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E la locomotiva sembrava fosse un mostro grosso: la recensione di Snowpiercer

Se Maometto non va alla montagna eccetera eccetera, ragion per cui la mattina del 2 gennaio 2014 mi sveglio, conto i soldi che ho in tasca (abbastanza), conto i cazzi di cui mi frega (pochissimi), piglio la macchina e vado in Francia da solo a vedere Snowpiercer.
Ah no?
Essendo il due di gennaio scelgo saggiamente una località francese di alta montagna. L’idea è passare da Aosta e dal traforo del Monte Bianco. Ovviamente non sono uno sprovveduto e prima controllo il sito del meteo. Il sito del meteo – lì per lì non me ne accorgo – è gestito con sarcasmo: «Precipitazioni scarse, quasi solicello, vai tra’ zio». Inizia a nevicare a Vercelli. A Ivrea i cartelloni luminosi annunciano “Nevischio”. Poco prima di Aosta sto incolonnato sul set di Dersu Uzala dietro a uno spazzaneve mentre la tormenta azzera la visibilità. «Vabè, basta che rimanga dietro allo spazzaneve e sono tranquillo». Lo spazzaneve esce ad Aosta Ovest. A Morgex il fondo stradale è completamente bianco, andiamo tutti a venti all’ora e c’è un tizio che cicca l’uscita, fa inversione nella sua corsia e torna indietro sollevando pappa di neve e merda. La mia macchina slitta come Rosebud. Mi sembra il momento giusto per sottolineare che io non possiedo né pneumatici da neve né catene a bordo (LUOTTO UNCHAINED) e che a quel punto sto seriamente iniziando a pensare di aver avuto un’idea del cazzo. A Courmayeur imbocco l’uscita semplicemente perché NON VEDO PIÙ L’AUTOSTRADA: è completamente ricoperta di neve intonsa e la scambio per un parcheggio. Mi ritrovo a Courmayeur tra gli sciatori che arrancano a bordo strada immersi fino ai polpacci nella bianca visitatrice. Io non ho le catene e indosso le Converse basse. Vedo un cartello: “Traforo del Monte Bianco Km 1”. Decido di continuare. Il traforo del Monte Bianco costa quarantuno euro solo andata. Per questa cifra esigo che in Francia sia luglio. Sbuco di là e noto con sollievo che il fondo stradale francese è quantomeno pulito e carrozzabile. OK, siamo pari per il gol di Wiltord nel 2000. Arrivo in scioltezza nella mia città di destinazione.

Ora, non che mi sia particolarmente divertito, ma pensateci bene: quale modo migliore di prepararsi a un film che si intitola IL FENDINEVE che arrivare al cinema FENDENDO LA NEVE? Il mio proposito per l’anno nuovo è fare in modo che, ogni volta che andrò al cinema, il mio viaggio verso la sala richiami in qualche modo il film che mi appresto a vedere. Godzilla? Ci andrò camminando a enormi falcate sopra la città e distruggendo i palazzi, sperando che l’esercito non mi abbatta prima che entri in sala. The Raid 2? Ci andrò dopo essermi fatto menare da cento indonesiani con la mazza da baseball. IL FENDINEVE? Ci vado trapassando una montagna di neve da parte a parte, e quando sbuco di là sono in Francia.

Nevischio

“Nevischio”

