Post Taggati ‘Peter Jackson’
Consigli per l’arredamento: Splatters, gli schizzacervelli
17/08/2010 | consigli per l'arredamento | di Jean-Claude Van GoghMostrologia: Gli alieni gamberoni
09/06/2010 | mostrologia | di Wim Diesel
"così capisce subito com'è l'andazzo diobò"
Nome. Gli alieni gamberoni.
Chi gliel’ha dato. La saggezza popolare.
È colpa degli americani? È colpa che è finita la benza (come direbbe il mio meccanico). Un bel giorno un’astronave aliena in avaria atterra su Joannesburg e non si muove di lì. Gli alieni scendono a terra e vengono più o meno segregati in un ghetto, mentre la gente del posto inizia a chiamarli “Gamberoni” per la somiglianza con i crostacei di cui sopra.
Trivia -in originale il corrispondente di “gamberoni” è prawns, che pare essere -oltre appunto al gamberone- il nome popolare del Libanasidus vittatus, una specie di grillone tragicamente simile a un gamberone. Guardate che mancarone dei mancaroni è il libanasidus vittatus.

my name is mancarone delle mancaronerie
Questo mancarone dei mancaroni pare essere un infestante davvero tosto e rognoso, ragion per la quale è piuttosto inviso all’uomo e finisce nelle conversazioni per indicare una persona o non-persona che non vuoi avere attorno. La definizione Alieni Gamberoni quindi è più o meno come quelli che chiamano scaracchio i giapponesi (ma certo che lo sai chi intendo, era troppo facile).
Chiosa. Forse è necessario puntualizzare cosa intendo per mancarone. Mancarone (nome proprio, o infinito truccato del verbo mancare) definisce una situazione o un soggetto. Nel primo caso si dice mancarone quando qualcuno è assente, o quando senti la mancanza di un qualcosa, o quando muore una persona cara o non cara. “Mancarone Dennis Hopper”. “Mancarone che non sei venuto al Frightfest”. “Mancarone andare a pattinare sul ghiaccio in piazza con la parrocchia”. Nel secondo caso invece identifica soprattutto un soggetto tenero e puccioso, tipo le foto dei gattini in quei blog su cui le vostre fidanzate stanno più ore di quante ne facciate voialtri su youporn e i 400 calci messi insieme. Il rafforzativo di mancarone, non potendo droppare accrescitivi AC/DC (acronimo per a cazzo di cane), è mancarone dei mancaroni, o mancarone delle mancaronerie, e sta ad indicare un livello di mancaronaggine difficilmente raggiungibile nel mondo reale, quindi solo nella computer graphics (tipo WALL-E o ET) o nelle foto facebook, tipo quella del libanasidus vittatus di cui sopra.
Altezza. Poco sopra i due per quanto riguarda gli esemplari adulti. Abbiamo foto per le proporzioni.

è che la donna delle pulizie 'sta settimana m'ha dato buca
Dalle foto in questione risulta che un alieno gamberone è alto all’incirca 1,2 volte un essere umano di corporatura media. L’altezza si misura sul cranio, ovviamente: le antenne lo portano ad una taglia più che sufficiente ad entrare in Mostrologia con onore e vanto, ma anche a un controllo più accurato sembra rispondere ai requisiti di base.
Specifiche tecniche. Esoscheletro da gamberone, fisico atletico e slanciato, anoressia incipiente. Passo sicuro e spedito. La tenacia delle grandi occasioni. Fauci vagamente predatoriane. La pazienza del cercatore d’oro. Qualcosa di melvilliano nel suo resistere ad oltranza alle asperità della vita da esule.
Filmografia essenziale. District 9, Neil Bloomkamp, 2009. Tutto qui.
