai facendo tutto da solo, magnifico veramente sei da sganciarsi dalle risate se non fosse tutto tristissimo.

    • Axel Folle
    • Lars Von Teese

      2 minuti buoni di barche che vanno di qua e di la`

    • Lars Von Teese

      ormai a forza di vedere motoscafi che sguazzano nell’oscurita` mi sta venendo il mal di mare ai coglioni

    • Lars Von Teese

      VA BENE MICHAEL, MOTOSCAFI, VA BENE, ABBIAMO CAPITO, VA TUTTO OK ADESSO, ABBASSA QUELLA CAMERA A MANO

    • Lars Von Teese

      i motoscafi continuano a uscire dalle fottute pareti, ma se non altro almeno qualcuno a questo punto deve avergli messo il dito sulla pagina giusta della sceneggiatura e sta succedendo finalmente qualcosa.

    • Lars Von Teese

      e` bastato dare due colpi alla cinocubana per farla passare dalla parte dei buoni. Mi pare chiaro che il messaggio recondito che si vuole far passare e` che questo non c’ha solo i baffi a ferro di cavallo

    • Lars Von Teese

      Ci rendiamo conto che la presenza della sbirra nella discoteca era totalmente e unicamente giustificata dal fatto che poi dovevano farla rapire, si`?

    • Lars Von Teese

      Mentre ormai la noia si sta scopando brutalmente il ritmo del film a bordo di un motoscafo, arriva un’esplosione filmata in digitale per la quale appare chiaro che dei 135 milioni spesi per fare questo film, sara1 costata si e no 4 dollari di miccette messicane

    • Lars Von Teese

      IL TEDIO RAGA, IL TEDIO

    • Lars Von Teese

      nella disperazione piu` totale, ecco a voi una sparatoria in digitale degna di youtube

      ah, e cmq non si capisce un cazzo, sono tutti piani americani di gente che spara

      Io cmq faccio il tifo per l’harry potter della troca

    • Lars Von Teese

      la morte del cuban harry potter e` montata in puro stile 1983

    • Lars Von Teese

      in mezzo a tutto sto bordello, causato chiaramente tra le altre cose dal fatto di esserti chiavato la donna di Francesco De gregori, che fai? MA TE LA PORTI VIA DA UNA SCENA DEL CRIMINE, NO? PECCHE` L’AMMORE E` PPIU` BBELLO DDELLA TROCA, MA PURE DELLA GIUSTITZIA!

      E per non farci mancare niente, un altro giro di audioslave assolutamente a priscio

    • Lars Von Teese

      basta dai, all’ennesima chiacchiera inutile in riva al mare ho chiuso. Il film e` una chiavica, me lo ricordavo pure meglio. Grazie ma no.

      Ciao Axel, puppami la fava con gli audioslave di sottofondo

    • grazie dei 50 commenti, ma non ho capito se ti è piaciuto o no

    • Axel Folle

      “Puppami la fava” no davvero Lars oltre ad avere i gusti di un troll ritardato hai anche la personalità sotto la suola delle scarpe, dimostrazione è questa frase tormentone rubata a personaggi del sito, gente di una caratura a cui tu non puoi minimamente aspirare caro Lars. Sulle tue “argomentazioni” che dire, il consiglio è di prenderle e copiarle su filmscoop, lì probabilmente riceveranno il trattamento da te sperato. Comunque bravo Lars continua così sei una fonte inesauribile di divertimento sto già scrivendo un buddy movie con protagonisti te e il ritardatoio, una roba che 21jump street sembrerà un film di Lav Diaz per quanto farete schiattare dalle risate.

    • stefano

      come sempre bello leggere i commenti e ricordarsi che esiste la gente scema

    • Lars Von Teese

      @Wim Anselmo etc

      senza offesa, ma “Il film e` una chiavica” era un buon indizio eh, anyway TL;DR: no

      se hai 1 minuto ti spiego anche perche`: scene d’amore ridondanti e anche discretamente ingiustificate all’interno della struttura del film (unica, penosa giustificazione: EH MA NEGLI ANNI 80 FACEVANO COSI`!!1!), sequenze di raccordo girate e montate veramente ma veramente male e cosi` prolisse che minano clamorosamente il ritmo del film, sceneggiatura povera, banale e priva di guizzi (non dico i dialoghi, ma almeno qualche frase memorabile: nulla, niente, nada, nisba), personaggi insulsi (che non sarebbe un male, non ho mai avuto problemi con gli stereotipi, ma il problema e` che questi sono veramente delle sagome di cartone: il villain fa pena e si vede pochissimo (mi spieghi come fa a sembrare cattivo il tizio con lo sguardo tonto, gli occhiali le guanciotte paffute e i capelli unti?), i comprimari sembrano messi li` apposta per farsi mettere continuamente i piedi in faccia dai due protagonisti, che peraltro sono simpatici come un axel folle nelle mutande), la cinocubana che non vede l’ora di dare via la figa al baffo nun se po’ proprio vede`… l’estetica? Una continua alternanza di scene da vero e proprio videoclip anni 90 (che poi se vi piacciono i videoclip anni 90 va anche bene, ma non parliamo di capolavoro, e su) con momenti semiamatoriali che sfiorano l’imbarazzo (la sparatoria finale piu` che 135 milioni di dollari, grida 135 milioni di lire al massimo, una ciofeca inguardabile girata con mano svogliata e per piacere non parlatemi di estetica manniana che metto mano alla pistola). Quella cazzo di camera a mano col parkinson l’ho gia` nominata? Potrei continuare ma non voglio infierire. E` un film con problemi oggettivi e nessun rimontaggio d’emergenza riuscirebbe a salvarlo.
      Di interessante ho trovato alcune scene (quella in discoteca ha ritmo, per dire) qualche luce, e poco altro. Il resto sfiora il disastro.

