Post Taggati ‘frightfest’

Dread: il povero pirla di Twilight e la paura.

24/12/2009 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Quest’anno abbiamo già parlato di un film tratto da uno scritto di Clive Barker. In quel caso era Book Of Blood, trasposizione – non particolarmente riuscita – di uno dei capisaldi dello scrittore britannico. Negli ultimi anni sembra che l’attenzione rivolta dal mondo di celluloide a Barker stia crescendo in maniera esponenziale. E una delle personalità chiave dietro questa operazione è Anthony DiBlasi. Produttore esecutivo – oltre che del già citato Book Of Blood – di The Plague e di The Midnight Meat Train. In cantiere ha un non meglio precisato Untitled Clive Barker/Edgar Allan Poe Project e soprattutto l’atteso remake di Hellraiser. Ma Anthony DiBlasi ha trovato anche il tempo per esordire dietro la macchina da presa, mettendo la sua firma in calce su questo piccolo film dal titolo Dread, presentato anche a quella roba forte che è Frightfest… E indovinate un po’? Dread, come ebbimo già a rivelarvi, è un racconto breve di Barker.

CB

Da un paio d'anni a questa parte vado fortissimo...

Tre ragazzi, guidati dal carismatico quanto misterioso Quaid, uniscono le loro forze per una ricerca universitaria. Vogliono scoprire quali sono i meccanismi che si celano dietro le paure dell’uomo comune. Da dove arrivano, come funzionano e se hanno qualche punto in comune. Per fare questo fanno una serie di interviste a loro coetanei che – davanti a una camera digitale – svelano i loro timori più profondi e segreti. Il problema è che Quaid, non sta proprio benissimo. Nasconde un sanguinosissimo ricordo d’infanzia che, oltre ad avergli fatto scattare la molla per questo lavoro di ricerca, l’ha evidentemente traumatizzato pesantemente, regalandogli allucinazioni, turbe e paranoie. Dopo poco le cose- inevitabilmente – prendono una brutta piega. L’amico di Quaid, Stephen (interpretato da uno che in Twilight sembra un povero pirla, a.k.a. Jackson Rathbone) tenta di rimettere le cose sui binari della normalità. Non sarà l’unico a pagarne le spese.

Poorpirla

Grazie a me il film dovrebbe essere oggetto del desiderio di tutti i teenagers del mondo...

Lo dice uno che non ha letto il racconto in questione, per cui prendete il tutto con le debite pinze: Dread sembra essere piuttosto fedele e rispettoso nei confronti del materiale originale. Questo mi sento in grado di dirlo perché, pur non essendo un esegeta di Barker, l’esordio di DiBlasi ha tutte una serie di caratteristiche che possiamo riconosciamo come barkeriane. La fisicità dell’orrore, il tentativo di rappresentare il dolore in arte visiva, la sessualità e l’attrazione fisica come valvole di sfogo, una morbosità nei confronti dei limiti umani… Non manca nulla. È chiaro che lo scopo del regista è quello di fare un buon servizio allo scrittore e di scomparire di fronte alla storia. DiBlasi – pur non segnalandosi come un regista particolarmente fantasioso o personale – svolge bene il suo lavoro, realizzando un buon horror psicologico con qualche notevole impennata gore e soprattutto un’atmosfera sufficientemente malata e perversa. Dread è un film che cresce piano piano – come lo scollamento dalla realtà e la pazzia dei protagonisti – fino a un finale pugno nello stomaco niente male. Decisamente interessante.

“Meglio di Book Of Blood! Piuttosto angosciante!”

Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

IMDb | Trailer

FF09: Night of the Demons

16/12/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

night of the demonsMetà dicembre e ancora non ho finito di parlare dei film del FrightFest, che era ad agosto. Sono un vergognoso. E questo non è neppure l’ultimo che mi è avanzato, ma ci tenevo particolarmente.
Ah, i remake… Chi se lo ricorda l’originale Night of the Demons? Era una chicca anni ‘80 niente male, che godeva di una premessa divertente (gruppo di giovani posseduto da demoni in casa abbandonata durante Halloween), di una Linnea Quigley in gran forma e di una scena memorabile quale quella in cui una demonessa si preme un rossetto contro il capezzolo fino a farlo rientrare letteralmente nella tetta. Neanche Moana lo sapeva fare.
Il regista/sceneggiatore Adam Gierasch aveva già dimostrato con Autopsy di essere magari ancora un po’ acerbo, ma non l’ultimo dei cretini (se ignoriamo che ha messo le mani anche sullo script di La terza madre), e approccia la materia con grande licenza creativa mantenendo la premessa di base, ma stravolge tutto il resto conservando giusto la scena del rossetto nella tetta, nonché una comparsata di Linnea Quigley che a 50 anni ancora mostra il culo in primo piano con orgoglio.
Ma la cosa migliore è che Gierasch è un talento finalmente sbocciato, e questo Night of the Demons gli esce grintoso e ispiratissimo. Scordatevi la roba col marchio Michael Bay: questo è forse il primo remake della nuova ondata per il quale la stessa definizione di remake è una gabbia che non merita. Gierasch infila un ritmo punkeggiante, dialoghi brillanti e una situazione ben costruita dietro l’altra, facendo soprattutto respirare quella rilassata aria di libertà che è propria dei progetti migliori. Rispolvera una Shannon Elizabeth al top della forma e meritevole di immediato ripescaggio in film che contano, e ci sbatte un Edward Furlong ingrassatissimo ma volenteroso e più che presentabile.
E a conti fatti – oso dirlo? dai su, che non stiamo parlando esattamente di un capolavoro – supera l’originale.
In conferenza, Gierasch – che co-scrive con la moglie e si fa pure produrre da lei, per cui spegnete subito l’allarme sessismo – ha dichiarato di aver accettato il lavoro solo dopo aver posto come unica condizione il permesso di girare una scena di sesso anale tra demoni. Ovviamente c’è, e c’è anche dell’altro. Abbiamo un nuovo idolo.

Possibile che con tutte le scene fighe che ci sono l'unica foto pubblicitaria che ho trovato su Google è questa?

Possibile che con tutte le scene fighe che ci sono l'unica foto pubblicitaria che ho trovato su Google è questa?

DVD-Quote suggerita:

“Sesso anale tra demoni! Rossetti nei capezzoli! Punk rock! Che volete di più? Il culo di Linnea Quigley? C’è pure quello!”
Nanni Cobretti, i400calci.com

> IMDb | Trailer

Carriers: l’Alba Rossa di Testa Grossa

24/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

carriersHahahahaha questo titolo mi fa morire dal ridere. Poi ve lo spiego.
È dura catalogare Carriers come horror, ma l’ho visto al FrightFest di Halloween, e se quelli del FrightFest dicono che è un horror io mi fido. Ma in realtà è un drammatico.
La premessa è praticamente quella di Zombieland in chiave seria: c’è il mondo ridotto in condizioni post-apocalittiche da un virus – che non ha nulla a che fare con gli zombi, sembra più che altro la suina – e noi partiamo a fatto già avvenuto seguendo la fuga in macchina di quattro ragazzi verso una spiaggia, luogo simbolico della loro infanzia, che loro ritangono sicura. Come in Zombieland ci sono regole da seguire meticolosamente, anche se non è un cazzo divertente mettersi lì a disinfettare l’auto dentro e fuori ogni volta che la tocca qualcuno. E come Zombieland il protagonista è uno smilzo timido con la faccia da schiaffi (Lou Taylor Pucci) che di sicuro ci ha l’iPod con dentro i Pains Of Being Pure At Heart. Ma al posto di Woody Harrelson c’è il nuovo Capitano Kirk: Chris “Testa Grossa” Pine. Che fa il fratello maggiore.