Vittime preferite/mossa preferita/omicidio migliore. Niente trippa per gatti. I gamberoni sono dei pacifisti, o degli oppressi. I gamberoni hanno l’atteggiamento degli ebrei nel vecchio testamento, piangono per i mali del mondo e (a volte) vengono metaforicamente crocefissi per i peccati di tutti. Un gamberone che assiste al genocidio della sua specie si deprime e sogna l’Esodo, per capirci. Non è che si mette a fare un genocidio in sala mensa per dimostrare un punto di vista. Una serie di omicidi molto belli è quella che viene messa insieme quando il protagonista, dopo avere ingerito un po’ di succo di energon gamberone da un bussolotto, inizia ad assumere caratteristiche gamberone, viene portato in un laboratorio e testato nell’uso dei fucili gamberoni. I fucili gamberoni sono una specie di cannoni a laser che potrebbero bastare il pianeta terra in un pomeriggio, ma essendo i gamberoni un popolo pacifista E gli unici in grado di utilizzare le loro armi, i fucili gamberoni rimangono su un tavolo a far gola al CdA di Beretta. Ovviamente per i test vengono usanti come bersaglio alcuni alieni gamberoni sotto tortura, i quali vengono inopinatamente/inevitabilmente maciullati contro un muro.
Come si sconfigge. Il gamberone nasce sconfitto -nella fattispecie District 9 è abbastanza chiaro a spiegarlo nei titoli di testa. Il gamberone, che è un mancarone dei mancaroni, va segregato in una favela ed umiliato con continui controlli a tappeto.

dolore + sconfitta + mancarone = gamberone
Ricorda una figa? Ricorda molto certe ragazze anoressiche che ho conosciuto in gioventù, anche se le ragazze anoressiche non sono dei mancaroni delle mancaronerie.
Lo compreresti? Sarebbe un regalo perfetto per Thornetta, la mia fidanzata. La quale è tutto sommato il principale motivo per cui la redazione ha iniziato ad associare il concetto di mancarone al concetto di gamberone.
Chiosa finale: ricordiamo che, sebbene Mostrologia non avesse ancora pagato il debito nei loro confronti, gli alieni gamberoni hanno vinto a man bassa il Sylvester 2010 per la categoria Miglior Mostro, il che basta e avanza ad imporre alla storia di doverne poter riparlare tra duecento anni.
Scontro tra titani: un uomo in minigonna
16/04/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti
Vogliamo spendere due righe sul titolo? Lo facciamo? Da quale tipo di sondaggio è risultato che è più furbo sgambettare la memoria con una controintuitiva sostituzione da “di” a “tra” soltanto per uscire con un 10 e lode dall’Accademia della Crusca (ammesso che così sia), e al prezzo di falciarsi ogni volta la lingua? Come lo vorranno chiamare il sequel? Scontro tra trentatre trentini?
Ok, basta così.
Comunque, è ufficiale: da oggi Louis Leterrier può vantarsi del “Bollino di Fiducia Cobretti”.
I suoi pregi ormai si conoscono bene quanto i suoi difetti: con L’incredibile Hulk aveva dimostrato di saper gestire i grossi budget girando scene d’azione baracconesche ma efficaci e – al contrario di parecchi colleghi – mai confusionarie; dall’altra parte, le scene di raccordo davano sull’imbarazzante peso. Scontro tra titani è quindi per lui il progetto ideale: la struttura è facilissima, a videogame, con Perseo e i suoi amici all’avventura tra livelli di difficoltà crescenti e il più classico dei mostri finali, mentre l’ambientazione nell’antica Grecia gli permette di mettere in bocca dialoghi orribili ad attori da recita scolastica senza che ciò comprometta eccessivamente l’atmosfera. Quello su cui il piccolo Louis mi ha stupito è la gestione del ritmo: pensavo sbragasse e invece, pur viaggiando a velocità non indifferente e facendo tirare pizze pure alle Parche pur di aumentare l’adrenalina, non si fa prendere dalla foga di mettere per forza una scena d’azione dopo l’altra e si cura di mettere tutta la punteggiatura minima del caso. Che a dirlo sembra poco, e in un certo senso lo dovrebbe essere, ma poi uno si guarda la roba di Sommers o Michael Bay, o l’autoindulgenza sfrenata di Peter Jackson in King Kong, oppure al contrario le botte di sonno che vengono tra una catastrofe e l’altra nei film di Emmerich… a Leterrier non manca la mano spettacolare (da intendersi qui nel senso più tamarro del termine), e in compenso dirige ancora da “essere umano”. E per ciò lo rispetto.