      @Axel
      Mentre continui a puppare la fava, magari fatti una ricerca su google, PUPPAFAVE

      @stefano
      e non sai quanto hai ragione

    • Lars Von Teese

      dimenticavo: GLI AUDIOSLAVE RANDOM

    • Wim A D

      Scusami Lars, ti stavo sfottendo. Ammetto che è una cosa puerile.

    • stefano

      ah beh allora

    • Axel Folle

      Ma puppare perché? Ma cosa dici? Comunque l hai vista la foto del micio che si lecca l’ano? Stupendo vero come ritragga alla perfezione il tuo commento è il tuo pensiero. Grande micione, MIAO

    • Lars Von Teese

      @wim

      finche` non ci metti l’attitude da hippopparo di lambrate per me e` okeione

    • Axel Folle

      Poi stupendo il momento in cui parli di oggettività come se volessi sottolineare che non capisci una se ha. Parlare di espressioni artistiche e parlare di oggettività è tipo ammettere di non sapere neanche a che sport si stia giocando. BRAVO MICIONE MIIIAAAOOOO

    • Lars Von Teese

      @axel

      si` ma non darci cosi` dentro con il deep throat che poi ti va di traverso e mi sbavi sulle scarpe

    • samuel paidinfuller

      potete continuare su snapchat?
      tks

    • Il Pisciatoio

      WuahWuahWuah !! Grande applauso al Presidente Lars che si è prodigato in un live comment del film raggiungendo livelli di calcismo che non si vedevano da anni. Un caloroso abbraccio da tutti noi del PCC e grazie di questo splendido regalo !
      La povera Axelina fuoriosa non ha potuto fare altro che andare in loop e ripetere le solite 3 4 cose che dice sempre prendendosi la briga però di riscriverle da capo ogni volta. Il buon Wim è rimasto attonito, e non si può che apprezzarlo per questo.

      Bene. Un’ultima correzione alla classifica: il film con Caan(e) non è nella sezione buoni come ho erroneamente scritto, ma nella sezione merda rosa. Quindi così:

      Buoni:
      Manhunter
      Alì

      Merda rosa:
      Quello con James Caan(e)
      La Fortezza
      La corsa di Jericho

      Scusate per gli errori ma l’importante è averli corretti. Qui dal Partito Calcista Combattente è tutto, a voi in studio.

    • Zen My Ass

      @Pisciatoio @Lars
      Certo che voi due non avete proprio un cazzo da fare nella vita, eh? Purtroppo e’ vero che la disoccupazione giovanile in Italia e’ a livelli allarmanti…

    • kaiser zozzo

      Fra le cose più geniali che abbia mai letto. non la recensione, che non fa altro che celebrare l’ennesimo filmone di mann -pellicola che so a memoria e che ho rivisto da pochi minuti dopo la vostra recensione- ma parlo dei commenti dei due beoti fighetti usciti dalla scuola privata di cinema pagata dal babbo. mann, pur con tutte le sue reiterazioni (é fissato con il maschio di turno che esclama alla sua bella il puntuale “ti cercherò e ti troverò ovunque”) mi ha sempre fatto rizzare la pelle per come tratteggia la passione travolgente, quella fulminea, quella che ti fa mandare tutto il resto a puttane e che non ti fa capire più un cazzo. lo lo sguardo di Sonny che guarda il mare mentre si isola per pochi secondi dalla discussione é il dettaglio definitivo, bravo Wim Diesel.

    • Il Pisciatoio

      Guarda caro Kaiser che qua si è dato il meglio per far trionfare quell’idea di calcismo che quelli come te hanno affossato nel tempo infestando questo glorioso sito con commenti da fanboy del redattore di turno e da pettegoline da tè coi biscotti alle 5. Io e il Presidente ci siamo dati da fare e lui più di ogni altro è stato il nostro condottiero. Ha osato dire la verità che come è noto fa bruciare parecchi sederini.
      Caro Zen sappi che sto all’estero da qualche annetto e non per passare le giornate in barca a vela con Amber Heard. Ma se proprio ci tieni puoi pagarmi questo genere di sostentamento così i tuoi sogni di superiorità morale si avvereranno.
      Caro Samuel su snapchat ci vai te con il tuo micropene nascosto tra le gambe per fare credere in foto che c’hai la patonza pelosa sperando che qualche marinaio accetti l’invito.
      Spero un giorno vi rileggerete i vari passaggi del Presidente sulla visione in diretta di questo film e che quel giorno, illuminati a pieno giorno dalla vergogna, vi farete togliere le costole tutti e tre per potervi fare i pompini da soli e morirete così, ripiegati su voi stessi e soffocati dal vostro cazzo*.

      Comunque la si pensi su Mann è troppo ridicolo dire di un film che è il migliore del mondo. È una cosa di una piccineria, di un provincialismo, da cani.