Chris Pine in Star Trek

Chris Pine in Star Trek

E il film prende un po’ la via di Alba rossa (et voilà, vi ho spiegato il titolo), non inquadrando quasi mai i contaminati e descrivendo piuttosto l’impatto traumatico dello scenario sui ragazzi, la fine di tutto ciò a cui ci si era abituati, la sopravvivenza, le regole che se le sgarri mezza volta per leggerezza sei fottuto, la rapida e dolorosa crescita, la speranza che è dura da mantenere in vita, il non potersi concedere un solo attimo di respiro, la rimessa in discussione dei propri valori, la legge del “o noi o voi”, dover valutare in pochi secondi ciò che prima non si sarebbe mai neanche lontanamente preso in considerazione… insomma, è una mazzata. Rischia il patetico, il pretenzioso e il semplicistico più di una volta, ma tutto sommato se la cava egregiamente, indovinando almeno un paio di scene dall’impatto emotivo notevole.
La storia dietro la distribuzione tardiva di questo film girato e abbandonato nel 2007 è poi legata strettamente alla presenza di Testone Pine, grazie al quale la Paramount ha improvvisamente intravisto un potenziale commerciale nella pellicola dei fratelli Pastor (no, nessuno dei due si chiama Carl). La cosa incredibile, che raramente accade in operazioni spudorate come questa, è che effettivamente Testone sfodera una di quelle interpretazioni grintose e carismatiche che ci manca poco che regga il film da solo, per cui chi effettivamente si sentisse attratto dal film solo per via della sua presenza (che ne so, magari siete medici con la passione per misurare i crani) non rimarrà deluso. Bravo il nostro Capitano.

Milano

La versione seria di Ghostbusters

DVD-Quote suggerita

“Non è proprio un horror, a meno che non siate macrocefalofobici”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

In sacrificio per voi: Wrong Turn 3 – Left for Dead

17/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

wrong turn 3Dopo averlo visto alla maratona FrightFest di Halloween rivolevo i miei 90 minuti indietro, per cui non aspettatevi che io perda ulteriore tempo.
Ripeto il mio background: il primo l’avevo trovato semi-insostenibile, mentre il secondo contro ogni aspettativa azzeccava una premessa mica male e – pur non cambiando la vita di nessuno – si dimostrava un gioiellino simpatico e consapevole dei propri limiti.
Questo terzo capitolo frana di nuovo nell’inutilità totale.
Indovina il primissimo omicidio dopo 60 secondi (un tipo palpa le tette nude alla morosa e una freccia infilza tetta e mano), ma da lì in poi non ne azzecca una. Ed è particolarmente incredibile come riesca a rendere moscia e priva di interesse una premessa che, coinvolgendo oltre ai soliti mutanti cannibali un gruppo di carcerati in fuga, un tesoro scovato per caso e i relativi conflitti fisico-psicologici derivanti, pareva costruita apposta per agevolare dosi di tensione extra. E quindi, dove Wrong Turn 2 trasudava divertimento e passione, Wrong Turn 3 è al contrario il classico DTV svogliato, supponente e approssimativo nell’accezione noiosa del termine.

Pussa via!

Pussa via!

DVD-Quote suggerita:

“Mettetelo giù”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Survival of the dead: per un pugno di zombi

09/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

survival of the deadIl prossimo che mi dice che Romero è rincoglionito lo meno.
Il vecchio Georgie ha un solo problema: se in un film non ci mette gli zombi e non lo chiama “[inserire qui] of the dead”, non glielo finanziano. Ormai è incastrato. E lui ci ha provato a fare altre cose, eh? E invece ciccia. Lui, che ormai ha i suoi 69 anni suonati, si è ormai rassegnato e ha imparato a scherzarci su, chiamando la sua casa di produzione “Blank of the Dead”. Ma limiti strutturali a parte, dobbiamo solo baciarci i gomiti che alla sua età riesca ancora a girare solo quando ha davvero un’idea nuova. E il peggior Romero è sempre più interessante di qualsiasi zombi veloce apparso finora.
E insomma, qual è l’idea di Survival of the Dead? Innanzitutto c’è la novità di un collegamento esplicito al film precedente, tramite personaggi secondari di Le cronache dei morti viventi che qui diventano protagonisti. E poi, per una volta, la metafora sociopolitica non sembra essere l’obiettivo principale. C’è un attacco al fanatismo religioso e alcuni spunti etici (e se gli zombi fossero addomesticabili o addirittura curabili?), ma stavolta il George pare concentrato più che altro a divertirsi ad appiccicare il suo solito pessimismo sul genere umano allo schema del western classico, con le due famiglie rivali – una leggermente più “buona” dell’altra, ma nessuna delle due completamente nel torto o nella ragione – e le dispute per il territorio, un’isola sperduta nel pacifico in cui è tutto sommato facile contenere il diffondersi dello zombismo. Mai come stavolta, forse, si ha l’impressione che potendo avrebbe girato qualcos’altro. Eppure riesce lo stesso non solo a non risultare pretestuoso e continuare a sfaccettare sempre di più la sua idea di morto vivente, ma anche a infilarci siparietti riusciti come la “pesca allo zombi”, e un paio di omicidi da applausi. E se da una parte il film risulta inevitabilmente più spensierato del predecessore, dall’altra i personaggi gli riescono decisamente meglio, sicuramente anche per la mancanza di quella voce narrante fuori campo che rendeva Le cronache un po’ troppo didascalico.
Durante il FrightFest di Halloween 2007, George ha confessato che il suo unico desiderio ormai è riuscire a girare un altro film prima di morire. E poi un altro, quando “torna”. Dovesse succedere, guai a chi gli spara in testa.