"Ricordati che devi morire!"
Ovviamente a tutto questo c’è un prezzo.
Il prezzo è una sceneggiatura orribile, in cui il Perseo di Sam Worthington (che è meglio di Harry Hamlin ma bastava poco, bastava sembrare vivi) ne esce fuori come un’involontaria, stronzissima metaforona del figlio di papà che si bulla a ripetizione di voler fare l’indipendente parlando come un ultrà della Lazio, poi Papi gli regala la Playstation (la spada), la paghetta settimanale (la moneta per Caronte), il motorino (Pegasus) e perfino il troione (Gemma Arterton, che si vede che le piacciono i tortellini e i carboidrati in genere). E Perseo si vanta, e si vanta, e si vanta, ma alla fine cazzo se usa puntualmente tutto quanto, come quei punkabbestia che pretendono di campare di elemosina e poi appena ti giri vanno a fare bancomat. E alla fine sai già che, nonostante Persy si ostini a fare l’orgoglioso fino in fondo, prima o poi accetterà di entrare anche nell’azienda di famiglia. Ma tanto ogni sforzo era comunque vano. Non riuscivo a prenderlo sul serio. Gira tutto il tempo in minigonna, cazzo. Pare una cheerleader steroidata che non si lava da un mese.
A tutto ciò comunque il Louis rimedia alla grande infilando una serie impressionante di schizzi WTF che sono impossibili da citare tutti, per cui vado in ordine crescente coi più clamorosi:
1) la comparsata totalmente gratuita del gufo meccanico Bubo, un insulto per chi lo conosce, una scena assolutamente priva di senso per chi non lo conosce;
2) lo scorpionone che batte la coda a ritmo di musica ufficialmente senza motivo se non quello di rendere il trailer più figo – davvero, a un certo punto lo fa e basta, tipo impulso improvviso;
3) una vertiginosa panoramica sulle montagne in cui si intravede di sfuggita un pazzo non identificato in kilt e spada che sembra un fotogramma rubato di straforo da Highlander;
4) Agyness Deyn nel ruolo di Afrodite!!!
5) il matto del villaggio che nel finale si confonde, va nel pallone più totale e – lo giuro su Zeus – sbaglia mitologia e urla “Ribelliamoci a Satana!” (e spero per voi che il doppiaggio italiano l’abbia mantenuto).

"YAWN."
Aggiungeteci poi: un Liam Neeson a disagio come non lo si vedeva da tanto, come se Leterrier gli urlasse di continuo “Fai il vocione più grosso!” e lui obbedisse mandandolo silenziosamente a cagare; un Ralph Fiennes che suscita più imbarazzo e compassione che terrore; una serie di attori che li vedi nei titoli di coda e ti chiedi “cosa? c’erano pure loro?” (Danny Huston, Mads Mikkelsen, Jason Flemyng…); uno splendido, morbido, cremoso Kraken, decisamente più bello di come sembrava nel poster/trailer.
Sommando tutto quanto: sette e mezzo, e me lo riguarderei adesso.
DVD-quote suggerita:
“Pazzia? Questo! È! Leterrier!”
Nanni Cobretti, i400calci.com
P.S.: se serviva uno spot al fatto che non puoi mettere il 3D a ufo in post-produzione dappertutto ma, affinché abbia senso, ci devi pianificare un ben determinato stile di regia attorno, questo funziona benissimo. In più è la seconda volta che al cinema mi rifilano occhialini sporchi, checcazzo, con tutti i soldi di biglietto che ci aggiungo quanto ci vorrà mai ad allegare almeno una salvietta?
District 9: il giorno degli Zoidberg
25/09/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti
Zoidberg non può entrare
Ma chiccazzo è Neill Blomkamp??? Uno che Peter Jackson ci si innamora talmente tanto che, una volta crollato il progetto Halo, gli dice “va beh allora gira quello che ti pare”, non importa quanto poco hollywoodiano sembri? Ellamadonna. Comunque “sembri” è una parola su cui torniamo dopo.