Nel caso io non credessi di essere davvero in Francia, il tipo di fronte a me alla cassa del cinema ha – giuro – una baguette sottobraccio nella busta di carta. Non ho il cuore di voltarmi ma sono quasi certo che dietro di me ci sia un mimo col basco che finge di suonare la fisarmonica.
Il cassiere mi dice: «Bonne séance». Non si preoccupi, buon uomo, sarà una bonne séance. La Francia è il secondo paese al mondo in ordine di tempo (dopo la natia Corea del Sud) in cui Snowpiercer è uscito, in larghissimo anticipo sull’Europa e su tutti. Cosa ancor più importante, in Francia Snowpiercer esce in versione integrale – mentre in buona parte del resto del mondo civile potrebbe arrivare tagliato di 20 minuti, per volontà dell’onnipotente Harvey Weinstein e con conseguente grande incazzatura del regista Bong Joon-ho.
A proposito di Bong Joon-ho. Come avevo già avuto modo di dire, Bong non è soltanto la nostra ultima speranza per risollevare le sorti di questo deludente “anno in cui i registi coreani grandi o medi cedono alle lusinghe di Hollywood”; Bong è anche, a mio parere, il grande regista coreano più qualificato per trasporre il suo stile e i suoi temi negli Stati Uniti. Bong è uno che nei momenti migliori ha sempre scopertamente flirtato coi “grandi generi d’intrattenimento all’americana” (il procedurale col serial killer, l’action-horror col mostro), spesso prendendoli a schiaffi sul coppino e ribaltandoli con una serie di aggraziatissimi calci, ma sempre accarezzandoli e palpandoli con l’altra mano, fingendo lo sbadiglio per stiracchiare un braccio e cinger loro la spalla – e tutto questo costruendosi film dopo film una visione autoriale, una coerenza e una continuità che pochi altri al mondo possono vantare. Se Kim Jee-woon era la tecnica con poca personalità e Park Chan-wook il genio inesportabile, Bong è, secondo le mie altissime aspettative, il genio esportabile, oltre che la prima faccia che mi si materializza nella testa quando penso “grande autore che sappia anche divertirti a pacchi” (è una cosa che penso spesso). E stavolta Bong ha per le mani una grande coproduzione statunitens-coreana, il primo blockbuster trans-continentale, una storia basata su un fumetto francese di culto che ovviamente io non ho mai sentito nominare, un bel cast di anglofoni famosi, il solito incrollabile Song Kang-ho, alcune cassettate di soldi per disegnare un treno in CG, e abbastanza libertà creativa da mandare in confusione Harvey Weinstein per almeno 20 minuti.
La domanda è: c’è riuscito?
La risposta è in grassetto dopo i due punti: minchia sì.

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Minchia sì

Trama: siamo nel futuro e le scie chimiche hanno provocato una nuova era glaciale. L’umanità è morta in coda tra Aosta e Morgex e gli unici sopravvissuti vivono su un treno lunghissimo che gira gira per il mondo tondo e non si ferma mai. Nei vagoni di coda ci sono i poveri: sporchi, bellocci, intensi, simpatici, procreatori di bambini adorabili. Nei vagoni di testa ci sono i ricchi, che fanno cose futili da ricchi (discoteca, sauna, sushi), vessano i poveri e il pubblico li odia. Sulla fiancata del treno è dipinta a lettere cubitali la scritta «CIUFF CIUFF METAFORA DELL’UMANITÀ». I poveri, guidati da Smilzo Rogers, si ribellano e iniziano una lunga risalita del treno, vagone dopo vagone, menando guardie e uccidendo tutti i ricchi che incontrano (metodi per riconoscere i ricchi: si lavano, indossano vestiti dai colori squillanti e recitano come se Bong avesse mostrato loro la scena finale de Il petroliere indicando Daniel Day-Lewis e dicendo «Ecco, tipo così MA SOPRA LE RIGHE»). Segue film della madonnona.

