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Croci rovesciate: Codice Genesi

22/01/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

codice genesiPer chi si fosse collegato soltanto in questo momento, Croci rovesciate è una rubrica (molto) saltuaria dei 400 Calci in cui ci occupiamo dei film ad argomento religioso, in particolare quelli della concorrenza.
A parte questo, io a leggere un titolo come Codice Genesi penso inevitabilmente a uno di quei thriller che danno su Rai Due al martedì sera quando Fiorentina – Lecce di Coppa Italia è stata rinviata per pioggia. Qualcosa con Lorenzo Lamas o Casper Van Dien, se non addirittura Padre Stephen Baldwin. Sempre meglio comunque del titolo originale, The Book of Eli, che invece mi fa pensare a qualcosa scritto/diretto da Paul Haggis, e allora piuttosto Fiorentina – Lecce tutta la vita anche se so già che finisce 0 – 0.
Detto questo, la formuletta è facile: da una parte si capitalizza sul successo di Io vi troverò, film uscito a gennaio scorso la cui unica particolarità stava nell’esperimento di prendere una sceneggiatura scartata da Steven Seagal e darla in mano a un attore (in quel caso Liam Neeson), ingaggiando appunto un attore (in questo caso Denzel Washington) e facendolo esibire in qualche mossa di arti marziali; dall’altra c’è l’ambizione di dare un messaggio e di trattare un tema che faccia riflettere, col chiaro esempio di I figli degli uomini. Insomma, non ho potuto fare a meno di notare che Codice Genesi è esattamente il famoso “film d’azione con contenuti profondi” che tanto piace a Marco Masini. Marco, se ci leggi: te lo consiglio, e poi sono curioso di un tuo parere.
Trama: siamo in un futuro post-apocalittico in cui una grande guerra ha ridotto il mondo in condizioni impresentabili. Non sono molto specifici al riguardo, si parla di una cosa che ha aperto il cielo e di un “grande flash” che ha accecato e bruciato tutto, tant’è che così al volo io avevo capito che stessero dando la colpa al buco dell’ozono e ho pensato “ma quando cazzo è stata scritta questa sceneggiatura, nell’89???”. Comunque, i governi di tutto il mondo hanno dato la colpa al cattolicesimo e hanno deciso di bruciare tutte le Bibbie. Fin qui tutto bene. Il problema nasce quando, trent’anni dopo, si scopre che Denzel Washington ne ha salvata una.

codice genesi

Nella foto: Denzel aggiunge un po' di contenuto profondo

I fratelli Hughes, che non dirigevano qualcosa dai tempi di From Hell, c’hanno il prurito da autori: fotografia patinatissima, inquadrature fighe, ritmo lento. Ritmo davvero, davvero lento. Poi ci sono due scene in cui Denzel fa fuori un gruppo discretamente numeroso di brutti ceffi, e quelle due scene spaccano il culo come le nostre esigenze richiedono: cazzute, rapidissime, con un Denzel che si vede che ha studiato da qualcuno che ne sa a pacchi e quel qualcuno in questione è – rullo di tamburi – nientemeno che lo storico amicissimo di Bruce Lee Dan Inosanto in persona. Io ho dovuto applaudire.
Poi compare Gary Oldman, in uno di quei ruoli di cattivo carismatico e mezzo matto che dovrebbe ricominciare ad accettare con maggior frequenza, e tutto quello che c’è da sapere sul messaggio profondo del film lo spiega lui in due frasi: “Voglio assolutamente la Bibbia, perché così posso diventare capo del mondo lavando il cervello alla gente che mi obbedisce perché dico cose che sono scritte NEL LIBRO”. Parole dure, che fanno pensare. Whoa. Dopodiché pensate che l’argomento venga in qualche modo analizzato e/o sviscerato? Macché. Al massimo ci becchiamo il Gary che le ripete uguali in un altro paio di occasioni. Denzel, al contrario, fa la parte del cattolico buono che controbatte dicendo… non dicendo niente, ma limitandosi a non volere dare la Bibbia al Gary e a comportarsi da classico buono per cui il pubblico, pur non ricevendo neanche il minimo accenno a una spiegazione o controtesi, viene ricattato a pensare che esista un qualche generico modo positivo di utilizzare la Bibbia, che ha a che fare con il portarla “a ovest” (ed è meglio che non spoilero il finale).