I primi venti minuti sono esattamente quelli che promette il trailer: cattivissimi, politicissimi, un Independence Day in salsa Matrix (quello di Mentana) con quell’astronave di alieni su Johannesburg che non è altro che un grosso gommone di albanesi che galleggia in aria. Perché a quanto pare il primo a sbarcare da noi non è E.T., non sono i meglio geni d’oltrespazio, e nemmeno i supercattivi supermilitarizzati: sono un gran carico di messi male, di poveracci in fuga, e mai come in questo caso la parola extraterrestre combacia con extracomunitario. E la gente reagisce di conseguenza, con tutto il carico di diffidenza, pregiudizi e insofferenze del caso. Per questi venti minuti, è davvero tutto un gran metaforone coi controcoglioni.
Poi il Blomkamp imbroglicchia, vuoi per timidezza o che ne so, fatto sta che abbandona il mockumentary urlando “tiè! ci eravate cascati!”, introduce un protagonista che pare lo Steve Carell sudafricano e diventa molto più tradizionale e favolistico di quanto ci avevano fatto credere. La storiella dello sfigatone maldestro che viene incastrato in un incarico più grosso di lui, e si ritrova contagiato da uno strano spry albanalieno che lo trasforma pian piano nel nipote di Brundlemosca, ragion per cui va in para dura e scappa sbraitando inseguito da tutti. In questo contesto se non altro le buone idee che avanzano spiccano di più, e una volta mandato giù il boccone che non si tratta di quel Gomorra vs. Predator che stavamo sognando, ci si ripiglia e lo si torna ad apprezzare di nuovo. Che comunque è sempre ambientato a Johannesburg in mezzo a un sacco di gente che fa brutto per davvero, mica a San Francisco California. I protagonisti sono tutti sudafricani dai nomi sudafricani e gli accentissimi sudafricani che in italiano ovviamente saranno pareggiati nel solito milanese televisivo da conduttore di TG. E il personaggio interpretato dallo Steve Carell sudafricano, che in realtà si chiama “Sharlto Copley” (ne avevo anch’io uno da bambino, ma dopo averlo fatto accoppiare con un Cocker Spaniel mi si è ammalato e l’ho dovuto abbattere), non è esattamente uno stinco di santo, anche se neppure lui sfugge alla regola inflessibile della redenzione finale.
Ciò che rimane quindi, è soprattutto il discorso tecnico. E non solo gli effetti speciali integrati in riprese a mano o addirittura filmati di repertorio, ma proprio gli effetti in sè. Perché la telecamera del Blomkamp ogni tanto si ferma e indugia sui primi piani, e in quel momento non resta che rimanere a bocca aperta davanti ai CGI più incredibili che abbia visto forse da sempre. Il tipo di CGI talmente dettagliato e non invasivo che ti ci vuole metà film a convincerti che i marzialbanesi non sono attori col costume di gomma, e se non fosse che hanno tutti un impossibile vitino da vespa la giuria sarebbe ancora fuori. E le astronavi! Che in confronto l’aereo dei G.I. Joe l’ho disegnato io a 8 anni con un Jumbo punta grossa.
E quindi District 9, pur leggermente diverso da come ce l’avevano dipinto, rimane un’esperienza imperdibile.
Blomkamp non è (ancora) un genio, ma dirà la sua.

"Buongiorno, siamo qui per sottoporla a 10 domande"
DVD-quote suggerita:
“Non è Gomorra vs. Predator, ma è figo lo stesso”
Nanni Cobretti, i400calci.com
FF09: Smash Cut
21/09/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti
Ma voi l’avete visto Jesus Christ Vampire Hunter? Io ammetto che non ne ero andato pazzo. Aveva cose meravigliose e altre un po’ troppo approssimative perfino per me.
E insomma, pur essendo infinitamente curioso, dal canadese Lee Demarbre – che nel frattempo ha continuato a campare di simpatiche puttanate improbabili a basso costo – non mi aspettavo tale prova di maturità.
Intendiamoci: Smash Cut è innanzitutto un commosso omaggio a H.G. Lewis, e subito dopo un film infinitamente meno serio di quanto il fighissimo poster lasci ad intendere.
La trama: Able Whitman è un regista horror in disgrazia che, esasperato dalle critiche ai suoi film ritenuti troppo finti (e grazie al cazzo, se l’assassino è un giocattolo armato di biro), decide di dire “e allora vaffanculo” e cominciare a fare gli effetti speciali con parti di cadaveri veri.
Segue film demenziale low budget che gioca ad essere ancora più low budget di quel che è. Una di quelle cose che sulla carta rischierebbe di irritare a mille, e che invece Demarbre tratta con tale genuina passione da conquistare dal primo istante. Niente volgarità o colpi bassi ma tante idee stupide/grandiose, e un’atmosfera leggera che fa pensare, più che a un Peter Jackson, a un potenziale erede di Joe Dante.
E poi tanto, tanto, tanto amore.
Amore per il leggendario David Hess, che regge quasi tutto il film da solo con il suo divertitissimo ritratto di regista frustrato che si improvvisa criminale (e chiede consigli al suo ignaro sceneggiatore per non farsi beccare…).
Amore per Sasha Grey, che non si spoglia ma con i suoi occhietti semichiusi e l’espressione impassibile si esibisce nientemeno che in un monologo da Amleto.
Amore per il tenerissimo Michael Berryman, che farfuglia e balbetta e sfoggia una parrucca che nemmeno Ricky Gervais in Extras, e per tutti i bravissimi caratteristi da Jesse Buck a Ray Sager a Peter Michael Dillon.
E amore ovviamente per H.G. Lewis in persona, che ispira e introduce il film ma soprattutto regala i titoli dei poster disseminati per l’ufficio di Hess, roba da far impallidire il curriculum di Troy McClure (Lover Take My Liver, Oops There Goes My Left Arm…).
Sono uscito che stavo bene da matti.

DVD-quote suggerita:
“Divertimento assicurato per tutta la famiglia!”
Nanni Cobretti, i400calci.com
District 9: le belle metafore sociopolitiche di una volta
09/07/2009 | news | di Nanni CobrettiChi è Neill Blomkamp, uno che al suo primo film riesce a far piazzare il nome sul poster grosso quasi quanto quello del produttore Peter Jackson? E soprattutto, perché ha una doppia “l” nel nome?
Della seconda domanda a ripensarci non ce ne frega un cazzo, quindi rispondiamo alla prima: Neill Blomkamp è un sudafricano che viene dal mondo della pubblicità, e che si è fatto notare per una manciata di spot tra cui quello fighissimo della Citroen che diventa un Transformers, e poi per aver fatto tre corti ispirati dal videogame Halo. Tant’è che Peter Jackson l’aveva assunto al volo appunto per girare un lungometraggio tratto da Halo, poi saltato.
Però ormai Jackson si era innamorato duro, per cui gli ha prontamente trovato qualcos’altro da fare.
Trattasi di questo District 9, per cui i canonici viral avevano già iniziato a girare da tempo, e che a suo modo aspira a diventare un piccolo Cloverfield (trama fantascientifica girata con stile documentaristico, budget basso, attori sconosciuti). La vicenda è ambientata in un mondo alternativo in cui un gruppo di alieni è atterrato sulla Terra da 30 anni scarsi, ma essendo che in tutto questo tempo non si sono resi particolarmente utili la gente si fiacca e li confina in Sud Africa in una zona chiamata appunto “Distretto 9″. Poi arriva un tizio che, per scoprire come funzionano le armi aliene, si fa involontariamente contagiare dal loro DNA: di colpo diventa ricercato da tutti, e si imparanoia tantissimo.
È appena uscito il primo trailer vero e proprio, che conferma le ottime impressioni avute finora: lo spunto pare interessante, visivamente è una goduria, e in mezzo agli alieni (delle specie di Zoidberg negri) mi pare addirittura di vedere dei robots.
Eccolo:
Data d’uscita: negli USA il 14 agosto, in Italia… lo volete sapere? Siete sicuri? Il 4 dicembre. Eh. Che volete che vi dica.