Snowpiercer ha tutti i pregi e un paio dei difetti che vi possono venire in mente quando un giorno, all’improvviso, un film di Bong Joon-ho si mette lo status “in a relationship” con quella che i vostri amici chiamerebbero «un’americanata». Bong china la testa per entrare nei canoni ma non si toglie le scarpe e lascia impronte dappertutto; e – cosa ancora più incredibile a vedersi – i canoni si sghimbesciano per accogliere la volontà di Bong meglio che possono. In questa mia ardita metafora, i canoni hollywoodiani sono il treno: una lunga successione di vagoni costrittivi, una serie di strutture sempre uguali con leggere variazioni entro un pattern riconoscibile e ripetitivo, dove i personaggi sono manicheissimi e la trama impone di avanzare, avanzare, avanzare verso un climax inevitabile. Bong, invece, è tutto quello che succede all’interno dei vagoni: cose completamente MATTE e inaudite che arrivano senza preavviso in un susseguirsi di sorprese e ribaltamenti di prospettiva; personaggi smaccatamente buoni, stereotipi ambulanti, che si beccano una pallottola in testa di punto in bianco senza tanti complimenti; violenze su bambini e donne nere corpulente; un regista che sa reinventare lo spazio, il movimento e lo stile a ogni diamine di vagone; un anticlimax al posto del climax. In questo senso, l’ovvio agente di Bong sul campo è Song Kang-ho, nel ruolo del cinema coreano come elemento di disturbo di un blockbuster di Hollywood: il suo Nam, esperto di sistemi di sicurezza e drogatello col faccione, irrompe in quello che fino a quel momento era stato una specie di canonico prison movie distopico e ferroviario, e si mette a imporre tempi e principi tutti suoi; viene trovato inebetito dentro un cassone, ci mette un’infinità a svegliarsi e un’altra infinità a dire una parola, mentre tutti gli americani lo guardano allibiti, scoprendo per la prima volta la dilatazione dei tempi. Nam rimarrà sempre e comunque un emarginato che parla un’altra lingua, se ne batte il cazzo di tutti (tranne che della figlia, che anche lei fa squadra a sé ed è interpretata, non a caso, dalla bimba di The Host) e non lotta per la libertà ma per LA DROGA (soddisfazione nella soddisfazione: la scena della Marlboro, un inno al tabagismo e un piccolo vaffanculo agli yankee salutisti). E mentre Smilzo Rogers, Billy Elliott e gli altri buoni superano un vagone dopo l’altro alla riconquista di un’umanità e di un’individualità da guadagnare a carissimo prezzo, la Corea fa il bello e il cattivo tempo all’interno di un percorso che, sulla carta, non poteva essere più lineare. E invece un cazzo, e ce ne accorgiamo tutti in una ben precisa mezz’ora di cinema che mi venga un colpo se ci sarà una mezz’ora di cinema più clamorosa di quella in tutto il 2014. Ve ne parlo dopo questa foto.

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3 metri sopra le righe.

La bellezza di Snowpiercer, dicevo, sta nel modo in cui la più schematica delle quest viene resa imprevedibile e portentosa grazie a continui capovolgimenti di sceneggiatura e reinvenzioni dei tempi e degli spazi, cosicché ogni sezione del treno diventa quasi un genere a sé (come se il classico “mix di generi” di cui Bong è maestro venisse compartimentato) MA senza che il film perda in coerenza e linearità. L’esempio più lampante, nonché il momento più BONGHIANO, è quello che inizia con la scena delle asce. Non sto a spoilerare, ma sappiate che da quel momento e per una buona mezz’ora il film diventa un continuo e incredibile gioco al rilancio di sorprese che vanno dal truculento all’esaltante all’assurdo al tragico, riuscendo al contempo a portare avanti la trama in maniera credibile ed espandere l’universo del treno. Asce! Capodanno! Tunnel! Visori notturni! Fiaccole! È una sequenza che sono quattro o cinque sequenze una dietro l’altra, e la slot machine continua a vomitare monetine e tu stai lì a ficcartele tutte in tasca con la faccia ebete.

Quindi, celebriamo il primo grande matrimonio interracial tra USA e Corea? Non del tutto.
Di certo siamo di fronte al miglior ibrido oriente/occidente mai visto finora (è anche la prima volta che ne viene prodotto uno di questa portata).
Di certo Bong ci mette tantissimo di suo, la sua mano santa è ben riconoscibile e – per dirla schietta – nel film ci sono un botto di cose che agli americani non sarebbero venute in mente MAI nella vita, e fa un effetto grandioso e straniante veder interpretare certe sequenze da quelle facce note con gli occhi non a mandorla. E non parlo solo delle cose MATTE, né del modo sempre stupendo con cui Bong caratterizza i personaggi anche semplicemente facendoli muovere in secondo piano in scene corali impeccabilmente concepite; parlo anche di tutta un’etica della sconfitta e del sacrificio (Bong non è mai stato un ottimista, e stavolta ha in mano le sorti dell’umanità intera) che qui viene esplicitata in maniera letterale, carnale – con un interesse particolare per la mutilazione e l’automutilazione come metodi per riconquistare la propria umanità. Bravo.
Nonostante questo, però, la bilancia pende comunque a occidente, e vedo già i coreanofili duri e puri storcere il naso. Snowpiercer – non poteva essere altrimenti – è di gran lunga il film più “americano” di Bong, e questo vuol dire, a tratti, scarsa misura, qualche espediente grottesco un po’ facilone, ralenty tragici e personaggi monodimensionali. Questo vuol dire, soprattutto, l’ansia di essere comprensibile al pubblico di tutto il mondo, che si risolve in lunghi dialoghi espositivi che ammazzano il ritmo tra un vagone e l’altro e martellano ogni volta sui soliti tre concetti. Ciò diventa evidentissimo nella scena finale, quando si arriva nello scompartimento di Ed Harris e a quel punto OK il ribaltamento delle aspettative e la negazione del climax, ma all’atto pratico il ritmo deraglia di brutto (similitudine ferroviaria!) e Bong non trova di meglio, per far venire i nodi al pettine, che scrivere paginate di dialoghi. Che sia un semplice passo falso o un tentativo maldestro di conformarsi a una comprensibilità transculturale, non funziona. Nel dubbio, do volentieri la colpa al cosceneggiatore col nome da bianco, Kelly Masterson.
Per fortuna che in extremis succede ancora qualcosa, e il film si chiude con un’ottima ultima sequenza che (VAGO SPOILER) è paro paro il finale di Gravity, però bello.