"Aspettami, te la voglio dare! Offre la casa, giuro!" "Vai via."

"Aspettami, te la voglio dare! Offre la casa, giuro!" "Vai via"

E allora io mi chiedo: se tutta la pseudo-profondità è limitata alla premessa del film e a due frasi due buttate lì, perché cazzo mi devi fare un film noioso come la fame? Se c’è poca azione e ancor meno discussione, che cosa c’è? Certo, c’è Mila Kunis, anche se è clamorosamente fuori ruolo e la si vede al massimo in grazioso vestitino da notte che la vuole dare a Denzel (”offre la casa”) ma Denzel rifiuta perché è gay cattolico osservante. Poi c’è una sparatoria girata in piano sequenza che si vede troppo che i fratelli Hughes mentre la giravano pensavano “Alfonso Cuarón Puppami La Fava”, ma che in realtà I figli degli uomini se ne rimane indisturbato su un altro pianeta. Poi fondamentalmente basta: il classico film che va piano per non farti vedere che non sta andando da nessuna parte. La mezza via che scontenta tutti (tranne i fans di Denzel/Gary, entrambi eccellenti) e di cui ti dimentichi il giorno dopo. Avrei quasi preferito un po’ di sana, divertente propaganda.
Oh, poi sapete chi altro c’è in questo film? C’è Tom Waits, Ray “Punisher” Stevenson, Jennifer “Flashdance” Beals (ancora bellissima), Michael Gambon, Malcolm McDowell e uno che ero troppo convinto che fosse Flea dei Red Hot Chili Peppers e invece era tale Evan Jones.
Così.

DVD-quote suggerita:

“Dal vincitore del Premio Sylvester 2010 come Miglior Doppiatore: Francesco Pannofino”
Nanni Cobretti, i400calci.com

No ok, una più inerente a un giudizio critico:

DVD-quote suggerita:

“Poca azione, poca discussione, ma che belle inquadrature signora mia!”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

(che poi, guardatelo il solito ingannevole trailer. Non vi viene da mandarlo affanculo già al “trenta inverni fa”? Inverni. Mavaffanculo.)

P.S.: Paul Haggis rimane pur sempre uno dei creatori di Walker, Texas Ranger, per cui probabilmente al Giudizio Universale lo perdonerò

Un regalo per voi, un regalo per tutti

25/12/2009 | divagazioni | di Nanni Cobretti

Oh! È il 25 dicembre! E voi, miei cari piccoli lettori, sapete bene che ricorrenza cade il 25 dicembre. È l’anniversario dello scontro fra Rocky Balboa e Ivan Drago. Evento epocale che, grazie anche al leggendario discorso “Se io posso cambiare, e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare“, mise fine alla guerra fredda USA-URSS.
E insomma: visto che voi, proprio voi, siete tanti, bravi, belli, e in questo nostro primo anno di vita ci avete donato un numero incredibile di soddisfazioni, abbiamo pensato di festeggiare facendovi un regalo.
Ma mica un regalo tipo il maglione di lana con le renne che poi non mettete, o il tostapane che poi non vi serve, o il libro di Bruno Vespa che poi girate a vostro zio… intendiamo un regalo davvero figo.
Signore e signori, si alzi il sipario su…

IL CALENDARIO 2010 DEI 400 CALCI

calendario 2010
Non ci sono le donne senza reggipetto, ma ci sono 12 illustri illustratori veri, seri, coi controcoglioni, che hanno accettato di creare un disegno a tema action/horror apposta per noi.
Ve li vado ad elencare in ordine di apparizione:

LRNZ | Marcello Crescenzi | Maicol e Mirco | Davide Gianfelice | Federico Sfascia | Ratigher | Giudit | Michele Duch | Wim Diesel in persona | Dr. Pira | Andrea Cavaletto | Tuono Pettinato

Ce n’è per tutti i gusti.
Non vi basta?
Ebbene, noi della redazione ci siamo presi il disturbo di decorare ogni singolo giorno con una segnalazione diversa. Compleanni di gente famosa, compleanni di gente poco famosa, eventi, azioni, citazioni, cose vere, cose finte, cose che c’entrano, cose che non c’entrano un cazzo… nessuna pretesa di completezza, ma qualsiasi stronzata pur di non mettere i Santi.
Il tutto rigorosamente senza copertina e in bianco e nero, che in tempi di crisi non vogliamo gravare sul prezioso inchiostro della vostra stampante.

Ma non è finita. Lo so che ho appena detto che è un regalo, ma serve qualcosa anche da parte vostra.
Presente no, il discorso di Rocky? “Se io posso cambiare, e se voi potete cambiare…”
E allora, nello spirito di queste sagge parole e con tutta la serietà di cui sono capace (per una volta), vi chiedo di celebrare la ricorrenza trasportando le intenzioni di un personaggio fittizio in un piccolo, reale passo concreto.
Vi invito, nello specifico, a fare una donazione a Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Non c’è bisogno che vi spieghi quanto un’iniziativa del genere sia vitale per il nostro malconcio Paese e abbia bisogno di tutto il sostegno possibile, nè sento la necessità di aggiungere ulteriori inutili discorsi moralisti di alcun tipo. Personalmente sono poche le cose capaci di superare il mio implacabile filtro di scetticismo e questa è una, ma la vostra testa funziona, informatevi di persona. Ci sono tanti modi per sostenerli, e sono tutti elencati nell’apposita sezione del loro sito.

Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Nessuno ovviamente vi obbliga – o avremmo legato lo scaricaggio del calendario direttamente al discorso offerta – ma per incentivarvi un cincinnino facciamo così: a chiunque mi spedisca la sua ricevuta di donazione (cancellate pure fuori cifre e dati personali che non me ne frega un cazzo, mi basta la conferma del gesto), girerò in cambio una “bonus track”. Il tredicesimo mese. Vi dico in cosa consiste? Ve lo dico? SPOILER: un autoritratto di Nanni Cobretti. Giuro. Ce l’ho. E vi garantisco che spacca. Vincent Van Gogh Puppami La Fava.
Più di così davvero, non so…

In sintesi:

>> Scaricate il calendario “I 400 CALCI” 2010 (pdf bassa definizione – 6Mb)

>> Scaricate il calendario “I 400 CALCI” 2010 (pdf alta definizione – 24Mb)

>> Sostenete Libera

>> Bonus/optional: mandate la ricevuta al Nanni Cobretti e ricevete in cambio il suo inestimabile autoritratto

Detto questo, ringrazio infinitamente gli illustratori che si sono resi disponibili e hanno fatto in modo che il calendario passasse dalla fase “ehi! ci ho un’idea!” alla fase “toh, eccolo qua, andate e godetene tutti”.
Oltre a loro, ringrazio con tutto il cuore Corrado Garçia, autore del progetto di impaginazione, e mia sorella Buffy Cobretti che mi ha dato una gran mano con la manovalanza. E la redazione in blocco, con la quale abbiamo riempito con estrema pazienza i tantissimi giorni dell’anno (365! contati!).

Il calendario è infine dedicato a mio nonno Bruce, da sempre grandissimo estimatore di Chuck Norris e Steven Seagal – quest’ultimo con l’eccezione di Nico, perché lì non aveva ancora “il pipullo” (= il codino).

Buone feste a tutti, e 400 di questi calci.