l'ho detto che uno dei protagonisti è la versione incazzata di Capitan Findus?

l'ho detto che uno dei protagonisti è la versione incazzata di Capitan Findus?

DVD-quote suggerita:

“L’ennesimo colpo di classe di un intramontabile Maestro”
Nanni Cobretti, i400calci.com

(ecco, questa è esattamente la tipica fascetta che si legge spesso sui dvd, e che ogni volta che la leggo non mi fido per un cazzo… però chissene, lo penso davvero)

>> IMDb | Trailer

Il corpo di Jennifer. Appiccicato a quello della sua amica. Con la lingua.

06/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

In Inghilterra gira un poster diverso da quello ufficiale che fa sembrare Il corpo di Jennifer una semplice commedia adolescenziale e si limita ad etichettarlo come “perverso” come timida allusione alla trama horror. È questo qua sotto:

e magari cantano anche come in High School Musical! *_*

e magari cantano anche come in High School Musical! *_*

Normalmente m’incazzerei, ma dopo averlo visto in anteprima al FrightFest di Halloween è una scelta che mi sento addirittura di incoraggiare. Alla fine dei conti, l’unico tipo di pubblico in grado di apprezzarlo è proprio quello delle commedie adolescenziali – o almeno quel suo sottoinsieme aperto di mente il tanto che basta per non spaventarsi davanti a Megan Fox con una dentiera affilata e gli occhi felini.
Che intendiamoci, ovvio che non mi aspettavo Hellraiser, ma a Diablo Cody – anche se Juno mi ha fatto cagare – speravo di poter chiedere qualcosa che fosse un minimo più interessante e sostanzioso, e che potesse possibilmente infilarsi sulla scia di riuscite satire/metafore alla Schegge di follia o Mean Girls. Gli spunti del resto c’erano tutti: la band “indie” che fa il patto col diavolo, la mangiauomini letterale, l’amica sfigata dai sentimenti confusi, il solito ambiguo trattamento mediatico delle tragedie. E invece tutto quanto viene buttato in barzelletta, gag superficiali usate per punteggiare una storia svogliata che si accontenta di accumulare dialoghi saccenti/sarcastici (è in questo che è bravina la Cody) e che limita il lato horror a un paio di deboli spaventerelli, qualche macchia di sangue e Megan Fox struccata. E che nel frattempo ci affligge con la colonna sonora modaiola più fastidiosa e invasiva più o meno di Tutti i Tempi.
Però le note positive ci sono, e una è proprio Megan Fox. Chiederle di fare l’oca svampita, cinica, superficiale, troietta e irresistibile è come chiedere a Clint Eastwood di fare il duro dagli occhi di ghiaccio: magari fatichi a distinguere quando ci fa e quando ci è, ma in quanto ad efficacia non ha rivali.
Poi c’è un’ammirevole Amanda “occhioni” Seyfried nel canonico ruolo della finta bruttina con gli occhiali, i capelli in disordine e senza fondo tinta, che se non altro evita di eccedere in sfigaggine in quanto provvista di boyfriend (Johnny Simmons nel ruolo di Michael Cera).
E poi ci sono le due parole magiche:

* SCENA LESBO *

Tra Megan e Amanda. Breve ma intensa.
Favorisco foto per stimolare l’immaginazione.