      *Oh ! Axelina te non farlo, eh ? che mi servi per lucidare la tastiera. So che hai già prenotato l’intervento…

    • Il cacatoio

      Il disagio mentale è una brutta bestia,spero che qualcuno che ti vuole bene ti aiuti a curarti. Bella recensione per un bel film grazie

    • Il Pisciatoio

      Ma davvero non capisci che tutto questo lo facciamo per voi e quindi anche per una miserabile creatura strisciante e ricoperta di sputo come te ? Guarda di non mancare di rispetto al Presidente, sai ?
      Per me il disagio mentale è pensare che un film con Colin Farrell (Colin Farrell santo cielo !!!) coi baffi a manubrio possa essere il più bello mai realizzato sul pianeta (o anche solo sul pianeta Mann). quindi spero che tu sia la persona che vuole bene a Wim e che riesca a guarirlo, per seguire la tua metafora da giovane psycho. Magari fagli vedere Heat, quello con AL PACINO. O, cambiando genere e regia, 2001 odissea nello spazio, quello con le simmie.

      Convertiti al PCC.

    • Sharlito's way

      Quello che da sempre in qualche modo intriga del sito sono anche le voci che non si uniscono al coro. Quello che invece non capiro’ mai e’ l’esigenza di manifestarle ricorrendo sempre all’offesa, spesso alla volgarita’gratuita. Ecco e’ questo che mi fa pensare che dietro i vari Lars si nascondano dei personaggi che vivono in corpi infelici, il cui animo astioso e risentito trova modo di esprimersi da leoni solo sull’Internet, perche’ nella vita reale nessuno li prenderebbe sul serio, oppure li prenderebbe a ceffoni sul coppino.

    • Il Pisciatoio

      Sì vabbè @Sharlito’s way guarda che su Amazon trovi a soli 8 euro il Set completo per lavaggio intestinale con irrigatore da 1 Litro. Divertiti.

    • Lars Von Teese

      “il cui animo astioso e risentito trova modo di esprimersi da leoni solo sull’Internet,”

      vabbe`, praticamente mi sembra di picchiare un bambino ritardato

      comunque raga, mentre dall’alto del vostro piedistallo fatto di grande sapere cinematografico misto a political correctness vi affollate in massa per farmi la cacchina sul cazzo come dei minchia di piccioni con la diarrea, consentitemi di rendervi edotti del fatto che esiste anche la freccina per nascondere le conversazioni che non vi piacciono / interessano, ma mi rendo conto che in effetti e` dura costringere i vostri due neuroni a fare pace e unirsi per far fare al dito l’operazione di cliccare sul mouse. Molto piu` semplice blaterare giudizi a capocchia “sull’Internet”

      o in alternativa sapete che c’e`, facciamo un bel comitato formato da charlotte, axel puppafave e chiunque altro abbia la convinzione che i suoi stronzi puzzino molto meno di quelli degli altri e mettiamoli li` con il ditino a decidere come e cosa si puo` dire

      “le 400 eutanasie”

    • Sharlito's way

      @Lars, Pisciatoio ancora una volta non avete capito una mazza. Ma questo e’ tipico di chi di solito e’ inascoltato e improvvisamente ha l’occasione di farsi ascoltare. Le critiche al film, alla recensione, al sito, sono legittime. E’ il modo che vi rende insopportabili e pensate che persino un pacifista come me, un alter Gandi reincarnato, vi riempirebbe di ceffoni per la vostra maleducazione e anche per tutti questi continui riferimenti a cacca e pupu’ e pistolini.

    • Il Pisciatoio

      Guarda che a non aver capito niente sei solo tu. Hanno capito tutti, si quelli del PCC sia quelli non del PCI. Tranne te. Qua c’è in gioco molto di più di una semplice scaramuccia. Qua noi decidiamo il destino di una nazione: Calciolandia. Se non vuoi partecipare a questo grande evento fai pure. Ma non venirtene fuori a frignare che il linguaggio è il problema. Perché potrei citarti recensioni e recensioni dove ci sono bestemmie e razzismo a gogo. Ripeto: recensioni, non commenti. E allora se non sai dove sei capitato, si è ben capito da dove sei uscito: dal culo di una mosca. Tornaci subito e chiuditi dentro.
      La verità è che questi commenti di cui tanto ti lamenti ti piacciono. C’è scritta roba che vorresti avere scritto tu. Ci sono le cose giuste dette in modo ultra fico. È un modo di essere, insomma. Quello che tu non sei ma vorresti essere. Ammettilo. Anche perché se non fossi così innamorato non avresti motivo di leggere ciò che non ti piace. Io e il Presidente abbiamo creato qualcosa di imponente e importante e c’è voluto tempo, fatica e dedizione. Ma adesso il fronte unito del PCC è qua e non pensare di spazzarlo via facilmente.
      Poi Ghandi si scrive con la h.

      Tu sei il male. Il Partito calcista combattente è la cura.

    • Wim Diesel

      No ma io capisco la pluralità di pareri e tutto, anche se devo puntualizzare che ho visto Heat (mi ha obbligato darth von trier) e continuo a pensare che Miami Vice sia tutto sommato meglio. Anche se siamo lì, ok. Comunque il problema non è tanto la pluralità di pareri o darmi del minorato e tutto quanto, ma tipo una mattina mi son svegliato e c’erano 50 commenti nuovi di coso, con livetwitting, sul fatto che questo film fa cagare. Cioè dai, voglio dire, uno gli sfottò se li chiama anche, ecco.