Mi spasso a vedere la gente a spasso

Mi spasso a vedere la gente a spasso

Uscito dalla sala ho incrociato una ballerina di can can e un impressionista oppiomane che stavano per entrare allo spettacolo successivo, e ho detto loro: «Non sarà il matrimonio perfetto tra oriente e occidente, ma ci siamo vicini – e comunque è uno dei film più belli che vedrete quest’anno, garantito. Bonne séance.» Loro mi hanno salutato caramente. Poi sono andato in centro a rimpinzarmi di formaggi fusi e altre tipicità locali, e ho mangiato così tanto che mi dev’essere venuta una congestione e la sera in camera ho vomitato a lungo nel lavandino. La mattina dopo sono tornato in Italia, e sulle Alpi c’era un bel sole.
Buon anno a tutti voi.

DVD-quote suggerita:

Quel pied ce film! (Luotto Preminger, les400coupsdepied.fr)

>> IMDb | Trailer

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66 Commenti

  1. Past

    Visto ieri finalmente! Avete già detto tutto! Film da tramandare ai posteri: “si, nipote mio! Questo lo vidi al cinema, vedi il biglietto incorniciato lì sullo scaffale!”

  2. Magari

    eddiamine Luotto, è la seconda volta in breve tempo che riprendo una tue rece e devo complimentarmi per la scrittura (questa recensione, specie l’inizio a citazione, è entrata scintillando nella top5 della storia del mondo).

    poi: visto il film ieri sera, quindi rileggo la rece e annuisco come le scimmiette a ogni passaggio.
    Solo sui metaforoni (che a me mi piacciono tanto) storco un po’ il naso. Voleva citare Metropolis? O la metafora sociale è un po’ datata?
    E alcuni maccosa sul futuro dell’Africa e della Corea di fronte al problema dello scioglimento dei ghiacci e la deriva degli orsi polari.
    Mi sarò perso qualcosa.

    In ogni caso, grazie per la recensione – il film spacca

  3. John Matrix

    Visto mercoledì, finalmente. Che dire, è un film “quasi” perfetto, con “quasi” tutto al suo posto. L’unico neo credo sia la puzza di spiegone che si sente quando entra in scena la controfigura di Viggo Mortensen da vecchio. Ma credo anche che la cosa non sia imputabile a Bong, ma piuttosto imposta da Ovest. @Stanlio: questa era per te…

  4. Frank
  5. Poisoned Ivy

    Visto alla fine!
    Che dire. Mi è piaciuto. Lento all’inizio, insomma, vai, non vado, vai, non vado, vai, no… Ok ti ci stavo per mandare io. Ma la parte centrale riscatta tutto.
    Il metaforone però rimane quello del homo hominis etc, mi par di comprendere, soprattutto dalle scene corali finali. Declinato bene. Ma vecchio come il mondo.
    In ogni caso per una coproduzione occidentale tanta roba in fazza al perbenismo imperante.

  6. ACk6

    ultimo commento su questo sito.
    Seguo da molto, da troppo. commento al film: una cagata ! e non sto qui a spiegare perchè. Tanto è inutile. non capite un cazzo di cinema !

  7. zorba

    @ACk6
    “una cagata ! e non sto qui a spiegare perchè. Tanto è inutile.”
    beh allora te lo potevi anche risparmiare, il commento. addio.

    a parte la retorica banalotta, bellissimo film. ma credo deluderà chi si aspetta qualcosa di più che un bell’action. non conoscevo il regista, ma mi appresto a recuperare la sua intera filmografia.

    ps non so se qualcuno l’ha già fatto notare, ma uno dei produttori è proprio Park Chan-wook.

  8. Wario Bava

    Sono venuto a ripescare la recensione (molto spassosa e ben scritta) dopo il aver visto il film. Non mi sono mai ritenuto un coreanofilo esagerato, pero’ il naso l’ho storto abbondantemente a esser sincero, l’unica cosa bella che ho trovato nel film e’ il personaggio di Song Kang-ho. Sara’ anche colpa degli ammerigani, ma la dose di cialtroneria e’ veramente troppo alta.

  9. banasci

    SPOILER che tanto ormai l’avete visto tutti SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

    Ma alla fine l’orso se li mangia?

  10. Marlon Brandon

    nessuno leggera’ questo commento…comunque, appena visto, mi e’ piaciuto per carita’, ma mi e’ piaciuto di piu’ Stoker.

  11. John Matri

    Alla fine non ce l’ho fatta ad aspettare il blue-ray e l’ho visto.
    Nei primi 5 minuti odi i ricchi più che in tutto Elysium e tutta la prima ora è perfetta,facenoti al capolavoro.
    Da lì il film va in discesa, con una scena in classe troppo lunga(anche se il cambio di tono non è troppo straniante) e moscio tutto quello che segue fino alla porta.Non sono convintissimo del finale(non per il cosa ma per il come) .
    Sugli attori ,bravissima la Swilton, bravo Cris evans(almeno fino al Monologo,roba che sarebbe stata difficile anche per de niro degli anni d’oro) solita garanzia Song, anche se dopo un’entrata in scena fighissima avrei sperato in un personaggio molto più spaccone, e in generale tutti fanno più che bene il proprio lavoro.
    Per la scagnozzo col martello ci voleva qualcuno più minaccioso ,però, e mi sarei aspettato un bel corpo a corpo tra lui e il cucciolo di john hurt.

  12. Lars Von Teese

    visto stasera, dato che della finale dei mondiali non me ne fregava nulla. SPoiler qua e la.

    Devo dire effettivamente che questo film mi ha sconvolto. Per la mostruosa, abnorme, smodata quantita` di STRONZATE COL BOTTO che contiene.
    Cioe` ragazzi, con i maccosa di snowpiercer ci riempi 4 ENCICLOPEDIE DEI PIU` GROSSI MACCOSA DEL CINEMA. Ma scherziamo? Gia` a partire dal concetto di base: il mondo diventa un ghiacciolo e l’umanita` cosa si inventa, tra tutte le trovate tecnologiche possibili? Un merdosissimo treno? Vabbe` che si parla di un fumetto, ma dai, cazzo, DAI. Ma anche volendo fingersi ritardati mentali e credere che questa boiata di idea sia vagamente plausibile, sto film la sospensione dell’incredulita` te la strappa dal cervello, la sbatte al muro e ci caga sopra a spruzzo ridendo di te.

    Non c’e` veramente un solo fotogramma che si salvi.
    I dialoghi sono quanto di piu` didascalico io abbia mai sentito. Personaggi bidimensionali disegnati sul muro del cesso col dito sporco di merda da un moccioso di 5 anni.

    Poi oh, e` praticamente la sagra del FARE COSE ALLA CAZZO DI CANE, non c’e` una sola azione fatta con criterio logico, sembra un treno di ritardati mentali. Non c’e` niente che mi irriti di piu` in un film di un personaggio che fa delle idiozie senza senso. Gente che non spara quando dovrebbe, e quando non dovrebbe spara (c’e` un solo vetro che ti separa dalla morte per assideramento, e tu ovviamente ci spari sopra decine di colpi)(senza dimenticare che il tuo bersaglio e` tipo a UN CHILOMETRO da te, in movimento, su un altro vagone, e tu hai una micragnosissima mitraglietta che non sfiorerebbe un ippopotamo a 3 metri). Oh ma certo, mi hanno tenuto anni dentro un cassetto e io mi alzo da li agile come una gazzella. Oh ma certo, il pesce va usato con parsimonia, intingiamo tutti allegramente la nostra ascia dentro questo salmone. Oh ma certo, invece di proseguire con la rivoluzione, sediamoci ad ascoltare questa cazzo di maestrina psicopatica gustandoci l’ovetto fresco. Praticamente in ogni singola scena i maccosa escono fuori dalle fottute pareti.