I don't wanna close my eeeyes... I don't wanna fall asleep 'cause I'd miss you babes, and I dooon't wanna miss a thiiing...

le sbarbine sono bionde - le sbarbine sono more - le sbarbine sono tante - le sbarbine in amoreeeee

Dal canto suo Karyn Kusama alla regia non ha il tocco brillante di un Jason Reitman, ma rimane una professionista più che decorosa e dotata di buon talento visivo, e infila almeno un paio di scene ben fatte – tipo Megan Fox nuda con le tette fuori che esce dall’acqua al rallentatore, anche se le tette non gliele inquadrano e sono visibili solo nelle foto del backstage opportunamente distribuite in fase promozionale.
Ma alla fine della faccenda, bassi istinti a parte, comincio ad essere un po’ troppo vecchio per queste cose.
In Italia dall’11 dicembre.

DVD-quote suggerita:

“Megan Fox scena lesbo”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

BÙ! Paranormal Activity

02/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

paranormal activityAbbiamo due giovani medio-borghesi americani appena trasferitisi in una nuova casetta tutta per loro. Lei però soffre di paranoie esagerate, per cui lui compra una telecamera e un microfono professionale e decide di lasciarli accesi in camera ogni notte per registrare eventuali attività paranormali (da qui il titolo) per poi, con tutto documentato a dovere, prendere di conseguenza le decisioni razionali del caso. Quello che vediamo noi è un montaggio delle loro riprese effettuato… dalla Paramount. Eh. Non c’è altra spiegazione. Il girato crudo non è, perché durerebbe giorni interi. E il montaggio della polizia non è, perché salterebbe gli inutili sbaciucchiamenti e litigi e tutte quelle cose che non hanno a che fare con le indagini. E poi a inizio film ci viene scritto che “la Paramount ringrazia le famiglie di Katie Featherston e Micah Sloat”, i protagonisti. Quindi è chiaro che le famiglie hanno venduto il girato alla Paramount, la quale ha poi proseguito col ricavarne una pellicola cinematografica di successo. Sciacalli senza cuore. Mi fate schifo. SCHIFO.
Detto questo: sì, senza troppi giri di parole è il Blair Witch Project del 2000. Meglio, per carità, visto che come minimo si degnano di far succedere qualcosa. E anche perché coinvolge tematiche più quotidiane e universalmente condivisibili: i piccoli rumori ignoti che si sentono la notte, gli oggetti misteriosamente fuori posto… tutta roba che chiunque ha sperimentato almeno una volta nella vita. Per cui insomma, mi sono divertito un mondo. Ma davvero un mondo. E capisco i motivi del suo successone.

"Non era la porta ad aprirsi da sola! Era Verne!"

"Non era la porta ad aprirsi da sola! Era solo quel burlone di Verne!"

A questo punto però andrebbe fatto un discorso che vale un po’ per tutto il sottogenere in questione, ovvero che si tratta del classico film che funziona solo in sala. Al buio, nelle file davanti, in un ambiente libero da altre distrazioni, con il dolby calibrato a dovere. È un po’ il suo unico motivo di esistere, il suo obiettivo programmatico. Si poggia interamente sul ricreare una situazione realistica, un’immedesimazione totale, e in base a quello tenere lo spettatore sulle spine e minacciarlo continuamente di improvvise invasioni sensoriali totali. Può succedere qualsiasi cosa in qualsiasi momento, non sai quando, non sai cosa, non sai quanto: il gusto è tutto lì, e se l’atmosfera è giusta ci si diverte un tot. È il tipo di cosa che una persona sensibile torna a casa e alla prima tubatura cigolante strippa e non dorme più. E anche il tipo di esperienza che un monitor medio con impianto audio medio non granantisce.
L’altro limite riguarda le regole strette a cui un film di questo tipo è costretto a sottostare, e che lo rendono forse tra i più chiusi e scarsamente rinfrescabili fra i sottogeneri horror. Tocca inventare una premessa realistica che giustifichi l’essere in possesso della pellicola stessa, poi il tipo di montaggio a cui stiamo assistendo, motivi plausibili perché la telecamera sia accesa in determinati momenti, soprattutto quelli più importanti… e in casi come questo poi, in cui i personaggi sono appena due, tocca dare un minimo di vitalità alla faccenda rendendoli progressivamente isterici/insopportabili, e ci sarà sempre, SEMPRE, il momento di scazzo in cui qualcuno dà di matto e strilla “spegni quella cazzo di telecamera, insensibile maniaco che non sei altro” mentre il possessore della stessa diventa sempre più ossessionato dalla sua “missione” e non la spegne neanche gli cascasse il cielo sulla testa (a volte letteralmente, tipo Cloverfield). Sgarrare significa esporsi a effetti collaterali quali la noia, l’incomprensibilità, la diminuzione della suspance, la perdita di immedesimazione o la classica situazione alla “se no il film finirebbe subito”.