    • kaiser zozzo

      50 messaggi di cialtroneria pura fra l’altro. comunque, ho rivisto collateral e miami vice quasi in coppia, e debbo dire, con buona pace dei pittoreschi detrattori… forse miami é un “pelino” superiore a collateral. dopo la tecnica e la maestria in certe scene/atmosfere, credo che dopo scatti l’empatia e il desiderio di emulazione di certi personaggi. che per quanto il bamboccio di cui sopra si sbracci molto ad articolare meglio le sue castronerie, vorrei aggiungere; avessi io la presenza e la convinzione del buon Colin nel portare quei baffi a manubrio con quella chioma foltissima; cazzutissimo eccome. poi riflettevo sulla fisicità di Foxx; porca miseria, a collateral é un pavido/imbranato perfetto (almeno inizialmente) poi se lo vai a prendere in Miami vice sembra una bestia pompata con espressioni al minimo e tanta spavalderia.

    • Cecchi Gore

      @pisciatoio
      Devo ammettere che mi divertono sempre i tuoi commenti e ho pure googlato “pisciatoio i 400 calci”, scoprendo così i tuoi alter ego passati (colgo l’occasione per chiederti dei riferimenti a nappa dei primi tempi, come harry piotta: dove è nata l’idea?). Pur non volendo appartenere al pcc (sono un ignave e credo che ammetterlo mi giustifichi) sono contento che esista, così come sono contento che vi siano i suoi detrattori: il tutto ha dato adito a riflessioni che non avevo mai fatto ed a commenti piuttosto spassosi.
      Forse faccio il tifo per il pisciatoio però, visto che dice bene le parolacce.
      Ah, un ultima cosa: non che non ti creda, ma mi potresti linkare le recensioni con bestemmie e razzismo? D’altronde spetta a te l’onere della prova

    • Il Pisciatoio

      Messaggio per gli addetti ai lavori (capiranno solo loro): “Dai raga non fate gli Shyamalan”.
      PCC

    • Il Pisciatoio

      @Cecchi gore Guarda non uso cosa tu abbia trovato sul mio passato ma ti rovino subito il film: non esiste niente di tutto ciò. Semplicemente perché sono sempre stato me stesso. Evidentemente sei un directioner di Colin Farrell e cerchi di svilire i miei successi politici attribuendomi nomi e commenti altrui. Non sarebbe la prima volta. Ma non funziona. Anzi guarda, visto che chiedi le prove, fai altrettanto: dimostrami che ho degli alter ego.
      Quanto alle prove che chiedevi tu non ho problemi a fornirtele ma c’è l’effetto Shyamalan (spero di essermi spiegato). Mentre cerchi di capirlo ti consiglio di farti una doccia al colon che per 8 euro è re-ga-la-ta.

    • Cecchi Gore

      Touché! Ammetto che la cosa degli alter ego era una provocazione, non ho prove concrete in mano; tuttavia se tu fossi stato anche qualcun altro oltre a te stesso, in particolare Harry Piotta, sarebbe stato bello saperne di più sui riferimenti a Nappa.
      Bada però che il mio non era un tentativo di svilimento! Anzi, se la storia di questo commentatore dal carattere fumantino, multiforme, che scrive senza refusi (cosa che apprezzo molto e che ti favorisce rispetto ai tuoi detrattori) fosse vera, renderebbe le vicende politiche del PCC più intriganti!
      Per quanto riguarda l’effetto Shyamalan: ti riferisci allo “Shyamalan twist”? Non ne conosco di altri; in ogni caso non afferro in pieno cosa ci azzecchi, vuoi forse attendere il momento più propizio per linkarli? O non hai apprezzato che nel commento precedente ti abbia fatto dei complimenti per poi chiederti con un “twist” questi famigerati link?
      Doccia al colon? Effettivamente pare possa prevenire il tumore all’intestino, grazie pisciatoio!

    • Lars Von Teese

      @Wim

      qualche puntino sulle i:

      – “coso” sara` senz’altro ir budello di tu ma`

      – puoi dirmi dove ti avrei dato del minorato? A meno che tu non sia Axel/Kaiser/Sharlotte sotto mentite spoglie…

      – Ti sfido a trovare un mio commento dove mi lamento degli sfotto`. Trovo che per esempio essere minacciato di botte da sharlito perche` ho detto che miami vice mi fa cagare sia assolutamente sublime, in realta`. Vorrei anche far presente che il primo a insultare, cara maestra, e` stato Axel Puppafave. Poi oh, se ti da fastidio che io risponda agli abitanti del pianeta Mongo, di` pure.

      – il “livetweetting” a me fa ridere un casino.

    • Axel Folle

      Uuuuh presi malissimo il troll e quello zero personalità e gusti dimmerda. Guarda come piangono e come aumentano i loro deliri. Uuuuuh poverini quante sberle morali che prendono. Il PCC (Partito Cinema Coprofago) che rappresentate ha fallito qua sui calci, mi spiace ma dovrete consumare il vostro delizioso pasto di merda altrove.

    • Lars Von Teese

      axel puppafave sempre piu` vermilinguo ormai

    • Cliccate il link sul mio nome

    • Sharlito's way

      Veramente a me irrita la maleducazione. Miami Vice l’ho intravisto quando è uscito e non mi ha detto granché. Io critico il modo grezzo e arrogante non il contenuto dei tuoi commenti. E del tuo compare.