    Ma parliamo degli insopportabili spiegoni a cascata, per giunta verbosi e lentissimi, ma cristo davvero qualcuno e` riuscito a non farsi strangolare da i suoi coglioni sul finale (col colpo di scena piu` idiota della storia del cinema, capisco la necessita` dell’allegoria, ma vuoi davvero vendermi la storia che il treno e` AUTOSUFFICIENTE ENERGETICAMENTE MA HA BISOGNO DI BAMBINI NEGLI INGRANAGGI, MACCRISHTO)? La recitazione poi e` qualcosa di allucinante, ogni attore se ne va per i cazzi suoi e in ogni scena ci sono almeno tanti registri attoriali quanti sono i personaggi (Tilda Swinton un’autentica MERDA, Chris Evans e John Hurt messi assieme sono godibili come un quarto d’ora di unghiate sulla lavagna). Poi qualcuno mi spiega perche` dovrei farmi le seghe con il tossico coreano, personaggio insulso, odioso, totalmente inutile. Sto regista sara` pure bravo come dite voi, ma capacita` di dirigere gli attori zero. Come zero del resto e` il ritmo di questa vaccata di film, scene ridondanti allo sfinimento (tempi dilatati poi dove? Forse ragazzi sarebbe ora di guardarci un Sergio Leone per capire la differenza tra i tempi dilatati e una pedata nelle palle), uso del ralenti COL CULO, ma poi “continui capovolgimenti di sceneggiatura e reinvenzioni dei tempi e degli spazi” dove? DOVE, CRISTO D’UN DIO, che sai gia` come va a finire praticamente dopo 5 minuti che e` iniziato?

    A me dispiace, perche` e` evidente che io col cinema di marca orientale, a parte veramente 4, 5 eccezioni, ci faccio proprio a botte, ma qui a mio avviso si va oltre ogni livello di tolleranza razionale. Qui la sceneggiatura e` solenne carta da culo.

    Come possa essere piaciuto a qualcuno mi sfugge totalmente, a me sembra solo uno di quei soliti filmetti orientali un po’ grotteschi che fanno bagnare le mutandine di qualche critico del dams. Siamo anni luce distanti da, per fare un esempio, Old Boy (che i suoi maccosa ce li ha, ma se non altro non ti fa urlare MACCRISHTO ad ogni fotogramma).

  13. David Kronenbourg

    @Lars
    curioso, l’ho visto ieri sera anche io. Solo che ho messo il cervello in modalità off/fottesega, e forse per quello me lo sono abbastanza goduto, ma ogni tanto qualche neurone si risvegliava e solo soletto cercava di gridare “macchemminchiadimaccosaèquesto?” ma veniva messo a dormire subito dagli altri. Mi trovo abbastanza d’accordo con te ma io l’ho trovato passabile e aggiungo che per me Old Boy, a parte le martellate in piano sequenza, è uno sfrangiamento di coglioni

  14. John Matri

    @lars: sei troppo cattivo. Vero che la premessa iniziale è quella che è, ma una volta accetata si può andare avanti senza problemi. Con gli altri maccosa sono d’accordo, e infatti sono tutti nella seconda ora, quella più debole.
    Non sono però d’accordo sugli attori : tilda gigioneggia(pensate a cosa avrebbe fatto un johnny depp con un personaggio del genere…) meravigliosamente, john hurt fa il suo e Chris Evans non si fa odiare fino al monologo, che però era veramente difficile da portare a casa(perché fa schifo). D’accordo pure sulle critiche al personaggio di Song, che si presenta in maniera meravigliosa e poi sparisce, esclusi un paio di momenti carini con la figlia.

  15. Ilmoralizzatore

    Visto questa sera dopo pochi giorni dalla visione di Sunshine . Se in quest’ultimo si sentiva la claustrofobia e il timor divino del calore immane e opprimente del sole qui non sono riuscito a sentire la paura del freddo glaciale.
    Al di là della differenza di genere nessuna sensazione o emozione, che, per me, al di là di qualunque maccosa sembra essere il grosso problema di questo film.
    Sentenzio: noioso.

  16. Martin Scorese

    Visto ieri, fa cagare.

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