"E quell'Ewok cosa ci fa in camera nostra?" "E' la mia sorpresa per il nostro sex tape, cara..."

"E quell'Ewok cosa ci fa in camera nostra?" "E' la mia sorpresa per il nostro sex tape, cara..."

Cose come Blair Witch Project o questa, poi, nel momento in cui te le sei viste una volta e di conseguenza sai già cosa succede, come e quando, perdono quasi tutto il loro senso e valore. Soprattutto BWP: una volta scoperto che non succede un beneamato cazzo per 90 minuti (spoiler), chi te lo fa fare di riguardarlo? Ma la prima volta, al cinema, al buio, isolati dal mondo, nella tensione dovuta all’ignoto, aveva il suo perché.
Paranormal Activity fortunatamente fa di più, e meglio. Ma più di tanto non si può pretendere. Siatene consapevoli.

DVD-Quote suggerita:

“Beh, se avete in mano il dvd mi sa che è già troppo tardi. Spegnete la luce almeno.”
Nanni Cobretti, i400calci.com

Nota finale sul… ehm, finale. Paranormal Activity è roba che ha iniziato a girare i festival due anni fa, dopodiché, a seguito di test di gradimento, è stata girata circa una dozzina di finali diversi. In rete circola una copia proibita vietata piratata illegale che non si può della primissima versione. Io ho visto alla maratona FrightFest di Halloween la versione definitiva scelta per la distribuzione cinematografica, mentre Casanova, per scopi didattici e in presenza del suo avvocato, ha sfidato le autorità assaggiando quell’altra (distruggendola subito dopo, tipo dandole fuoco e poi saltandoci sopra con gli anfibi): ce la siamo descritti a vicenda, e a occhio quella che ho visto io è infinitamente più efficace.
Sapevate anche questo. In Italia esce a gennaio.

"Ma che siamo, un hotel per nani?? Mandamelo via quello che mi fa impressione"

"Ma che siamo, un hotel per nani?? Mandamelo via quello che mi fa impressione"

>> IMDb | Trailer

FrightFest: speciale Halloween!

30/10/2009 | news | di Nanni Cobretti
Mi annoio.

Mi annoio.

Oltre al mega-festivalone estivo, di cui porca miseria dopo due mesi ancora non ho fatto in tempo a finire tutte le recensioni, il FrightFest di Londra ha la tradizionale maratona notturna di Halloween. Sette film, dalle 19 di sabato alle 8 del mattino di domenica, circa. E tutte anteprime, ovviamente. Anteprime quanto? Per fare un esempio a caso, alla maratona di due anni fa vidi Diary of the Dead. Che in Italia esce oggi (uno dei due film di zombi in uscita questa settimana).
Quest’anno il programma è il seguente:

  • Umbrage: horror/western dalla trama semi-incomprensibile che riguarda un cowboy non morto e la moglie di Satana. Protagonista il sempre gradito Doug Bradley.
  • Survival of the Dead: guarda caso, eh? Innanzitutto ne approfitto per consigliarvi Diary: tutt’ora l’unico film girato in POV (alla Cloverfield) che ha la decenza di non far venire il mal di mare e tenere un ritmo narrativo da cristiani adeguatamente giustificato. Non il miglior Romero, ma ha più di un perché. Dopodiché mi aspetto cose egregie anche da questo. Chi l’ha visto a Venezia ha tentato di smorzare il mio entusiasmo parlandone in toni moderati, ma non c’è riuscito.
  • Paranormal Activity: ve l’abbiamo già presentato. È abbastanza ufficialmente il caso commerciale dell’anno: girato due anni fa con $11.000, è uscito prima con distribuzione limitata, poi a furia di passaparola ha guadagnato una distribuzione regolare, e infine dopo cinque settimane è salito alla vetta delle classifiche USA stracciando Saw VI. Il trailer è deprimente, ma mentirei se dicessi che il film in sè non mi acchiappa. Ultima nota, per i ribelli tra di voi che se ne fottono delle leggi vigenti: sull’internet gira un dvd-screener che in realtè è una copia non definitiva con finale diverso. E poi diciamocelo: questo è il tipo di film che va visto in sala, con la morosa che strilla e salta e vi stritola il braccio tipo parto. E arriverà, fidatevi, arriverà.
  • Wrong Turn 3: Left for Dead: il primo era semi-inguardabile, il secondo era un’imprevedibile divertentissima chicca, sul terzo chissà… girano voci orribili. Speriamo. Alla peggio ne approfitterò per dormire.
  • Il corpo di Jennifer: ho davvero bisogno di presentarvelo?
  • Carriers: interessante film di zombi senza gli zombi, su quattro amici e il dramma di trovarsi di colpo a dover sopravvivere a un’epidemia. Altro film girato due anni fa di cui non gliene fotteva niente a nessuno, fino a quando il suo protagonista Chris “Testa grossa” Pine, è balzato improvvisamente al successo nel ruolo del Capitano Kirk in Star Trek. Per cui a quanto pare si sono accorti che dai, non era malaccio, e per di più ha speranza di fare due dollari.

Insomma, questo è soltanto per anticiparvi le recensioni che vi aspettano nei prossimi giorni, perché tanto anche se prendete l’aereo al volo è sold out e non vi fanno entrare. Andate al Ravenna Nightmare, che c’è roba figa lo stesso, e che se siete degli abili investigatori ci incontrate pure Wim Diesel in incognito.

FF09: Macabre

26/10/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

macabreL’avvertenza, che giro a voi come è stata girata a me, è di sopportare la prima mezzora. La partenza di questo Macabre, horror indonesiano, è infatti girata come una soap opera di quarta categoria, roba che mostra tutti i limiti di un paese la cui industria cinematografica è messa forse addirittura peggio della nostra.
Ad ogni modo, tutto ciò serve a imbastire la situazione: un gruppo di amici, dopo una problematica notte in discoteca, accompagna gentilmente a casa una ragazza conosciuta sul posto la quale insiste per ospitarli per la notte insieme alla madre. In realtà li vuole fare fuori per non meglio identificati riti per uno strambo culto. Seguono massacri pesissimi. Ma davvero.
Macabre, opera prima dei “MO brothers“, è un maledetto diesel, ma una volta partito non si ferma davanti a nulla, e diventa letteralmente una divertita mitragliata di violenza dietro l’altra, al punto che non ricordo un solo fotogramma del secondo tempo che non contenga almeno un rivolo di sangue, o una stanza completamente imbrattata, o un personaggio che vive un po’ di più giusto per spruzzare un altro po’ di emoglobina.
Sono due comunque le cose che rimangono impresse:
1) la madre. È quella del poster. Ha gli occhi a palla per tutto il film, e fa davvero impressione. È un maledetto incubo. E poi è letteralmente inarrestabile, roba che Terminator in confronto è stato fatto dalla Chicco. Non ve ne scorderete facilmente.
2) a un certo punto entra in scena una squadra di poliziotti in borghese, e uno di loro inizia subito ad atteggiarsi da figo: “Il mio nome è Sonny. Sonny Samba”. Ma sei un idolo immediato, Sonny fuckin’ Samba. Con un nome del genere ti assumerei al volo in redazione.
E quindi insomma, alla fine dei conti, se cercate una serata esotica, divertente e annaffiata di tanto rosso, Macabre fa il suo sporco lavoro in modo più che egregio.
Lo si è visto al FrightFest ma è in programma anche domani al Ravenna Nightmare.

"sto male e sono armata di spiedino!"

"sto male e sono armata di spiedino!"