    • Il Pisciatoio

      @ Cecchi gore Mi dispiace deluderti ma la leggenda della reincarnazione è frutto di menti fermentate ad aceto balsamico. Leggo da troppo poco tempo per aver un curriculum così esteso. E non ho mai cambiato, cosa che nessuno può smentire con i fatti. Quanto allo Shyamalan è presto detto: io scrivo certe cose che tu vorresti leggere e poi per un bug misterioso: puff! shyamalan twist ! spariscono. Quindi devi pigiare refresh molto spesso e salvare subito la pagina se non vuoi perderti quelle cose. Sul versante doccia intestinale sono lieto di sapere che sia anche utile, io in effetti la proponevo solo come passatempo estivo. Ma se oltre a dare felicità produce anche un giovamento salutare, mille di queste docce ! Provala anche con il ghiaccio tritato, mi raccomando.
      @Axelina Dal tuo ultimo commento deduco che ti sei già fatta l’operazione alle costole. Mannaggia ! Mi complimento però, perché scrivere un commento ricurvo su te stesso mentre ti stai facendo un pompino da solo richiede un talento raro e amaro.
      @Samuel Io ho cliccato ma non so cosa speravi di ottenere con quel link. Spero tu abbia più fortuna con gli uomini perché con le donne ti è andata di sicuro malissimo.
      @Wim Scusa per il ritardo. Davvero. Ti rispondo domani, questa sera mi rivedo sobriamente il film. Senza livetweeting, promesso. Quindi puoi dormire tranquillo, al tuo risveglio non troverai 50 commenti ma un unico mio pacato commento/recensione a mentre fresca.
      @Sharlito Non parlare così del Presidente, maleducato ! Porta rispetto per chi lotta per il Calcismo Combattente.

    • speravo che vi levavate dai coioni e vi ritrovavate su (clicca su link nel mio nome) a continuare a fare gne gne faccia di serpente

    • Il Pisciatoio

      Bene l’ho rivisto, caro Wim, come promesso. Mentre lo rivedevo ho pensato subito che il vero titolo potesse essere “Colino e Kobobo”.
      Un fotoromanzo con loro due amiconi protagonisti e la Ferrari che all’inizio si vede sempre, poi scompare.
      Le scene in doccia dei due, sia quella di Colino con Gong li che quella di Kabobo con la sua tipa sembrano girate con quei grandangoli da film porno on line, tipo brazzers. Ma vabbè. C’è poi la discontinuità visiva nei notturni dove la grana passa da impercettibile a enorme da un piano all’altro e anche questo se lo avesse fatto un esordiente avresti detto che gli mancava la professione. Ma vabbè. C’è che Colino e Kabobo sono sempre doppiati anche quando telefonano guidando la Ferrari e dovresti sentire il fruscio del vento e invece niente: le voci sono fredde, incollate in fase di montaggio, il che rende tutto falso, inattendibile, come un fotoromanzo a sfondo criminale. Ma vabbè.
      Dopo tanti vabbè il vero problema: i due infiltrati si presentano ai re del narcotraffico in solitaria. Cioè non hanno nessuno scagnozzo, fanno tutto loro due. Si prendono il rischio prima persona, cosa inattendibile a livelli top di criminalità. Non esiste che metti su un’impresa criminale di alto livello in due. E non esiste che i re del narcotraffico prendano sul serio due tizi che fanno tutto da soli, persino prendere l’aereo pieno di coca, perché la possibilità di fallire è troppo alta. Se prendono un tuo corriere puoi sempre rifarti ma se prendono te ? E qua Miami Vice diventa proprio Colino & Kabobo, cioè nulla di credibile come noir, nulla di appassionante. Solo un fotoromanzo che mostra location suggestive in sequenza, come un catalogo alpitour.

      Forse il meglio è quel videoclip del motoscafo con lei e lui che volano sulle onde verso Cuba, tra cieli tersi e acque azzurrine, su un motoscafo velocissimo sagomato a forma di cazzo, coronando il loro sogno d’amore possibile solo nell’irrealtà del mare incontaminato, e parimenti inconciliabile con il mondo degli uomini, così corrotto, cattivo e inquinato. W la natura, W Alpitour.

    • Alejandro Imbruttito

      Un grazie di cuore al Pisciatoio e a Lars Von Teese, unici a non genuflettersi come Maria Monsè negli uffici della Rai di fronte ad un film merdaceo di Michele Manno.
      Io sono un grandissimo estimatore di Manno, regista tra i miei preferiti, ma negare che a parte Collateral, Heat, Ultimo dei Mohicani (che poco non è) i suoi film valgano poco o nulla è roba che richiede la buona fede di Emilio Fede.
      E allora non c’è bisogno che Axel il Fallo e tutti gli altri si arrabbino se qualcuno non la pensa come loro, argomentando in modo logico sui difetti enormi di tali film.
      Il mondo è bello perché è vario, ed è giusto che film di merda (Miami vice o Tulpa al fu Nanni) piacciano e film eccellenti non piacciano (Conspiracy).
      Perché alcuni sono come Morandi, altri invece sani di mente.
      W il PCC.

    • Il Pisciatoio

      @Alejandro io ti ringrazio di esistere. Sapere che c’è qualcuno come te là fuori mi conforta moltissimo. L’unico problema è che se ricalchi troppo da vicino quello che scrivo, loro penseranno che tu sia me (è già successo). Quindi pur mantenendo l’adesione ai concetti di fondo del PCC dovresti introdurre delle lievi modifiche, aggiungere cose tue personali (che sono ben accette, credimi). Ok ? Stima reciproca, mate.

    • Alejandro Imbruttito

      @Il Pisciatoio
      Loro ormai identificano te con la critica alle recensioni, tipico delle dittature poco illuminate, o del fascismo.
      Poi però 300 è brutto perché fascio e nella recensione dell’ultimo film di Bay c’è scritto “a fascio te sfascio” e Michele Baia viene definito come “fascio”.
      W il PCC

    • Shu-shá

      Buhahahahahahahh il film lo considero un quasi-capolavoro, ma vorrei ringraziare il nostro Presidente Lars perché mi ha fatto schiantare la cronaca live :D … molte cose che ha detto poi le condivido e le avevo notate pure io, però ho questa fortuna/sfortuna che se il film mi piace riesco a sorvolare su maccosa, deus ex e buchi di sceneggiatura.

      Ora e sempre PCC

    • Lars Von Teese

      molte cose che ho detto su questo film, al netto delle seghe a due mani (o forse per certuni bisognerebbe dire a due dita) da critichino cinematografico wannabe, le pensa la maggior parte del genere umano che ha visto questo cesso di film

      io sono solo uno che dovete ringraziare per non essere diventato un diplomatico russo perche` a quest’ora staremmo discutendo di questo film con pietre e bastoni, vestiti con la pelliccia del nostro gatto

    • Shu-shá

      Molto probabile.

      Comunque sul boss finale De’ Gregori e il fatto che non gradisce los cuernos puta zorra sono stiantato, lacrimoni in ufficio dio bo’ :DDD.

      PCC

  17. Taccagno

    Non penso sia il miglior film di Mann, anzi per quanto mi riguarda non mi ha lasciato niente rispetto alle sue precedenti opere, però lascio il beneficio del dubbio sul fatto che lo vidi una sola volta di 10 anni fa, probabilmente rivedendolo gli darei qualche punto in più.
    Bellocchio dovrebbe fare un bagno di umiltà a chiedere scusa a questo grandissimo cineasta, e chi non ricorda a cosa mi riferisco è complice:)

    • Botte & Costello

      madonna che coglione bellocchio. Mi ha fatto sentire più in imbarazzo lui con quella polemica che pellè agli europei.

  18. L o g i K r y X

    “La più bella rece dei400 calci, e quindi forse la più bella rece mai realizzata”

    “i400 calci turismo e cultura”

  19. Ellie Arroway

    La recensione è più bella del film, e leggere di cinema a questi livelli di ars oratoria è sempre una cosa che scalda il cuore. Credo che Miami Vice sia il film MINORE più amato tra tutti i film MINORI della storia del cinema, e un giorno bisognerà parlare seriamente di QUESTO.

  20. Axel Folle

    Allora la recensione è da applausi, senza giri di parole fantastica. Il film è l ennesimo capolavoro enorme di Mann, se non vi è arrivato posso solo essere dispiaciuto per voi.

  21. Lobo Gilderoy Zoolander

    Lo vidi e rimasi folgorato. Il nlu imperante che associavo alla coolness del tutto. La storia d’amore disperata e impossibile, poi, mi montava dentro.
    Penso di preferirlo anche al Mohicano.

  22. Bolo Young

    Anche a me risultava questo:

    – The series’ pilot episode aired in September, 1984, on a Sunday night. The show moved to Fridays at 10:00pm (known as the Friday Night Death Slot because most viewers are not home at that time), where it remained for the first two seasons. Miami Vice’s ratings were fair during season 1 until the summer reruns, when people who may have been watching the show’s competition caught the series for the first time; the reruns consistently reached the Top 10.

    Il successo è iniziato con le repliche estive.

  23. Blackporkismo

    Il serial costava 1 milione di dollari a puntata nel 1984!a me piaceva perchè il cast era azzeccato e aveva finali amari anche nell’ultimo episodio,il film per me non e riuscito i comprimari tranne Trudy quasi nonsi vedono, tanto che Justin Theroux ha detto”facevo Zito ma nessuno l’ha notato,la trama infine era un rimaneggiamento degli episodi in cui Tubbs doveva vendicarsi del boss Calderone che gli aveva ucciso il fratello e si innamorava di Isabella,notare che in ‘un’altro episodio John Leguizamo fa saltare in aria il figlio di Tubbs e Isabella!
    Non c’è ironia,dell’assollata Miami non si vede quasi niente,visto che vanno in giro per il Sud America.
    Troppe doccie,pensare che l’inizio nella discoteca era giusto,se non si chiamava Miami Vice nessuno si arrabbiava a Mann forse servono bravi sceneggiatori perchè su la tecnica non si discute.

    • Axel Folle

      Guarda su una cosa sono d’accordo, si sarebbe potuto chiamare in un’altra maniera senza scomodare la serie tv (che comunque vista oggi è un discreto pacco)

  24. Gus VanZina

    mi aggiungo al coro dei complimenti, pezzone.

    ho solo un commento sulle musiche, visto che è una della poche occasioni in cui una rece/articolo si sofferma così tanto (e bene).

    temo che interpretare quelle scelte come un fatto di stile accurato sia più una rivisitazione di oggi che non una lettura di 10 anni fa.
    Ho provato a vederlo ieri sera tentando di calarmi nello spettatore di allora e niente, quelle scelte mi sembrano semplicemente modaiole e hanno finito (come credo avrebbero finito nel 2006) per svilire il film.
    e pensare che parte alla grande con un mix di Sinner Man di Nina Simone, capolavoro incredibile (mix a parte).
    la scene di amore con gli audioslave però no, o comunque mi sembra una forzatura vederci dietro chissà che sforzo.

    in generale, il punto debole di mann sta proprio nella scelta delle musiche (o nella scelta di colui a cui affida il compito).
    la grande mano invece è nella gestione dei tempi delle musiche e dei volumi, con azzeccatisimi momenti di silenzio (le note singole di piano nella scena in elicottero sono eccezionali).

    • Fabio

      Mann è talmente avanti che per alcuni è incomprensibile all’inzio…Ti consiglio vivamente queste di ascoltare quest “Scene”:
      Neptune fa il bastardo con un Escort scena Discoteca Freaky Chakra – Blacklight Fantasy mixata con Strict Machine dei Goldfrapp (entrambe dal CD Sasha Fundation Nyc)
      “Begli Amici che hai” Trudi si risveglia dopo esser stata rapita (musica di John Murphy track ” Meth ” Lab rifacimento di P for Piano dei Massive Attack composta per Danny the Dog)
      One of these Mornings Moby Come Andare a prendere un Mojito all’ Havana
      Sfida al Porto Showdown Bagno di Sangue Death Theme #3 di John Murphy (Una sorta di Morricone moderno)
      Finale Trudi si risveglia Auto Rock Mogwai apoteosi dell’uso della musica che fa Mann e a qua leggo ancora che il problema sono la scelta delle musiche..

    • Axel Folle

      Impossibile darti torto Fab

    • sick a rio

      anche per me le musiche in Mann continuano ad essere (sometimes) una cosa problematica. Ho rivisto in questi giorni sia Miami Vice che la scena di Collateral del coyote, della quale avevo già parlato con Wim:non ce la faccio, le trovo proprio brutte. Ma se in Collateral almeno era una tantum, qui c’è l’idea di fare ogni singolo raccordo come un raccordo musicale, cosa che mi farebbe rabbrividire anche con musiche che mi piacciono…

    • Gus VanZina

      grazie Fabio, seguo sicuramente il consiglio.
      probabilmente sono viziato da estrazione e compenteze musicali diverse.
      chiarisco solo: non ho scritto che Mann abbia usato un cd degli studio 99 preso all’autogrill.
      ho scritto che l’abbinamento per me non vince – e occhio al concetto di essere avanti, perchè è anche il paracadute per giustificare scelte fuori contensto di gente fenomenale. se è una merda (magari non è questo il caso) è una merda anche se la fa un fenomeno – prego però astenersi i varì “sì ma manzoni”.
      per me usare audioslave e massive attack nel 2006 (ripeto, nel 2006) è una rinuncia a una propria cifra, ed è un peccato perchè su tutto il resto c’è eccome quella cifra.
      non discuto quindi il valore della musica che ha scelto (non di tutta, almeno).

      per me la musica perfetta per Mann, in qualunque suo film, sarebbe quella di Terry Riley (non a caso la scelta che mi è piaciuta di più in Miami Vice è per la musica in elicottero).
      immagina l’inseguimento finale di heat con Riley..

    • Fabio

      per me la musica perfetta per Mann, in qualunque suo film, sarebbe quella di Terry Riley (non a caso la scelta che mi è piaciuta di più in Miami Vice è per la musica in elicottero).
      immagina l’inseguimento finale di heat con Riley..

      Non so di cosa parli aiutami

    • Lars Von Teese

      @fabio

      Terry Riley e` un compositore contemporaneo appartenente alla corrente del minimalismo. A mio modesto avviso con “l’estetica manniana” [*nitrito di cavalli in lontananza*] non c’entra una beata mazza, ma tant’e`, ognuno qui ha le sue visioni. Per non parlare del fatto che Steve Reich e` mille volte meglio di Riley.

    • Fabio

      Se io dico che è AVANTI e che diventa talvolta e per qualcuno incomprensibile ci sarà un motivo.. dei moniti “Occhio al concetto di esser avanti ” me ne infischio…e Infatti ho ascoltato qualcosa di sto Riley e davvero pensare che possa andare bene per Mann è un concetto disgraziato. Capita quando non lo si conosce a fondo..

    • Gus VanZina

      Dio santo siamo ancora a Reich è meglio di Riley? Lars, che per te non c’entri una mazza va benissimo, non pretendo mica che la vediamo allo stesso modo. pretendere che reich sia meglio, già un po’ meno..

      “Se io dico che è avanti ci sarà un motivo…” e chi cazzo saresti tu? spero non abbia più di 18 anni, altrimenti sei grave, di quelli che vivono con facebook aperto tutto il giorno e si fanno selfie..vi pigliavano per il culo già i Kinks, più di 40 anni fa..

      “capita quando non lo si conosce a fondo..”…vi adoro, tutti sotto l’ombra della vostra stessa eco, facendovi le seghe incrociate per sfogare la paura del “forse a questo non avevo pensato”, in uno spettro umano che va dal cocco di mamma al fare un lavoro che odiate.
      Così, la sera rimediate facendovi una pera di data flow che spacciate come vostro sapere, su cui fingete di avere esperienza e di averci speso riflessioni.
      Infatti, hai fatto il santone con la musica del film ma poi “ho ascoltato qualcosa di ‘sto Riley..”..ma cristo…”qualcosa di ‘sto Riley…” c’è andato più piano Lars che conosce pure Reich

      Povero nanni, ci aveva lasciato un lavoro ancora madido di sudore..

      come cazzo siamo usciti dalla catena alimentare è incomprensibile..

    • Lars Von Teese

      vabbe` non volevo urtare i tuoi sentimenti, il mio era un giudizio personale, Riley e` un grande pioniere e un grande a prescindere, ma per me cose come desert music o music for 18 musicians sono semplicemente inarrivabili.

    • Gus VanZina

      ma figurati Lars, ci mancherebbe, è davvero solo come lo immagino io nei film, senza appoggio oggettivo ai miei gusti. Come dicevo ci sta tutto che non sia d’accordo così come che ti piaccia di più Reich.

    • FABIO

      Gus” chi cazzo saresti tu” detto da te è un complimento

  25. Fabio

    Auto Rock l’ho segnalata io alla produzione in tempi non sospetti

  26. Gianni Carpentiere

    Gran film, e gran recensione (bravissimo Wim!). DVD-quote forse un pelino esagerata, anche se sono perfettamente d’accordo che è un capolavoro girato da un creatore a raffica di capolavori. Miami Vice mi impressionò già alla prima visione, e anche le successive mi hanno sempre confermato le stesse sensazioni. Grande Mann!

  27. Michael Mannaro

    gran bel pezzo, complimenti

    scusate se mi ripeto, la domanda è già stata fatta più volte ma non ho mai letto una risposta: ma Alì?

  28. Steven Senegal

    miami vice film bomba e colin tarallo d’irlanda amico della vita con ray velcoro sempre nel cuore, RIP stupido ex sbirro dal cuore d’oro inculato per colpa del figlio scarraffone

    • Steven Senegal

      nb. ho l’impressione che ormai ai 400 non fotta più nulla della sezione commenti, tanto vale chiuderla se vi secca

  29. S. paidinfuller

    Ecco.
    Questo è il punto.
    Non le rece.

  30. the black Bard

    dieci anni, già dieci anni e la lezione del maestro non è ancora stata recepita appieno (o peggio ancora ignorata).
    ho letto con piacere (come sempre) l’articolo e con un sorriso i commenti.
    miami vice è un film perfetto, è il film di mann definitivo, assoluto , la versione matura e “faccio come voglio” di heat.
    se collateral è un film che non mi ha mai convinto (dalla prima visione al cinema) non perchè sia brutto, ma perchè è un film piccolino nella messa in scena, in fondo. con tantissime cose fighe (la discoteca, il coyote, i testi, la tensione) ma dopo heat (proprio nella magniloquenza della messinscena) è un film minore e come tale l’ho sempre considerato.
    miami vice è invece il film assoluto. ricco, strutturato, de-strutturato. perfetto. recitazione di altissimo livello che deve riempire i vuoti, il non detto (a parole) che viene quindi detto dall’acting, dalla regia, dalle inquadrature, dal mare.
    il mare
    già in manhunter c’è tutto miami vice.
    e in miami vice c’è tutto mann, all’ennesima potenza.
    mi rendo conto, lo so che sia un film difficile, un film ostico per il pubblico. un film non di nicchia, di più, qualche decina di migliaia di persone in tutto il mondo.
    trovo però ingenuo pensare che miami vice NON sia il digitale. miami vice è il film simbolo, manifesto DEL MONDO in digitale. miami vice non poteva esser fatto in altro modo. non avremmo avuto quei cieli, quei colori, quelle luci della città. e non capire questo è un delitto nei confronti del maestro.
    e la camera a mano. i fuori fuoco, il guerriglia style. fastidiosi? a volte sì, ma MAI in miami vice. ogni fuori fuoco è pensato, ogni traballio è motivato, anche inconsciamente, dal gusto del maestro. uno strepitoso buon gusto.
    avete amato bsg e odiato the shield? affari vostri, the shield era stilisticamente perfetto, meraviglioso, moderno all’infinito.
    miami vice prende tutto ciò che c’era nel 2006 e spinge l’accelleratore dove nessuno è a tuttora arrivato.
    non vi piace la camera a mano? mi spiace, non vi piace il digitale e lo volevate in pellicola? ma avete idea di cosa state parlando? ahahahah
    giuro, ridicolo.
    heat è un capolavoro, ma i cieli sono neri buchi. in miami vice i cieli sono vivi, veri.
    nessuna polemica. è un film difficile alla visione, un film per pochi. lo so. e lo amo per questo.
    radicale, assoluto

    sull’uso della musica c’è un altro altrettanto bravo, refn

  31. Gio

    Mr. Beast brutto?!

  32. Shu-shá

    Finalmente recuperato grazie a Netflix, ammetto di essere uno dei tanti stronzi che all’epoca dell’uscita non ci credette.

    Non c’è nulla da aggiungere al pezzo di Wim, se non che come sempre tira fuori ancora PIU’ del TANTISSIMO che ho già visto nel film.

    Pazzesco, pazzesco, ammetto di avere un sorta di timore riverenziale a dichiararlo il miglior Mann, pensando a Heat, quindi non lo dico… ma… pazzesco.

    L’inizio a bomba, poi la chiamata a Sonny, e penso “Ah, ma qui già butta via la sequenza iniziale per fare partire tutta un’altra trama, mi sa che sto film non decolla mai…”
    Poi un istante dopo la sequenza dell’informatore che parla con Sonny mentre guida, e a nastro quella di lui alla guida. Folgorato. Fai di me quello che vuoi per la prossime due ore Mann, sono tuo. Ed è stato tanto tanto bello.

    (Non ho letto i commenti, ma se quacuno ha parlato male del digitale non ci ha capito una ceppa cava.)

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