Blood and Bone: ben tornato, film di botte made in USA

18/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

blood and boneCerto, sforare dritto nell’A-Team forse è esagerato, ma il successo del Mixed Martial Arts (MMA) è decisamente la cosa più bella che potesse capitare al cinema d’azione americano di oggi, ancora frastornato da un uso improprio e massiccio di CGI (imperdonabile colpa di Matrix). È una cosa che lo riporta ai gloriosi tempi dei primi anni ‘90: quelli targati kickboxing, in cui trovavano spazio e gloria stelle minori ma indimenticabili come Don “The Dragon” Wilson, Jeff Speakman, Loren Avedon, Jeff Wincott, Daniel Bernhardt… sono troppe per citarle tutte, ma aggiungiamo almeno anche Lorenzo Lamas che forse è il più ricordato in Italia. In ogni caso non è assurdo pensare che (anche) grazie ai film di quell’epoca, Senza esclusione di colpi in testa, si sviluppò il seme dell’Ultimate Fighting poi evolutosi in MMA, giunto oggi al successo giusto in tempo per chiudere il cerchio con quel meraviglioso periodo.
Ed è bello soprattutto che a prendere il treno in piena corsa sia una delle stelle più promettenti tra quelle che allora arrivarono troppo tardi: Michael Jai White. Il suo curriculum fa già impressione: ha preso a calci sia Van Damme che Steven Seagal nei loro ultimi singhiozzi cinematografici, ha interpretato sia Mohammed Ali che Mike Tyson, è stato tagliato all’ultimo da Kill Bill ed è comparso nel Cavaliere oscuro, dove il Joker veniva salvato solo dalla sceneggiatura che impediva al nostro di mettergli le mani in faccia come sa fare lui, che altrimenti il film finiva subito. E non dimentico Spawn, ma vorrei tanto.
Oggi Michael Jai White ha 42 anni, ma fisicamente ne dimostra ancora 23, e Blood and Bone ne è la prova.
La trama è quanto di più standard si possa pensare: tizio esce di galera, si fa coinvolgere in tornei di scazzottate clandestine, salta fuori che ne sa a pacchi, guadagna cifre inverosimili, fa incazzare un gangster ricco e cattivo… ma i film di tornei sono come il blues, non importa che il giro di accordi sia sempre quello, contano esecuzione e sentimento. L’unico tocco semi-inedito carino è che ci mettono tre quarti di film prima di spiegarci perché MJW è andato a infrattarsi nei tornei illegali quando nel 99% degli altri film i buoni fanno sempre gli schifati moralisti che se la tirano e partecipano solo “perché non hanno scelta”. Sticazzi, MJW li va proprio a cercare e a offrirsi volontario, ed è rinfrescante. Scopriamo le sue vere e ovviamente nobili mire solo strada facendo.
Ma dicevamo l’esecuzione: MJW è in forma strepitosa. Stre-pi-to-sa. Formato Seagal, nel senso che vince senza mai sudare gran ché, ma in compenso fa numeri che in confronto Undisputed 2 era una session di allenamento. Potenza, agilità, eleganza, sguardo di ghiaccio, carisma da vendere. In un mondo perfetto, una prestazione del genere sarebbe un biglietto di sola andata per la Serie A (che probabilmente gli verrà regalata dall’ancora più incredibile Black Dynamite, di cui vi parlerò più avanti, e se non è così spacco tutto).
Al suo fianco c’è Dante Basco, che qualcuno ricorderà come Rufio in Hook – Capitano Uncino, e che oggi è uno splendido 32enne con la voce da 12enne. E poi mi si recupera Julian Sands nella parte del ricco razzista snob, che fa sempre la sua porca figura senza grossi sforzi. E tra le comparse, la furia umana Gina Carano.
E il film in sè fa esattamente quello che deve fare: parte col botto, tiene un gran ritmo, limita le chiacchere moleste e inquadra i combattimenti alla giusta distanza per lasciarci godere delle spettacolari coreografie.
Uno dei picchi dell’anno, e già un classico del nuovo corso made in USA.
Dai che ci siamo.

"I'm here to chew bubblegum and kick ass... and Roddy Piper's not around"

"I'm here to chew bubblegum and kick ass"

DVD-Quote suggerita:

“Il miglior picchiaduro dai tempi di Lionheart
Nanni Cobretti, i400calci.com

(avrò esagerato? forse… ma chissenefrega, è una dvd-quote, esagerare è il suo mestiere)

>> IMDb | Trailer

P.S.: Michael Jai White ha esordito in Toxic Avenger 2 e 3

P.S. 2: Jeff Wincott ha un ruolo nel prossimo di Tony Scott!!! OMFG *_*

Il vendicatore – Steven Seagal e il crepuscolo degli Eroi

31/08/2009 | divagazioni, recensioni | di Jean-Luc Merenda

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Ho rivisto Il vendicatore e finalmente ho capito perché continuo a guardare i film di Steven Seagal, e con me milioni di persone in tutto il mondo.

Gente semplice, di bocca buona. Certo.

La solita storiella d’azione di un obeso alcolizzato. Certo, certo.

Sfottete pure se vi pare. Non è detto che un giorno non la paghiate anche voi. Non è detto.

In questo film, Seagal interpreta il ruolo a mio parere credibile di un docente universitario di archeologia, esperto in manufatti antichi cinesi, che si trova suo malgrado a fronteggiare il cartello globale delle Triadi.

Gli ammazzano la moglie e la migliore allieva, e lui le vendica. Avete capito? Le vendica.

Dice: “Nel paese dei ciechi l’uomo con un occhio solo è il re”.

Perpetua lo scontro tra le rival schools. Qui Aikido versus Kung Fu. Vince l’Aikido.

Dice: “Dicono che bisogna ucciderne uno per fermarne cento. Io dovrò ucciderne cento per fermarne uno”.

A volte basta un uomo per fermarli tutti.

Dice: “Hai commesso un gravissimo errore. Hai ucciso ciò che avevo di più sacro”.

Non è la solita roba. Non lo è. Vi sbagliate di grosso. La lotta è interminabile, e chi non ci crede si guardi il finale di The One, dove Jet Li combatte per l’eternità contro tutti.

Confucio dice: “Non importa di che colore è il gatto. L’importante è che acchiappi il topo”.

Steven Seagal incarna i veri valori della vita. Ci sono i buoni e i cattivi. Stronzate chi racconta il contrario.

Dice: “Dov’è che vola la gru?”

In Nico, in Duro da uccidere, in Sfida tra i ghiacci, in The Patriot, in Il vendicatore, Steven Seagal parla il linguaggio dello zen. Il linguaggio della salvezza. Ho scritto salvezza. Volevo scrivere saggezza. Vedete che lapsus è capace di provocarti Steven Seagal?

Chi l’ha detto che le cose non sono bianche o nere ma hanno sfumature di grigio? Chi l’ha detto? L’ha detto Chuck Norris? Non mi pare proprio.

Steven Seagal se diventa tuo amico resta tuo amico per sempre.

Dice: “Mio caro amico”. E sta sicuro che non te lo sta mettendo nel culo.

Ci indica la via. Il Dao. In cinese: Tao.

Solo chi ha perso tutto come lui può capire cosa significa veramente Steven Seagal.

Chi non ha futuro.

Chi ha paura.

Sto dicendo: milioni di persone in tutto il mondo.

Dice: “Quel ragazzo ha bisogno di una possibilità, quella che mia moglie non ha avuto”.

Ho bisogno di Steven Seagal. Ho bisogno di Van Damme. Ho bisogno di credere in una possibilità.

Perché i buoni soccombono?

Perché i malvagi trionfano?

Esiste il libero arbitrio?

Esiste Dio?

Vedete che tipo di domande è capace di porti Steven Seagal?

Dice: “Il dolore fa parte della nostra vita”.

Vendetta. Riscatto. Giustizia*. Non esiste altro cinema.

E la serialità di questo ripetersi ha un solo significato, per dirla con Palahniuk.

Più la gente muore, più le cose restano uguali.

* (e un po’ di gnocca)

Steven Seagal: Lawman. La tv non sarà più la stessa.

25/08/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

Lo sapevate, vero? Beh, finalmente abbiamo un trailer:

Si fottano Chuck Norris e Walker, Texas Ranger.
Qua si fa sul serio.
Ricapitolo per chi non fosse pratico con l’inglese: Steven Seagal, in persona, come se non avesse abbastanza hobbies, da vent’anni (!) è vice-sceriffo a Jefferson Parish, Lousiana. Sul serio. Vice-sceriffo vero. A tutti gli effetti.
E Steven Seagal: Lawman è il reality show che lo testimonia.
Lo dice lui stesso nel trailer: “È tutto vero, non è uno scherzo”.
E anche la voce fuori campo è molto chiara in proposito: nessuna sceneggiatura (come se si notasse), nessuno stuntman (lo si capisce nella breve inquadratura un cui lo si vede correre), nessuna seconda possibilità (KA-BOOM!).
E magari voi pensavate che Tony Jaa fosse hardcore.
Ragazzi, ve lo dice uno che da un paio d’anni ormai quando accende la tv è soltanto per vedere Cops: se questa non è in assoluto l’idea più geniale possibile che non coinvolga plateale pornografia, allora non lo so. E comunque l’idea di vedere Stevie che, oltre a spezzare polsi veri a gente vera, viene dotato di taser, per il sottoscritto è giusto ai limiti della pornografia (davvero, potrei fare un post soltanto sul “perché il taser è l’invenzione più spettacolare dei nostri tempi”).
La messa in onda è prevista per un imprecisato tardo 2009 sul canale americano via satellite “A&E”.
La corsa all’Evento del Secolo si fa apertissima, e Avatar è sempre più fuori dalla gara.

Jessica Alba e STEVEN SEAGAL. Nella stessa foto.

20/08/2009 | news | di Nanni Cobretti

jessica alba e steven seagal

E quindi è tutto vero.
Machete si fa. Si sta già facendo.
Esattamente col cast che era stato annunciato.
Questa è una delle prime immagini dal set, che coglie il momento in cui Steven Seagal sta per spezzare il polso a Jessica Alba e fracassarle la testa nel parabrezza. A prima vista sembrerebbe perché lei gli stava segnando il cofano con i tacchi, ma in realtà non c’è un vero motivo. Questo è semplicemente ciò che fa Steven di abitudine istintiva se gli offri il polso. È nella sua natura, come la storia della rana e lo scorpione.
E no, Stevie non sta indossando uno di quei giacconi blindati da disinnescatore di bombe.
È tutta roba sua.
Per chi non lo sapesse infatti, tra i suoi innumerevoli hobby vi è anche una profonda passione per il pane e i carboidrati in genere.

Steven Seagal vs. Machete!

06/08/2009 | news | di Nanni Cobretti

È ufficiale.
Il film di Machete si fa.
E nel cast c’è Steven Seagal.
Finalmente rivedremo il suo faccione su uno schermo abbastanza grosso da contenerlo tutto.
Gli altri attori confermati, largamente meno interessanti, sono Robert De Niro, Jessica Alba, Lindsay Lohan, Don Johnson, Cheech Marin, Jeff Fahey e Michelle Rodriguez.
Protagonista, ovviamente, il Furore del Messico Danny Trejo.
Tutto vero.
La redazione è talmente commossa che ha optato per decorare il post con una bella foto dei tempi d’oro:

steven seagal

Let’s get Dolphed

27/07/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

Non c’è più alcun dubbio: il 2010 sarà l’anno di Dolph Lundgren, quant’è vero che mi chiamo Nanni Cobretti.
E il 2010 di Dolph Lundgren, per la precisione, inizierà il 3 novembre 2009, quando negli USA uscirà in dvd Command Performance.
La trama? Incauti terroristi destinati a morire in modo violento e umiliante pianificano di rapire il Premier russo (quello famoso del “letto grande”) durante un concerto di Hannah Montana (credo). Quello di cui non tengono conto è che il gruppo spalla sono i Dolph Leppard. E il batterista ha due braccia enormi.
Controllate voi stessi:

Non so voi, ma è la cosa più mondiale che io abbia mai visto.
Più mondiale di quella volta che Sylvester Stallone ha fatto il cantante country.
Più mondiale di quella volta che Steven Seagal ha fatto il chitarrista blues.
Più mondiale di quella volta che Wesley Snipes ha fatto la ballerina… ok, scusate, questa immagine forse era meglio se non ve la ricordavo.
Comunque, scrive e dirige il Dolph in persona.
E nessuno ha un cazzo da ridire.

Anteprima FF09: The Horseman

23/07/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

the horsemanCome andate a vendetta, ultraviolenza e sadismo senza freni?
Se la risposta è “Bene grazie, e lei?”, il film che vi interessa di più al FrightFest 2009 è The Horseman.
La trama dà sul semplice: ragazza muore di overdose, padre entra in possesso di losco video porno che ne ritrae le presunte ultime ore di vita, si prende su e parte per rintracciare gli autori del video e, come spiegato dal poster, “fare alcune domande”. Ma soprattutto spiegare di non essere contento. Ma tipo che in confronto a lui Steven Seagal è un diplomatico del Vaticano.
Insomma, come nelle migliori storie, il succo non sta nel cosa, ma nel come e nel quanto.
E stando alle voci che arrivano dall’anteprima al SXSW, a differenza di come può sembrare dalla descrizione il film non è un cazzo divertente.
Produce, dirige, scrive e monta l’esordiente Steven Kastrissios, ma si dice un gran bene soprattutto della performance cazzuta del protagonista Peter Marshall.
Vi metto il trailer, ma su questo mi sento di avervi comunque già convinti:

Calma, sangue freddo, bibite gassate e tanto tanto Steven Seagal.

03/05/2009 | divagazioni, media | di Dolores Point Five

[Correva l'anno 2004 quando una celebre ditta produttrice di bevande zuccherose ingaggiò il Nostro per uno spot pubblicitario. L'evidente intento autoironico venne poi gettato alle ortiche dal risultato finale. Bene così, Steven.]