DVD-Quote suggerita:

“Un tot violento, e con uno che si chiama Sonny Samba”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

FF09: Pontypool

20/10/2009 | recensioni | di Cicciolina Wertmüller

Introduzione di Nanni Cobretti
Noi dei 400 Calci sembriamo scemi, ma non è così. Anzi, ci offendiamo se ce lo dicono. Non è vero! Uffa. E per dimostrarvelo, abbiamo accolto in squadra una nuova redattrice che ama sia il sangue che le parole difficili. Una redattrice che ama sia la trasgressione che la cultura. Una redattrice che porta gli occhiali, e nient’altro.
Signore e signori, date un caloroso benvenuto a Cicciolina Wertmüller!

PontypoolLo diceva già Laurie Anderson nel 1984, che Language Is A Virus. E già con questo link iperintellettuale la vostra Cicciolina si attira l’antipatia di buona parte dei lettori. Proseguiamo.
Il nuovo film di Bruce McDonald si basa proprio sulla perturbante idea che parlare, (tentare di) comunicare, anzichè farci avvicinare ci renda pazzi e aggressivi. L’azione si svolge quasi totalmente in una stazione radio ricavata nel sotterraneo di una chiesa sperduta nella cittadina di Pontypool, Ontario. Qui, in un ridente stanzone di pietra, macchinari e luci al neon, passano le loro giornata il cinico e polemico DJ Grant Mazzy (Stephen McHattie, il gelido killer del prologo di A History Of Violence dalla voce che trita il granito), la produttrice Sydney Briar (Lisa Houle) e la giovane aiutante Laurel. Tutti e tre coi loro problemi perchè questo è un film psicologico quindi i personaggi devono reggere.
Una mattina di San Valentino l’inviato esterno della stazione radio informa lo studio che la popolazione sembra in preda ad un’euforia collettiva che prende una piega inquietante. Mazzy lo prende per il culo, lui cioè conosce il mondo cioè e a certe storie cioè mica ci crede. La pianta quando l’inviato muore in diretta radiofonica e quando la BBC lo chiama per sapere cosa cazzo sta succedendo: è forse un attacco terroristico dei separatisti francesi? La verità è più semplice: sono tutti pazzi.
Quando i tre protagonisti si rendono conto di essere prigionieri nel sotterraneo, un tale dottor Mendez irrompe e spiega la situazione: il virus che sta facendo strage di canadesi si propaga atraverso la lingua inglese. L’unico modo per salvarsi è di tacere. Mazzy ha il dovere di spiegarlo ai suoi ascoltatori. Sì, e come? Col linguaggio Morse? Con gli ultrasuoni? Non scherziamo. Non c’è speranza di aiutare il mondo esterno, basta.
Ecco, questo è come dire il prologo al vero e proprio horror che segue, e di cui non vi dico nulla. C’è del sangue? Pochino ma efficace. Ci sono ammazzamenti? A volontà. C’è tensione? Anche troppa, come si conviene ad ogni tragedia aristotelica.
Il parolone non era buttato lì a caso, era per avvertirvi che ora arriva lo spiegone. In breve, le parole portano il virus perchè hanno perso di significato. Sentire è diverso da ascoltare, e ascoltare è diverso da capire. Fingiamo di capire parole vuote ergo ci ammaliamo. Ma se smettiamo di capire, se riempiamo di nuovo le parole con un significato inventato, allora ci salviamo. E’ un invito al primitivismo della lingua adamitica, alla leggerezza e al gioco in senso Nietzscheano foriere di senso più che il senso stesso forzato.
Per i lettori pervertiti: il virus rende sanguinari al punto che le vittime vogliono distruggere la bocca propria e quella degli altri – un bacio pià mortifero che mai, cristallizzato nella corrispondenza “kiss = kill” che i due protagonisti attuano per salvarsi. Roba che Bataille avrebbe lasciato perdere la sua “Storia Dell’Occhio” e avrebbe scritto quella della bocca.
Per i lettori ancora svegli: esiste anche la versione radiodramma di Pontypool interpretata dagli stessi attori! In questo caso è un Pontypool 2.0 in puro stile War Of The Worlds.

"... Nietzsche ... Bataille ..."

"... Nietzsche ... Bataille ..."

DVD-quote suggerita:

“Bruce McDonald usa la lingua meglio di me”
Cicciolina Wertmuller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer